La battaglia giudiziaria della Fiom contro il CCNL dei metalmeccanici del 2009

Alla fine di settembre del 2010, per cercare di assicurare la tenuta dell’accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano del 15 giugno 2010 ed evitare che la più grande impresa automobilistica italiana cedesse alla tentazione di uscire dal sistema confederale, le organizzazioni sindacali di categoria, ad eccezione della FIOM, hanno legittimato in sede di contrattazione nazionale l’efficacia derogatoria dell’opting out. Hanno, in particolare, sottoscritto l’art. 4 bis che, modificando il contratto collettivo dei metalmeccanici del 2009, anch’esso privo della firma della Cgil, ha disciplinato le modalità di attuazione dell’art. 16 dell’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009.

Ma neanche ciò è bastato. Perché il precedente contratto collettivo, quello cioè del 2008, era stato sottoscritto anche dalla Fiom. Conseguentemente, in base al principio secondo il quale per modificare il contenuto del contratto è necessario il consenso di tutti i contraenti, in mancanza della firma della Fiom, le deroghe in pejus al ccnl dei metalmeccanici del 2008 rischiavano di non essere opponibili ai lavoratori iscritti alla Fiom nonché a quelli che non erano iscritti ad alcun sindacato.

Ma soprattutto perché la Fiom ha deciso di promuovere una serie di azioni giudiziarie volte a riaffermare l’esclusiva applicabilità del ccnl del 20 gennaio 2008 e quindi a delegittimare il protocollo del 2009.Cosi, il pallino per risolvere la vicenda è finito nelle mani dei giudici che però non hanno potuto fare affidamento su nessuna regola legislativa per dirimere il conflitto tra questi diversi ordinamenti contrattuali perché la seconda parte dell’art. 39 Cost. non è mai stata attuata. Il diritto sindacale è infatti, ancor oggi, almeno nella sua essenza contrattuale, un “diritto senza norme”. Nasce dal mutuo riconoscimento tra soggetti negoziali, si cristallizza nei contratti collettivi che sono espressione dell’autonomia privata collettiva e funzionano sulla base delle regole sancite dagli accordi interconfederali e dal diritto comune dei contratti. Quello in base al quale l’accordo ha forza di legge tra le parti almeno fino a data di scadenza. Quello nel quale la democrazia sindacale non riesce a contare perché manca una legislazione che renda obbligatori erga omnes gli effetti dei contratti collettivi sottoscritti dai sindacati maggioritari, come pure avrebbe richiesto l’art. 39 Cost.

Principi e limiti che sono stati fatti propri dalle recenti sentenze con le quali i tribunali di Torino e Modena hanno confermato, con le ricostruzioni dottrinali sull’autonomia privata collettiva, i timori e le riserve che nel frattempo hanno indotto la Fiat a creare una New co. e la Federmeccanica a disdire il contratto collettivo nazionale del 2008.Quei giudici infatti chiamati a giudicare sulla compatibilità dei due contratti, quello del 20 gennaio 2008 sottoscritto anche dalla Fiom e quello separato del 15 ottobre 2009 contenente l’art. 4 bis, hanno negato rilevanza al principio maggioritario, e quindi al fatto che solo la Fiom era contraria agli accordi di nuova generazione, per affermare, sulla base del diritto comune dei contratti, il principio della coesistenza dei contratti, giungendo così ad alcune conclusioni che, nel breve termine, hanno fatto il gioco dei conservatori.

Nella sentenza emessa ad esito della vertenza tra la Fiom e la Tyco Electronics AMP Italia SRL, il Tribunale di Torino ha dichiarato antisindacale il comportamento del datore di lavoro per aver sottaciuto e di fatto negato la perdurante operatività del ccnl del 2008 con riferimento agli iscritti Fiom. Ha conseguentemente dichiarato la coesistenza, fino alla scadenza 31 dicembre 2011 dei due contratti e per l’effetto ha ritenuto non applicabile agli iscritti alla Fiom il ccnl del 2009, e quindi le deroghe alla disciplina prevista dal ccnl del 2008, con l’eccezione però della parte relativa alle maggiorazioni retributive in nome del principio di non discriminazione sancito dall’ art. 16 dello Statuto dei lavoratori.In un’altra sentenza del 18 aprile 2011, lo stesso Tribunale, nell’ambito della vertenza tra la Fiom e la Bulloneria Barge Spa, nel giungere alle medesime conclusioni della sentenza appena richiamata, ha più correttamente ordinato l’applicazione integrale del ccnl del 2008 fino al 31 dicembre 2011 agli iscritti alla Fiom e ai lavoratori non iscritti che ne facciano richiesta, con ciò implicitamente riconoscendo che questi lavoratori non avrebbero diritto agli aumenti salariali disciplinati dal ccnl del 2009.

