Alziamo le tasse universitarie degli studenti fuori corso!

L’Università italiana non funziona anche perchè è intasata da migliaia di studenti fuori corso. In Belgio, per evitare che si trasformi in un parcheggio per bamboccioni che non si sentono pronti ad affrontare il mercato del lavoro, hanno stabilito che, dopo tre anni senza esami, non ci si può più iscrivere. Probabilmente, si tratta di una soluzione un pò radicale, ma da noi i fuori corso sono troppi e non sono penalizzati in alcun modo. E allora se meritocrazia deve essere, che meritocrazia sia per tutti. Perchè non premiamo gli studenti che si laureano in corso, penalizzando, con un aumento delle tasse universitarie, quelli che non fanno esami da anni? Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro.  Che ne pensate? 

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37 Commenti per “Alziamo le tasse universitarie degli studenti fuori corso!”


  1. 1 FedericaMM

    Secondo me potrebbe essere uno start decisivo per cambiare l’università;certo poi dici tasse dici guaio:i furbi pare abbiano trovato un terreno fertilissimo nelle Università(l’ evasione fiscale delle tasse scolastiche è frequentissima e sono convinta che per amicizia o per menefreghismo in tantissimi coprono “il segretuccio” del compagno di corso) e sicuramente i “bamboccioni”,(che sono veramente tantissimi)andrebbero su tutte le furie:protesterebbero presentando scuse impensabili o certificati medici falsificati.Potrebbe però rappresentare il trampolino di lancio di un’equa ed efficace riforma della scuola e contemporaneamente smuovere un pò le acque. L’assegnazione di borse di studio per merito(ad esempio numero di esami sostenuti o media annuale raggiunta) mi sembrerebbe efficacissima se non fosse che i cosiddetti”parcheggiati”resterebbero impuniti:la decisione del governo belga allora, mi sembra più che giusta e anche se radicale sono certa produrrà gli effetti desiderati.
    Per la situazione in cui si trova la nostra università, secondo me,un provvedimento del genere basterebbe appena per vedere la luce…

  2. 2 pepo154

    Io da studente in corso la giudico come una cosa inapplicabile nell’attuale sistema universitario.
    Se ci sono così tanti studenti fuori corso è perché varie cose non andranno come dovrebbero.
    Non penso che tutti gli studenti fuori corso abbiano scelto di esserlo. Senza contare le facoltà dove essere fuori corso è quasi la normalità (per la difficoltà intrinseca del sistema si sfora facilmente) ci sono altri problemi a volte come la burocrazia, i sistemi informatici che non funzionano, i relatori irreperibili per finire la tesi, le poche sessioni di laurea ma raddoppiate per i 3+2, studenti che per devono lavorare per forza per gli affitti troppo alti e ritardano con gli studi, studenti che effettivamente lavorano, ecc.
    Da studente lo vedo quindi come un altro provvedimento che, alla fin dei conti, va a svantaggio dello studente. Più che punire i fuori corso i premierei quelli in corso e meritevoli!

  3. 3 adele

    Condivido pienamente la sua idea Prof.!
    Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti,è vero.
    Ma,come lei insegna,ogni diritto ha un costo,
    e,dimostrare di “meritarselo”, è il prezzo più democratico possibile.

  4. 4 simo

    Prof ma non pensa sia sbagliato fare di tutta l’erba un fascio?
    Mi spiego: così come ci saranno studenti andati fuori corso per pigrizia o simili, non pensa che ci siano anche altri studenti finiti fuori corso per problemi vari, come quelli indicati da Pepo154, e che con una riforma del tipo di quella belga sarebbero proprio questi ultimi a rimetterci magggiormente?
    E poi sappiamo anche che in Italia siamo Maestri del “fatta la legge, trovato l’inganno” e che gestire un cambiamento di tale portata sarebbe assolutamente difficile dal momento che si proporrebbero 1000 scappatoie : è bello sognare, sperare e credere, però probabilmente bisogna anche essere realisti e provare a prevedere qualche conseguenza…
    allora mi chiedo: come uscirne?

  5. 5 MM

    caro pepo, certo che il principio va declinato, ma si sta parlando di alzare le tasse universitarie dei fuori corso cronici non di privarli del diritto allo studio…. e dopo tre anni senza dare esami non si possono dare le colpe al sistema…..

