A tavola con i Cattivi Maestri, parlando di flessibilità

Grazie alla Fondazione Pio Manzù, dopo un interessante convegno sulla povertà,  sono inopinatamente finito a tavola con Tariq Ramadan, intellettuale musulmano e autore di Islam e Libertà, Serge Latouche, francese e ideologo dell’economia della decrescita, Miguel Benasayag, argentino e psicoanalista del conflitto, Majid Rahnema, iraniano, già ministro della Cultura e studioso della potenza della povertà, Sara Horovitz, ebrea newyorkese, a capo del più innovativo sindacato americano, quello dei free lancers.

Un curioso melting pot intellettuale che mi ha profondamente colpito. Molti li considerano Cattivi Maestri, altri ne fanno degli eroi della Resistenza all’Impero. A me, tra un bicchiere di vino e un piatto di spaghetti, sono sinceramente sembrati simpatici, perchè furiosamente autoironici, interessanti, perchè incessantemente alla ricerca di una soluzione alternativa, e coraggiosi, perchè capaci di proporre quella soluzione nonostante le critiche degli altri.

Non condivido molte delle cose che sostengono, ma da loro ho imparato che per trovare le soluzioni è necessario ascoltare anche le opinioni degli altri. Quella che trovate nel video è la mia, sintetizzata in 2 minuti. E la vostra qual è?

P.S. Chi di voi ha letto qualcuna delle loro opere? E cosa ne pensate?

Commenti


  • “Curatore di un blog, michelmartone.org”: EDDAI!!!

  • Compensare la flessibilità con maggiori retribuzioni è la chiave per ridare linfa ad un sistema inaridito dalla mediocrità e dall’appiattimento verso il basso. L’equivalenza ore di lavoro-retribuzione, risulta anacronistica quando è evidente che quest’ultima non è commisurata allo sfrozo del lavoratore, in termini di prospettive per il futuro e di formazione professionale.

  • Caro Michel
    tu scrivi «ho imparato che per trovare le soluzioni è necessario ascoltare anche le opinioni degli altri». Mamma mia! Dev’essere stata davvero una cena scoppiettante… ironia a parte: che masticatori sono i vari Ramadan, Latouche, Benasayag? Sai: io credo che quando intratteniamo rapporti col cibo siamo trasparenti agli sguardi più acuti…
    SL

  • tariq compassato, latouche gaudente, benasayang concentrato su quello che dice, maijd elegante…. tutti avidi di vita e conversazioni e buon cibo

  • Prendendo spunto dal suo video, non si può non condividere la fredda e quantomai triste analisi sul fenomeno della flessibilità “made in italy”, come del resto l’oggettiva inadeguatezza della attuale classe politica per far fronte alle sfide del futuro..

    Il problema della flessibilità in Italia è grave, ma anche quello della mancanza di motivazioni del lavoratore medio, che si sente sempre meno appagato da ciò che fa per la mancanza di un sistema meritocratico che lo stimoli a dare di più e lo incentivi, non è da sottovalutare..

    la vera sfida di oggi, a mio avviso, è far ripartire un sistema finanziario scosso nelle sue fondamenta, lasciato troppo in mano a se stesso, confidando in una magica autoregolamentazione del mercato.
    e i problemi sono e rimangono di 2 tipi:

    Il primo riguarda la dimensione stessa del mercato; io lo immagino come un foglio di carta, nel quale vi è solamente una cornice che delimita lo spazio, ma all’interno di questa vi è la più ampia possibilità di manovra, nel tipico spirito liberale..
    liberale: proprio chi ha professato per anni questa dottrina ha finito col premere affinchè anche gli angoli della cornice fossero cancellati, rendendo possibile qualsiasi azione..

    Il secondo riguarda noi, riguarda cioè il genere umano: che direzione sta prendendo? in quali valori ancora ci riconosciamo? come possiamo avere ancora fiducia negli operatori finanziari dopo tutto quello che è successo?
    perchè nascondere perdite per centinaia di milioni di dollari dentro i bilanci è come nascondere qualcosa a se stessi, continuando la propria vita nella speranza che il tempo faccia dimenticare tutto…

  • Caro Professore, come sempre suggestivi sono i percorsi di riflessione che Lei ci propone. La lettura di questo curioso melting pot da Lei descritto ha richiamato in me il film “Dead Poets Society”. “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”. Queste parole del prof. Keating credo possano essere una poetica lettura della Sua esperienza. Sinceramente non conoscevo gli astanti con i quali ha avuto il piacere di mangiare, ma devo dire che documentandomi rapsodicamente ho avuto modo di apprezzarne talune peculiarità e il coraggio di affermare propri pensieri anche impopolari, in un contesto sempre più dominato da un pseudo pensiero unico e conformista. Da parte mia credo che questi intellettuali – pur non condividendone esattamente tutta la loro produzione intellettuale – siano da apprezzare quanto meno, per dirla con le parole del poeta americano Robert Frost “Davanti a due strade divergenti in un bosco, mi incamminai lungo quella meno battuta, e questo ha fatto la differenza”

  • caro francesco, come sempre le sue citazioni sono più che appropriate, anzi quella di frost è straordinaria….

