L’Università italiana non funziona anche perchè è intasata da migliaia di studenti fuori corso. In Belgio, per evitare che si trasformi in un parcheggio per bamboccioni che non si sentono pronti ad affrontare il mercato del lavoro, hanno stabilito che, dopo tre anni senza esami, non ci si può più iscrivere. Probabilmente, si tratta di una soluzione un pò radicale, ma da noi i fuori corso sono troppi e non sono penalizzati in alcun modo. E allora se meritocrazia deve essere, che meritocrazia sia per tutti. Perchè non premiamo gli studenti che si laureano in corso, penalizzando, con un aumento delle tasse universitarie, quelli che non fanno esami da anni? Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro. Che ne pensate?
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Alla ricerca del cambiamento
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
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Secondo me potrebbe essere uno start decisivo per cambiare l’università;certo poi dici tasse dici guaio:i furbi pare abbiano trovato un terreno fertilissimo nelle Università(l’ evasione fiscale delle tasse scolastiche è frequentissima e sono convinta che per amicizia o per menefreghismo in tantissimi coprono “il segretuccio” del compagno di corso) e sicuramente i “bamboccioni”,(che sono veramente tantissimi)andrebbero su tutte le furie:protesterebbero presentando scuse impensabili o certificati medici falsificati.Potrebbe però rappresentare il trampolino di lancio di un’equa ed efficace riforma della scuola e contemporaneamente smuovere un pò le acque. L’assegnazione di borse di studio per merito(ad esempio numero di esami sostenuti o media annuale raggiunta) mi sembrerebbe efficacissima se non fosse che i cosiddetti”parcheggiati”resterebbero impuniti:la decisione del governo belga allora, mi sembra più che giusta e anche se radicale sono certa produrrà gli effetti desiderati.
Per la situazione in cui si trova la nostra università, secondo me,un provvedimento del genere basterebbe appena per vedere la luce…
Io da studente in corso la giudico come una cosa inapplicabile nell’attuale sistema universitario.
Se ci sono così tanti studenti fuori corso è perché varie cose non andranno come dovrebbero.
Non penso che tutti gli studenti fuori corso abbiano scelto di esserlo. Senza contare le facoltà dove essere fuori corso è quasi la normalità (per la difficoltà intrinseca del sistema si sfora facilmente) ci sono altri problemi a volte come la burocrazia, i sistemi informatici che non funzionano, i relatori irreperibili per finire la tesi, le poche sessioni di laurea ma raddoppiate per i 3+2, studenti che per devono lavorare per forza per gli affitti troppo alti e ritardano con gli studi, studenti che effettivamente lavorano, ecc.
Da studente lo vedo quindi come un altro provvedimento che, alla fin dei conti, va a svantaggio dello studente. Più che punire i fuori corso i premierei quelli in corso e meritevoli!
Condivido pienamente la sua idea Prof.!
Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti,è vero.
Ma,come lei insegna,ogni diritto ha un costo,
e,dimostrare di “meritarselo”, è il prezzo più democratico possibile.
Prof ma non pensa sia sbagliato fare di tutta l’erba un fascio?
Mi spiego: così come ci saranno studenti andati fuori corso per pigrizia o simili, non pensa che ci siano anche altri studenti finiti fuori corso per problemi vari, come quelli indicati da Pepo154, e che con una riforma del tipo di quella belga sarebbero proprio questi ultimi a rimetterci magggiormente?
E poi sappiamo anche che in Italia siamo Maestri del “fatta la legge, trovato l’inganno” e che gestire un cambiamento di tale portata sarebbe assolutamente difficile dal momento che si proporrebbero 1000 scappatoie : è bello sognare, sperare e credere, però probabilmente bisogna anche essere realisti e provare a prevedere qualche conseguenza…
allora mi chiedo: come uscirne?
caro pepo, certo che il principio va declinato, ma si sta parlando di alzare le tasse universitarie dei fuori corso cronici non di privarli del diritto allo studio…. e dopo tre anni senza dare esami non si possono dare le colpe al sistema…..
Io credo che troppo spesso i ragazzi tendono ad addossare colpe al sistema; molte volte si tratta di semplice negligenza da parte di alcuni. altrimenti mi verrebbe da chiedermi una domanda: come fanno gli studenti c.d. “modello”, o comunque sia bravi, ad emergere e rimanere a galla?
