Alcune considerazioni sull’art. 2112 c.c. e sul ricorso della FIOM contro la FIAT davanti al Tribunale di Torino

Secondo la ricostruzione avanzata dalla Fiom, la scelta della Fiat di costituire un NewCo per dare vita con tutti gli altri sindacati ad un nuovo sistema contrattuale che disciplini il rapporto di lavoro negli stabilimenti Fiat in coerenza con quanto approvato dai lavoratori in occasione di diverse consultazioni referendarie, è antisindacale perché sarebbe determinata dall’esclusivo fine di escluderla dall’azienda. Conseguentemente, la Fiom chiede al giudice di accertare la violazione delle disposizioni sul trasferimento di azienda e di costringere azienda e sindacati sottoscrittori, a tornare ad applicare quel sistema di regole dal quale tutti erano voluti fuggire per evitare di rimanere impantanati nel mezzo della difficile transizione di cui si è detto. In altri termini, vuole continuare a giocare con le regole che a lei maggiormente aggradano, ovvero quelle sui livelli contrattuali del 1993, come quelle sulle r.s.u., o ancora con quelle sancite dal ccnl del 2008. Ma non vuole sottostare a quelle previste dallo Statuto dei lavoratori, che pure si applica nelle tante aziende e settori che non applicano l’accordo interconfederale sulle r.s.u. del 20 dicembre 1993, né tantomeno a quelle sancite dall’accordo sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009. Non è questa la sede per affrontare la questione se, nel caso di specie, la scelta di costituire una New co. invece di fare ricorso alle procedure di cui all’art. 2112 c.c. sia stata determinata da ragioni di carattere organizzativo legate alla strategia di progressiva integrazione delle società del gruppo Fiat con quelle del gruppo Chrysler, di cui la Fiat ha nel frattempo acquisito il controllo, come sostengono alcuni, oppure dalla esclusiva volontà di escludere la Fiom e privarla delle rappresentanze sindacali aziendali. Ai nostri fini è più interessante rilevare che quest’azione giudiziale ripropone la questione del confronto tra due diversi ordinamenti giuridici che è stata risolta nel senso della coesistenza dalle sentenze dei Tribunali di Torino e di Modena.

L’art. 2112 c.c. richiede infatti, per evitare una sovrapposizione di contratti collettivi nella disciplina di rapporti di lavoro all’interno della medesima azienda, che, qualora ci sia stato un trasferimento d’azienda, il contratto collettivo in vigore nell’impresa trasferita si continui ad applicare solamente laddove nella nuova azienda non sia sostituito da un contratto collettivo del medesimo livello. E nel caso in questione esiste un contratto collettivo di livello, se non medesimo, sicuramente simile a quello del 2008 che si applicava nella vecchia Fiat. Il contratto collettivo nazionale di primo livello specifico per il settore automobilistico che è stato sottoscritto dalla Fiat S.p.a. con Fim, Uilm e tutti gli altri sindacati, contiene un’organica disciplina di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro e rappresenta l’architrave del nuovo sistema contrattuale per il settore automobilistico. Pertanto il giudice, qualora dovesse ritenere violata la disciplina dell’art.2112 c.c., dovrà compiere una difficile decisione in ordine a quale disciplina applicare ai lavoratori degli stabilimenti di Pomigliano. Se quella prevista dal ccnl del 2008 ancora voluta solo dalla Fiom o quella voluta nel 2011 dall’azienda, da tutti gli altri sindacati e ratificata dai lavoratori degli stessi stabilimenti. Con l’avvertenza che in questo caso il giudice non potrà esprimersi nel senso della coesistenza dei contratti collettivi, perché lo stesso art. 2112 c.c. riconosce che, per assicurare l’efficacia di un’organizzazione del lavoro e la tutela dei lavoratori, è necessaria una sola disciplina collettiva del rapporto di lavoro per tutti i dipendenti. Non ci possono essere figli e figliastri e, per questo, l’art. 2112 c.c. richiede espressamente che il giudice scelga quale contratto applicare.Anche per questo è auspicabile che il Tribunale di Torino, nell’esercizio della sua discrezionalità, assegni il dovuto rilievo alla circostanza che il contratto collettivo cd. specifico di primo livello, seppure secondo alcuni non può essere considerato del medesimo livello del ccnl del 2008 perché è stato sottoscritto e applicato solamente da aziende della galassia Fiat, è comunque dotato di un grado di legittimazione ben maggiore di quello di cui chiede l’applicazione la Fiom. Nel compiere questa difficile scelta, il giudice è infatti soggetto solo alla legge e nel caso di specie l’unica disposizione di legge applicabile non dice in base a quali criteri selezionare il contratto collettivo del “medesimo livello”. Pertanto, la decisione in ordine alla scelta del contratto collettivo da applicare finisce per essere rimessa alla sua valutazione discrezionale.

Una valutazione che il Tribunale di Torino dovrà condurre, al di là dei formalismi, avendo ben presente che la ratio dell’art. 2112 c.c., come si evince dalla stessa rubrica dell’articolo, è quella di assicurare, in occasione dei trasferimenti di azienda, il “mantenimento dei diritti dei lavoratori”, non quella di proteggere le prerogative dei sindacati dissenzienti, che peraltro sono comunque tutelate, nelle aziende e nei settori in cui non si applica il protocollo sulle r.s.u., dal titolo secondo dello Statuto dei lavoratori che da quarant’anni protegge i sindacati che non fanno parte della cd. “triplice confederale”. Pertanto, il giudice dovrebbe scegliere di applicare il contratto collettivo che meglio tutela i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano e quindi dovrebbe assegnare rilievo dirimente al fatto che quei lavoratori hanno già deciso quale disciplina considerano maggiormente confacente con i loro interessi in occasione di ben tre diversi referendum. Ma anche alla circostanza che, seppure non è ancora scaduto, nessuno – né i sindacati riformisti, né la Federmeccanica, né tanto meno la New co. – vuole continuare ad applicare il ccnl del 2008. Tant’è vero che per modificare i termini dell’accordo hanno prima sottoscritto il ccnl del 2009 e poi il contratto di primo livello specifico per il settore automobilistico che evidentemente considerano migliorativo. Magari perchè ritengono che, se per aumentare la produttività dello stabilimento rende più pesanti i turni e più brevi le pause, comunque assicura gli investimenti necessari al rilancio della produzione, alla salvaguardia dell’occupazione e alla fine della cassa integrazione guadagni, oltre ad alcuni miglioramenti retributivi. Uno scambio virtuoso, dotato di una forte legittimazione tra sindacati e lavoratori, che individua più avanzati punti di incontro tra le ragioni della produttività e quelle della tutela dei lavoratori per rilanciare la produzione nella competizione globale. Un accordo che non merita di essere sacrificato sull’altare dei diritti e delle prerogative sindacali della Fiom, quantomeno in un ordinamento che si fonda sul rilievo costituzionale dei principi della libertà sindacale e dell’iniziativa economica privata ed è chiamato a fronteggiare la concorrenza globale.

Commenti


  • la fiat già ha programmato altri due anni di cassa da luglio 2011 a luglio 2013 indicando che si impegna per pomigliano per la panda un personale fino al 40% indicando la dicitura straordinari per cessazione attività e dopo?. Quale investimento se prima del 2008 si producevano 800 alfa del valore doppio della panda? dico ai sindacati firmatari avete firmato la condanna del 60% dei lavoratori ma salvaguardate i diritti o gli accordi per la tutela del lavoro? fate inserire nell’accordo la completa disponibilità di fiat di reintegrare tutto il personale

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