  • Se il mercato del lavoro italiano fosse una borsa, funzionerebbe così: chi compra bot non corre rischi e guadagna moltissimo. Chi compra azioni ad alto rischio può perdere tutto ma se guadagna, guadagna poco.
    Oggi sono probabilmente in molti a sognare una borsa del genere. Questi sono tempi duri per chi pensa che in Italia ci sia bisogna di un’iniezione di flessibilità…

    E tempi ancora più duri per chi la flessibilità l’ha scelta, rinunciando a una busta paga e lavorando da free lancer: nessuno paga.

  • Caro, Prof.viviamo in una società permeata da una visione economicistica, in cui il ricorso ad una “flessibilità” cosi’come oggi si è delineata, ha comportato non solo un aumento del precariato, ma anche il formarsi di una nuova “condizione di povertà” o come dice Majid Rahnema di una “povertà modernizzata”.
    Condivido il pensiero da Lei espresso (con la chiarezza che La contraddistingue)nell’intervista, ed alla frase…LA POLITICA E’IMPOTENTE, NON E’IN GRADO DI SALVARE L’ECONOMIA…chi suggerisce come surrugato politico, oltre ad un economista?

  • Condivido a pieno il suo parere prof, anche se, non per essere apocalittica,ma io credo che arrivati a questo punto in cui la crisi non coinvolge più solo il nostro paese ma si estende a mò di virus a tutti i continenti, a me non viene in mente nessuna”tattica” realmente risolutiva.Come lei ha fatto presente”la politica non può salvare l’economia” e cosi,a mio modo di vedere,l’ unica soluzione potrebbe essere l’unanime volontà di tutti di collaborare alla costruzione di nuove”condizioni”,di arrivare a quella”flessibilità”che se certamente non è attuabile dalla politica,rimane comunque,a mio avviso,utopica.
    Il problema è sempre quello dello sforzo comune,di quell’associazionismo che ha tanto il sapore del bel sogno,che però una volta svegli lascia in bocca l’amaro sapore della realtà.Ai miei occhi,di studentessa non giurista nè economista,ma di semplice spettatrice,la situazione presente appare come un inevitabile declino che s’era già fatto intravedere in molti altri momenti della storia,comunque recenti,per cui non c’era niente di inaspettato;come per il global warming;sappiamo esattamente cosa accadrà da qui a 50 anni ma non mi pare si stia facendo un gran chè.poi mi chiedo: se nel 2008 abbiamo ancora 100 stati che applicano la pena di morte e cerchiamo ancora spazio per le discariche perchè non siamo ancora capaci di smaltire i rifiuti ecologicamente(la cosa più semplice del mondo:la raccolta differenziata”)come possiamo mai pensare di trovare una soluzione alla crisi dei nostri giorni?non riusciamo a risolvere nè i problemi basilari nè i problemi apparentemente più piccoli,come potremmo uscire mai da una condizione del genere??

  • Viviamo in un’epoca in cui il presente si trasforma subito in passato, dove è la comunicazione più veloce e precisa a dettare le regole del mercato e della politica.

    Un’epoca del genere richiede all’economia ed al lavoro di manifestarsi in forme leggere e sottili ed è per questo che la flessibilità , almeno come concetto puro ed astratto, è in grado di fronteggiare allo sviluppo della globalizzazione.
    Ma necessita di supporti legislativi capaci di non impoverire alcune maglie della società e di evitare una depressione dei consumi dovuta agli scarsi salari e stipendi.

    E’ necessario premiare con maggiori retribuzioni il lavoro flessibile, poichè chi non è sicuro della continuità temporale del proprio ufficio, produce di più di chi invece ne è sicuro.
    Ma la flessibilità può tramutarsi in precarietà e ciò avviene laddove non si curano i livelli di stipendi e salari al momento di ingresso nel mondo del lavoro.

