Alcuni dubbi sulla bulimia finanziaria e la medicina statalista

Ancora sotto shock per il crack, molti commentatori invocano, e alcuni festeggiano, il ritorno dello Stato nella gestione dell’economia. In altre parole, dopo un ventennio di privatizzazioni selvagge, scoprono che anche l’economia ha bisogno delle nazionalizzazioni e per questo plaudono al Piano Paulson. Che ora dovrebbe rimediare alla bulimia di un sistema finanziario che prima ha consumato ricchezza e risorse nell’orgia speculativa, per poi vomitare credit default swap (i famosi ed indigesti “salsicciotti finanziari”) e mutuisub prime che nessuno vuole più comprare.

E sotto diversi profili hanno sicuramente ragione, perchè qualcosa bisognerà pur fare per arginare questo terremoto economico. Soprattutto se si considera che, con i finanzieri di wall street, la crisi rischia di travolgere, da subito, tanti piccoli ed incolpevoli investitori, e poi, quando la crisi si abbatterà sull’economia reale a seguito dell’inevitabile contrazione dei consumi, tanti lavoratori e imprenditori che, in questi anni, invece di speculare hanno lavorato sodo.

Ciò nonostante le soluzioni fin qui proposte sollevano tanti, troppi dubbi. Questi i primi che mi vengono in mente:

1) ha senso che lo Stato dopo aver venduto, e in alcuni casi svenduto, autostrade, autogrill, società telefoniche, aeree, immobiliari, petrolifere, chimiche e tanti altri beni reali, per ridurre il proprio deficit come imponeva la pensee unique di matrice reaganiana, torni ad indebitarsi per comprare dei titoli, come i credit default swap, che nessun investitore privato vuole più, perchè sono a troppo alto rischio?

2) se lo Stato torna ad indebitarsi per comprare, come propone il piano Paulson, i titoli ad alto rischio, quale margine di manovra manterrà per rilanciare la domanda interna, finanziando le politiche sociali necessarie a fronteggiare la globalizzazione senza troppi costi sociali?

3) se, come sembra vista la reazione delle borse mondiali, il piano Paulson, e gli altri interventi che dovrebbero seguire in Europa, non dovessero funzionare, come faremo ad arginare la crisi con uno Stato pieno di debiti e di credit default swap?

Cercasi disperatamente una risposta, per arginare la paura che spinge a nascondere i risparmi sotto il cuscino…

Commenti


  • Io credo che un intervento dello Stato sia necessario. Magari non un dirigismo di primo Novecento, asfittico e miope, ma una qualche forma di controllo del rispetto delle regole del mercato. Il mito della “deregulation” è fallito perché lo si è inteso nella sua variante peggiore, forse patologica: la totale assenza di regole. Un mercato “modello far west”, ondivago ed umorale, con prezzi dettati dalla speculazione di giornata più che dall’effettivo volume deglii scambi era destinato a capitolare rovinosamente.
    Quali possano essere le soluzioni? Taglio del costo del denaro, per iniziare. Non è una soluzione strutturale, ma fa recuperare fiducia agli investitori e terreno alle valute. Inoltre, trovo apprezzabile l’iniziativa della Bank of England di immettere nuovi capitali sul mercato, ma in maniera “controllata”: non pubblicizza le banche, bensì fornisce loro prestiti agevolati per fronteggiare la crisi e per persuadere i piccoli risparmiatori a non nascondere tutto il contante sotto il cuscino. Se tale mossa risulterà azzeccata lo si scoprirà solo nel lungo periodo.
    A mio avviso, però, per centrare il giusto metodo di intervento, occorre, prima di ogni altra cosa, risolvere il seguente dilemma: stiamo attraversando un momento di stagnazione che prelude ad una ripresa del ciclo produttivo o, questa, è una vera e propria crisi di sistema che necessita un radicale cambio di strategia globale?

