Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
Articoli dell'autore MMPagina 3 di 8
3 ottobre 2011 - La recente manovra anticrisi sancisce, per molti aspetti, un vero e proprio ritorno al passato in ordine alla tanto conclamata autonomia delle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, portando a compimento un processo che, a ben vedere, ha già avuto diverse tappe.
Costola delle Casse previdenziali di cui al d. lgs. n. 504 del 1994, esse sono sorte, a seguito delle manovre di risanamento imposte dalla Ue nei primi anni ‘90, a partire dal riconoscimento della loro matrice privatistica, alla quale facevano da corollario l’esclusione da finanziamenti pubblici diretti o indiretti ed il parallelo riconoscimento di una autonomia gestionale, organizzativa e contabile.
![]()
Di seguito l’articolo in memoria di Marco Biagi pubblicato sull’ultimo numero di “Formiche”
“Le multinazionali o comunque le imprese che competono con concorrenti di tutto il mondo devono reagire alle sfide anche superando vincoli imposti da regole locali. La conferma di questa tendenza viene ancora una volta dalla Germania. Se si tiene conto del fatto che in Germania almeno sulla carta non dovrebbe esistere contrattazione aziendale, si comprende facilmente come la necessità di trovare un’intesa imponga di travolgere ogni regola formale”.
Non sono parole di oggi, ma di nove anni fa, quando Marco Biagi dalla pagine del “Sole 24 ore” già avvertiva che se non avessimo seguito l’esempio tedesco, “si sarebbe manifestata in tutta la sua spettacolarità la fragilità di un sistema costruito sull’unità di azione delle tre maggiori confederazioni” e quindi incapace di regolare quella concorrenza tra sindacati che gia` si stava manifestando in tutta la sua drammaticità.
La questione del sostegno finanziario alle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, di cui si avverte la profonda esigenza, specie in questo particolare momento di crisi, si interseca inevitabilmente con la questione della solidarietà in materia previdenziale. In un primo tempo, il principio di solidarietà si è tradotto nell’affermazione di meccanismi di finanziamento a ripartizione, in base ai quali il trattamento pensionistico degli aventi diritto veniva integralmente sopportato dalla forza lavoro in attività. Senonché, il progressivo invecchiamento medio della popolazione, il proliferare di fenomeni di prepensionamento e soprattutto il metodo di calcolo retributivo, caratterizzato dalla parametrazione del trattamento pensionistico alle ultime retribuzioni percepite dall’avente diritto, hanno ineluttabilmente condotto al collasso del sistema previdenziale, divenuto insostenibile dal punto di vista finanziario.
Alla fine di settembre del 2010, per cercare di assicurare la tenuta dell’accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano del 15 giugno 2010 ed evitare che la più grande impresa automobilistica italiana cedesse alla tentazione di uscire dal sistema confederale, le organizzazioni sindacali di categoria, ad eccezione della FIOM, hanno legittimato in sede di contrattazione nazionale l’efficacia derogatoria dell’opting out. Hanno, in particolare, sottoscritto l’art. 4 bis che, modificando il contratto collettivo dei metalmeccanici del 2009, anch’esso privo della firma della Cgil, ha disciplinato le modalità di attuazione dell’art. 16 dell’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009.
Per tornare ad avere una rappresentanza sindacale aziendale nello stabilimento di Pomigliano, senza dover sottoscrivere gli accordi raggiunti dalla Fiat con tutti gli altri sindacati, la Fiom ha scelto di percorrere ancora una volta la via giudiziaria. Ha cioè promosso ricorso direttamente nei confronti delle aziende del gruppo Fiat al fine di obbligarle a rientrare nel sistema di regole sancito dagli accordi del 1993. Più nello specifico, la Fiom ha chiesto ai giudici di accertare ex art. 414 c.p.c: la violazione della disciplina del trasferimento di azienda di cui all’art. 2112 c.c. e conseguentemente di dichiarare l’illegittimità e nullità degli accordi Fiat s.p.a. e oo.ss. del 29 dicembre 2010 e Fabbrica Italia Pomigliano S.p.a. e ooss. del 17 febbraio 2011 nella parte in cui prevedono la costituzione di nuovi rapporti di lavoro tra i dipendenti della Fiat group s.p.a. e la società Fabbrica Italia Pomigliano S.p.a.; ordinare di dare applicazione nello stabilimento di Pomigliano a tutti i contratti e accordi collettivi applicati in epoca precedente al trasferimento di azienda; e quindi dichiarare il diritto della Fiom Cgil di usufruire nello stabilimento di Pomigliano delle prerogative e dei diritti previsti dalle leggi, dagli accordi interconfederali e da altri contratti di categoria.