    Bisogna redistribuire le ricchezze nel nostro Paese, ivi non è più presente il concetto di interesse generale, che è possibile leggere in tutti gli articoli della prima parte della Costituzione; bisogna liberalizzare settori che ancora oggi sono imprigionati da veti e ostruzionismi.
    Bisogna soprattutto investire maggiori risorse nelle università,in modo che i giovani laureati siano in grado di creare e produrre novità, cotringendo enti pubblici e privati a ricorrere a loro.

    In ultimo, la classe politica è impotente perchè non è in grado di suggerire nuovi modelli; nuovi modelli nascono da menti brillanti o da menti nuove.

    Il confronto e l’acolto nutrono la mente ed il cuore; il diverso ci rafforza, il medesimo ci rilassa.

  • bellissimo il parallelo di Nessuno tra mercato finanziario e mercato del lavoro, sono scoppiati entrambi, l
    cara giusy, la politicastatale è diventata impotente a causa del debito pubblico,
    quella che possiamo fare tutti noi ogni giorno mantiene la sua forza ma dobbiamo cominciare ad aggregare e a creare un pensiero comune, cpome suggerisce poeticamente il nostro pietro,
    spero che itakapress serva anche a questo

  • Dal momento in cui abbiamo voluto un mondo globalizzato dobbiamo assumerci gli oneri e gli onori;per stare al passo con il resto del mondo è necessaria una maggiore flessibilità ,ma ancora piu importante è la necessità di non tradurla in precariato che e una piaga preoccupante della nostra società.
    un maggiore rischio deve essere compensato da un maggior guadagno, è una semplice legge dell’economia.
    Stiamo per affrontare un periodo di recessione la cui netta conseguenza sarà una minore richiesta di lavoro in un paese dove gia vi sono poche assunzioni dovute spesso alle eccessive garanzie che i lavoratori hanno.
    La politica dovrebbe suggerire nuove soluzioni ma a mio avviso molti politici non hanno neanche idea di cio che sta succedendo nel mondo, preoccupati soltanto dal saper premere un bottone a comando.
    E cio si ricollega a cio che ha detto lei Professore, riguardo la necessità di ascoltare gli altri nonostante non si condivida il pensiero.
    Nessuno di noi e perfetto, tutti abbiamo dei limiti e diversi background personali ed e per questo che le migliori soluzioni vengono da confronti,tempeste di cervelli scambio di idee, ma cio deve avvenire tra persone competenti, capaci anche di andare controcorrente e distaccarsi da un pensiero conformista come hanno fatto le persone che ha avuto il piacere di incontrare.
    E se i confronti sono costruttivi danno la possibilta di vedere i problemi da piu angolazioni e solo avendo una visione a 360° e possibile trovare soluzioni efficienti.

  • dear prof,

    sempre interessante, breve ed intenso nel suo approach…
    su teramo un gruppo di ragazzi(suoi studenti) che conosco si è mobilitato ed è interessato al progetto itaca.

    una domanda estemporanea: quale la sua posizione sulla riforma Gelmini? si potrebbe immaginare qualke approfondimento sulla questione magari con i protagonisti e i rappresentanti delle categorie?

    we keep in touch,

    marco

  • Spero che itakapress non si riveli un social network paradossale con il monopolio presenzialista di utenti quasi studenti luiss con conto in banca intestato al papà,auto in leasing,che si atteggiano a rivoluzionari:parlano di politica,economia e povertà e quest’ultima parola non la conoscono se non per sentito dire.
    Auguri!

  • @ Marco K e ai ragazzi di Teramo: aspettiamo con ansia il vostro contributo!

    @ Aiace: ItakaPress è aperta a tutti, senza distinzioni di ceto, razza, religione, sesso, cultura o credo politico. E’ una piattaforma trasversale – più siamo, e più siamo diversi, e meglio è. Sarebbe bello se ci inviassi anche il tuo contributo…

    Il 9 novembre saremo on line con i vostri post: iscrivetevi e createne, aiutateci a fare del mondo un sito migliore!

    http://www.itakapress.org/

  • Cara Alessandra,
    perchè non cominci tu?
    Perchè ti aspetti che siano sempre gli altri ad “entrare nel merito delle cose”?

  • che tristezza…..

    p.s. perchè invece degli insulti non vi applicate alle idee, per magari pubblicarle su itakaress, che non è un gruppetto ma è aperta a tutti….

  • N.B per chi non lo sapesse internet è pieno di blog in cui poter riversare la propria rabbia e le proprie energie negative,sorry ‘evidenze incontrovertibili’..
    W i rosiconi che ci saranno sempre.