  • Se una risposta certa e indefettibile si potesse dare credo che forse la crisi non sarebbe di queste dimensioni.Penso comunque che l’Italia si dovrebbe astenere da manovre ad alto rischio vista la situazione interna già abbastanza problematica.Ci siamo tenuti alla larga fino ad ora dai rischi di quella parte di mercato mobiliare che frattanto rendeva miliardi e penso che provare a inserirsi ora che i titoli virtuali bruciano centinaia di miliardi non sia molto intelligente.Non so se questa sia una crisi di sistema o “Solo” una pesante oscillazione momentanea,quello che credo è che comunque bisognerebbe approfittarne per procedere ad un’inversione di rotta e quindi ad un cambio di strategia come dice Emanuele.

  • Cercasi disperatamente una risposta, per arginare la paura che spinge a nascondere i risparmi sotto il cuscino…
    Ad averceli i soldi sotto il cuscino…
    Tra le doghe larghe del materasso eminflex, tra le mutandone della nonna nel primo cassetto sotto le asciugamani, sotto il tappeto persiano, o nella cassaforte di casa…
    In questo momento storico, caro prof,
    e l’avevo già accennato, commentando un suo articolo precedente,
    l’uomo medio,
    il piccolo risparmiatore,
    non ha più fiducia nel sistema economico, e quindi in quello bancario,
    e ciò che sta accadendo e che ancora deve accadere in America, lo stiamo vivendo in piccolo anche in Italia, e l’uragano finanziario arriverà sul continente europeo fra poco e avrà un impatto così forte che arrriveranno messaggini sul cellulare per avvertire il cliente che la sua banca in un giorno ha aumentato il suo mutuo di 10 mila euro
    …penso che nemmeno Padoa Schioppa e Tremonti insieme saprebbero cosa fare e,
    mentre sono in riunione prenoterebbero un viaggio per la luna
    …almeno lì non ci sono preoccupazioni, tranne che per i crateri, attenzione ai piedi!!!

  • E’ incredibile come in questi giorni l’Italia si stia riscoprendo un paese virtuoso, con “uno dei migliori sistemi bancari al mondo”.
    La prudenza delle nostre banche a concedere prestiti paga, la crisi finanziaria ci scivola addosso e l’immobilismo delle banche diventa virtù. Ma quando “la crisi si abbatterà sull’economia reale”, potremo ancora vantarci delle nostre scarse capacità imprenditoriali?
    Un amico che si occupa di politica ieri mi diceva che secondo lui questa crisi avrà effetti positivi, taglierà via i rami secchi e permetterà a quelli nuovi e sani di germogliare.
    Speriamo che sia vero, speriamo che le pessime condizioni congiunturali ci costringano a dare il meglio di noi.

  • Il piano Paulson lo ritengo un “ascesso” socialista che stona troppo con l’amministrazione Bush e che pecca per ben due motivi:prima di tutto cerca di colmare la enorme lacuna finanziaria con altri soldi pubblici e quindi di tutti i contribuenti americani e poi per un contenuto del tutto psicologico non può che “scoraggiare” il contraente di mutui subprime a non rimboccarsi le maniche…Molti di noi odiano cifre e precisazioni di tipo statistico o quanto meno riservate a studiosi ed economisti ma mi sembra necessario riportare il buco economico che si andrà ad allargare con questo intervento statale:1800 miliardi di dollari,si proprio 1800, e si avvicina di molto al nostro debito pubblico che a stime recenti si attesterebbe su i 2200 miliardi sempre di dollari.
    Perchè non “costringere” questa volta le banche a cavarsela da sola?Senza dubbio alcune colpe sono sicuramente da far assumere allo stato americano che ha una legislazione in tema di mutui bancari che lascia molto a desiderare ma così mi sembra di tornare indietro di 100 anni.

  • In copertina su Liberation:
    “Pourquoi on n’en sort pas”
    …. titolo semplicemente agghiacciante!!!

