La Seconda Repubblica sta perdendo la sfida degli outsider

Basta osservare le statistiche pubblicate in questo dossier, per rendersi conto che il frutto avvelenato della Seconda Repubblica è la crescita zero.

All’inizio degli anni ‘80, nonostante l’inflazione e il terrorismo, crescevamo del 4% l’anno. Dieci anni dopo, dell’uno virgola qualcosa per cento. All’alba del nuovo millennio, è arrivata la crescita zero. Quest’anno il nostro Pil pro capite si ridurrà del 4%.

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Pierluigi Celli, Direttore Generale Luiss: “Fossi in voi me ne andrei”

 

 

  "Pierluigi Celli, Direttore Generale Luiss: “Fossi in voi me ne andrei”"

Un salto di qualità nella strategia anticrisi: riduzione dell’Irap e tutela dell’occupazione

 

E’ un articolo di sei mesi fa per il sole 24 ore che mi sembra tornato di attualità 

Anche a seguito dell’approvazione del pacchetto di misure anticrisi, il nostro sistema di ammortizzatori sociali mantiene un grave limite, che è anzitutto culturale: sostiene, per quanto può, le imprese in difficoltà, ma non premia quelle che meritano. Come invece, sarebbe necessario per reagire alla drammatica crisi che si è abbattuta sull’economia globale.

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La memoria di un riformista| Conversazione con Gino Giugni

Ripubblico, con infinita tristezza per la scomparsa, una conversazione con il  grande Maestro che è stata pubblicata su “Formiche” nel 2006.

In un momento in cui i temi del lavoro tornano ad essere centrali, Gino Giugni ci accoglie nel suo studio per una conversazione poco prima della presentazione del suo ultimo libro, “La memoria di un riformista”, in cui ripercorre le tappe salienti della sua vicenda personale e professionale nel contesto della storia politica italiana dell’ultimo mezzo secolo: dall’infanzia sotto il fascismo, alla Resistenza, alla lunga attività di studioso di diritto del lavoro e di intellettuale impegnato in politica, fino ad episodi drammatici come l’attentato subito dalle Brigate rosse.

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L’Aquila: una green town alle pendici del Gran Sasso

Com’è sotto gli occhi di tutti, gli abruzzesi sono un popolo forte e operoso. Per questo nessuno dubita che, quando l’emergenza del terremoto sarà passata e il dolore per i troppi lutti si sarà attenuato, l’Aquila tornerà a vivere e produrre. Perché ciò accada gli abruzzesi devono, però, fare sistema affinchè la ricostruzione del centro cittadino si trasformi in un‘opportunità di sviluppo. Per rilanciare una provincia che, già prima della devastazione sismica, era afflitta da una grave crisi economica e occupazionale, causata della chiusura di molti stabilimenti dell’ormai declinante Polo Elettronico Aquilano.

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Ristrutturazioni aziendali, riduzione del costo del lavoro e nuovi ammortizzatori sociali per superare la crisi

La grave crisi produttiva e finanziaria che attanaglia il nostro Paese (e non solo) e che ha spinto il legislatore ad adottare misure di sostegno alle imprese con l’obiettivo di sostenerle in attesa di una ripresa, pone problemi inediti alle aziende nella gestione degli ammortizzatori sociali.  

Proprio la crisi, infatti, da un lato palesa squilibri ampiamente noti quali la frammentazione e la stratificazione delle normative del settore che da troppo tempo attendono una riforma complessiva e, dall’altro, la necessità di adattare gli istituti esistenti ad una situazione congiunturale così difficile.

Si è reso, dunque, necessario un ulteriore intervento in materia di ammortizzatori sociali (legge n. 33 del 2009, Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi), modificando di fatto l’impianto già profondamente rinnovato dal decreto anticrisi, convertito nella legge n. 2 del 2009.

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Chiose a margine del Welfare dei privati

Per far fronte alla drammatica crisi che ha travolto l’economia globale molti auspicano un ritorno dello Stato nell’economia. E dopo un decennio di privatizzazioni selvagge non ci sarebbe niente di male, anzi.

C’ è però un punto che suscita  alcune perplessità.

Come può uno Stato che produce ingiustizie di ogni tipo (generosi baby pensionamenti per alcuni e pensione a 70 anni per altri) ed è appesantito dai difetti di funzionamento e di efficienza denunciati nel corso degli ultimi anni (da “la casta” ai “rapaci”), costituire una valida risposta ai drammatici problemi che questa crisi sta causando a milioni di persone?

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Siamo tutti abruzzesi

In questi dieci anni di insegnamento nell’Università di Teramo ho conosciuto tanti abruzzesi. Sono un popolo straordinario e gentile e sono sicuro che riusciranno a reagire anche al drammatico terremoto che li ha travolti. Per farlo hanno però bisogno del nostro aiuto e della nostra solidarietà. Cominciare è semplice, basta, ad esempio, donare il sangue o fare un bonifico…….