  • Ci sono molte voci discordanti che animano questo blog, ma tutte hanno in comune una cosa: le buone maniere. La rete è grande e se non piace questo blog non resta che frequentarne altri.

  • per alessandra…io personalmente trovo interessante questo sito perchè,da ignorante quale sono in merito a diverse tematiche che dovrei ben conoscere,mi rende più piacevole informarmi,anche tramite voci e pareri discordanti…ognuno è libero di dire la propria…anche tu…magari con un tantino di educazione e buone maniere in più,che non dispiacciono mai a nessuno…ps un piccolo appunto…familiare non si scrive con la G!!!!!!!!per anonimo,petronio e company…non c’è mica bisogno di smanettare su un blog per compiere opera d’adulazione…il professore lo vediamo spesso in aula,a lezione…lì vi assicuro che non mancano le occasioni per esser lacchè,e dal vivo può venire anche meglio perciò se proprio dovete far polemica…ci sono tanti argomenti leggermente più fondati su cui dibattere!!!!!!!

  • …sarà il mio dizionario sottomarca(Palazzi)ma a me c sta tanto di scritta:”M.E.è errore scrivere,come molti fanno,famigliare,famigliarità,famigliarmente ecc..”…ho riportato le testuali parole…ma,aldilà della forma,dici ke in questo blog non scrivono cervelli che pensano e scrivono con capacità non presunte ma reali….sbaglio o sopra ci scrivi pure tu???!!!cmq non stiamo qui a punzecchiarci a vicenda,non è costruttivo…a me sembra che idee espresse in questo blog ce ne siano…perchè accusare di appiattimento,scarsa capacità di ragionamento e quant’altro la gente che ci scrive???non si sta mica a parlare di topolino o dylan dog….ognuno pubblica un’opinione nel suo piccolo…magari nn saremo ancora delle grandi menti capaci di intavolare chissà quale discorso filosofico-politico-culturale….dacci solo un pò di tempo!!!!

  • 1) Avresti proprio dovuto vedere e sentire parlare in aula il “nostro” Professore, ti saresti entusiasmata come abbiamo fatto tutti noi;

    2) La stragrande maggioranza di noi non ha alcuna necessità di fare del “lecchinaggio” dal momento non siamo suoi alunni: alcuni hanno già dato l’esame, altri non hanno avuto la fortuna di capitare nel suo corso;

    3) La cosa più bella di internet è la sua immensa vastità: sei approdata per sbaglio su Itaka, hai scoperto che non ti piace, beh allora continua il tuo viaggio e magari qualcosa di più interessante troverai…buona fortuna!

    4) Credo si possa riprendere la discussione…

  • @ gli scontenti del blog e del gruppetto:
    i miei genitori sono entrambi impiegati comunali, uno di 6° e uno di 4° livello- e chi si occupa di diritto del lavoro sa anche il loro stipendio, visto che è su questo che avete insultato e insinuato-, i meccanismi premianti tipo borse di studio esistono pure alla fantomatica Luiss e per molti ragazzi, me compreso, sono quasi una benedizione.
    Vanno bene le critiche e anche le più dure, ma non gli insulti gratuiti. Nè tantomeno va bene generalizzare, voi mi insegnate che è sempre sbagliato farlo.
    Un consiglio, ripetete la regola “delle 10 P”, le prime 4 fanno così: Prima Pensa Poi Parla…
    (se non sapete come finisce…io sono a vostra disposizione anche per mail a giovanni.saracino@yahoo.it)

  • Ho appena finito di leggere questa compilation di commenti…un solo commento:l’insoddisfazione di alcuni frustrati non può assolutamente sfogarsi su

  • sul lavoro di critica e impegnato coinvolgimento di altre persone che cercano invece di costruire qualcosa per domani e non sprecano tempo insultando via internet persone che, per essersi realizzate o per qualche altro misterioso motivo,odiano e disprezzano.

  • Quando finalmente noi studenti abbiamo la preziosa opportunità di essere protagonisti veniamo derisi e disprezzati; vedo che ancora ci sono i figli di una società vecchia che non vuole cambiare, che ripetono vecchi slogan assistenzialistici, che gridano a privilegi di cui solo loro vogliono rimanere schiavi.
    Se il mio lavoro fosse finalizzato come è stato detto a mettersi in mostra agli occhi del professore non avrei mai intrapreso il viaggio con Itaka. Io voglio mettermi in mostra agli occhi del mondo, sfruttando solo il mio talento, accettando le sfide globali.

