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Il labirinto della precarietà

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Dicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.

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Le famiglie si allungano mentre il Paese rattrappisce

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di lunedì 23 maggio 2011

Non so se ci avete fatto caso ma una delle più gravi conseguenze dell’egoismo generazionale che si è diffuso nel nostro paese è che le famiglie stanno diventando più lunghe che larghe. Mi spiego meglio. Un tempo le famiglie erano orizzontali, nel senso che ciascuno aveva tanti fratelli e cugini e magari pochi nonni e quasi nessun bisnonno. Oggi invece si sviluppano in verticale, ciascuno ha pochi fratelli e pochi cugini, ma ha diversi nonni e magari qualche bisnonno. Ciò è dovuto ad alcuni fattori indubbiamente positivi, come il progresso della ricerca medica o il miglioramento dell’alimentazione, che hanno dilatato l’aspettativa di vita di nonni e bisnonni.

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Un sistema ammalato di egoismo generazionale

 Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Aspenia n. 40 del 2008

Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo.
Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno.
Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni.

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Una boccata d’ossigeno per i giovani, l’impresa a un euro.

un euro

Il  Decreto Legge n.1 del 2012, istituisce una nuova tipologia di società: la “società semplificata a responsabilità limitata“. Questo provvedimento è pensato per favorire l‘imprenditoria giovanile, semplificando la delicata fase di start-up aziendale per chi ha voglia di fare e di mettersi in gioco.

Se tutti i soci rispettano il requisito d’età (che deve essere inferiore ai 35 anni), potranno costituire la loro società a responsabilità limitata con scrittura privata, da depositare poi al registro delle imprese,  e con un capitale sociale non inferiore ad un euro.

  "Una boccata d’ossigeno per i giovani, l’impresa a un euro."

Super Mario nel paese dei veto player

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Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di sabato 19 novembre 2011

Il problema di questo paese è che cambiano i governi ma le questioni rimangono sempre le stesse. Pensate alla giornata di ieri. Monti non aveva neanche terminato di leggere il suo discorso programmatico che, nelle piazze, i professionisti della contestazione sociale già cominciavano a manifestare. Cortei in tutta Italia, Roma paralizzata dagli scioperi, feriti e contusi a Palermo come a Torino. Sembra di rivedere sempre lo stesso film.

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Intervento del Prof. Martone al 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria

Pubblico di seguito il video dell’intervento del Prof. Michel Martone al 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria di Santa Margherita Ligure

  "Intervento del Prof. Martone al 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria"

Siamo tutti outsiders

Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Formiche n. 2 del 2008 

Se un tempo si scendeva in piazza per le ideologie, oggi le persone si mobilitano in massa per le parolacce.

Segno inquietante di un cambio dei tempi ma soprattutto di un cambio di mentalità e di costumi che attraversa, anzi affligge, la società italiana. Nella quale la gente, perso il senso del bene comune, si appassiona e divide maleducatamente, dalle mutande di Corona alle invettive di Grillo o Borghezio.

  "Siamo tutti outsiders"

La lezione tedesca

Di seguito l’intervista pubblicata su Outlook Modena Mondo, rivista bimestrale di Confindustria Modena

Il vero problema dell’economia italiana consiste nella scarsa produttività delle sue aziende che, come dimostrano i dati Istat, si rivela praticamente ferma da dieci anni e, anzi, nell’ultimo anno è decresciuta; se la produttività diminuisce, il Paese si impoverisce perché vengono meno le risorse, in termini di tasse e contributi, che servono a pagare il costo dei diritti, e la disoccupazione aumenta perché le imprese emigrano all’estero. Ora come dimostra l’esperienza tedesca, per contrastare questo crollo della produttività e ricominciare a creare sviluppo e quindi occupazione gli imprenditori devono trovare il coraggio di fare gli investimenti necessari a migliorare i processi produttivi, e i lavoratori devono avere la capacità di rinunciare ad alcune tutele, come ad esempio alla rigidità di alcuni orari di lavoro, al fine di assicurare la migliore produttività degli impianti.

  "La lezione tedesca"

La meglio gioventù dei bancari

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di sabato 9 aprile 2011

La piattaforma per il rinnovo del Contratto nazionale del settore bancario, presentata unitariamente dai sindacati della categoria e anticipata dal Sole 24 Ore, è di particolare interesse nella parte in cui pone al centro della trattativa la questione del ricambio generazionale. Con questa piattaforma, i sindacati fanno un importante salto di qualità nella loro strategia rivendicativa e con grande senso di responsabilità, riconoscono che «per cambiare modello di banca e innovare modelli organizzativi, canali distributivi, profili professionali» è necessario partire dai giovani.

