Dopo Alitalia, è ora di affrontare i problemi strutturali

scha901-15-mm.jpgForse domani si concluderà la trattativa per la vendita di Alitalia. La Cai ha rilanciato e, con la Cgil, anche i piloti e gli assistenti di volo sembrano pronti a sottoscrivere l’accordo quadro già accettato da Cisl, Uil, Ugl e Anpav. Molti festeggeranno con ragione, perchè il paese con il maggior numero di opere d’arte al mondo non può permettersi di perdere la compagnia di bandiera, ma anche perchè 12.000 persone eviteranno la cassa integrazione guadagni. Ciò nonostante io mantengo qualche preoccupazione. Perchè i tanti problemi strutturali che hanno portato Alitalia sull’orlo del fallimento restano insoluti e il nostro sistema continuerà ad essere ostaggio dei veto player.

Piccoli gruppi di pressione che, grazie alla rendita di posizione assicurata da regole obsolete, sono di volta in volta in grado di paralizzare la volontà della maggioranza del paese, come in occasione delle riforme delle pensioni, delle aziende, come nel caso di Alitalia, delle comunità, come ha dimostrato la vicenda degli inceneritori a Napoli.

Basta guardare le relazioni industriali, manca ancora una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro che consenta alla maggioranza dei lavoratori di decidere per tutti. E poi mancano quelle modifiche alla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali che dovrebbero impedire allo sciopero di alcuni di paralizzare tutta un’azienda. E poi manca una legge che protegga, con i lavoratori a tempo indeterminato che fanno carriera per anzianità, anche i lavoratori precari che hanno un contratto con la data di scadenza che non garantisce nè carriera nè, tanto meno, ammortizzatori sociali.

Dopo essersi dedicati alle contingenze, è venuto il momento di affrontare i problemi strutturali. A partire da quella riforma costituzionale che sarebbe indispensabile per ammodernare il paese.

 Voi che ne pensate?

Commenti


  • Sono molto d’accordo con il professor Martone, specialmente quando scrive che “manca una legge che protegga i lavoratori precari che hanno un contratto con la data di scadenza che non garantisce nè carriera nè, tanto meno, ammortizzatori sociali”.
    Ma mi chiedo: chi sono i nostri interlocutori? A parte il senatore Pietro Ichino, chi c’è in Parlamento che sia sensibile a questo tema fondamentale della vita dei cittadini italiani? Su chi possiamo contare, tra coloro che ci rappresentano, per progettare, far avanzare, far votare e rendere operativa una legge come quella che descrive il professor Martone?
    Credo che una delle cose più importanti – e difficili – sia individuare, con nome e cognome, i nostri interlocutori.

    Eleonora
    http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/

  • Le aperture della Cai alle richieste dei sindacati e il probabile ingresso di Air France…
    Dopo le serrate trattative delle ultime ore i sindacati di categoria sono riusciti ad ottenere tra l’altro l’annullamento dei primi tre giorni di malattia non pagati, la previsione del numero di precari da assumere in futuro, l’aumento dei giorni di riposo per il personale di volo.
    Ma,i problemi strutturali permangono…
    Ci si vuole affidare ad una partnership al fine di mantenere un ruolo da protagonista nel panorama del trasporto aereo internazionale, ma soprattutto quello di offrire alla propria clientela un servizio ancora migliore…

    A soul in tension that’s learning to Fly. Condition? Grounded, but determined to try. Can’t keep my eyes from the circling skies. Tongue-tied and twisted just an Earth-bound Mystic flight. (Pink Floyd “Learning to Fly”)

  • Cara Eleonora, chi le conosce sa che le tesi del sen. Ichino, contariamente a quanto tu sostieni, sono palesemente orientate non tanto ad rafforzare le tutele dei lavoratori precari quanto a smantellare le tutele collegate al lavoro standard secondo l’assunto fideistico e metafisico per cui la diminuzione delle tutele di una determinata categoria di lavoratori porterebbe magicamente all’incremento delle tutele delle altre categorie. Una specie di astrusa teoria dei vasi comunicanti francamente incomprensibile, a meno che se non si parte da un punto di vista ideologico di economicismo estremo. Caso mai è vero il contrario: infatti l’indebolimento di una parte dei lavoratori porta all’indebolimento di tutti i lavoratori perché crea le condizioni per l’azione di meccanismi di concorrenza tra lavoratori e di “dumping” (giovani contro adulti, italiani contro stranieri, donne contro uomini) a tutto vantaggio della controparte imprenditoriale.

