Pubblico, di seguito, la risposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, all’interrogazione del Sen. Pietro Ichino in ordine all’opportunità di affidare l’incarico di consigliere giuridico al Prof. Michel Martone a seguito della designazione parlamentare del padre, Dott. Antonio Martone, a componente della Civit.
A seguito dell’interrogazione del Senatore Pietro Ichino, l’on. Oriano Giovanelli ha presentato una menzognera interrogazione parlamentare al Ministro Brunetta, nella quale chiede le mie dimissioni , in quanto non sarei meritevole di svolgere il ruolo di consigliere giuridico del Ministro della Funzione Pubblica, e quelle di mio padre dalla carica di Presidente della Civit, in quanto indagato in relazione ai fatti della P3.
A parte il fatto che l’on. Giovannelli neanche sa che le dimissioni di mio padre non sono nella disponibilità del Ministro della Funzione Pubblica, in quanto è stato eletto dal Parlamento anche con il voto del PD, le altre illazioni meritano una risposta. E poichè nel frattempo l’On. Giovannelli ha pubblicato la sua interrogazione sulla sua homepage, pubblico quella che gli ho già inviato via mail.
Con la speranza che voglia ritirare questa offensiva interrogazione.
Pubblicato su “Colloqui giuridici del lavoro” n. 1 del 2010
Con riferimento al primo quesito, con il quale si chiede se l’obbligo di sicurezza comprenda anche tutte le misure tecnologiche disponibili sul mercato, riteniamo di condividere quanto affermato dalla sentenza n. 312 del 1996 della Corte costituzionale e, più di recente, dalla Corte di Giustizia Europea.
Ciò in quanto il criterio della “massima sicurezza tecnologica”, ancora oggi talvolta applicato dalla giurisprudenza e condiviso da una parte della dottrina, rende incerti i confini dell’obbligo di sicurezza.
Mi fa piacere pubblicare l’articolo uscito in questi giorni su BusinessWeek
Caterina Gurzi, an assembly line worker at a Fiat assembly plant in Turin, Italy, has seen her share of crises over the past 32 years. Yet the current economic slump tops them all, says the 55-year-old, one of 12,000 workers who took part in a one-day strike on Oct. 21 to protest Fiat’s attempts to extract concessions from its unions. “We have never seen something like this before,” Gurzi says. “After weakening our rights and worsening our working conditions, Fiat leaves us with an uncertain and precarious future.”
Questa mattina vado su www.dillinger.it e trovo i racconti di alcuni giovani assolutamente sorprendenti, e poi dicono che il paese reale è peggiore della politica in parlamento…… a me invece sembra che il paese sia pieno di talenti, provare per credere…. www.dillinger.it…. p.s. per non parlare dei video di Alessandra Magnaghi che è un vero genio…
Da qualche giorno mi delizio leggendo “Il Sole 24 Ore” ed in particolare le lezioni per il futuro di Guido Tabellini, Joseph Stiglitz, Jean Paul Fitoussi, Pietro Modiano, Innocenzo Cipolletta, Parag Khanna, Luigi Zingales e tanti altri. Un giacimento di idee per reagire alla crisi, un serbatioio di contenuti per costruire il futuro, lo consiglio a tutti, a cominciare dai miei studenti…..
Mi fa piacere pubblicare un capitolo del bel libro di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni “Gioventù sprecata” da poco edito per i tipi di Laterza. Non tanto perchè sono stato incluso tra i giovani di talento insieme a Chloè Cipolletta, Emma Dante, Frida Giannini, Valeria Parrella e Filippo Preziosi. Ma soprattutto perchè ci potrete trovare la mia verità sulla mia formazione.
Forse sono stato un pò benevolo con me stesso, ma sicuramente questa intervista è molto più veritiera di alcuni offensivi articoli che ho letto in questi giorni.
Il problema di questo paese è che cambiano i governi ma i problemi rimangono sempre gli stessi. Pensate alla giornata di mercoledì (ma anche a quella di ieri). Monti non aveva neanche terminato di leggere il suo discorso programmatico al Senato che, nelle piazze, i professionisti della contestazione sociale già cominciavano a manifestare. Cortei in tutta Italia, Roma paralizzata dagli scioperi, feriti e contusi a Palermo come a Torino. Sembra di rivedere sempre lo stesso film. Un nuovo Governo che annuncia di voler finalmente passare ai fatti per realizzare le riforme che tutti, a destra come a sinistra, nelle università come nei partiti, considerano necessarie.
Pubblicato su “Massimario di giurisprudenza del lavoro” n. 3 del 2009
Com’è noto, la materia delle assenze dal lavoro per malattia nell’ambito del pubblico impiego è stata di recente travolta dallo “tsunami“dell’art. 71 del D.L. n. 112 del 2008, convertito in legge n. 133 del 2008 (c.d. “decreto Brunetta”).
Tale disposizione, per un verso, conferisce veste legislativa ad una disciplina, quella delle assenze per malattia nel pubblico impiego, già regolamentata in sede di contrattazione collettiva (art. 21 del CCNL 16 maggio 1995).
La legislatura si è aperta all’insegna delle riforme che avrebbero dovuto coinvolgere maggioranza e opposizione e riguardare la Costituzione, gli ammortizzatori sociali, le relazioni industriali, il federalismo fiscale, il sistema bancario, l’università e tanti altri settori del nostro malconcio paese. Ed invece, a sette mesi dalle elezioni, maggioranza e opposizione sono più che mai divise. Litigano su tutto ma soprattutto sull’aumento dell’Iva a sky. E di riforme strutturali non si parla più perchè, in compenso, è arrivata la più grave crisi economica dopo quella del ‘29…..