  6. 6 Niccolò

    Io credo che troppo spesso i ragazzi tendono ad addossare colpe al sistema; molte volte si tratta di semplice negligenza da parte di alcuni. altrimenti mi verrebbe da chiedermi una domanda: come fanno gli studenti c.d. “modello”, o comunque sia bravi, ad emergere e rimanere a galla?
    In coclusione ritengo che sia giusto trovare un criterio selettivo per snellire l’università. Questa non deve essere più vista come un parcheggio dove allungare la propria infanzia. Quindi sarebbe meglio che ragazzi non interessati allo studio (vedi i fuori corso da 3 anni) trovassero un’occupazione nella società senza cercare di essere ancora bambini…

  7. 7 unoqualsiasi

    Niccolò ha espresso in pieno il mio pensiero. Mai parole furono più giuste!

    Il problema però potrebbe essere anche un altro: quale governo rischierebbe di essere altamente inpopolare a seguito di una riforma del genere? Non dimentichiamo che in Italia la mediocrità è la norma, e che di solito la politica segue ciò che va di moda così da guadagnare consensi…

  8. 8 niccolo'

    …sono convito di una grande frase: ogni popolo ha i governanti che si merita!!!

  9. 9 Claudio Resentini

    Faccio notare che gli studenti fuori corso pagano già più tasse di quelli in corso semplicemente perchè si iscrivono per più anni e per ogni anno in più pagano tasse in più. Inoltre i fuori corso, in genere non frequentanti, devono fare già i conti con problemi come la “liceizzazione” dell’insegnamento universitario, il cambiamento dei programmi, l’obsolescenza degli esami e infine con il decadimento della qualifica di studente che non esiste solo in Belgio, ma anche in Italia, anche se qui gli anni sono 8.
    Michel, il lavoro non è un “problema”, ma è la condizione di vita di moltissime persone che non possono permettersi di studiare a tempo pieno.
    E lo dice uno che si è laureato col massimo dei voti, lavorando a tempo pieno e senza andare fuori corso.
    Però non siamo tutti uguali e se si vogliono innalzare i livelli di istruzione e di cultura bisogna consentire a tutti di accedere realmente allo studio, senza provvedimenti populisti (tanto a quelli ci pensa già la Gelmini) che individuano solo un capro espiatorio (in questo caso i “non meritevoli” fuori corso) ma non risolvono i problemi.

  10. 10 pepo154

    Fuori corso non è solo uno studente che sfora di 8 anni o di 3, fuori corso è lo studente che sfora di un anno. Questi ultimi sono la maggioranza.
    Sinceramente parlando io di studenti che sono fuori corso di anni su anni ne ho visti veramente pochi. Vedo però che in facoltà molto difficili (perché è innegabili che ci siano facoltà difficili e meno difficili) i fuori corso sono la maggioranza. Fuori corso di poco ma comunque fuori corso. Per loro motivi o per motivi legati alla disorganizzazione dell’università (ricordiamoci che in 10 anni ci sono state 3 grosse riforme universitarie, uno studente minimo ne ha beccata una). Quindi se si alzano le tasse per tutti i fuoricorso allora anche quelli che sforano di poco verranno colpiti. Se invece si parla di anni eccetera penso siano tutti d’accordo ma cosa cambierebbe? Quanti sono alla fine? Li hanno mai quantificati?
    Probabilmente nelle statistiche diminuiranno di meno i numeri sui fuoricorso (perché tanto la maggior parte sfora di poco) ma aumenteranno i numeri sull’abbandono dell’università e dopo qualche mese salterebbe fuori “In Italia troppi studenti abbandonano!”.
    E poi: perché tutti questi interventi che girano intorno ma non riformano effettivamente il sistema in meglio?

  11. 11 Claudio I.

    A esser sincero sono d’accordo anche io con il Prof., Niccolò e con chi altro ritiene che i fuori corso vadano penalizzati.
    A mio parere uno dei problemi del sistema universitario di oggi è che ci sono troppi ragazzi immeritevoli iscritti all’università. Mestieri meno “intellettuali” ma non per questo meno dignitosi quali falegname, agricoltore, vetraio, ecc. vengono abbandonati perchè sempre più ragazzi, che magari non sono mai stati ferrati con lo studio, decidono di prendersi quel famoso pezzo di carta che è la laurea. Ciò rientra sicuramente nei loro diritti ma dà anche luogo a conseguenze non trascurabili: sovraffollamento degli atenei, senza contare che sempre più genitori devono fare i conti con figli che, a loro modo, continuano a studiare senza però essere di alcun aiuto alla famiglia. Penalizzando i fuoricorso si darebbe un bel segnale a chi interpreta l’università come un parcheggio, come un mezzo attraverso il quale si possano rimandare le responsabilità che inevitabilmente arrivano con l’età adulta.

  12. 12 FedericaMM

    niccolo’
    10 Novembre 2008 alle 11:46 am”

    …sono convito di una grande frase: ogni popolo ha i governanti che si merita!!!
    STRAQUOTO!