Nella medesima prospettiva un’altra sentenza del Tribunale di Modena nel giudizio tra la Fiom e l’ Emmegi Spa e altre aziende, nel dichiarare antisindacale il comportamento tenuto dalle società convenute sulla base delle stesse ragioni individuate dai giudici di Torino, ne ha ordinato la cessazione con conseguente applicazione del ccnl nazionale del 2008 nella sua interezza a tutti gli iscritti alla Fiom e ai lavoratori non iscritti in alcun sindacato che non manifestino adesione al contratto del 2009. Anche a questi ultimi, pertanto, deve essere corrisposta la retribuzione prevista nel ccnl del 2008 salvo il riconoscimento da parte dell’azienda degli aumenti retributivi di cui al ccnl del 2009 quale trattamento di miglior favore.Si tratta di decisioni che seguono un percorso argomentativo controverso nella parte in cui prima si afferma che i lavoratori iscritti alla Fiom non devono rispettare le deroghe al ccnl del 2008 cui sono soggetti i lavoratori iscritti ai sindacati che hanno firmato il ccnl del 2009, e poi afferma il loro diritto a percepire gli aumenti retributivi conquistati, con quest’ultimo contratto, dai sindacati che hanno accettato quelle deroghe che la Fiom contesta a loro nome. Così queste sentenze, per tutelare le prerogative della Fiom, finiscono per discriminare i lavoratori iscritti a Fim, Uilm e agli altri sindacati. Finiscono, infatti, per stabilire che se questi ultimi per avere diritto agli aumenti retributivi devono accettare le condizioni di lavoro “peggiorative” previste dal contratto collettivo del 2009, i lavoratori iscritti alla Fiom hanno il diritto di percepire gli aumenti retributivi previsti da quel contratto senza doverne rispettare la disciplina per il semplice fatto che sono iscritti alla Fiom.

Probabilmente, anche per questa ragione, un altro giudice del Tribunale di Torino, ad esito del giudizio tra la Fiom e la Prime Industrie S.p.a., e il giudice del Tribunale di Ivrea, ad esito del giudizio tra la FIOM e la Eaton S.r.l., hanno mostrato una maggior sensibilità per la maggior legittimazione del ccnl del 2009 e, pur muovendo dal presupposto della pacifica coesistenza tra i due ccnl, non hanno dichiarato antisindacale il comportamento delle società convenute, che non hanno applicato in via esclusiva il ccnl del 2008 agli scritti alla Fiom.

In ogni caso, a prescindere dalle diverse interpretazioni, resta che proprio il sindacato che, opponendosi a qualsiasi clausola di tregua sindacale, si è fatto paladino del principio della “conflittualità permanente” e quindi della libertà anche di un solo sindacato di rimettere costantemente in discussione quanto pattuito nei contratti collettivi, si è trasformato per ragione tattiche in uno strenuo difensore del diritto comune dei contratti e quindi del principio in base al quale il contenuto del contratto collettivo non può essere rinegoziato fino alla data di scadenza. Un principio che è stato recepito da quelle sentenze che, riconoscendo la perdurante operatività del ccnl del 2008, hanno assecondato l’opposizione della Fiom al nuovo regime contrattuale. Un principio che per la Fiom rischia di trasformarsi in un boomerang, perché contestualmente quelle sentenze hanno anche riconosciuto, sempre sulla base del diritto comune dei contratti, che il ccnl del 2008 avrà durata limitata fino al 31 dicembre 2011. Dopo quella data, la difficile transizione dal vecchio al nuovo ordinamento contrattuale potrà infine compiersi, almeno nel settore metalmeccanico, perché cesseranno gli effetti del contratto collettivo del 2008 e rimarrà solo quello del 2009 che si inscrive a pieno titolo nel solco disegnato dall’accordo sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009.

Speriamo che ciò sia sufficiente a far rientrare le spinte centrifughe scatenate dalla vicenda di Pomigliano. Perché, se in alcuni settori, come il chimico e l’alimentare, la Cgil ha sottoscritto contratti collettivi nazionali che assegnano maggiori competenze a quelli aziendali, nel frattempo l’onda d’urto si è propagata in diverse direzioni. Come dimostrano, da un lato, la mancata sottoscrizione da parte della Filcams del rinnovo del contratto collettivo nazionale del commercio e, dall’altro, le vicende che nel frattempo hanno portato la Fiat e i sindacati riformisti a dare vita ad un nuovo sistema contrattuale indipendente da quello disegnato dal protocollo del 1993 e da quello disciplinato dall’accordo del 2009.


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