In coclusione ritengo che sia giusto trovare un criterio selettivo per snellire l’università. Questa non deve essere più vista come un parcheggio dove allungare la propria infanzia. Quindi sarebbe meglio che ragazzi non interessati allo studio (vedi i fuori corso da 3 anni) trovassero un’occupazione nella società senza cercare di essere ancora bambini…
Niccolò ha espresso in pieno il mio pensiero. Mai parole furono più giuste!
Il problema però potrebbe essere anche un altro: quale governo rischierebbe di essere altamente inpopolare a seguito di una riforma del genere? Non dimentichiamo che in Italia la mediocrità è la norma, e che di solito la politica segue ciò che va di moda così da guadagnare consensi…
…sono convito di una grande frase: ogni popolo ha i governanti che si merita!!!
Faccio notare che gli studenti fuori corso pagano già più tasse di quelli in corso semplicemente perchè si iscrivono per più anni e per ogni anno in più pagano tasse in più. Inoltre i fuori corso, in genere non frequentanti, devono fare già i conti con problemi come la “liceizzazione” dell’insegnamento universitario, il cambiamento dei programmi, l’obsolescenza degli esami e infine con il decadimento della qualifica di studente che non esiste solo in Belgio, ma anche in Italia, anche se qui gli anni sono 8.
Michel, il lavoro non è un “problema”, ma è la condizione di vita di moltissime persone che non possono permettersi di studiare a tempo pieno.
E lo dice uno che si è laureato col massimo dei voti, lavorando a tempo pieno e senza andare fuori corso.
Però non siamo tutti uguali e se si vogliono innalzare i livelli di istruzione e di cultura bisogna consentire a tutti di accedere realmente allo studio, senza provvedimenti populisti (tanto a quelli ci pensa già la Gelmini) che individuano solo un capro espiatorio (in questo caso i “non meritevoli” fuori corso) ma non risolvono i problemi.
Fuori corso non è solo uno studente che sfora di 8 anni o di 3, fuori corso è lo studente che sfora di un anno. Questi ultimi sono la maggioranza.
Sinceramente parlando io di studenti che sono fuori corso di anni su anni ne ho visti veramente pochi. Vedo però che in facoltà molto difficili (perché è innegabili che ci siano facoltà difficili e meno difficili) i fuori corso sono la maggioranza. Fuori corso di poco ma comunque fuori corso. Per loro motivi o per motivi legati alla disorganizzazione dell’università (ricordiamoci che in 10 anni ci sono state 3 grosse riforme universitarie, uno studente minimo ne ha beccata una). Quindi se si alzano le tasse per tutti i fuoricorso allora anche quelli che sforano di poco verranno colpiti. Se invece si parla di anni eccetera penso siano tutti d’accordo ma cosa cambierebbe? Quanti sono alla fine? Li hanno mai quantificati?
Probabilmente nelle statistiche diminuiranno di meno i numeri sui fuoricorso (perché tanto la maggior parte sfora di poco) ma aumenteranno i numeri sull’abbandono dell’università e dopo qualche mese salterebbe fuori “In Italia troppi studenti abbandonano!”.
E poi: perché tutti questi interventi che girano intorno ma non riformano effettivamente il sistema in meglio?
A esser sincero sono d’accordo anche io con il Prof., Niccolò e con chi altro ritiene che i fuori corso vadano penalizzati.
A mio parere uno dei problemi del sistema universitario di oggi è che ci sono troppi ragazzi immeritevoli iscritti all’università. Mestieri meno “intellettuali” ma non per questo meno dignitosi quali falegname, agricoltore, vetraio, ecc. vengono abbandonati perchè sempre più ragazzi, che magari non sono mai stati ferrati con lo studio, decidono di prendersi quel famoso pezzo di carta che è la laurea. Ciò rientra sicuramente nei loro diritti ma dà anche luogo a conseguenze non trascurabili: sovraffollamento degli atenei, senza contare che sempre più genitori devono fare i conti con figli che, a loro modo, continuano a studiare senza però essere di alcun aiuto alla famiglia. Penalizzando i fuoricorso si darebbe un bel segnale a chi interpreta l’università come un parcheggio, come un mezzo attraverso il quale si possano rimandare le responsabilità che inevitabilmente arrivano con l’età adulta.
niccolo’
10 Novembre 2008 alle 11:46 am”
…sono convito di una grande frase: ogni popolo ha i governanti che si merita!!!