  • credo che una redistribuzione delle tutele sia essenziale: consentirebbe di creare una concorrenza virtuosa all’insegna di merito ed eguaglianza delle condizioni di partenza. senza contare l’abbassamento dei costi per gli imprenditori e, conseguentemente, del lavoro sommerso…e poi non siamo già di fronte allo scontro giovani vs adulti, donne vs uomini, italiani vs stranieri? la differenza sta nel trasformare un sistema malato che premia pochi a danno di tanti in un altro di sana competizione.
    marta ferrara

  • Professore,ma perchè non fonda un movimento politico o culturale?Qualcosa che faccia da megafono a intellettuali come lei e a quei pochi che davvero credono nel cambiamento.
    Cordiali saluti

  • Grazie, Marta. Il tuo commento è una splendida esemplificazione delle mie tesi sui nefasti effetti di 20 anni di lavaggio del cervello condotto da parte da parte dei mass media e di cattivi maestri, spesso ex comunisti ed ex socialisti pentiti.
    Se assumiamo tale commento come rappresentativo di un punto di vista appartenente al senso comune se ne deduce che la lettura del conflitto sociale è ormai frammentata e polverizzata fino all’individualizzazione e la sua sede è spostata all’interno della stessa classe sociale. La “guerra tra poveri” non è più uno spauracchio, ma una rappresentazione condivisa della realtà, mentre nei confronti delle imprese i lavoratori spesso soffrono di una sorta di sindrome di Stoccolma.
    Sempre che tu sia una lavoratrice, Marta, perchè altrimenti le cose cambiano e la tua ipotizzata falsa coscienza andrebbe rivalutata come mera difesa di privilegi di classe.
    Un saluto.

  • Per quanto riguarda l’impegno politico del senatore Ichino, più che un fumoso “assunto fideistico e metafisico” (come scriveva nel suo commento il signor Resentini) si tratta di una ben più concreta proposta di legge.
    Aggiungo che, come già ha affermato Marta, una redistribuzione delle tutele è essenziale. Per riformare il mercato del lavoro e dare uno straccio di tutela a stagisti, interinali e cocopro, bisognerà per forza toccare gli altri. Le risorse non sono infinite: se chiediamo più tutela per quelli che hanno i “contratti strani”, se vogliamo che vengano pagati il giusto e che abbiano alcuni diritti, allora dovremo anche cedere qualcosa in cambio.
    Ci sono troppi lavoratori intoccabili oggi in Italia. Protetti, anzi protettissimi, dai contratti a tempo indeterminato, dagli articolidiciotti, dai sindacati. Che fanno il loro lavoro, certo. Sostenendo la loro (insostenibile) tesi: e cioè che si possono fare riforme per i giovani senza toccare in alcun modo le condizioni lavorative dei meno giovani. Che si possono trovare fondi per gli ammortizzatori sociali continuando a mandare la gente in pensione a 58 (58!!) anni, con una prospettiva di vita (sulle spalle dello Stato) di quasi trent’anni. Devono sostenere che si possano dare garanzie ai giovani cocopro senza modificare di una virgola i contratti a tempo indeterminato, pieni di clausole che legano mani e piedi a ogni datore di lavoro: pieni di cavilli che rendono (comprensibilmente) quei datori di lavoro restii a fare altri contratti a tempo indeterminato, e ben contenti di poter usufruire delle nuove forme di contratti precari ora esistenti.
    Bisogna cambiare le cose, ascoltare i giovani, tutelare il loro futuro, metterli in condizione di uscire di casa e formarsi una famiglia ben prima dei 30-35 anni. Ma per farlo bisogna anche cambiare l’esistente, e fare in modo che tutti rinuncino a un po’ dei loro privilegi, per il bene comune.
    Accanto a conquiste giuste e sacrosante, come la tutela in caso di maternità o malattia, ci sono state conquiste “implicite”, come per esempio la sostanziale illicenziabilità, o lo sganciamento degli scatti di carriera dal merito. L’Italia oggi va a due velocità: da una parte gli iper-tutelati, che non vogliono cedere di un centimetro i loro privilegi, e dall’altra i precari che subiscono mille angherie: sperando, prima o poi, di finire dall’altra parte della barricata. Ma la coperta non si allunga: è che è dura da capire, per chi sta dalla parte giusta ed è al calduccio.