Pubblico di seguito l’intervento al convegno organizzato dalla Uil Nazionale, dalla Uilcom e dalla Luiss Guido Carli, intitolato “Il racconto del lavoro nel lavoro che cambia”, tenutosi il 27 gennaio 2011.
Non siamo noi che dobbiamo andare alla ricerca della globalizzazione perché, come ha dimostrato anche la vicenda Fiat, è la globalizzazione che viene a cercare noi. Non si tratta, quindi, di discutere se la globalizzazione sia buona o cattiva o di chiederci se e come proiettare il nostro paese sui mercati internazionali. Perché la globalizzazione è ovunque. E’ diventata un elemento ineliminabile delle nostre vite. Possiamo riconoscerla o meno, ma di certo non possiamo sfuggirle. E per questo, almeno secondo me, è meglio affrontarla.
Ciò posto vorrei subito dire che il titolo del convegno è assolutamente riuscito. Ci dà alcuni spunti importanti per valutare la vicenda di Mirafiori che a sua volta ci offre importanti spunti per riflettere sul rapporto che intercorre tra il Lavoro e i Media.
Un bambino domanda al padre: “Papà, che cos’è la politica?”
Il papà ci pensa un po’ su e poi gli dice “Guarda, te lo spiego con un esempio:
Io porto i soldi a casa, per cui sono il Capitalismo,
Tua madre gestisce il denaro, quindi è il Governo,
Il nonno controlla che tutto sia regolare, per cui è il Sindacato,
La nostra cameriera è la Classe operaia,
Noi tutti ci preoccupiamo solo che tu stia bene. Perciò tu sei il Popolo.
E il tuo fratellino, che porta ancora i pannolini, è il Futuro.
Hai capito figlio mio?”
Il piccolo ci pensa su e dice a suo padre che vuole dormirci sopra una notte.
di sabato 20 agosto 2011
La crisi di questi giorni e la fredda accoglienza riservata dai mercati finanziari ai provvedimenti preannunciati dai leader del mondo occidentale, stanno rendendo evidente a tutti che, quando le economie non crescono, i debiti pubblici inghiottono gli stati e con essi i diritti dei cittadini. Prese in ostaggio dalla speculazione internazionale a causa dei troppi debiti contratti nel corso degli ultimi decenni da politici alla ricerca di facili consensi, le democrazie occidentali non ce la fanno più. Non hanno più risorse per contrastare la crisi del debito. Anche perchè quelle che c’erano sono state utilizzate per salvare dalla crisi del 2008 quel sistema finanziario che ora sta speculando contro i debiti pubblici.
di mercoledì 7 settembre 2011
Ci sono alcune cose difficili da capire della polemica che in questi giorni sta riguardando l’ormai famoso art. 8 della manovra, quello che consentirebbe di derogare all’ancor più famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Siamo nel mezzo di una tempesta finanziaria che, ad ogni rialzo degli spread, brucia miliardi di euro e impone l’adozione di misure sempre più dure che o riducono i diritti dei cittadini o aumentano il prelievo fiscale. La Banca d’Italia e la Bce hanno a più riprese sottolineato l’urgenza di riforme strutturali che aumentino la produttività del sistema economico italiano, perché senza crescita i conti non tornano. Con la famosa lettera, Trichet e Draghi si sono spinti anche più avanti, precisando che è necessario rendere più flessibile il rapporto di lavoro stabile e proteggere nel mercato i lavoratori precari.
Pubblicato su “Colloqui Giuridici sul Lavoro” n. 1 del 2011
La categoria civilistica dell’abuso del diritto è già stata ampiamente dibattuta da dottrina e giurisprudenza, per cui evito di dilungarmi troppo sulla sua analisi e sulle sue dinamiche.