  13. 13 MM

    anch’io concordo con niccolò e voglio tranquillizzare pepi, non vorrei inibire lo studio di un giovane che è fuori corso per un anno o due, vorrei disincentivare solo quelli che rimangono parcheggiati all’università, come avevo proposto qualche anno fa in un articolo che ripubblico in home per dare seguito a questo dibattito…

  14. 14 Riccardo Tordera Ricchi

    secondo me il vero problema è che oggi si pensa che senza laurea non si vada da nessuna parte: se questo è vero per i lavori intellettuali, il nostro paese manca di idraulici, elettricisti, operai, contadini, lavoratori manuali in genere. mestieri per i quali siamo costretti ad assumere stranieri (con tutti i problemi annessi e connessi come lo sfruttamento del lavoro nero, i permessi di soggiorno, le quote, la cittadinanza, l’intolleranza dilagante, la criminalità, l’impossibilità di estendere loro tutte le tutele ecc).
    questo filone di pensiereo veramente diffuso ha finito di affossare il sistema: facoltà indegne di esistere, pochi iscritti in alcune, troppi in altre, costi esorbitanti di segreterie fatiscenti ecc.

    perchè nessuno è in grado di avere l’onestà intellettuale di capire quale può essere la sua strada? dal rendimento scolastico in genere si capisce! non è certo colpa dei professori se si va male a scuola o all’università..

  15. 15 GC

    Premessa: premiare chi si laurea “in corso” è un’idea giusta, peccato non vi siano i fondi per poterla valorizzare come merita.

    Problema posto da MM: chi si iscrive fuori corso senza dare alcun esame è un “bamboccione” che non ha voglia di entrare nel mondo del lavoro e non è penalizzato.
    …caro MM, devo dedurre che Lei, in quanto professore, deve essere stato infastidito ad uno dei suoi esami da qualcuno di questi studenti fuoricorso, perchè vorrei farLe notare che:

    1- una persona fuoricorso non da’ esami perchè nel frattempo LAVORA o comunque mentre non studia STA FACENDO QUALCOS’ALTRO…difficilmente vive solo alle spalle della famiglia (questo vale almeno per l’ 85% delle famiglie italiane, che vivono con un reddito medio. Ma magari secondo Lei alla Sapienza vivono tutti di rendita…).

    2- una persona fuoricorso PAGA LE TASSE DI ISCRIZIONE ALL’UNIVERSITÀ e quindi da un introito all’Università senza migliorare la propria “posizione accademica”…di conseguenza È PENALIZZATO. Perchè non può mostrare di avere una laurea ad un eventuale colloquio e quindi non può migliorare il suo stipendio. Tutto questo nonostante paghi le tasse universitarie.

    3- davvero non mi è chiaro il legame che Lei sembra trovare tra i fuoricorso e l’assenza di meritocrazia nelle Università…che è evidentemente un problema legato ai DOCENTI, e non agli iscritti.

    4- il punto esclamativo alla fine del titolo di questo articolo pone l’articolo stesso nella categoria delle “uscite da bar”…sa quei discorsi pieni di convinzione ma privi di sostanza e senso? Si, lo sa.

  16. 16 francescodp

    caro gc, se il discorso del post è pieno di convinzione ma privo di sostanza e di senso, da bar, il suo modo di affrontare la questione non è da meno. Piuttosto banali anche le sue obiezioni.riguardo sopratutto al suo punto 2, sono un pò inconsistenti. sembra che qualcuno costringa questi ragazzi di trent’anni ad inscriversi all’università. il post dice”Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro”. è chiaro. qui non si vuole penalizzare chi ha dei problemi e non riesce a dedicarsi all’università per molteplici possibili ragioni. Se io lavorassi per mantenermi all’università, e spendessi i MIEI soldi per pagare le tasse universitarie, non lascerei sicuramente passare tre anni senza dare un esame. Anzi, avrei persino difficoltà a definirmi studente.
    L’aumento di tasse per coloro che non sostengono esami per tre anni di seguito, potrebbe finanziare ulteriori aiuti agli studenti che studiano e che per mantenersi dovrebbero togliere tempo all’università per dedicarsi al lavoro.
    qui si discute di idee e soluzioni, e se lei ne ha una è pregato di esporla..
    remiamo tutti nella stessa direzione, avremmo solo bisogno di sincronizzare i movimenti.