    Eleonora

  • mi duole comunicare al sign.resentini di essere una studentessa cresciuta nell’azienda di famiglia sulla Majella…
    continuerò a fare i conti- perchè di conti di tutele si tratta- con la mia “falsa”coscienza ostinata nel non difendere i privilegi di pochi- come sostenuto- ma credere ancora che, nella guerra tra poveri, sia possibile guardare all’articolo 3,comma 2 della Costituzione. un saluto polverizzato
    marta ferrara

  • Cara Marta,
    non dolerti. Sono contento per te che hai un’azienda di famiglia, che puoi studiare e che non ti devi preoccupare di lavorare. Nessuna falsa coscienza, dunque, dietro le tue argomentazioni, ma solo un sano interesse personale e di classe. Continua pure a pensare che i privilegiati siano altri. Un saluto

    Cara Eleonora,
    non ti sembra più logico che a rinunciare ai propri privilegi siano gli imprenditori che sfruttano il lavoro precario e non tutelato piuttosto che gli altri lavoratori?
    Sei in grado di spiegarmi la relazione concreta e diretta (aldilà dell’ideologia) che intercorre tra la sottoretribuzione e la continua violazione dei diritti elementari di un determinato operatore di un determinato call center e la tutela del lavoratore metalmeccanico dell’officina che si trova poniamo dall’altra parte della strada? Se vuoi, ma non credo che ce ne sia bisogno, io ti posso spiegare la relazione concreta e diretta che esiste tra la condizione dell’operatore e i profitti del titolare del call center.
    Sul fatto, poi, che si possa considerare un privilegio il fatto che uno sia costretto a lavorare tutta la vita per campare, ci sarebbe da discutere… o forse no: anche qui mi sembra ovvio il contrario. Invito a ragionare su chi sono davvero i privilegiati. Se quelli che traggono dal loro lavoro, poco o tanto che sia, il proprio guadagno e coloro che possono invece lasciar “lavorare” il proprio capitale.
    Un saluto anche a te.

  • Partendo dalla premessa che sono felice che si sia trovato, alla fine, un accordo, per salvare Alitalia, ma più che salvare il nome, si salveranno molti lavoratori.
    Io sono d’accordo, ATTENZIONE PROF, lo sto dicendo
    (e non ci credo nemmeno io),
    CON vELTRONI, che ieri sera a porta a porta da Vespa ha detto che è necessario che Alitalia si trovi un partner internazionale che sia Lufthansa o Air France, perchè altrimenti da sola non va da nessuna parte.
    E ha fatto l’esempio di Air France-KLM, o di Lufthansa, Iberia, British Airways…

    Enrico Mentana alle 12 di oggi su RDS era scettico sulla firma dei piloti, ma loro sono quelli che rischiano di meno.

    Gli esuberi tra gli assistenti di volo di Alitalia saranno circa 1.300. È la cifra data da Massimo Muccioli leader dell’Anpav che ha spiegato come dalle carte esaminate emerge che su 4.600 assistenti di volo tra Alitalia, AirOne e Volare, saranno riassunti circa 3.200-3.300 lavoratori.

    Il personale in esubero sarà poi accompagnato per sette anni con la cassa integrazione e la mobilità verso il pensionamento anche se non tutti riusciranno ad arrivare alla pensione con queste procedure. Per questo – ha spiegato Muccioli – il ministero del Lavoro “ha garantito forme di protezione”.

    Queste notizie, riprese da un articolo dell’ultim’ora su alice.it
    fa un quadro esatto della situazione.

    …si dice di volare leggeri,
    SI ma non troppo leggeri

  • Ma nessuno si preoccupa del fatto che con l’acquisto di Alitalia da parte di Cai(che poi è anche la sigla di Compagnia Aereonautica Italiana ovvero la società dell’ex sismi)i debiti di Airone in special modo i canoni di leasing dei nuovi aereomobili,acquistati da Toto qualche mese fa andranno a gravare e sicuramente a rendere difficile la rinascità della nostra compagnia di bandiera?I debiti di Airone non sono pochi,un miliardo di euro,per adesso, e una media di passeggeri per ogni volo del 56%,in parole povere poco più del 40% di ogni aereo targato Toto che decolla è senza utenti.

  • Caro Prof.,all’ingresso della flessibilità nel mercato del lavoro, finalizzata ad agevolare la creazione di nuovi posti di lavoro, non ha fatto seguito una riforma perpendicolare degli ammortizzatori sociali.
    E se è vero, che la rigidità del sistema crea un alto tasso di disoccupati eppur vero che, un uso iperbolico delle tipologie contrattuali flessibili ha favorito il radicarsi del precariato. Viviamo dunque il verificarsi di una “retroazione positiva”, e sistemi simili sono alquanto instabili e divergenti.
    Da ciò deriva, dunque una totale compressione di diritti del lavoratore dentro gli schemi di un mercato del lavoro eterogeneo e globalizzato, che ahimè continua a scalfire la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale.In un contesto del genere, gli artt. 3, comma 2 Cost.; 4 comma 1 Cost. e 36 Cost., mi sembrano un miraggio!
    Concordo con una riforma non solo costituzionale, ma istituzionale…il nostro Paese ha bisogno di rinascere e per far ciò dev’essere svecchiato!
    Menti giovani,rivoluzionarie e culturalmente evolute, che siano in grado di trovare soluzioni non apparenti e capitalistiche…..