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We are all outsiders

insider_outsider.jpgThere was a time when ideology moved the masses, now the masses are moved by swear words.

This is a disturbing sign of the times, the result of a change of mindset and morals that afflicts Italian society. A society where people, having lost all sense of “common good”, are passionate and divided on all sorts of topics, from cheap scandals to serious political matters.

In this context, the categories of Right and Left lose much of their meaning. In the songs of Giorgio Gaber ( there is a famous one called ” Destra- Sinistra”) even prosciutto and mortadella could be classified as left or right.  In the days of minister Calderoli  and of the Hon. Pecoraro Scanio the labels are barely able to give a proper account of the gerontocratic  political landscape. They are just a badge that divide the parties, no more.

Sarkozy’s ministers and our own industrial elite are heading Left, the workers of Mirafiori vote for the Right, and Gordon Brown meets Margaret Thatcher in great pomp at Downing street.

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Intervista al Professor Michel Martone, di Marco Patruno

Una chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con Marco Patruno, pubblicata sul blog generazione.blog.lastampa.it

precariato.jpgL’intervista affronta il rapporto tra precariato e flessibilità. La coesistenza spesso difficile di due mercati. Un mercato del lavoro e un mercato delle opportunità dove sembrano andare paralleli senza che ci sia apparentemente un nesso tra di loro. E infine la questione di una “ricetta ideale” per una flessibilità dal volto decisamente più umano. Non voglio rubare altro tempo ai miei lettori, e vi lascio alle risposte del professore Michel Martone.

Che cosa pensa del precariato giovanile? Precariato e flessibilità sembrano essere diventati due termini sinonimi e facilmente intercambiabili tra di loro. Realtà o e soltanto un’impressione?

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L’accordo quadro e il difficile cammino della democrazia sindacale

percorso-cambiamento.jpgL’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali sottoscritto lo scorso 22 gennaio segna un decisivo spartiacque nella storia delle relazioni sindacali, per tanti motivi. Perché pone le premesse per far decollare la contrattazione collettiva di secondo livello e collegare le retribuzioni al merito e alla produttività; perché introduce maggiori certezze in ordine alla tempestività dei rinnovi contrattuali; perché mira a ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali; perché cerca di porre fine agli scioperi dei sindacati minoritari che paralizzano i servizi pubblici locali. Ma soprattutto perché, con esso, il Governo chiama i sindacati a nuove ed importanti responsabilità, anzitutto nella definizione delle regole della democrazia sindacale.

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The Italian welfare in front of generational selfishness

egoismo-generazionale1.jpgThis system we live and exist in has by now become ill to a degree with a sort of generational selfishness. It’s a system in which our father’s privileges are being funded by their children’s future, over whose head is hanging above all the enormous weight of our third world’s debt.

The origins of this self-interest can be traced in our society to a very long way back and are subject to constant renewal, as was demonstrated in fact by the protocol sanctioned last year by the government and trade unions. It’s no doubt a protocol which cannot possibly be met favourably and this for a number of reasons. On top of all is the government’s alteration of the infamous age-step which was in theory supposed to pension off about 150.000 workers not in the mood to wait until 60. This is no doubt a choice reflecting the nature of this selfish, unjust and anti-historical situation. Its selfishness derives from the decision to send fathers into pension at 58 whereas in future their children will have to wait until they reach 70.

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The Labyrinth of Precarity

labyrinth.jpgThey say life in the castle is a smug one. A steady job, a free and dignified existence. They also say once you’re hired in the castle you can make your way up through the years and that it’s not so easy to be fired. Just think, the best-seller among the castle’s inhabitants right now is: “Goodmorning Laziness. How to survive in a company working the least possible amount”.

They also say its merit goes to a miraculous legal device, now elevated to mythical heights: the 18th Article. A strange contraption, which strong of its solid legal tradition, has no equals in the other castles, and after the epic battles of recent years, has now become a true national symbol.

  "The Labyrinth of Precarity"

Diario sindacale di un anno terribile (vol.3): un’azienda ostaggio dei veto player

Segue da “Il governo ostaggio dei veto player” e “La crisi dell’unità confederale”

risiko_3.jpgAl rientro dalla pausa estiva, le posizioni del Governo e delle parti cosociali restano più o meno le stesse, ma cambia radicalmente il contesto. Arriva la crisi finanziaria che, quasi subito, contagia anche l’economia reale. Si contraggono i consumi e quindi la produzione industriale e, contestualmente, cominciano le richieste di cassa integrazione guadagni straordinaria. Alcuni iniziano a parlare di stagflazione, tutti sono preoccupati per l’evoluzione della situazione. Anche perché, se la crisi ha una portata straordinaria, l’agenda di Governo, come quella dei sindacati, è già fitta di impegni.

  "Diario sindacale di un anno terribile (vol.3): un’azienda ostaggio dei veto player"



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