  17. 17 Roberta

    concordando con francescodp, in risposta ai punti affrontati da gp vorrei aggiungere qualcosa.

    la chiave di volta della questione sono a parer mio autocritica sacrificio e senso del dovere.
    esperienze interessi ed impegni extra universitari coinvolgono non solo i fuoricorso,ma anche studenti in corso.
    la differenza è spesso solo la capacità degli uni e non degli altri di riuscire ad assumersi doveri ralativamente alle proprie capacità per portarli a termine. impegno,serio, e sacrificio.

    il legame con la meritorcazia è inoltre chiaro:da qualche parte prima o poi va inserita la selezione.
    dalle elementari alle superiori,solo passaggi di palla. si arriva all’uni aspettando che selezioni il mondo del lavoro, dove poi esperienza insegna,tra i tanti criteri, raramnte compare la meritocrazia.

    senza contare poi che anche a livello di efficienza pratica delle strutture,il sovraffollamento IMPRODUTTIVO universitario compromette le situazioni di tutti.

    in merito poi all’ultimo punto in cui si definisce un discorso del genere come privo di senso e sostanza, da bar, penso sia vero. nella misura in cui continuino ad esserci soggetti che preferiscono solo obiettare sterilmente, piuttosto che rendersi proficuamente propositivi e coraggiosi nel cambiamento, discorsi del genere resteranno privi di concretezza.

  18. 18 anonima

    ho sempre letto con piacere questo blog, ma ultimamente si sta riempiendo di insulti inutili e senza senso, questo mi dispiace molto per il prof. che, a mio avviso, è tra i migliori docenti che ho avuto modo di incontrare nella mia carriera universitaria(ho già fatto l’esame quindi non è lecchinaggio)….ah dimenticavo io studio a Teramo e non mi sembra, come qualcuno ha affermato che il prof Martone dia più importanza agli studenti della Luiss. è sempre venuto a fare lezione, risponde alle meil, ti da consigli e invita anche noi a partecipare ad Itaka; forse siamo noi un pò più pigri.
    sul fatto di tassare gli studenti fuori corso sono pienamente d’accordo, molte persone sono iscritte all’università ma, la considerano solo un hobby, non lavorano e pensano solo a divertirsi.
    personalmente lavoro, non gravo sulle spalle dei miei genitori, che comunque sono sempre al mio fianco nel momento di più bisogno, andrò sicuramente fuori corso per varie motivazioni, ma non di 3 anni!!!per il lavoratori a Teramo esiste sia l’università serale (per scienze politiche) sia la qualifica di studente part-time, quindi non culliamoci su scuse inutili!

  19. 19 Anonimo

    Il ritardo con il quale noi giovani entriamo nel mercato del lavoro è una delle cause del dissesto del nostro sistema pensionistico!Non condivo la tesi di far pagare piu’ tasse agli studenti fuori-corso,anche perchè cio’ potrebbe portare solo delle distorsioni,ossia i “fanciulli-cresciuti” succhiando dalle finanze del babbo,cmq non li si responsabilizza,andando invece a penalizzare gli studenti lavoratori.A mio avviso,dovremmo adottare un sistema di questo tipo:fissare uno sbarramento,consistente nel conseguire necessariamente un certo n° di esami(per es. 5 su 9),per poter accedere all’anno successivo.In questo modo,chi non ha voglia di far nulla,correra’ il rischio di rimanere a lungo una matricola(e qui scatterebbe il metodo-belga:3 anni iscritto al 1°anno:fuori!senza scuse di alcun tipo,xke’5 esami in 3anni e’ qualcosa di fattibile ). Invece lo studente lavoratore,trarrebbe i suoi vantaggi,nel dover sostenere un n° contenuto di esami,riuscendo dunque a conciliare con il lavoro,la sua carriera universitaria,seppur piu’ lentamente,ma almeno si ridurrebbe i tempi del fuori corso.PS inoltre proporrei incentivi,incentivi,incentivi,incentivi,incentivi, x gli studenti lavoratori che sono elementi attivi dell’economia

  20. 20 PACO

    Io sono fortemente contrario a provvedimenti che alzino le tasse agli studenti universitari, specialmente per quelli fuori sede, su cui gravano anche altre spese (affitti che di anno in anno aumentano, se vogliamo dirla tutta). Inoltre, come ha già scritto qualcuno prima di me, non si diventa fuori corso perchè piace, anche se sicuramente i demeriti dello studente fuori corso ci sono; molto spesso, la colpa è anche di un sistema universitario obsoleto e quindi non in grado di stimolare gli studenti a studiare. Inoltre, dato che si parla di MERITOCRAZIA, gradirei che ci fosse ogni tanto un’autocritica da parte anche dei docenti: visto che si parla di altri Paesi, allora bisogna anche avere l’onestà di dire che nel resto d’Europa, ai docenti FANNULLONI E INCOMPETENTI (e, credetemi, nei nostri atenei ce ne sono A IOSA!) viene dato il “benservito” se la valutazione del loro operato (anche da parte degli studenti! Le schede di valutazione, queste sconosciute…) è NEGATIVA. In Italia, invece, il professore universitario è un INTOCCABILE, per non parlare delle baronie e delle consorterie che sono IL VERO CANCRO delle nostre università.

