>> politica Pagina 2 di 2

Perchè il paese ha detto no ai professionisti del veto

 

 

Miracolosamente e in una sola notte, gli italiani, sfruttando gli spiragli offerti della più odiosa tra le leggi elettorali repubblicane, hanno raccolto la sfida del Veltrusconi per realizzare quelle riforme che i politici della seconda repubblica promettevano da quindici anni.

Il Paese aveva bisogno di governabilità e loro, stufi della paralisi degli ultimi anni, hanno detto un secco no ai veto player di tutti gli schieramenti.

  "Perchè il paese ha detto no ai professionisti del veto"

Il sindacato deve scegliere: la fabbrica o la politica

logo_il_riformista.jpgTra gli sconfitti delle ultime elezioni, c’è anche il sindacato confederale ed in particolare la Cgil.

Lo prevedeva il libro, fresco di stampa, di Stefano Livadiotti su “l’altra Casta”. Lo dicono chiaramente le analisi dei flussi di voto nei quartieri operai, dalle quali emerge che i confederali hanno perso gran parte della tradizionale capacità di condizionamento del voto politico.

  "Il sindacato deve scegliere: la fabbrica o la politica"

Nous sommes tous indesirables

logo_il_riformista.jpg

Come insegna la tragedia greca e ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, soprattutto se ereditano un sistema economico malato e indebitato e a crescita zero. I giovani francesi l’hanno capito e, per questo, occupano la Sorbona. Quelli italiani neanche se ne sono accorti ed infatti continuano a scontrarsi tra “fasci” e “compagni”, come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi.

  "Nous sommes tous indesirables"

Nel paese dei veto players

da Governo dell’economia e azione sindacale

governo-economia.jpgNel paese dei veto players - dove ogni partitino, ogni formazione sociale e, persino, ogni singolo senatore della Repubblica è in grado di paralizzare l’azione di governo - il sindacato fa troppa politica e così perde consenso a Mirafiori.

Viene contestato e subisce la concorrenza dei sindacati autonomi perché ha abbandonato la vocazione delle origini. Nato come potere eversivo -per proteggere i lavoratori dai poteri del datore di lavoro e da un ordine legale ingiusto - il sindacato si è fatto potere costuito.

  "Nel paese dei veto players"

Lo sciopero politico, un caso di concorrenza sleale

sciopero-politico.jpgIl diritto di sciopero politico ovvero un caso di concorrenza sleale tra partito e sindacato


Nell’opprimente castello di leggi che ci circonda, le competenze sono spesso confuse e i confini incerti. Come quelli tra partiti e sindacati nell’attuale congiuntura politica. Alle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra si contano oltre cinque milioni di aderenti alla CGIL e solo 600 - 650 mila iscritti ai DS. Nel corso della scorsa legislatura l’opposizione al governo di centrodestra è stata guidata dalla Cgil che ha portato in piazza tre milioni di persone contro la modifica dell’art. 18. Ed in quella precedente, la competizione tra la CGIL e il partito della rifondazione comunista (legge o contratto nella disciplina delle 35 ore sulla scorta dell’esperienza francese) ha determinato la fine del governo Prodi.

  "Lo sciopero politico, un caso di concorrenza sleale"

Il castello - Uno sporco piccolo comma

castello.jpg

Da qualche anno, nell’ordinamento italiano c’è uno sporco piccolo comma che, noncurante della legge morale prima ancora che costituzionale, sostiene l’industria del calcio proprio nel momento in cui tartassa quella culturale. Un comma che si inscrive a pieno titolo tra quelli che compongono quel burocratico castello di leggi che lasciava sgomento Kafka, ai primi del Novecento, e affligge tutti, agli inizi del nuovo secolo.

  "Il castello - Uno sporco piccolo comma"



Close
E-mail It