Dillinger, il think tank degli outsider compie un anno di vita e festeggia con Female Cut e Ellen Allien, la più grande performer dj d’Europa. Musica elettronica, arte contemporanea, corti d’autore e tanto altro per ballare tutta la notte e chiudere la stagione del Brancaleone.Ti aspettiamo il 15 maggio alle 21.30 al Brancaleone in Via Levanna 11 per un aperitivo presso il nostro Art-Lounge, allestito da Benedetta Jacovoni sul palco del garden, per urlare tutta la vostra voglia di cambiamento e festeggiare dodici mesi di traguardi raggiunti insieme!
Grazie all’organizzazione di Female Cut, un party tutto al femminile sotto i diversi aspetti artistici: dj set, vj set, installazioni, mostra fotografica, rassegna di corti, tutti curati e messi in scena da artiste donne, tra le quali, ovviamente, spicca un’ospite d’onore che ha fatto la storia nella produzione musicale elettronica: ladies and gentlemen…Ellen Allien e il suo DUST Album Tour!
On stage anche la producer romana Rossella e l’inconfondibile stile delle dj resident Miz Kiara e De-Monique, mentre la consolle della sala bar sarà affidata a Non Dj Selecta, female rocker dalle contaminazioni electro e house.
Vi aspettiamo!
Per i Dillingeriani Lista con riduzione entro le 23:‘partecipo’ sull’evento FB oppure commento con nome e cognome al gruppo dell’evento qui su Dillinger
A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.
Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.
I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.
Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.
Una chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con Marco Patruno, pubblicata sul blog generazione.blog.lastampa.it…
L’intervista affronta il rapporto tra precariato e flessibilità. La coesistenza spesso difficile di due mercati. Un mercato del lavoro e un mercato delle opportunità dove sembrano andare paralleli senza che ci sia apparentemente un nesso tra di loro. E infine la questione di una “ricetta ideale” per una flessibilità dal volto decisamente più umano. Non voglio rubare altro tempo ai miei lettori, e vi lascio alle risposte del professore Michel Martone.
Che cosa pensa del precariato giovanile? Precariato e flessibilità sembrano essere diventati due termini sinonimi e facilmente intercambiabili tra di loro. Realtà o e soltanto un’impressione?
Ripubblico, perchè mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….
‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.
Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.
Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.
Dicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.
Che sia colpevole o innocente poco importa, per molti amanda knox è un’icona da omaggiare con siti internet, magliette e gadget di ogni tipo, e posso anche capire: è bella, ha uno sguardo intrigante e, omicidio o carcere, ha comunque vissuto un’esperienza particolare che potrà giustificare l’acquisto del suo diario… c’è però una cosa che non riesco a capire: che cosa rappresenta per quelli che la considerano il simbolo della nuova generazione?
Se un tempo si scendeva in piazza per le ideologie, oggi le persone si mobilitano in massa per le parolacce.
Segno inquietante di un cambio dei tempi ma soprattutto di un cambio di mentalità e di costumi che attraversa, anzi affligge, la società italiana. Nella quale la gente, perso il senso del bene comune, si appassiona e divide maleducatamente, dalle mutande di Corona alle invettive di Grillo o Borghezio.
Poiché le cose belle non vanno dimenticate, ecco il video del II Workshop Intergenerazionale organizzato con i miei studenti alla Luiss lo scorso dicembre. Poi dicono che i giovani non si appassionano di politica…
Per saperne di più, date un’occhiata alla pagina di Itaka.
Un ringraziamento particolare ad Alessandra Magnaghi, insostituibile musa tecnologica.
Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo.
Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno.
Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni.
Il Riformista. Come insegna la tragedia greca e ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, soprattutto se ereditano un sistema economico malato e indebitato e a crescita zero. I giovani francesi l’hanno capito e, per questo, occupano la Sorbona. Quelli italiani neanche se ne sono accorti ed infatti continuano a scontrarsi tra “fasci” e “compagni”, come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi.
Zero. Lo spazio è unico. C’è un arioso cortile interno, ampi locali, un piccolo teatro dalla limpida acustica e, dulcis in fundo, una chiesa sconsacrata che emana potenti vibrazioni. E questa meraviglia, un po’ fatiscente, si trova al centro di Roma, nella “suburra” tanto cara al Belli. E’ l’Angelo Mai, nel rione Monti.
Dopo quindici anni di impoverimento collettivo, cinque di crescita zero e due di paralisi istituzionale, l'Italia è giunta al capolinea.
Qui potete trovare le mie riflessioni sulla crisi di questo paese bloccato, il labirinto della precarietà, le difficoltà degli outsider, la prepotenza dei veto player, il debito pubblico, la scomparsa del bene comune e altre questioni che compromettono il nostro futuro.
Materiali alternativi, contenuti multimediali e altri spunti alla ricerca del cambiamento.
Chiunque è benvenuto per portare idee e stimolare la riflessione!
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