    In definitiva: SI AL MERITO, MA IN “AMBEDUE I SENSI”.

    Cordiali Saluti.

  21. 21 laura campajola

    Personalmente parlo da studentessa al primo anno fuori corso di informatica. Trovo questa idea decisamente poco intelligente perchè inattuabile in un sistema come quello italiano in cui i figli di gioiellieri riescono a prendere borse di studio per reddito troppo basso e i figli di operai in cassa integrazione sono costretti invece a pagare di tutto. Il motivo dei bamboccioni a mio avviso è addebitabile alla stragrande facilità di accesso della maggior parte dei corsi di laurea, nonchè della loro scarsissima utilità. Ripristiniamo piuttosto il test selettivo in TUTTE le università, riformando però tutto il sistema affinchè i concorsi non vengano vinti dai soliti raccomandati, e aboliamo tutte quei corsi di laurea scadenti che nulla hanno da offrire se non un becero specchio per le allodole per tutti coloro che non hanno nè attitudini nè interessi. Facciamo tornare le Università dei luoghi in cui studiare seriamente, “farsi il mazzo”, a fronte di percorsi formativi validi e performanti, che sappiano davvero dare un bagaglio culturale per affrontare con maturità il mondo del lavoro, senza sottomettersi più ad una realtà di precariato che si tenta banalmente di celare tramite le false speranze delle innumerevoli lauree in scienze delle merendine. Così, ne sono convinta, ci saranno studenti seri e meritevoli, interessati davvero ad avere una carriera ambiziosa, e non semplicemente a farsi chiamare dottorucolo.

  22. 22 Ferdinando

    Salve a tutti.
    Innanzitutto mi presento, sono uno studente fuori corso (e precisamente al 4° anno fuori corso) dopo 3 anni di iscrizioni fatte in quanto occupato in altro lavoro preferendo il pagamento delle tasse alla perdita di esami e alla conseguente rinuncia agli studi. Preciso che questo vuol dire 3 anni di tasse pagate usufruendo poco o niente del sistema universitario.
    Con questo preambolo non voglio ceerto giustificare il mio ritardo negli studi, in quanto è stata una mia carenza di volontà ad avermi portato a preferire il cosiddetto “mondo del lavoro”, ma voglio portare avanti un ragionamento che credo sia giusto fare con chi crede che lo studente sia l’unico NEO del sistema universitario (o, più precisamente, l’unico soggetto che non fa il proprio dovere nell’ambito del sistema).
    Ci tengo a dire che mi trovo pienamente d’accordo con i post di PACO e LAURA e non perchè l’attuazione di un procedimento del genere colpirebbe proprio quelli nella mia situazione, ma per via dell’esperienza che ho collezionato negli ultimi anni della mia vita. Cercherò di raccontarvela in “breve”…
    Da circa un anno, ho deciso di rientrare all’università in modo costante e di partecipare in maniera “attiva” alla vita di facoltà.
    In questo periodo, una buona parte di noi studenti si è impegnato nella lotta contro la riforma Gelmini e contro l’istituzione della “fondazione universitaria” per paura di un eventuale innalzamento delle tasse e/o di altri motivi che reputo inutile ripetere in questa sede dopo tutto quello che si è visto a livello nazionale.
    Ragionando ora sul motivo che ha visto, in questa lotta, molti professori dalla “nostra” parte, mi viene da pensare che forse il fatto che l’università vada in mano a un “privato”, da un lato porta alla privatizzazione di un “diritto umano” (che è il diritto allo studio) ma dall’altra, impedirebbe a docenti che NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE COME DOVREBBERO, e che costituiscono UN ALTRO anello della catena che non funziona sempre come dovrebbe, di occupare cattedre senza meritarlo.
    Troppi professori, così come troppi studenti, non fanno il proprio dovere all’interno del sistema quindi, se aumentare le tasse ai fuori corso per portarli ad essere più “vogliosi di cultura” (e credetemi, sarei anche disposto a pagare di più in cambio di un sistema che funzioni come si deve), proviamo anche a diminuire gli stipendi dei docenti che non svolgono come si deve il proprio lavoro.
    Nella mia esperienza universitaria (frequento il corso di laurea in INFORMATICA) mi sono capitati svariati episodi, dall’intera aula di 50 persone che non supera un appello (e non penso che questo sia esclusivamente colpa degli studenti) al docente che, di risposta ad una mail che chiedeva un “parere” riguardo la soluzione di un esercizio, invia queste esatte parole “NON FACCIO TUTORATO VIA WEB, CI SONO LE ESERCITAZIONI IN AULA PER QUESTO”. Mi sono chiesto “ma se non sono corsista, come faccio?”; essendo un fuori corso non posso certo seguire i corsi di tutti gli esami che intendo sostenere, altrimenti tra le varie sovrapposizioni impiegherei altri 3 anni a concludere…
    Non sono gli unici esempi che potrei fare ma ritengo inutile prolungare oltre il dovuto, solo per far capire un concetto che dovrebbe essere ovvio a tutti, e cioè che ognuno ha le sue colpe e, puntualmente, le scarica su altri… QUESTA E’ L’ITALIA!!!

