Il Decreto Legge n.1 del 2012, istituisce una nuova tipologia di società: la “società semplificata a responsabilità limitata“. Questo provvedimento è pensato per favorire l‘imprenditoriagiovanile, semplificando la delicata fase di start-up aziendale per chi ha voglia di fare e di mettersi in gioco.
Se tutti i soci rispettano il requisito d’età (che deve essere inferiore ai 35 anni), potranno costituire la loro società a responsabilità limitata con scrittura privata, da depositare poi al registro delle imprese, e con un capitale sociale non inferiore ad un euro.
Questo vuol dire che per le imprese formate da giovani non è necessario l’atto pubblico e quindi, fino al compimento del 35esimo anno di età, non è necessario il ricorso al notaio.
A prescindere da ogni polemica e tenuto conto che la mia frase è stata tagliata in fase di montaggio, pubblico il video con l’intera frase da me pronunciata e la sua trascrizione perché sono profondamente dispiaciuto se i giovani che lavorano, intraprendono o, comunque, fanno qualcosa per la crescita del nostro paese si sono offesi.
Non pensavo di suscitare tali reazioni ma, visto il dibattito, ci tengo a chiarire che, con la mia dichiarazione di oggi, non mi riferivo a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso.Mi rivolgo piuttosto a tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano “comodamente” dopo i 28 anni.
Pubblico di seguito la bozza della relazione presentata il 29 ottobre 2010 al convegno organizzato dalla Società italiana degli studiosi di diritto civile intitolato “Novecento giuridico: i civilisti”.
Relazione del Professor Michel Martone al convegno “Novecento giuridico: i civilisti”
Le inquietanti statistiche sull’occupazione giovanile pubblicate in questi giorni dimostrano, tra gli altri, il fallimento della laurea generalista. Ovvero la cronica disoccupazione che si abbatte sui laureati a 28 anni senza specializzazione.Basta guardare i dati. Quelli Istat ci dicono che un giovane su quattro non trova lavoro mentre da quelli di Datagiovani, pubblicati sul Sole 24 ore pochi giorni fa, emerge che, seppure il 36% dei nuovi posti di lavoro riguarderà gli under 30, l’occupazione giovanile polarizzerà attorno a due figure.
Dicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.
Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Aspenia n. 40 del 2008
Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo.
Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno.
Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni.
Pubblico le deleghe che mi sono state conferite dal Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2011 su proposta del Presidente del Consiglio, di concerto con il Ministro del Lavoro.
Dovrò quindi occuparmi, in collaborazione con il Ministro del Lavoro, Prof.ssa Elsa Fornero, di:
Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di sabato 19 novembre 2011
Il problema di questo paese è che cambiano i governi ma le questioni rimangono sempre le stesse. Pensate alla giornata di ieri. Monti non aveva neanche terminato di leggere il suo discorso programmatico che, nelle piazze, i professionisti della contestazione sociale già cominciavano a manifestare. Cortei in tutta Italia, Roma paralizzata dagli scioperi, feriti e contusi a Palermo come a Torino. Sembra di rivedere sempre lo stesso film.
Il problema di questo paese è che cambiano i governi ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Pensate alla giornata di mercoledì (ma anche a quella di ieri). Monti non aveva neanche terminato di leggere il suo discorso programmatico al Senato che, nelle piazze, i professionisti della contestazione sociale già cominciavano a manifestare. Cortei in tutta Italia, Roma paralizzata dagli scioperi, feriti e contusi a Palermo come a Torino. Sembra di rivedere sempre lo stesso film. Un nuovo Governo che annuncia di voler finalmente passare ai fatti per realizzare le riforme che tutti, a destra come a sinistra, nelle università come nei partiti, considerano necessarie.
La crisi di questi giorni e la fredda accoglienza riservata dai mercati finanziari ai provvedimenti preannunciati dai leader del mondo occidentale, stanno rendendo evidente a tutti che, quando le economie non crescono, i debiti pubblici inghiottono gli stati e con essi i diritti dei cittadini. Prese in ostaggio dalla speculazione internazionale a causa dei troppi debiti contratti nel corso degli ultimi decenni da politici alla ricerca di facili consensi, le democrazie occidentali non ce la fanno più. Non hanno più risorse per contrastare la crisi del debito. Anche perchè quelle che c’erano sono state utilizzate per salvare dalla crisi del 2008 quel sistema finanziario che ora sta speculando contro i debiti pubblici.
Mi fa piacere pubblicare l’articolo uscito in questi giorni su BusinessWeek
Caterina Gurzi, an assembly line worker at a Fiat assembly plant in Turin, Italy, has seen her share of crises over the past 32 years. Yet the current economic slump tops them all, says the 55-year-old, one of 12,000 workers who took part in a one-day strike on Oct. 21 to protest Fiat’s attempts to extract concessions from its unions. “We have never seen something like this before,” Gurzi says. “After weakening our rights and worsening our working conditions, Fiat leaves us with an uncertain and precarious future.”