STRAQUOTO!
anch’io concordo con niccolò e voglio tranquillizzare pepi, non vorrei inibire lo studio di un giovane che è fuori corso per un anno o due, vorrei disincentivare solo quelli che rimangono parcheggiati all’università, come avevo proposto qualche anno fa in un articolo che ripubblico in home per dare seguito a questo dibattito…
secondo me il vero problema è che oggi si pensa che senza laurea non si vada da nessuna parte: se questo è vero per i lavori intellettuali, il nostro paese manca di idraulici, elettricisti, operai, contadini, lavoratori manuali in genere. mestieri per i quali siamo costretti ad assumere stranieri (con tutti i problemi annessi e connessi come lo sfruttamento del lavoro nero, i permessi di soggiorno, le quote, la cittadinanza, l’intolleranza dilagante, la criminalità, l’impossibilità di estendere loro tutte le tutele ecc).
questo filone di pensiereo veramente diffuso ha finito di affossare il sistema: facoltà indegne di esistere, pochi iscritti in alcune, troppi in altre, costi esorbitanti di segreterie fatiscenti ecc.
perchè nessuno è in grado di avere l’onestà intellettuale di capire quale può essere la sua strada? dal rendimento scolastico in genere si capisce! non è certo colpa dei professori se si va male a scuola o all’università..
Premessa: premiare chi si laurea “in corso” è un’idea giusta, peccato non vi siano i fondi per poterla valorizzare come merita.
Problema posto da MM: chi si iscrive fuori corso senza dare alcun esame è un “bamboccione” che non ha voglia di entrare nel mondo del lavoro e non è penalizzato.
…caro MM, devo dedurre che Lei, in quanto professore, deve essere stato infastidito ad uno dei suoi esami da qualcuno di questi studenti fuoricorso, perchè vorrei farLe notare che:
1- una persona fuoricorso non da’ esami perchè nel frattempo LAVORA o comunque mentre non studia STA FACENDO QUALCOS’ALTRO…difficilmente vive solo alle spalle della famiglia (questo vale almeno per l’ 85% delle famiglie italiane, che vivono con un reddito medio. Ma magari secondo Lei alla Sapienza vivono tutti di rendita…).
2- una persona fuoricorso PAGA LE TASSE DI ISCRIZIONE ALL’UNIVERSITÀ e quindi da un introito all’Università senza migliorare la propria “posizione accademica”…di conseguenza È PENALIZZATO. Perchè non può mostrare di avere una laurea ad un eventuale colloquio e quindi non può migliorare il suo stipendio. Tutto questo nonostante paghi le tasse universitarie.
3- davvero non mi è chiaro il legame che Lei sembra trovare tra i fuoricorso e l’assenza di meritocrazia nelle Università…che è evidentemente un problema legato ai DOCENTI, e non agli iscritti.
4- il punto esclamativo alla fine del titolo di questo articolo pone l’articolo stesso nella categoria delle “uscite da bar”…sa quei discorsi pieni di convinzione ma privi di sostanza e senso? Si, lo sa.
caro gc, se il discorso del post è pieno di convinzione ma privo di sostanza e di senso, da bar, il suo modo di affrontare la questione non è da meno. Piuttosto banali anche le sue obiezioni.riguardo sopratutto al suo punto 2, sono un pò inconsistenti. sembra che qualcuno costringa questi ragazzi di trent’anni ad inscriversi all’università. il post dice”Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro”. è chiaro. qui non si vuole penalizzare chi ha dei problemi e non riesce a dedicarsi all’università per molteplici possibili ragioni. Se io lavorassi per mantenermi all’università, e spendessi i MIEI soldi per pagare le tasse universitarie, non lascerei sicuramente passare tre anni senza dare un esame. Anzi, avrei persino difficoltà a definirmi studente.
L’aumento di tasse per coloro che non sostengono esami per tre anni di seguito, potrebbe finanziare ulteriori aiuti agli studenti che studiano e che per mantenersi dovrebbero togliere tempo all’università per dedicarsi al lavoro.
qui si discute di idee e soluzioni, e se lei ne ha una è pregato di esporla..
remiamo tutti nella stessa direzione, avremmo solo bisogno di sincronizzare i movimenti.
concordando con francescodp, in risposta ai punti affrontati da gp vorrei aggiungere qualcosa.
la chiave di volta della questione sono a parer mio autocritica sacrificio e senso del dovere.
esperienze interessi ed impegni extra universitari coinvolgono non solo i fuoricorso,ma anche studenti in corso.
la differenza è spesso solo la capacità degli uni e non degli altri di riuscire ad assumersi doveri ralativamente alle proprie capacità per portarli a termine. impegno,serio, e sacrificio.
il legame con la meritorcazia è inoltre chiaro:da qualche parte prima o poi va inserita la selezione.
