E’ meglio salvare il sistema finanziario o far decollare il servizio sanitario nazionale?

Ancora sotto shock per l’inaspettato crollo della borsa, molti commentatori parlano di crisi del capitalismo e con essa di fallimento del libero mercato. E per questo invocano un ritorno dello Stato per salvare un sistema finanziario vicino al collasso. Il problema, però, è che questo ritorno dello Stato è incredibilmente costoso. Il piano Paulson prevede lo stanziamento in due anni di almeno 1.500 miliardi di dollari. Più di quanto servirebbe per garantire ai cittadini una pensione contro la povertà o le cure mediche gratuite contro le malattie. Voi che ne pensate?

Commenti


  • E chi le pagherà, comunque, le cure mediche se tutti (e quindi lo Stato) non hanno soldi?
    Mi chiedo piuttosto perchè gli Stati Uniti non ci abbiano pensato in altri momenti, più floridi, ai loro poveri e malati.

  • La situazione è grave, oramai non si tratta di attribuire la colpa al fallimento del libero mercato o meno. Probabilmente un mercato altrettanto libero ma più prudente non sarebbe arrivato nella stessa situazione di crisi. Ora si tratta di decidere come uscire da questo empasse, l’intervento dello stato credo sia ormai ineliminabile, ma fino a che punto? Fin dove quest’intervento dovrebbe spingersi?

    Uno stato deve pensare in primis ai suoi cittadini, e sacrificare in blocco risorse per il sociale, nonostante possano servire a risollevare l’economia, non è l’unico modo. Cosa se ne fa un malato del sapere che le azioni della banca X hanno guadagnato mezzo punto?!

  • Le uova si sono rotte e il danno è fatto, e evidentemente non ci
    sono altre vie per evitare un domino bancario di esiti catastrofici,
    se non quella del massiccio intervento statale. Qui credo non sia
    questione di Stato sociale, ma piuttosto di Stato come unica entità
    economica liquida, in grado di soccorrere i pilastri del mercato, quali credito e risparmio, stravolti dagli errori della sua ‘guidance’.
    Non si tratta di scegliere tra sanità, fondi pensioni o statalizzazione della finanza ma più che altro di una necessaria manovra di emergenza per evitare un crac generale. E credo che non si possano fare parallelismi con un Welfare state poiché non vi è nessuna volontà di programmare la vita finanziaria dei singoli a lungo termine, bensì l’estrema urgenza di fare piazza pulita di tutto ciò che ha avvelenato la struttura dei mercati negli ultimi anni, e nonostante l’operazione volga a salvare investitori privati e banchieri, in realtà Washington non fa altro che assumersi le proprie colpe, poiché diretto responsabile della normalizzazione di strumenti finanziari fasulli, alla base della crisi globale.
    Di contro non vi è una trasformazione dell’essenza degli Usa in uno Stato sociale, ma una disperata difesa del loro quid politico economico.In effetti non hanno alcuna intenzione di salvare ognuno di noi dal nostro destino, ma la collettività dai propri errori.
    Non è il capitalismo o il libero mercato a essere imperfetto, ma l’uomo, unico artefice del poderoso circolo vizioso creatosi tra credito, crescita e speculazione.

  • wow, commento pazzesco, anche se mi chiedo… ma siamo proprio sicuri che dobbiamo salvare i banchieri che hanno speculato sui credit default swap,
    le legi del mercato presuppongono successi e falllimenti non la salvaguardia dei truffatori che speculavano senza coscienza,
    concordo invece che lo Stato americano ha gravi responsabilità per tutti icontrolli che non ha fatto

  • Il libero mercato è davvero libero proprio quando non si limita a premiare chi vince, ma è in grado di punire anche chi perde. E’ questa la tanto richiamata mano invisibile di Smith, senza però rifarsi agli economisti classici, è molto più intuitivo capire che un mercato è libero lì dove è libero di agire sia nel bene che nel male. Speculare, creare falsa ricchezza e decuplicazione dei crediti non sono un comportamenti sani, ed un mercato così si ammala. Questo è successo negli States e, come purtroppo sappiamo, l’economia degli Usa travalica i confini nazionali con ripercussioni in luoghi anche molto lontani. Ma se ci limitiamo a guardare solo gli States, adesso a questo mercato malato, traballante e pieno di acciacchi dovuti ad una politica economica irresponsabile bisogna dare una medicina. Come quando si ha la febbre, serve il paracetamolo. La domanda che mi sorge spontanea però mi dà molto da pensare: come quando si ha la febbre, ci si deve curare, ma se non lo si fa per bene arriva la ricaduta, di solito più forte e violenta perché il virus si è rafforzato. La cura per l’america quindi, è immettere denaro statale, ovvero delle toppe, o cercare di estirpare il meccanismo che ha portato a questa situazione?