    Ah, mi era sfuggita una piccolezza…
    Vorrei fare presente due cose:
    1- I casi da me citati riguardano un corso di laurea e un ambito culturale (l’informatica) per il quale la comunicazione tramite web è uno dei “pilastri fondamentali”, uno dei motivi di esistenza (è un pò come se a giurisprudenza non fosse ammesso l’uso del codice civile o, a lingue, l’uso dei dizionari);
    2 - Nella home page del docente di cui al secondo esempio, non è specificato neppure l’ORARIO DI RICEVIMENTO per gli studenti che vogliono incontrarsi con lui per avere la “dovuta assistenza”.

    Giudicate voi e scusate se è poco…

  23. 23 Chiara

    Io ho dovuto spostare la laurea da marzo a giugno, e conseguentemente andare fuori corso, a causa di un errore burocratico della segreteria.

    Non dico altro.

  24. 24 Daniela

    ho 26 anni e sono fuori corso da 5 anni. Non sono affatto una studentessa immeritevole, visto che ho la media del 29, ma sono una studentessa molto molto povera, che per vivere ha bisogno di lavorare, e lo fà da quando ha 17 anni e si è goduta ben poco della spensieratezza degli anni universitari. Onore e merito a chi si è laureato in corso, ma altrettanto a chi si è fatto un mazzo così per riuscire a campare senza rinunciare allo studio. Sono fiera di quello che faccio e le pagherò a testa alta le 330 euro inflittemi per essere “colpevolmente” bisognosa di lavorare. A tutti i figli di papà che hanno bisogno di sentirsi dire “bravo per avere finito l’università in 3 anni!!”, aggiungo: siete voi coloro che mancano di merito! E’ facile studiare quando papà paga e la mamma pulisce. VERGOGNATEVI!

  25. 25 Valerio

    Ecco, questo è sbagliato, Daniela. Si.
    E’ sbagliato perchè nessuno ti ha attaccata, nessuno si è eretto a detentore della verità e non c’è nulla di cui vergognarsi se si hanno i mezzi, come non c’è da vergognarsi nel procurarseli col sudore e arrivare, ma fuoricorso.
    Non s’è detto di tassare TUTTI e INDISTINTAMENTE, anzi, mi pare che il professore abbia disposto misure cautelative per i lavoratori e gli invalidi.
    Non è immeritevole finire l’università in 3 anni se si hanno i mezzi, è, anzi, doveroso.
    Finire in tempo dovrebbe essere la mira di ciascuno.
    Riuscirci poi è un altra storia, ma non si sarà aditi in nessun tribunale per inadempienza di studi.
    Si tratta solo di fare distinzioni.
    Che paghino i nullafacenti.
    Tu fai, non ti sentire attaccata.
    Excusatio non petita accusatio manifesta.

    Per il resto, il discorso è lo stesso sulla facoltà di libera uscita in malattia per 1(una) ora al giorno, disposta da Brunetta. A mali estremi…

  26. 26 Daniela

    ciao valerio, scrivevo in risposta ad alcuni post che parlano di “punizioni” per i fuori corso, in cui è fatta di tutta l’erba un fascio, senza distinzioni tra lavoratori e nullafacenti. In effetti è quello che è accaduto nella vita reale, visto che mi ritroverò presto a pagare la stessa rata di un nullafacente al 5° fuoricorso. Se da qualcuno mi sento attaccata, nn è certo da qualche utente di uno spazio web, bensì dal governo che mi ha paragonato ad una nullafacente, e mi ha addebitato la PUNIZIONE di 300 e passa euro. il “vergonatevi” era riferito ai geni che hanno fatto la manovra politica, nn certo a chi si è potuto permettere di studiare senza lavorare.

