di Federico Magnaghi
1 - A partire dal gennaio 2010 si aumenta l’ età pensionabile al ritmo di un semestre di aumento ogni annualità, fino a raggiungere una età pari a quella più avanzata fra le età adottate da quattro Paesi di riferimento (Germania, Francia, Inghilterra, Danimarca) . L’ età particolarmente avanzata, raggiunta nel corso di un ventennio circa, trae motivo dal debito pubblico italiano che è altissimo ed anche dal fatto che la longevità in Italia è la più elevata d’ Europa. Se fosse necessario accelerare il processo, anziché un aumento annuale di sei mesi ogni anno, potrebbe ipotizzarsi un aumento annuale di otto mesi, così da concludere l’iter in circa quattordici anni. Lungo questo arco di tempo l’età pensionabile femminile dovrà uniformarsi a quella maschile.
Ripubblico, perchè mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….
‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.
Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.
Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.
Mentre si continua a discutere di intercettazioni, processi e raccomandazioni, gli italiani sono stritolati da una drammatica tenaglia. Quella che stringe la loro qualità di vita tra impoverimento delle retribuzioni e aumento dell’inflazione. In altri termini, o meglio con quelli dell’Istat, nel nostro paese si guadagna sempre meno ma il pane, le verdure e l’energia costano sempre di più. In questo contesto, molti struzzi nostrani reagiscono mettendo la testa sotto la sabbia, o meglio dimenticano i problemi economici appassionandosi al gossippone estivo delle intercettazioni. Altri invece si interessano del problema ma propongono soluzioni antiquate, come quei nostalgici della scala mobile che vorrebbero adeguare le retribuzioni all’aumento dell’inflazione. Evidentemente, nessuna delle due soluzioni aiuta a risolvere il problema.

L’articolo è dell’anno scorso ma con questo caldo non resisto a ripubblicarlo e anche se la proposta non ha avuto un gran seguito, visto che a luglio saremo tutti qui a lavorare e studiare, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…….
Sono le 15.00 del 22 luglio, il termometro segna 38 gradi all’ombra, il tasso di umidità sfiora l’85% e tu devi tornare al lavoro. Con la macchina ma senza aria condizionata. Perché si è rotta ed il meccanico non può ripararla prima di una settimana. Ha troppi clienti.
Il Riformista. Da decenni, o meglio sin dal 1957, la legge permette il licenziamento, anzi con il linguaggio dell’epoca la “destituzione”, dei pubblici dipendenti che si siano dimostrati scorretti o infedeli e quindi scarsamente produttivi o eccessivamente assenti.
Formiche. Per alcuni l’art. 18, o meglio l’istituto della reintegrazione che ne costituisce il fulcro, è la più importante di tutte le tutele perché, sottraendo il lavoratore alla paura di essere ingiustamente licenziato del datore di lavoro, dà senso e sostanza a tutti gli altri diritti del lavoro.
Zero. Lo spazio è unico. C’è un arioso cortile interno, ampi locali, un piccolo teatro dalla limpida acustica e, dulcis in fundo, una chiesa sconsacrata che emana potenti vibrazioni. E questa meraviglia, un po’ fatiscente, si trova al centro di Roma, nella “suburra” tanto cara al Belli. E’ l’Angelo Mai, nel rione Monti.
Zero. Da qualche anno, nell’ordinamento italiano c’è uno sporco piccolo comma che, noncurante della legge morale prima ancora che costituzionale, sostiene l’industria del calcio proprio nel momento in cui tartassa quella culturale. Un comma che si inscrive a pieno titolo tra quelli che compongono quel burocratico castello di leggi che lasciava sgomento Kafka, ai primi del Novecento, e affligge tutti, agli inizi del nuovo secolo.
ultimi commenti
RSS