Mi limito solamente a segnalare che il proliferare di occasioni di abuso è fisiologico in un sistema, normativo, dottrinale e giurisprudenziale, naturalmente proteso alla tutela dei diritti del lavoratore.
Pensavamo che la guerra in Libia non fosse stata fatta per gli interessi economici francesi a scapito di quelli italiani, ma che fosse invece semplicemente una guerra che dovevamo fare in nome della libertà, della democrazia e dei diritti di tutti. In altri termini pensavamo che la rivoluzione Araba preludesse ad una nuova primavera democratica. Ed invece le torture sul corpo di Gheddafi ancora vivo e lo scempio che ne è stato fatto da morto, mostrano una primavera appassita dalla ferocia che assomiglia piuttosto all’inverno della ragione. Soprattutto se ci si ricorda che dai tempi dell’Iliade ad oggi, il rispetto del corpo dei morti è sempre servito a misurare il livello di civiltà delle culture.
Ieri il mondo dello sport ha perso un grande campione, in pista ma soprattutto nella vita.
Ne è testimonianza il silenzio assordante che, poche ore dopo la scomparsa, ha avvolto tutti gli stadi italiani prima del fischio d’inizio.
L’amico della porta accanto, sfegatato tifoso del Milan, che se ne andato lasciando il posto ad un grande vuoto. Mai più le gare del Mugello saranno le stesse senza uno dei suoi padroni di casa.
Addio Supersic, campione di un’Italia che vorremmo e che non c’è più.
In corso di pubblicazione su “Colloqui Giuridici sul Lavoro”
La tematica dell’aliunde perceptum e percipiendum investe questioni ad un tempo sostanziali e processuali, rispettivamente riguardanti la natura di norma speciale dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e, d’altro canto, l’equa distribuzione del peso probatorio tra le parti, costituzionalmente necessaria per evitare che, su una di esse, gravi una probatio veramente diabolica. La dimensione sostanziale del problema muove dalla specialità dell’art. 18 rispetto alla disciplina civilistica, motivata da quelle finalità protettive del lavoratore in nome delle quali il legislatore ha presunto l’esistenza di un danno legato dapprima alla perdita del posto di lavoro e, in un secondo tempo, alla mancata tempestiva reintegrazione.
This system we live and exist in has by now become ill to a degree with a sort of generational selfishness. It’s a system in which our father’s privileges are being funded by their children’s future, over whose head is hanging above all the enormous weight of our third world’s debt.
The origins of this self-interest can be traced in our society to a very long way back and are subject to constant renewal, as was demonstrated in fact by the protocol sanctioned last year by the government and trade unions. It’s no doubt a protocol which cannot possibly be met favourably and this for a number of reasons. On top of all is the government’s alteration of the infamous age-step which was in theory supposed to pension off about 150.000 workers not in the mood to wait until 60. This is no doubt a choice reflecting the nature of this selfish, unjust and anti-historical situation. Its selfishness derives from the decision to send fathers into pension at 58 whereas in future their children will have to wait until they reach 70.

Spaventata dalla vicenda Greca la Spagna si è mossa in anticipo e per proteggersi dalla speculazione finanziaria ha già varato un drastico pacchetto di riforme. Si tratta di un rospo difficile da digerire, soprattutto per chi vive del proprio lavoro.
Il governo ha infatti annunciato che ridurrà gli stipendi, e metterà mano alla riforma delle pensioni. Vediamo nel dettaglio cosa prevedono le misure di austerity introdotte da Zapatero e che formano una manovra da 15 miliardi per gli anni 2010-2011 che si aggiunge alla manovra già precedentemente prevista e che ammonta a 50 miliardi.
I sacrifici sono per tutti e toccano tutti i settori dello stato sociale. Gli stipendi dei dipendenti pubblici saranno decurtati di 5 punti percentuali e congelati per il 2011, questo dovrebbe portare un taglio di circa 4 miliardi di euro. In Spagna però anche i membri del governo danno l’esempio e decurtano il loro stipendio di un 15%, e lo stesso potrebbe toccare ai parlamentari. Sarebbe bello che lo stesso accadesse con i costi eccessivi e spropositati di tanta parte della politica italiana.