  27. 27 me myself & I

    Io sposterei la soluzione non tanto a monte ma a valle. Sicuramente laurearsi in corso e con voti alti è importante, ma non è sempre indice di qualità nello studio e preparazione. Noto che molto spesso vince la furbizia sulla bravura, soprattutto agli orali. Ad es il prof che ti ha visto per 3 mesi di fronte a lui e che magari ha pure risposto alle tue domande(giusto per farsi vedere interessata/o, non per altro, mentre agli altri cascano…i libri a sentire i quesiti che ti creano una scissione interiore) sicuramente si ricorderà di te agli esami(dove, per non interrompere la media, si reitera il voto precedente). Un bel modo di imparare già all’uni come va il mondo!!!
    Beninteso che il discorso non vale per chi pone domande utili e costruttive, lì è solo di aiuto ed esempio a chi ascolta.
    Quindi appoggerei in pieno l’abolizione del titolo legale, da molto tempo paventata, ma che nessuno si è mai azzardato a realizzare. Sono sicura che in una assunzione aperta a molti, di fronte ad un elaborato scritto, senza nomi, non si considererebbero i 5 6 o 7 anni di studio, ma si richiederebbe solo la dimostrazione del fatto che si sa svolgere quella determinata maansione o meno. Ecco che, forse, di fronte ad un risultato obiettivo, molti problemi che sorgono in merito alla durata degli studi si annullerebbero perchè gli sforzi e i costi sopportati sarebbero premiati.

  28. 28 Verità Assoluta

    il problema è un altro…. basta con le cazzate!!studenti fuori corso… studenti in regola!!!il problema è che le università italiane offrono servizi scadenti…..a prescindere dalla congestione del numero di studenti…. quindi…. la qualità si può avere solo se si mette mano ai portafogli!!stato basta con i tagli e finanzia la scuola e le università come tutti i paesi normali!!esempi Svezia Francia..Spagna li ti danno anche le penne e i quaderni….ma stiamo scherzando..
    non capisco ancora come l’italia è tra i paesi del G8…la scuola in italia è da terzo mondo!!!!

  29. 29 anonimo

    Vorrei capire perche tutto questo accanimento contro i fuori corso.
    Mi dovreste spiegare in che modo uno studente fuori corso , che non frequenta le lezioni, od i laboratori , rappresenti un danno od un aggravio economico della azienda- università. Questi “bamboccioni”- sarannocazzi loro- si limitano a pagare le vostre tasse senza fruire di quasi niente in cambio, a parte le vostre contumelie. Se mi spiegate come si estrinsechi questa influenza “perniciosa” del fuori corso, sono disposto a ricredermi, se no , andate….

  30. 30 Federica

    Sono una ragazza di 30 anni iscitta alla facoltà di medicina veterinaria e ovviamente fuoricorso.. Non sono mai rimasta a grattarmi la pacia ne ho mai preso sottogamba il mio impegno universitario ma nella vita non tutti hanno la fortuna di essere figli di papà mantenuti e coccolati in tutto e per tutto. Io personalmente ho sempre dovuto dare una mano in azienda e per giunta 3 anni fa è morto mio fratello in un incidente stradale e da allora ho dovuto prendere il suo posto come amministratore in azienda.. Tempo per studiare? Quasi zero! Devo essere punita perchè la vita con me e stata crudele? merito di pagare più tasse di chi ha avuto la possibilità di stare a casa con mamma che gli infilava persino la seggiola sotto il sedere? Io penso che esistono fuori corso e fuori corso e che non si possa fare di tutta l’erba un fascio.

  31. 31 Roby

    ABOMINEVOLE!!!
    E’come dire a chi non può pagare un affitto: aumentiamogli l’affitto!!! E come dire a chi rispetta la legge: se sbagli per te le pene sono doppie anzi triple. Dove è l’equità di trattamento e la solidarietà? Non è possibile poi fare di tutta l’erba un fascio,
    Roby

  32. 32 daniela

    Prof.Martone l’universita’ italiana non funziona benissimo se in una facolta’ di legge non si riesce ad insegnare un metodo:come “studiare” diritto,
    se in una universita’ di legge non esistono docenti capaci di dire” prima che costringervi a memorizzare il 163 del c.p.c.,IO vi porto in tribunale,… la motivazione che il giudice da’ della sentenza x, ve la faccio capire attraverso un confronto diretto con un giudice…e ovviamente potrei continuare all’infinito”!