  • Come nel 1927 quando, nel “martedì nero”,
    si verificò il crollo della borsa: il prezzo delle azioni di numerose imprese di grandi dimensioni precipitò. Quel giorno più di sedici milioni di azioni vennero negoziate e il valore delle stesse calò di miliardi di dollari. Ciò ebbe un riflesso immediato sulle altre borse degli Stati Uniti, da Chicago a San Francisco.
    Oggi la sitauzione è diversa ma il risultato lo stesso.
    Occorre dire che il sistema finanziario americano, purtroppo, è molto più forte e interessante del sistema sanitario e di altri istituti che necessiterebbero di aiuti di Stato per garantire ai cittadini servizi migliori.
    Gli Stati Uniti non hanno mai pensato ai poveri e ai malati, con assicurazioni che tutelassero il diritto alla cura generale e a quella di prima necessità.
    Ora è ancora peggio perchè un collasso di queste dimensioni richiederà ulteriori sforzi e ritarderà questa riforma e determinerà molti problemi strutturali ma soprattutto umani.

    “Dammi i soldi e ti porto La soluzione!”

    …non penso che sia solo una questione di soldi

  • Il problema non sono stati i pochi controlli del Governo, ma il suo imperdonabile errore di dare carta bianca alle banche, dando loro la possibilità di convertire i loro mutui ad alto rischio in assets e cash flow tramite CDO e MBS, rifilandoli agli investitori con una bella tripla A e un rendimento altissimo-

    La speculazione è un epifenomeno del capitalismo, è impossibile escluderla dal gioco. E certamente ‘Edge funds’ talmente carichi di capitale da poter alterare il prezzo di un’azione per specularci sopra,rappresentano il lato oscuro del mercato. Un continuo trasferimento di denaro, ingiusto e basato su valore aggiunto reale inesistente. Ma questo è il capitalismo punto e basta.

    Qui non si tratta di Private equity o Venture capital, ma di una lacuna normativa. Di una regola sbagliata (o forse di una non-regola) alla base del gioco, responsabile in poco tempo dei danni incredibile accorsi al sistema, erodendo inesorabilmente i punti cardine dell’economia, ovvero credito e risparmio, di conseguenza, capitale, produttività e mercato del lavoro. La crisi avvitandosi su se stessa è, forse, arrestabile solo con un iniezione di capitale e fiducia unici nella storia (cosa che sta avvenendo marginalmente).

    Sicuramente brokers, banchieri, promoters e compagnia bella hanno le loro colpe ma alla fine la gente pensa alla propria piccola vita; se qualche cervellone ha avuto legalmente la possibilità di creare strumenti cancerogeni, è la norma di legge che lo ha permesso ad essere sbagliata, non il promotore finanziario con l’incarico di piazzarli.

    Sbagliando si impara, la globalizzazione dei mercati ha portato scenari nuovi, e gli americani, di indole ottimista, nella loro buona e cattiva fede, si sono illusi che un aumento di liquidità nel mercato avrebbe stimolato l’economia, aumentandone i consumi, il lavoro e la produttività.Purtroppo lo scenario è stato ben diverso: il deficit commerciale è aumentato, il valore dell’unica garanzia reale delle banche, gli immobili, è crollato e i forzieri delle banche si sono svuotati.

    Si devono salvare le banche perché sono la base dell’economia e nel cuore della tempesta perfetta principalmente per errori della politica economica governativa eccessivamente aggressiva. A Washington non resta altro che pagare il conto.

  • Strano titolo.Ritengo che si debba fare di tutto per salvare il sistema finanziario qualora questo sistema si rifletta sul risparmio dei cittadini e sull’economia di un Paese.Non si tratta di salvare dunque i banchieri, ma un sistema che si rifletta sulla vita economica e sociale di un Paese.
    Salvare tale sistema significa pure salvaguardare i livelli essenziali di assistenza, faticosamente conquistati negli anni, a partire dall’ assistenza sanitaria, che nel nostro Paese,grazie alla riforma del 1978 con la famosa legge 833,garantisce tale assistenza a tutti i cittadini, pur con le inevitabili ombre del servizio sanitario nazionale.

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