Oggi l’International Herald Tribune pubblica un articolo dedicato all’Italia e alla campagna anti-fannulloni nel pubblico impiego. E c’è anche la mia prima intevista oltreconfine.
Ringrazio Alessandra Rizzo, dell’Associated Press, per avermi dato modo di rispondere alle sue domande.
Ripubblico, perchè mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….
‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.
Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.
Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.
Signor Ministro,ha ragione: l’Università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale ed umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile e concorrenziale. E poi produce troppi sprechi che, con il terzo debito pubblico del mondo, non ci possiamo più permettere. Ci sono troppe sedi universitarie che hanno troppi corsi di laurea che danno lavoro a troppo personale, docente e amministrativo, troppo malpagato e spesso precario.Insomma, il sistema universitario ha urgente bisogno di una riforma complessiva che riconsegni centralità allo studente e, soprattutto, alla sua preparazione. E su questo molti, anche tra gli occupanti, concordano con Lei. Ciò che invece solleva maggiori perplessità è che questo obiettivo possa essere perseguito a partire dal drastico taglio dei fondi previsto in finanziaria.
Grazie alla Fondazione Pio Manzù, dopo un interessante convegno sulla povertà, sono inopinatamente finito a tavola con Tariq Ramadan, intellettuale musulmano e autore di Islam e Libertà, Serge Latouche, francese e ideologo dell’economia della decrescita, Miguel Benasayag, argentino e psicoanalista del conflitto, Majid Rahnema, iraniano, già ministro della Cultura e studioso della potenza della povertà, Sara Horovitz, ebrea newyorkese, a capodel più innovativo sindacato americano, quello dei free lancers.
Che sia colpevole o innocente poco importa, per molti amanda knox è un’icona da omaggiare con siti internet, magliette e gadget di ogni tipo, e posso anche capire: è bella, ha uno sguardo intrigante e, omicidio o carcere, ha comunque vissuto un’esperienza particolare che potrà giustificare l’acquisto del suo diario… c’è però una cosa che non riesco a capire: che cosa rappresenta per quelli che la considerano il simbolo della nuova generazione?
Dicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.
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Sono preoccupato, perché, oggi più che mai, il sindacato e più in generale tutto l’ordinamento intersindacale scricchiola. Per sessant’anni, il nostro sistema di relazioni industriali si è retto sull’unità dei sindacati confederali che, nonostante le diverse ispirazioni, hanno sempre agito all’unisono. Oggi, dopo l’incontro semi segreto di Palazzo Grazioli, i sindacati confederali si dividono su tutto. Dalla firma dei contratti collettivi del pubblico impiego, agli scioperi sulla scuola, fino alla riforma degli assetti contrattuali, ciascuno ha una sua posizione e tutti vanno per conto proprio, mentre il paese deve affrontare la più grave crisi economica da quella del ‘29. E poi dicono che “l’unione fa la forza”….
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.
Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
Materiali alternativi, contenuti multimediali e altri spunti alla ricerca del cambiamento.
Chiunque è benvenuto per portare idee e stimolare la riflessione!
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