    Ho una controproposta:
    facciamo che ad essere tassato sia anche ogni singolo docente in relazione alla propia disciplina ovviamente, per tutti gli studenti persi cammin facendo..!Parametri da dottare per vagliare la legittimita’ della sanzione?
    -Assenteismo
    -Incapacita’ didattica
    Credo che la messa in discussione debba essere decisamente anche dei docenti!
    L’universita’ e’ un luogo in cui ci si forma..o dovrebbe essere tale…!Non si nasce adulti ci si diventa!
    Mi piacerebbe sapere cosa pensa sul punto!
    P.s.=sicuramente appaio molto dura atraverso quanto scritto, ma le parole da Lei utilizzate,Le dico molto sinceramente,mortificano tutti i miei sforzi e sacrifici…!
    E non e’ mica vero che se sei sensibile sei un bamboccione!

  33. 33 LAURA

    Credo che a parlare siamo tutti buoni… io parlo da ex studente fuori corso. E mi permetto di dire che la situazione non è stata affatto semplice per me e per tutti quelli del corso. Ho beccato la riforma dell’università entrata in vigore nell’anno 2001… e fare ben 27 esami di biologia in 3 anni con tanto di tirocinio di 3 mesi e tesi..beh.. avrei sfidato chiunque a dimostrare di essere stato capace.. Visto che a 2 anni dalla fine del corso si laureava una unica studentessa… saranno stati tutti nullafacenti? Io in primis dico di no . Dico che c’erano gravi carenze organizzative di lezioni esami e difficoltà anche di tipo psicologico perchè andare fuori corso con mezzi esami vorrei vedere chi è che non andrebbe nel panico! Anche i prof non è che si sono trovati meglio..non sapendo come organizzare corsi..con libri e programmi variati molto poco dai vecchi corsi quinquennali! Per il primo anno del mio corso di studi in biologia erano previsti 11 esami (e che esami…da 11 crediti..con quali libri poi!). Fin dal liceo ero una studentessa modello.. e mi reputo molto competente nelle materie…Una cosa ho imparato: è facile parlare e giudicare!

  34. 34 LAURA

    Ah…dimenticavo di dire una cosa: non tutto si risolve con i soldi… E vorrei anche dire una cosa: come mai le cattedre passano di barone in figlio di barone? Nella mia università è tutta una famiglia! Come mai…solo i figli d’arte meritano? Ma… meglio ridere.. :D

  35. 35 Francesco

    Premetto di essere uno studente universitario fuoricorso da vari anni,non vi dico la vergogna ed il senso di inettitudine e disistima che mi assalgono quando i geniali universitari mi considerano una schiappa.Spero che quella di Martone sia solo una provocazione, già l’università ed i costi annessi e connessi sono alquanto elevati soprattutto se sì è fuorisede e non si usufruisce di alcuna agevolazione da parte dell’EDISU (come borse di studio, mense gratuite e varie altre forme di bonus). Non si può punire pecuniariamente chi per diversi fattori è rimasto indietro.
    Piuttosto, cerchiamo di incorraggiarli e creare delle opportunità future in grado di creare certezze occupazionali.
    Tassiamo le banche ladre e gli evasori totali, quelli sì.
    Francesco.

  36. 36 Francesco

    Io nello specifico sono stato anche masochista e disastroso a livello economico, perchè ho sempre pagato interamente le rate universitarie, quindi non è vero, come si è detto, che si rimane parcheggiati all’uni perchè tanto non si pagano le rate universitarie.
    Bisognerebbe, invece, insegnare delle metodologie(di cui io sono il primo ad essere privo) efficaci nell’assimilare determinate discipline, materie ed insegnamenti.
    Infatti, alle volte determinati esami richiedono preparazioni troppo estese e ciò ovviamente assorbe notevole lassi temporali, determinando una dilatazione delle tempistiche previste.
    In sintesi, andare fuoricorso è semplicissimo.Ti è andata male una prova d’esame per mille fattori: mancanza di studio, sottovalutazione, giornata storta etc.Non saranno delle giustificazioni, ma tu la dovrai risostenere la prova e allora sottrarrai tempo ed energie per gli altri esami successivi previsti e tutto ciò prosegue a cascati.
    Io beninteso non voglio legittimare il fuori corso, anche a me sarebbe piaciuto non finire gravosamente fuoricorso e non lo auguro a nessuno.
    Sarò anche indulgente e troppo tollerante verso me stesso, ma mi irrita chi demonizza disprezza i fuoricorso come schiappe inconcludenti. Ognuno ha la sua storia ed i propri trascorsi personali; l’importante è sosteneri chi è indietro e non colpevolizzarlo e criminalizzarlo.
    Saluti.

  37. 37 ciccio

    bè che dire ragazzi….sono Buzz Light Year e vengo in pace

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