ItakaPress è tante cose. Un catalizzatore generazionale, per dare voce a tutti quegli outsider che sono alla ricerca del cambiamento. Una lavagna da colorare con le parole, le musiche, le immagini e i video di una generazione che vuole costruire il futuro. Ma anche un gioco per incontrare chi ha idee da condividere. Soprattutto, ItakaPress sarà quello che con le nostre idee riusciremo a costruire se supereremo il digital divide, con una logica 2.0 e senza avere paura dei “Ciclopi, dei Lestrigoni né dell’irato Nettuno”….. Buon divertimento…….p.s. ogni suggerimento è il benvenuto…..
L’Università italiana non funziona anche perchè è intasata da migliaia di studenti fuori corso. In Belgio, per evitare che si trasformi in un parcheggio per bamboccioni che non si sentono pronti ad affrontare il mercato del lavoro, hanno stabilito che, dopo tre anni senza esami, non ci si può più iscrivere. Probabilmente, si tratta di una soluzione un pò radicale, ma da noi i fuori corso sono troppi e non sono penalizzati in alcun modo. E allora se meritocrazia deve essere, che meritocrazia sia per tutti. Perchè non premiamo gli studenti che si laureano in corso, penalizzando, con un aumento delle tasse universitarie, quelli che non fanno esami da anni? Ovviamente, facendo attenzione a non penalizzare quelli che non hanno potuto studiare, per problemi seri come malattie o lavoro. Che ne pensate?
Ripubblico, perchè mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….
‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.
Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.
Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.
Signor Ministro, ha ragione: l’Università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale ed umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile e concorrenziale. E poi produce troppi sprechi che, con il terzo debito pubblico del mondo, non ci possiamo più permettere. Ci sono troppe sedi universitarie che hanno troppi corsi di laurea che danno lavoro a troppo personale, docente e amministrativo, troppo malpagato e spesso precario.Insomma, il sistema universitario ha urgente bisogno di una riforma complessiva che riconsegni centralità allo studente e, soprattutto, alla sua preparazione. E su questo molti, anche tra gli occupanti, concordano con Lei. Ciò che invece solleva maggiori perplessità è che questo obiettivo possa essere perseguito a partire dal drastico taglio dei fondi previsto in finanziaria.
Ad arricchire il dibattito inaugurato dal post di Pier Luigi Celli e proseguito con quello di Federico Magnaghi, pubblico l’interessante contributo di Raffaele Bernardini sull’analfabetismo in Italia. I dati sono terrificanti, perchè mentre ci affanniamo a discutere di scuola ed eccelleza, che non decollano mai, milioni di persone non sanno né leggere né scrivere.
In un recente Focus de Il Corriere della Sera (6 settembre 2008) è stata rilevata che la percentuale tra analfabeti ed “incolti” in Italia è del 36,5 % sulla popolazione totale. Ebbene, nessun politologo o sociologo ha commentato tali dati, realmente impressionanti: in Italia vi sono, dunque, circa 20 milioni di ignoranti…
Pubblico con piacere le riflessioni di un papà che, preoccupato del futuro dei figli e nipoti, vorrebbe migliorare la scuola italiana. Questi i suoi suggerimenti al Ministro Gelmini. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, potrebbe essere un primo esempio di dialogo intergenerazionale (…e per stimolare i commenti, vi invito a rivedere una scena da Amarcord di Fellini).
La scuola italiana dovrebbe essere un ascensore sociale, una fonte di redistribuzione dirigenziale e finanziaria, e la costruzione del futuro della società. La scuola italiana non dovrebbe essere uno “stipendificio”, con stipendi non dignitosi, né un parcheggio di personale sovrabbondante e poco rispettato dagli studenti e dalle loro famiglie.
Per fare un passo avanti, pubblico alcune considerazioni di chi di merito se ne intende
PIER LUIGI CELLI
Quei giovani persuasi che il merito non premia
Cosa capisce oggi un giovane che sta affrontando il ciclo finale dei suoi studi e guarda il mondo così come si presenta nelle alchimie del nostro Paese, ponendosi l’interrogativo di cosa gli convenga fare per il suo lavoro e per la sua carriera? Se è uno che riflette (e compara), magari con qualche esperienza accumulata in viaggi e soggiorni all’estero, è assai probabile che maturi una disillusione precoce per come vanno le cose in casa nostra.
Poiché le cose belle non vanno dimenticate, ecco il video del II Workshop Intergenerazionale organizzato con i miei studenti alla Luiss lo scorso dicembre. Poi dicono che i giovani non si appassionano di politica…
Per saperne di più, date un’occhiata alla pagina di Itaka.
Un ringraziamento particolare ad Alessandra Magnaghi, insostituibile musa tecnologica.
Come insegna la tragedia greca e ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, soprattutto se ereditano un sistema economico malato e indebitato e a crescita zero. I giovani francesi l’hanno capito e, per questo, occupano la Sorbona. Quelli italiani neanche se ne sono accorti ed infatti continuano a scontrarsi tra “fasci” e “compagni”, come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi.
Le domande degli studenti, le risposte dei protagonisti
3 e 4 Dicembre 2008 - AULA 211
LUISS, viale Romania 32
Siete tutti i benvenuti!
Il video è stato realizzato da Valerio Aiuti con il contributo di Matteo Busti
Alla ricerca del cambiamento
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.
Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
Materiali alternativi, contenuti multimediali e altri spunti alla ricerca del cambiamento.
Chiunque è benvenuto per portare idee e stimolare la riflessione!