Il Corriere della Sera intervista Michel Martone sul calo delle iscrizioni universitarie

Pubblico l’intervista che ho rilasciato al Corriere della Sera del 1 febbraio 2013 con il fuorviante titolo “Tutta colpa di modelli negativi come Corona”

 

Non è sorpreso del calo delle immatricolazioni all’università (- 17% in 10 anni) il Vice Ministro del Lavoro, Michel Martone, che spesso  si è distinto per uscite controcorrente sui giovani.

Perché se l’aspettava?

Perché da un lato c’è un calo demografico che colpisce in particolare i giovani, dovuto al fatto che da troppo tempo non si fanno abbastanza figli, e dunque ci sta che la diminuzione della fascia di popolazione giovanile abbia conseguenze sul numero di coloro che si iscrivono all’università. Ma questo non basta a spiegare il fenomeno. Dall’altro lato, infatti, esso è un’altra manifestazione del disagio e della scarsa attenzione che c’è nei confronti della condizione giovanile. E’ un peccato che non se ne parli in campagna elettorale.

Il Governo che cosa ha fatto?

Noi partiamo da una situazione strutturale molto difficile, perché abbiamo il 21% dei giovani laureati mentre secondo gli obiettivi europei di Lisbona dovremmo arrivare al 40%. Insomma, pochi si iscrivono all’università e troppi vi rimangono troppo a lungo.

E allora perché avete anche alzato le tasse universitarie?

Lo abbiamo fatto in particolare sui fuori corso. Chi  non ha motivi di lavoro, di salute o comunque validi per andare fuori corso, è giusto che paghi di più, perché con le risorse che si recuperano si possono finanziare più borse di studio.

Insomma il problema sarebbero di nuovo quelli che lei definì gli «sfigati» che a 28 anni non sono ancora laureati?

Una parte del problema sono quei fuori corso che considerano l’università un parcheggio perché possono permetterselo. Dobbiamo scoraggiarli per aiutare, invece, coloro che vogliono iscriversi e magari hanno bisogno di una borsa di studio.

Ma i fondi per le borse di studio sono diminuiti tra il 2009 e il 2011, denuncia il Consiglio Universitario Nazionale.

Per aumentarli bisogna reperire risorse, come ho detto. E comunque non c’è solo un problema economico, ma anche di modelli culturali sbagliati.

A cosa si riferisce?

Si è diffusa l’idea che la laurea sia inutile. Questo non è vero, se si tratta di una laurea presa nei tempi giusti e con competenze spendibili anche all’estero. Purtroppo si affermano modelli negativi di successo immediato quanto effimero. Mi riferisco anche alle tante copertine su personaggi come Corona.

Molti  però  non vanno all’università semplicemente perché non possono permetterselo.

Sì. Ma ci sono anche più di due milioni di giovani che non lavorano e non studiano. E tra questi anche coloro che inseguono modelli sbagliati invece di prepararsi a competere sul mercato globale con 40.000.000 di lavoratori cinesi, indiani, brasiliani che ogni anno entrano nel mercato del lavoro e aspirano al nostro tenore di vita.

Lei però sa bene che, secondo i dati ISFOL, il 49% dei laureati si deve accontentare in Italia di un lavoro sottoqualificato.

Per questo abbiamo introdotto gli incentivi alle start up, quelli alle assunzioni di laureati in materie tecniche e scientifiche e, più in generale, abbiamo introdotto diversi incentivi a favore dell’occupazione dei giovani e delle donne.

 


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