dalle elementari alle superiori,solo passaggi di palla. si arriva all’uni aspettando che selezioni il mondo del lavoro, dove poi esperienza insegna,tra i tanti criteri, raramnte compare la meritocrazia.
senza contare poi che anche a livello di efficienza pratica delle strutture,il sovraffollamento IMPRODUTTIVO universitario compromette le situazioni di tutti.
in merito poi all’ultimo punto in cui si definisce un discorso del genere come privo di senso e sostanza, da bar, penso sia vero. nella misura in cui continuino ad esserci soggetti che preferiscono solo obiettare sterilmente, piuttosto che rendersi proficuamente propositivi e coraggiosi nel cambiamento, discorsi del genere resteranno privi di concretezza.
ho sempre letto con piacere questo blog, ma ultimamente si sta riempiendo di insulti inutili e senza senso, questo mi dispiace molto per il prof. che, a mio avviso, è tra i migliori docenti che ho avuto modo di incontrare nella mia carriera universitaria(ho già fatto l’esame quindi non è lecchinaggio)….ah dimenticavo io studio a Teramo e non mi sembra, come qualcuno ha affermato che il prof Martone dia più importanza agli studenti della Luiss. è sempre venuto a fare lezione, risponde alle meil, ti da consigli e invita anche noi a partecipare ad Itaka; forse siamo noi un pò più pigri.
sul fatto di tassare gli studenti fuori corso sono pienamente d’accordo, molte persone sono iscritte all’università ma, la considerano solo un hobby, non lavorano e pensano solo a divertirsi.
personalmente lavoro, non gravo sulle spalle dei miei genitori, che comunque sono sempre al mio fianco nel momento di più bisogno, andrò sicuramente fuori corso per varie motivazioni, ma non di 3 anni!!!per il lavoratori a Teramo esiste sia l’università serale (per scienze politiche) sia la qualifica di studente part-time, quindi non culliamoci su scuse inutili!
Il ritardo con il quale noi giovani entriamo nel mercato del lavoro è una delle cause del dissesto del nostro sistema pensionistico!Non condivo la tesi di far pagare piu’ tasse agli studenti fuori-corso,anche perchè cio’ potrebbe portare solo delle distorsioni,ossia i “fanciulli-cresciuti” succhiando dalle finanze del babbo,cmq non li si responsabilizza,andando invece a penalizzare gli studenti lavoratori.A mio avviso,dovremmo adottare un sistema di questo tipo:fissare uno sbarramento,consistente nel conseguire necessariamente un certo n° di esami(per es. 5 su 9),per poter accedere all’anno successivo.In questo modo,chi non ha voglia di far nulla,correra’ il rischio di rimanere a lungo una matricola(e qui scatterebbe il metodo-belga:3 anni iscritto al 1°anno:fuori!senza scuse di alcun tipo,xke’5 esami in 3anni e’ qualcosa di fattibile ). Invece lo studente lavoratore,trarrebbe i suoi vantaggi,nel dover sostenere un n° contenuto di esami,riuscendo dunque a conciliare con il lavoro,la sua carriera universitaria,seppur piu’ lentamente,ma almeno si ridurrebbe i tempi del fuori corso.PS inoltre proporrei incentivi,incentivi,incentivi,incentivi,incentivi, x gli studenti lavoratori che sono elementi attivi dell’economia
Io sono fortemente contrario a provvedimenti che alzino le tasse agli studenti universitari, specialmente per quelli fuori sede, su cui gravano anche altre spese (affitti che di anno in anno aumentano, se vogliamo dirla tutta). Inoltre, come ha già scritto qualcuno prima di me, non si diventa fuori corso perchè piace, anche se sicuramente i demeriti dello studente fuori corso ci sono; molto spesso, la colpa è anche di un sistema universitario obsoleto e quindi non in grado di stimolare gli studenti a studiare. Inoltre, dato che si parla di MERITOCRAZIA, gradirei che ci fosse ogni tanto un’autocritica da parte anche dei docenti: visto che si parla di altri Paesi, allora bisogna anche avere l’onestà di dire che nel resto d’Europa, ai docenti FANNULLONI E INCOMPETENTI (e, credetemi, nei nostri atenei ce ne sono A IOSA!) viene dato il “benservito” se la valutazione del loro operato (anche da parte degli studenti! Le schede di valutazione, queste sconosciute…) è NEGATIVA. In Italia, invece, il professore universitario è un INTOCCABILE, per non parlare delle baronie e delle consorterie che sono IL VERO CANCRO delle nostre università.
In definitiva: SI AL MERITO, MA IN “AMBEDUE I SENSI”.
Cordiali Saluti.