A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.
Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.
I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38 i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.
Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.
Oggi all’Auditorium si celebra la nascita di una nuova grande organizzazione rappresentativa delle piccole e medie imprese artigiane a commerciali.
Superando gli steccati ideologici, che non hanno più senso nell’economia globale, le cinque confederazioni, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani, hanno deciso di federarsi per dare una voce unitaria a quelle piccole e medie imprese che fanno la grandezza del nostro sistema economico. Certo non si tratta di una organizzazione unitaria ma, di sicuro, è un primo importante passo.
Rete Imprese Italia vanterà il 60% della forza lavoro italiana con più di due milioni di imprese iscritte, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli sarà il primo vertice della federazione.
Insomma una semplificazione importante per dare forza al nostro sistema economico. Speriamo che funzioni.
Dillinger compie 1 anno e cambia pelle. Grazie a tutti voi, questi i risultati di soli 12 mesi:
- 412.998 visitatori
- 1.258.122 pagine visitate
- 1.600 autori che hanno pubblicato almeno un articolo
- 2356 articoli, ordinati per argomento e generazionalmente rilevanti
- 12.952 commenti che hanno scatenato dibattiti
- 50 video
Un importante tesoro di materiali digitali accomunati dal desiderio di cambiamento e dalla voglia di una Politica con la “P” maiuscola. Per valorizzarli abbiamo scelto una nuova grafica e costruito una piattaforma più potente e funzionale.
E dopo tutto questo lavoro, ci siamo resi conto che siamo diventati il primo think tank veramente libero e indipendente della politica italiana.
Negli anni 90 si diceva che gli Stati si erano troppo indebitati per pagare i welfare nazionali dando ai popoli diritti che non si potevano permettere.
Così, a partire dagli anni 90, è nata la moda delle privatizzazioni e gli Stati per ridurre i debiti hanno venduto le autostrade, le reti telefoniche, le reti energetiche, i fast food, gli autogrill, le società chimiche e tanto altro. La giustificazione sembrava nobile, l’impoverimento era evidente.
Poi è arrivata la crisi del 2008, si è scoperto che le banche avevano fatto investimenti troppo rischiosi, che la finanza si era garantita rendimenti completamente ingiustificati, che il mondo era sull’orlo del baratro. E così gli Stati, che negli anni 90 avevano liberalizzato vendendo i beni reali, sono corsi in soccorso delle banche, hanno comprato i titoli tossici dei finanzieri e sono tornati ad indebitarsi, non più per pagare i diritti dei cittadini, ma per salvare i loro conti correnti messi a rischio da operazioni finanziarie spesso truffaldine.
Le banche sono state salvate ma ora la speculazione internazionale, che ha continuato ad arricchirsi, è tornata ad aggredire gli Stati, cominciando dalla Grecia, per costringerli a ridurre ulteriormente i diritti dei cittadini.
Ora, è probabilmente vero che i greci hanno truccato i bilanci dello stato per entrare nell’Unione Europea e che probabilmente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, ma è altrettanto vero che, se è giustificabile che lo Stato si indebiti per realizzare i diritti dei cittadini, è sicuramente intollerabile che lo faccia per salvaguardare le rendite dei finanzieri.
Abbiamo sempre detto che il costo dei diritti dei padri sarebbe stato pagato dai figli. Ci sbagliavamo. E di tanto.
Come dimostra il caso della Grecia, i nodi stanno venendo al pettine prima del previsto e la tenaglia dell’alto debito e della bassa crescita rischia di mandare in frantumi il sogno europeo. Quel sogno che ha garantito sessant’anni di pace in un continente massacrato da guerre millenarie.Quello che non sono riusciti a fare gli eserciti rischia di riuscire ai finanzieri.
Credo che di questo dobbiamo cominciare a parlare.
Pubblico, di seguito, la risposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, all’interrogazione del Sen. Pietro Ichino in ordine all’opportunità di affidare l’incarico di consigliere giuridico al Prof. Michel Martone a seguito della designazione parlamentare del padre, Dott. Antonio Martone, a componente della Civit.
Per saperne di più consiglio il blog di Antonio Martone