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La Seconda Repubblica sta perdendo la sfida degli outsider

logo-italia-futura.jpgBasta osservare le statistiche pubblicate in questo dossier, per rendersi conto che il frutto avvelenato della Seconda Repubblica è la crescita zero.

All’inizio degli anni ‘80, nonostante l’inflazione e il terrorismo, crescevamo del 4% l’anno. Dieci anni dopo, dell’uno virgola qualcosa per cento. All’alba del nuovo millennio, è arrivata la crescita zero. Quest’anno il nostro Pil pro capite si ridurrà del 4%.

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La mossa di Federmeccanica per puntare sulla produttività

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di sabato 11 settembre 2010

Se, per l’attuale sistema di relazioni industriali, la sottoscrizione dell’accordo separato di Pomigliano ha rappresentato una forte scossa sismica, la decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, quello sottoscritto anche dalla Fiom il 20 gennaio 2008, rappresenta un vero e proprio terremoto.Un terremoto di cui è difficile valutare gli esiti ma che ci lascia con la certezza che, d’ora in poi, il nostro sistema di relazioni industriali non sarà più lo stesso.

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Regole nuove sulla democrazia sindacale

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di venerdì 27 agosto 2010

Nonostante le tensioni e le polemiche suscitate dall’accordo di Pomigliano, tutti, anche la Cgil, sono ormai d’accordo sul fatto che nel nostro paese c’è un disperato bisogno di regole sulla democrazia sindacale. Perché non si può affrontare la competizione globale con un sistema di relazioni industriali che, per funzionare, ha bisogno dell’unanimità dei sindacati confederali perché consente alle minoranze di vanificare, con scioperi e contenziosi seriali, le scelte dell’azienda accettate dalla maggioranza dei lavoratori.

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L’Aquila: una green town alle pendici del Gran Sasso

Com’è sotto gli occhi di tutti, gli abruzzesi sono un popolo forte e operoso. Per questo nessuno dubita che, quando l’emergenza del terremoto sarà passata e il dolore per i troppi lutti si sarà attenuato, l’Aquila tornerà a vivere e produrre. Perché ciò accada gli abruzzesi devono, però, fare sistema affinchè la ricostruzione del centro cittadino si trasformi in un‘opportunità di sviluppo. Per rilanciare una provincia che, già prima della devastazione sismica, era afflitta da una grave crisi economica e occupazionale, causata della chiusura di molti stabilimenti dell’ormai declinante Polo Elettronico Aquilano.

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Alcuni dubbi sulla bulimia finanziaria e la medicina statalista

Ancora sotto shock per il crack, molti commentatori invocano, e alcuni festeggiano, il ritorno dello Stato nella gestione dell’economia. In altre parole, dopo un ventennio di privatizzazioni selvagge, scoprono che anche l’economia ha bisogno delle nazionalizzazioni e per questo plaudono al Piano Paulson. Che ora dovrebbe rimediare alla bulimia di un sistema finanziario che prima ha consumato ricchezza e risorse nell’orgia speculativa, per poi vomitare credit default swap (i famosi ed indigesti “salsicciotti finanziari”) e mutui sub prime che nessuno vuole più comprare.

E sotto diversi profili hanno sicuramente ragione, perchè qualcosa bisognerà pur fare per arginare questo terremoto economico. Soprattutto se si considera che, con i finanzieri di wall street, la crisi rischia di travolgere, da subito, tanti piccoli ed incolpevoli investitori, e poi, quando la crisi si abbatterà sull’economia reale a seguito dell’inevitabile contrazione dei consumi, tanti lavoratori e imprenditori che, in questi anni, invece di speculare hanno lavorato sodo.

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Un ritorno al passato: la crisi economica e i limiti all’autonomia delle casse previdenziali

providence.JPG3 ottobre 2011 - La recente manovra anticrisi sancisce, per molti aspetti, un vero e proprio ritorno al passato in ordine alla tanto conclamata autonomia delle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, portando a compimento un processo che, a ben vedere, ha già avuto diverse tappe.

Costola delle Casse previdenziali di cui al d. lgs. n. 504 del 1994, esse sono sorte, a seguito delle manovre di risanamento imposte dalla Ue nei primi anni ‘90, a partire dal riconoscimento della loro matrice privatistica, alla quale facevano da corollario l’esclusione da finanziamenti pubblici diretti o indiretti ed il parallelo riconoscimento di una autonomia gestionale, organizzativa e contabile.