Ci sono alcune cose difficili da capire della polemica che in questi giorni sta riguardando l’ormai famoso art. 8 della manovra, quello che consentirebbe di derogare all’ancor più famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Siamo nel mezzo di una tempesta finanziaria che, ad ogni rialzo degli spread, brucia miliardi di euro e impone l’adozione di misure sempre più dure che o riducono i diritti dei cittadini o aumentano il prelievo fiscale. La Banca d’Italia e la Bce hanno a più riprese sottolineato l’urgenza di riforme strutturali che aumentino la produttività del sistema economico italiano, perché senza crescita i conti non tornano. Con la famosa lettera, Trichet e Draghi si sono spinti anche più avanti, precisando che è necessario rendere più flessibile il rapporto di lavoro stabile e proteggere nel mercato i lavoratori precari.
Questa mattina sono stato invitato da Antonello Piroso a partecipare alla sua trasmissione.
Finalmente una trasmissione che parla di politica in maniera brillante e senza invettive.
Complimenti agli autori!
Pensavamo che la guerra in Libia non fosse stata fatta per gli interessi economici francesi a scapito di quelli italiani, ma che fosse invece semplicemente una guerra che dovevamo fare in nome della libertà, della democrazia e dei diritti di tutti. In altri termini pensavamo che la rivoluzione Araba preludesse ad una nuova primavera democratica. Ed invece le torture sul corpo di Gheddafi ancora vivo e lo scempio che ne è stato fatto da morto, mostrano una primavera appassita dalla ferocia che assomiglia piuttosto all’inverno della ragione. Soprattutto se ci si ricorda che dai tempi dell’Iliade ad oggi, il rispetto del corpo dei morti è sempre servito a misurare il livello di civiltà delle culture.
In corso di pubblicazione su “Colloqui Giuridici sul Lavoro”
La tematica dell’aliunde perceptum e percipiendum investe questioni ad un tempo sostanziali e processuali, rispettivamente riguardanti la natura di norma speciale dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e, d’altro canto, l’equa distribuzione del peso probatorio tra le parti, costituzionalmente necessaria per evitare che, su una di esse, gravi una probatio veramente diabolica. La dimensione sostanziale del problema muove dalla specialità dell’art. 18 rispetto alla disciplina civilistica, motivata da quelle finalità protettive del lavoratore in nome delle quali il legislatore ha presunto l’esistenza di un danno legato dapprima alla perdita del posto di lavoro e, in un secondo tempo, alla mancata tempestiva reintegrazione.
Non so se ci avete fatto caso ma una delle più gravi conseguenze dell’egoismo generazionale che si è diffuso nel nostro paese è che le famiglie stanno diventando più lunghe che larghe. Mi spiego meglio. Un tempo le famiglie erano orizzontali, nel senso che ciascuno aveva tanti fratelli e cugini e magari pochi nonni e quasi nessun bisnonno. Oggi invece si sviluppano in verticale, ciascuno ha pochi fratelli e pochi cugini, ma ha diversi nonni e magari qualche bisnonno. Ciò è dovuto ad alcuni fattori indubbiamente positivi, come il progresso della ricerca medica o il miglioramento dell’alimentazione, che hanno dilatato l’aspettativa di vita di nonni e bisnonni.
Pubblico di seguito il video dell’intervento del Prof. Michel Martone al 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria di Santa Margherita Ligure
Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Formiche n. 2 del 2008
Se un tempo si scendeva in piazza per le ideologie, oggi le persone si mobilitano in massa per le parolacce.
Segno inquietante di un cambio dei tempi ma soprattutto di un cambio di mentalità e di costumi che attraversa, anzi affligge, la società italiana. Nella quale la gente, perso il senso del bene comune, si appassiona e divide maleducatamente, dalle mutande di Corona alle invettive di Grillo o Borghezio.
E’ difficile dire se l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil rappresenti una svolta epocale in grado di concludere il processo di riforma del protocollo del 1993 inaugurato con l’accordo del 22 gennaio 2009. A pochi giorni dalla ratifica da parte del comitato direttivo della Cgil, è però agevole constatare che quest’accordo ha già raggiunto, sia pure indirettamente, un primo importante risultato. Ha infatti concorso, con altri fattori, ad indurre il Tribunale di Torino a dichiarare, con il dispositivo letto all’esito dell’udienza del 16 giugno 2011, la legittimità, anche ai sensi dell’art. 2112 c.c., dell’impianto contrattuale che ha portato alla costituzione da parte della Fiat della newco e conseguentemente a dichiarare l’applicabilità della nuova disciplina, che deroga al ccnl del 2008 in materia di orario di lavoro, assenteismo, pause, turni e organizzazione del lavoro, a tutti i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano.
Che sia colpevole o innocente poco importa, per molti amanda knox è un’icona da omaggiare con siti internet, magliette e gadget di ogni tipo, e posso anche capire: è bella, ha uno sguardo intrigante e, omicidio o carcere, ha comunque vissuto un’esperienza particolare che potrà giustificare l’acquisto del suo diario… c’è però una cosa che non riesco a capire: che cosa rappresenta per quelli che la considerano il simbolo della nuova generazione?
Alla ricerca del cambiamento
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.
Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
Materiali alternativi, contenuti multimediali e altri spunti alla ricerca del cambiamento.
Chiunque è benvenuto per portare idee e stimolare la riflessione!
ultimi commenti
RSS