    “I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo”

  • Sono allibita. Non ho parole, sto cercando di trovare una spiegazione logica al risentimento e al modo in cui sono state affrontate certe tematiche. Non voglio difendere strenuamente un gruppetto di privilegiati, né una “casta” di ricconi, non si tratta di questo. Mi dispiace che sia questo che si pensi di noi studenti, non è controllando il 740 delle persone che hai di fronte che puoi valutare opinioni ed idee. Il pensiero ed il senso critico sono svincolati da reddito e posizione sociale. Se invece vengono associati, come vedo, al portafoglio di chi parla divengono tristemente vuoti e facilmente manipolabili. Non voglio parlare della mia condizione sociale perché non ritengo sia rilevante al fine di valutare la mie idee, potrei lavorare giorno e notte per non chiedere soldi ai miei genitori, cercare qualsiasi borsa di studio possibile per rendere meno gravoso il loro impegno per assicurarmi un futuro migliore, ma non ritengo sia un vanto, né tantomeno un demerito, e non lo vengo di sicuro a dire a te. Non devo essere compatita o invidiata in base alle mie disponibilità, ma lottare per le mie idee. Quelle idee che ho il coraggio di esprimere e di mettere allo scoperto affinché siano base di una discussione, per generare un dibattito che arricchisca me e chi ne ha preso parte. Non è con arroganza e superbia che pretendo di avere ragione e mi permetto di dire, riprendo dalla saggezza popolare (che di ricco e di gruppetto non ha niente), che ” la ragione si dà agli scemi”, pretendere di esprimere senza aprirsi all’ascolto non porta a niente .
    Sono allibita perché se c’è qualcosa che deve essere fatta per migliorare la nostra condizione di giovani e prendere in mano le redini del nostro futuro, è uniti che dobbiamo farlo, le opinioni che ho visto espresse da molti sono sterili risentimenti dettati da chissà quale rancore, che, a dirla tutta, non giustifico.

  • cara simona, non c’è motivo di essere allibita. Il professore tratta sul suo blog tematiche davvero delicate e che colpiscono davvero pesantemente nella loro vita quotidiana molte persone nel nostro paese.

    È necessaria una certa delicatezza e attenzione e approfondimento per trattare questi temi.
    Non sono temi che possono essere scissi dalla loro realtà umana.
    Non si può parlare di disoccupati e precarietà e flessibilità (soprattuto di quella che si manifesta in maniera negativa)come se si parlasse di uno smistamento di merci. Queste persone hanno dietro una famiglia, cercano di vivere come alcune persone di estrazione medio-alta non possono capire.

    Cosa succederebbe se tua madre o tuo padre ti dicessero: oggi in ufficio è passata una circolare in cui comunicavano che questa sede dell’azienda viene chiusa. L’unica alternativa è spostarmi e andare a lavorare nella sede di La Spezia. Ora dovrò trasferirmi e cercare casa lì oppure trovare un nuovo lavoro ed entrare con un contratto che prevede una retribuzione inferiore a quella precedente perchè non conosco l’azienda e le mansioni, e quindi devo imparare tutto da capo.

    Questa è una situazione che si potrebbe verificare in una famiglia media. Che potrebbe avere il denaro sufficente per considerare l’idea di spostarsi e pagare un affitto in più, e che abbia dei figli in età adulta, che possono sopportare la lontananza dal genitore. Immagina cosa comporta dover scindere il nucleo familiare per esigenze lavorative. Immagina come sarebbero feriti tua madre o tuo padre se il giorno dopo leggessero su un blog “È giusto che le aziende chiudano le loro sedi decentrate per ottimizzare il processo di produzione!”.
    Così, anche con il punto esclamativo. Capisci come può ferire l’insensibilità che sta dietro l’articolo?
    Anche perchè non c’è una premessa astratta “tecnicamente parlando sarebbe ottimale chiudere le sedi decentrate per ottimizzare il processo produttivo” collegata poi ad una fine realistica “l’azienda deve però effettuare gradualmente tali cambiamenti, con i dovuti ammortamenti sociali…”

    Chiedere di trattare con delicatezza e sensibilità queste tematiche sarebbe “ripetere vecchi slogan assistenzialistici”?
    Chi si mette in politica e non vuole capire né considerare questi fattori dovrebbe in fondo al cuore provare un pò di vergogna.
    Quello sarebbe il segno che c’è speranza anche per lui/lei per un cambiamento in positivo.

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