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L’esigenza di una svolta solidaristica per i pionieri del sistema contributivo

La questione del sostegno finanziario alle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, di cui si avverte la profonda esigenza, specie in questo particolare momento di crisi, si interseca inevitabilmente con la questione della solidarietà in materia previdenziale. In un primo tempo, il principio di solidarietà si è tradotto nell’affermazione di meccanismi di finanziamento a ripartizione, in base ai quali il trattamento pensionistico degli aventi diritto veniva integralmente sopportato dalla forza lavoro in attività. Senonché, il progressivo invecchiamento medio della popolazione, il proliferare di fenomeni di prepensionamento e soprattutto il metodo di calcolo retributivo, caratterizzato dalla parametrazione del trattamento pensionistico alle ultime retribuzioni percepite dall’avente diritto, hanno ineluttabilmente condotto al collasso del sistema previdenziale, divenuto insostenibile dal punto di vista finanziario.

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Perchè sono favorevole all’art. 8

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di sabato 20 agosto 2011

La crisi di questi giorni e la fredda accoglienza riservata dai mercati finanziari ai provvedimenti preannunciati dai leader del mondo occidentale, stanno rendendo evidente a tutti che, quando le economie non crescono, i debiti pubblici inghiottono gli stati e con essi i diritti dei cittadini. Prese in ostaggio dalla speculazione internazionale a causa dei troppi debiti contratti nel corso degli ultimi decenni da politici alla ricerca di facili consensi, le democrazie occidentali non ce la fanno più. Non hanno più risorse per contrastare la crisi del debito. Anche perchè quelle che c’erano sono state utilizzate per salvare dalla crisi del 2008 quel sistema finanziario che ora sta speculando contro i debiti pubblici.

  "Perchè sono favorevole all’art. 8"

Il tabù che resiste alla tempesta

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di mercoledì 7 settembre 2011

Ci sono alcune cose difficili da capire della polemica che in questi giorni sta riguardando l’ormai famoso art. 8 della manovra, quello che consentirebbe di derogare all’ancor più famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Siamo nel mezzo di una tempesta finanziaria che, ad ogni rialzo degli spread, brucia miliardi di euro e impone l’adozione di misure sempre più dure che o riducono i diritti dei cittadini o aumentano il prelievo fiscale. La Banca d’Italia e la Bce hanno a più riprese sottolineato l’urgenza di riforme strutturali che aumentino la produttività del sistema economico italiano, perché senza crescita i conti non tornano. Con la famosa lettera, Trichet e Draghi si sono spinti anche più avanti, precisando che è necessario rendere più flessibile il rapporto di lavoro stabile e proteggere nel mercato i lavoratori precari.

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Taglio degli stipendi in Spagna

Spaventata dalla vicenda Greca la Spagna si è mossa in anticipo e per proteggersi dalla speculazione finanziaria ha già varato un drastico pacchetto di riforme. Si tratta di un rospo difficile da digerire, soprattutto per chi vive del proprio lavoro.

Il governo ha infatti annunciato che ridurrà gli stipendi, e metterà mano alla riforma delle pensioni. Vediamo nel dettaglio cosa prevedono le misure di austerity introdotte da Zapatero e che formano una manovra da 15 miliardi per gli anni 2010-2011 che si aggiunge alla manovra già precedentemente prevista e che ammonta a 50 miliardi.

I sacrifici sono per tutti e toccano tutti i settori dello stato sociale. Gli stipendi dei dipendenti pubblici saranno decurtati di 5 punti percentuali e congelati per il 2011, questo dovrebbe portare un taglio di circa 4 miliardi di euro. In Spagna però anche i membri del governo danno l’esempio e decurtano il loro stipendio di un 15%, e lo stesso potrebbe toccare ai parlamentari. Sarebbe bello che lo stesso accadesse con i costi eccessivi e spropositati di tanta parte della politica italiana.

  "Taglio degli stipendi in Spagna"

Una volta tanto stiamo dalla parte dei genitori

A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.

Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.

I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38  i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.

Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.

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Nasce Rete Imprese Italia

lapr_10611124_00540.jpgOggi all’Auditorium si celebra la nascita di una nuova grande organizzazione rappresentativa delle piccole e medie imprese artigiane a commerciali.
Superando gli steccati ideologici, che non hanno più senso nell’economia globale, le cinque confederazioni, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani, hanno deciso di federarsi per dare una voce unitaria a quelle piccole e medie imprese che fanno la grandezza del nostro sistema economico. Certo non si tratta di una organizzazione unitaria ma, di sicuro, è un primo importante passo.

Rete Imprese Italia vanterà il 60% della forza lavoro italiana con più di due milioni di imprese iscritte, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli sarà il primo vertice della federazione.

