
Con l’emanazione del Codice della partecipazione si compie un ulteriore passo nell’opera di modernizzazione del nostro mercato del lavoro verso relazioni industriali più partecipative e meno conflittuali.Si tratta di un passo importante, soprattutto di fronte alla crisi economica che minaccia il nostro sistema produttivo, sia sotto il profilo della sostanza che sotto quello del metodo.
Sotto il profilo sostanziale, perché, come emerge da molti dei provvedimenti comunitari indicati nel Codice, e soprattutto dai rapporti Pepper degli anni ’90, la diffusione della partecipazione è direttamente proporzionale al tasso di modernità dei diversi mercati del lavoro. Non a caso, è largamente diffusa in Francia, Regno Unito e Germania, che vantano una lunga tradizione di relazioni industriali partecipative, si sta diffondendo a ritmi elevati in mercati del lavoro efficienti, come quelli del Belgio, della Finlandia, dell’ Austria e dei Paesi Bassi, mentre è ancora scarsamente diffusa in Spagna, Portogallo, Grecia e negli altri paesi che sono recentemente entrati nell’Unione Europea.

Dopo alcuni giorni di preoccupante silenzio, Sergio Marchionne torna a parlare, almeno indirettamente, di Pomigliano d’arco nella prestigiosa weekend interview del wall street journal.

Spaventata dalla vicenda Greca la Spagna si è mossa in anticipo e per proteggersi dalla speculazione finanziaria ha già varato un drastico pacchetto di riforme. Si tratta di un rospo difficile da digerire, soprattutto per chi vive del proprio lavoro.
Abbiamo sempre detto che il costo dei diritti dei padri sarebbe stato pagato dai figli. Ci sbagliavamo. E di tanto.
La repentina crisi finanziaria che ha travolto l’economia mondiale segna l’inizio della seconda fase della globalizzazione. Nella quale cambieranno i paradigmi economici, le categorie politiche e i rapporti di forza tra le diverse nazioni. L’America, con Obama, ha già annunciato di voler condividere la propria leadership con i paesi emergenti che, a loro volta, reclamano un nuovo ruolo nello scacchiere globale e vogliono superare gli equilibri cristallizzati a Bretton Woods. Mentre l’Europa, se non troverà la forza di parlare con una sola voce, rischia di diventare marginale.


Ringrazio Gaia Geraci per il bel contributo…
Mentre si continua a discutere di intercettazioni, processi e raccomandazioni, gli italiani sono stritolati da una drammatica tenaglia. Quella che stringe la loro qualità di vita tra impoverimento delle retribuzioni e aumento dell’inflazione. In altri termini, o meglio con quelli dell’Istat, nel nostro paese si guadagna sempre meno ma il pane, le verdure e l’energia costano sempre di più. In questo contesto, molti struzzi nostrani reagiscono mettendo la testa sotto la sabbia, o meglio dimenticano i problemi economici appassionandosi al gossippone estivo delle intercettazioni. Altri invece si interessano del problema ma propongono soluzioni antiquate, come quei nostalgici della scala mobile che vorrebbero adeguare le retribuzioni all’aumento dell’inflazione. Evidentemente, nessuna delle due soluzioni aiuta a risolvere il problema.
Dopo qualche decennio di 


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