Sono già passati sette anni dall’attentato alle torri gemelle, ma l’incubo di quella giornata è ancora incredibilmente vivo nella mente di tutti gli americani. Condiziona le loro posizioni e le loro azioni perchè, come emerge dalla lettura dei giornali e dalle dichiarazioni di Barack Obama e John Mc Cain, qui tutti si sentono ancora sotto la terribile minaccia del terrorismo. Ma per noi, da questa parte dell’oceano, che cosa rappresenta?
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Alla ricerca del cambiamento
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
Materiali alternativi, contenuti multimediali e altri spunti alla ricerca del cambiamento.
Chiunque è benvenuto per portare idee e stimolare la riflessione!
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Nonostante la somiglianza, a volte l’uguaglianza tra le culture ecco forse la differenza tra europei e americani. Hanno quel grandissimo, forte, indissolubile senso di appartenenza, unità di tutto il popolo.
La capacità di concretizzare in azioni decise il sentire più intimo del proprio popolo. Si sentono nazione ed è bellissimo che oltre 450 milioni di persone si riuniscano in una lacrima per una tragedia che è ben più della semplice morte 3000 innocenti, che rappresenta l’offesa e il vilipendio massimo per centinaia di anni di conquiste, di lotte, di morti per quel principio basilare che si chiama: Libertà.
Gli americani sono una nazione, l’europa in costruzione lo scheletro politico, di un’organismo burocraticamente meccanico privo di sostanza. Dovremmo essere avanti sotto questo punto di vista ma a quanto pare il “vecchio continente” non ha ancora trovato la sua identità forse perchè non l’ha mai cercata!
Pensare all’ 11 settembre mi fa prendere coscienza di una cosa, nessuno è indistruttibile. Il colosso americano messo in ginocchio nel giro poche ore, e a distanza di 7 anni fa ancora fatica a rimettersi in piedi. Prima o poi, mi chiedo, se toccherà anche a noi. E’ una sensazione di angoscia che riaffiora ogni anno,Pensare all’11 settembre mi fa sentire infinitamente piccola.
L’11 settembre è stata una tragedia, il suo peso non è solo nell’altissimo numero di vittime, è anche nel modo vigliacco con cui è stato sferrato quell’attacco. Come l’11 settembre ci sono state altre azioni altrettanto vigliacche come l’attentano nella metropolitana di Londra, e last but not least l’11 marzo dei treni di Madrid. La gravità di questi gesti deve farci pensare che non sono un fenomeno solo americano, sono una ferita nel cuore di tutte le società, sono un insulto ai diritti umani di tutto il mondo. Più penso a questi fenomeni e a tutti gli attentati nel mercati di tante città in giro per il mondo, più mi sento ferita e mi domando come si possa scegliere un modo così vigliacco di par pagare chi davvero non centra niente.
La prima volta che l’America si è sentita minacciata proprio nel suo cuore; ma anche un attacco all’Occidente. I giornali titolavano: «Attacco all’America e alla civiltà» (Corriere della Sera), «Un giorno che cambia il mondo»(l’Unità), «L’Occidente colpito al cuore» (La Repubblica), e tutti ci sentivamo un po’ americani. Grazie Prof per aver ricordato anche qui quella paura che ha caratterizzato un secolo e una generazione.
A sette anni dall’attacco ancora si parla dello spirito americano, del nazionalismo, del senso di appartanenza ad una nazione, ad uno stato, ad una bandiera. Il popolo unito che piange i suoi morti.
Quanti morti ancora non si possono piangere, quante famiglie sono ancora prive di una tomba o una lapide per i loro cari.
Ci indignamo, giusetamente, per i 3000 morti nelle Torri. Ma perchè nessuno prega per le vittime di Hiroshima (centinaia di migliaia), per mano americana? Perchè l’europa è uno scheletro, dinanzi al colosso americano? Questa sudditanza, questa carenza di razionalità non è forse una mancanza di rispetto verso tutti quei morti che non hanno avuto il loro momento di visibilità mediatica. Solo perchè non c’era la CNN non vuol dire che il loro senso di libertà, il loro patriottismo sia sminuibile. E le lacrime di una famiglia israeliana o palestinese, curda o croata, irachena o afgana, sono meno importanti di quelle di 450 milioni di sconosciuti? Se la mia libertà inizia quando finisce la tua, che libertà è!?!