  • Una riflessione per il Professore. Il nostro ordinamento promuove e legittima la libertà contrattuale; eppure esistono delle norme di applicazione necessaria. E’ come se il nostro legislatore volesse dirci che c’è qualcosa a cui il nostro sistema non può rinunciare. Qui scatta il potere autoritativo. Una sistema di correzione volto a garantire l ‘interesse generale, certo non quello collettivo. Si dice insomma alla parte contrattuale che non può fare ciò che lede i terzi e in alcuni casi neanche ciò che lede se stesso; altrimenti gli si ricorda che lo Stato è manifestazione della forza. Perchè in economia si ha cosi paura di ammettere che vi sono risultati di benessere generale che non sono raggiungibili con l’autodeterminazione delle parti? La mano di Smith non deve diventare un’ideologia e forse non pretendeva neanche di esserlo. Domanda per il prof::se si accetta l’interesse generale non è consequenziale accettare una qualche privazione della libertà economica? Per raggiungere l’interesse generale non è forse necessario accettare certo non il dirigismo, ma cmq una forma di procedimento correttivo?

  • caro giorgio, colto e intelligente, concordo con lei al cento per cento, non vorrei però che le correzioni alla libertà economica venissero accettate di buon grado solo quando si tratta di nazionalizzare le perdite per privatizzare gli utili….

    detto ciò, mi sembra che sia indispensabile ricercare nuovi punti di equilibrio tra interesse generale e libertà dei privati.

    anche perchè così il sistema non va avanti…

    p.s. come angelo, anch’io sono stato terrorizzato dalla copertina di liberation

  • Ideologie a parte, esaminando il caso specifico, il dato certo è che a causare la crisi è stata la politica di deregulation.
    Prescindendo da chi e da come sia stata portata avanti, la logica detterebbe che la soluzione sia l’applicazione di un modello che, essenzialmente, ne sia l’esatto opposto.
    Tuttavia, i fattori in gioco vanno da quelli di natura economica a quelli di natura psicologica.
    La crisi è penetrata nelle vite, nelle emozioni di tutti i risparmiatori ed anche di coloro i quali, in minore o maggiore misura, sono a loro legati.
    La soluzione, dunque, potrebbe essere sì un “rientro” dello Stato nel Mercato, ma potrebbe non bastare, non essendo, la crisi, un affare di matemetica astratta.
    E’ probabile che nasca un sentimento di insicurezza che, in casi storici anche drammaticamente vicini, ha portato intere nazioni ad atti aberranti.
    L’economico entra nel quotidiano e lo sconvolge, la componente economica della struttura sociale investe quella culturale, ci si avvinghia e ne determina lo sviluppo.

    Le ho dato il mio parere di outsider, Professore, sperando che sia di qualche utilità.

  • Mi chiedo come stanno gli Islandesi, lassù, con uno stato improvvisamente in bancarotta e i conti correnti congelati… qualcuno ha notizie dall’Islanda?

  • Perchè nascondere i soldi sotto il cuscino?
    Perchè l’Italia e gli italiani hanno sempre meno fiducia nei confronti del sistema economico,quindi indirettamente sfiducia nello Stato.
    Se la crisi non ci ha ancora investito con tutta la forza sprigionata in altre parti del mondo,questo non si può dire anche per il clima economicofobico già diffuso.
    La paura sta bloccando la circolazione della ricchezza proprio perchè i consumatori preferiscono conservare piuttosto che spendere;questo fenomeno sta travolgendo la piccola impresa italiana(in particolar modo se ne risente in Veneto,che ne è un pò la patria italiana),che per non vedersi fallire rinuncia sempre più ai guadagni e manda sempre più lavoratori in cassa integrazione;allora ci saranno sempre più famiglie costrette al sacrificio,sempre meno denaro circolante nell’economia nazionale;si innesca un vorticoso meccanismo con spirale negativa.Chi deve intervenire e dare un “colpo di reni” per risalire in superficie?Come,soprattutto,può essere fatto?

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