Insomma una semplificazione importante per dare forza al nostro sistema economico. Speriamo che funzioni.

  "Nasce Rete Imprese Italia"

La Grecia in fiamme - Brevi divagazioni sulla crisi

GREECE POLICE GUNFIRENegli anni 90 si diceva che gli Stati si erano troppo indebitati per pagare i welfare nazionali dando ai popoli diritti che non si potevano permettere.

Così, a partire dagli anni 90, è nata la moda delle privatizzazioni e gli Stati per ridurre i debiti hanno venduto le autostrade, le reti telefoniche, le reti energetiche, i fast food, gli autogrill, le società chimiche e tanto altro. La giustificazione sembrava nobile, l’impoverimento era evidente.

Poi è arrivata la crisi del 2008, si è scoperto che le banche avevano fatto investimenti troppo rischiosi, che la finanza si era garantita rendimenti completamente ingiustificati, che il mondo era sull’orlo del baratro. E così gli Stati, che negli anni 90 avevano liberalizzato vendendo i beni reali, sono corsi in soccorso delle banche, hanno comprato i titoli tossici dei finanzieri e sono tornati ad indebitarsi, non più per pagare i diritti dei cittadini, ma per salvare i loro conti correnti messi a rischio da operazioni finanziarie spesso truffaldine.

Le banche sono state salvate ma ora la speculazione internazionale, che ha continuato ad arricchirsi, è tornata ad aggredire gli Stati, cominciando dalla Grecia, per costringerli a ridurre ulteriormente i diritti dei cittadini.

Ora, è probabilmente vero che i greci hanno truccato i bilanci dello stato per entrare nell’Unione Europea e che probabilmente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, ma è altrettanto vero che, se è giustificabile che lo Stato si indebiti per realizzare i diritti dei cittadini, è sicuramente intollerabile che lo faccia per salvaguardare le rendite dei finanzieri.

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La Grecia cambia tutto

greciaAbbiamo sempre detto che il costo dei diritti dei padri sarebbe stato pagato dai figli. Ci sbagliavamo. E di tanto.

Come dimostra il caso della Grecia, i nodi stanno venendo al pettine prima del previsto e la tenaglia dell’alto debito e della bassa crescita rischia di mandare in frantumi il sogno europeo. Quel sogno che ha garantito sessant’anni di pace in un continente massacrato da guerre millenarie.Quello che non sono riusciti a fare gli eserciti rischia di riuscire ai finanzieri.

Credo che di questo dobbiamo cominciare a parlare.

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Per modernizzare le relazioni industriali non bastano le leggi

Con l’emanazione del Codice della partecipazione si compie un ulteriore passo nell’opera di modernizzazione del nostro mercato del lavoro verso relazioni industriali più partecipative e meno conflittuali.Si tratta di un passo importante, soprattutto di fronte alla crisi economica che minaccia il nostro sistema produttivo, sia sotto il profilo della sostanza che sotto quello del metodo.

Sotto il profilo sostanziale, perché, come emerge da molti dei provvedimenti comunitari indicati nel Codice, e soprattutto dai rapporti Pepper degli anni ’90, la diffusione della partecipazione è direttamente proporzionale al tasso di modernità dei diversi mercati del lavoro. Non a caso, è largamente diffusa in Francia, Regno Unito e Germania, che vantano una lunga tradizione di relazioni industriali partecipative, si sta diffondendo a ritmi elevati  in mercati del lavoro efficienti, come quelli del Belgio, della Finlandia, dell’ Austria e dei Paesi Bassi,  mentre è ancora scarsamente diffusa in Spagna, Portogallo, Grecia e negli altri paesi che sono recentemente entrati nell’Unione Europea.

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Ristrutturazioni aziendali, riduzione del costo del lavoro e nuovi ammortizzatori sociali per superare la crisi

La grave crisi produttiva e finanziaria che attanaglia il nostro Paese (e non solo) e che ha spinto il legislatore ad adottare misure di sostegno alle imprese con l’obiettivo di sostenerle in attesa di una ripresa, pone problemi inediti alle aziende nella gestione degli ammortizzatori sociali.
Proprio la crisi, infatti, da un lato palesa squilibri ampiamente noti quali la frammentazione e la stratificazione delle normative del settore che da troppo tempo attendono una riforma complessiva e, dall’altro, la necessità di adattare gli istituti esistenti ad una situazione congiunturale così difficile.

  "Ristrutturazioni aziendali, riduzione del costo del lavoro e nuovi ammortizzatori sociali per superare la crisi"



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