Autonomia collettiva e abuso dei diritti del lavoratore

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Pubblicato su “Colloqui Giuridici sul Lavoro” n. 1 del 2011

La categoria civilistica dell’abuso del diritto è già stata ampiamente dibattuta da dottrina e giurisprudenza, per cui evito di dilungarmi troppo sulla sua analisi e sulle sue dinamiche.

Mi limito solamente a segnalare che il proliferare di occasioni di abuso è fisiologico in un sistema, normativo, dottrinale e giurisprudenziale, naturalmente proteso alla tutela dei diritti del lavoratore.

 

Ritengo invece opportuno approfondire il tema dei rimedi apprestati dall’ordinamento per contrastare il fenomeno dell’abuso dei diritti del lavoratore, quando esso superi quel limite fisiologico.

Al riguardo, in un contesto economico caratterizzato da una grave crisi di produttività, la contrattazione collettiva si appresta a diventare un importante strumento di controllo di quegli abusi.

E’ di stretta attualità l’esperienza dell’accordo aziendale separato sottoscritto solo da alcune sigle sindacali per far fronte alla grave crisi in cui versa lo stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco.

Tra i principali obiettivi di tale accordo vi è proprio quello di reprimere una particolare forma di abuso, legata ai sempre più frequenti fenomeni di assenteismo, che, se protratti nel tempo, rischiano di compromettere in maniera irreparabile la produttività dello stabilimento.

In quest’ottica, l’art. 8, primo comma, dell’accordo prevede la non copertura retributiva del lavoratore in presenza di “forme anomale” di assenteismo “non riconducibili a forme epidemiologiche”, e consistenti, in via esemplificativa, in “astensioni collettive dal lavoro o manifestazioni esterne”.

Così facendo, la disposizione stabilisce una vera e propria “presunzione di abuso”, che può essere superata solamente con il ricorso ad una apposita commissione paritetica.

Tale commissione, composta da un rappresentante della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo e da responsabili aziendali, ha la precipua funzione di “esaminare i casi di particolare criticità” in cui garantire comunque la copertura retributiva al lavoratore.

In altri termini, la disposizione in esame prevede una inversione dell’onere probatorio: è il lavoratore, e non più l’azienda, a dover dimostrare che il motivo dell’assenza non è riconducibile a quelle “forme anomale” che lo priverebbero, altrimenti, della copertura retributiva.

Il successivo secondo comma individua un’altra ipotesi di abuso, particolarmente frequente proprio nello stabilimento di Pomigliano, e consistente nel diffuso assenteismo in concomitanza con le tornate elettorali politiche, amministrative e referendarie.

La stessa disposizione appronta un rimedio contro quell’abuso: laddove l’assenteismo sia tale da compromettere la normale attività produttiva dello stabilimento, le parti sociali prevedono la possibilità di chiudere lo stabilimento per il tempo ritenuto necessario, garantendo la copertura retributiva dei dipendenti attraverso il ricorso a istituti retributivi collettivi.

Entrambe le fattispecie individuano dunque due distinte ipotesi di abuso: il titolare di un diritto, infatti, se ne serve per conseguire un risultato ulteriore, ed estraneo, rispetto allo scopo etico e sociale in vista del quale quel diritto è accordato, così imponendo all’azienda un sacrificio ingiustificato.

Al riguardo, ritengo particolarmente significativa la scelta dello strumento con cui stabilire le misure di contrasto all’abuso del diritto individuale: un accordo aziendale in deroga rispetto al contratto nazionale, in ossequio alla facoltà di opting out riconosciuta alle parti sociali dall’accordo quadro del 22 gennaio 2009.

Tale facoltà, accordata proprio per governare situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, rappresenta, a mio avviso, una straordinaria occasione non solo per contrastare le ipotesi di abuso, contro le quali le parti sociali sembrano avere individuato degli specifici anticorpi, ma, più in generale, per contemperare nella maniera più opportuna la tutela dei diritti del lavoratore con le legittime esigenze di salvaguardia dei livelli occupazionali e di produttività delle aziende, a maggior ragione in questo momento di grave crisi economica.


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