  • wow, bellissimo dibattito, concordo con quasi tutti da Giusy ad eleonora, e mi complimento con marta per la sincerità e la fierezza della propria condizione,
    mi preoccupo per daniele che rivede le sue posizioni
    e infine chiedo a claudio resentini:
    ma non sarà che la riduzione delle tutele di alcuni dipende dal fatto che altri, come i cinesi e gli indiani ci fanno concorrenza sotto costo.

    In altri termini credo che la dialettica tra capitale e lavoro, se era utile per comprendere e risolvere i problemi che emergevano nei vecchi stati nazione, non aiuta a spiegare i problemi creati dalla globalizzazione

    notte

  • Non saprei cosa risponderti Michel: faccio fatica a capire esattamente di cosa parli e a trovare il nesso logico tra la tua domanda retorica e la tua conclusione.
    Ad ogni modo, tanto per cominciare, è evidente che la globalizzazione dell’economia influisce sul funzionamento e sulla regolazione dei mercati del lavoro, ma in certi mercati, come quelli dei servizi (ad es. i call center), la concorrenza straniera praticamente non esiste: Eppure sono in genere i più esposti alla precarizzazione del lavoro. Come lo spieghi?
    Non è chiaro poi perchè la dialettica capitale/lavoro non dovrebbe essere più utile per comprendere la globalizzazione. Mi rendo perfettamente conto che rispetto ai tempi di Marx il commercio internazionale si è enormemente incrementato e che la “finanziarizzazione” dell’economia ha raggiunto livelli abnormi, con i conseguenti effetti sotto gli occhi di tutti, ma se parliamo di lavoro, o facciamo finta che siamo tutti professionisti, commercianti e artigiani o riconosciamo che la maggior parte delle persone lavora come dipendente (ma anche come autonomo, si badi bene) per conto di altre persone che dispongono di un capitale economico. Mi spiace dover fare discorsi banali, ma non è colpa mia se nel 2008 c’è ancora il bisogno di ricordare che il sistema economico mondiale è fondamentalmente di tipo capitalistico, più o meno mitigato nei suoi effetti nefasti e più o meno assistito dagli stati.
    Temo che ci sia un rifiuto ideologico e aprioristico alla base.
    Attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca, ovvero la capacita di analisi socio-economica del sistema capitalistico con il rigetto dell’esperienze fallimentari del socialismo reale.
    E’ proprio perchè il muro di berlino è caduto vent’anni fa e i comunisti non fanno più paura a nessuno che bisognerebbe ricominciare a leggere la realtà senza appiattirsi sulle categorie del pensiero unico neo-liberista, che non aiutano a capire ad esempio il lavoro, che viene considerato una merce come un’altra. E non lo è. Non solo e non tanto perchè lo stabiliscono le convenzioni internazionali. Ma il discorso sarebbe lungo e io ho annoiato abbastanza.

  • Si parla di mercato del lavoro.Mercato:scambio di utilità(produzione-produttività) con altra utilità(denaro).Questo deve essere il concetto base.Gli imprenditori non sono “La fate bene fratelli”,sono una catogoria di uomini che rischia il proprio capitale per procurarsi guadagno e come tale ha tutto il diritto di puntare al massimo nel rispetto delle leggi.Il problema è che sono proprio le leggi che sono aberranti.Se io nel momento in cui assumo una persona a tempo indeterminato so che non potrò licenziarla per scarso rendimento sarà molto difficile che la assumerò,dal momento poi che l’alternativa c’è e si chiama contratto a termine la scelta è facile.Contratto a termine significa però tutele tendenti a zero e lo scatenarsi di una guerra tra poveri che più che una guerra sembra un massacro degli abitanti della cittadella a scapito degli outsider.Mi sembra chiaro allora che ,visto che l’Italia non è bengodi e realisticamente è impossibile allargare a tutti le tutele ,allora vanno redistribuite quelle elargibili tra tutti i lavoratori.E’ chiaro che non è una scelta ideale,non è quella giusta socialmente,ma se vogliamo veramente affrontare il problema allora mi sembra chiaro che questa mi sembra la scelta percorribile.Basta con gli ideologismi o con gli attacchi agli imprenditori in quanto tali,tacciando di ipocrisia o indicando come interesse personale e di classe sempre quello degli altri quando poi la verità è che ognuno difende il proprio o quello della sua “Classe” quando si affrontano questi discorsi.

  • Il mercato del lavoro non è un mercato come tutti gl altri, caro Giulio. Questo deve essere il concetto base!
    Se sui mercati delle merci e, a maggior ragione, su quelli dei servizi si può discutere sulla validità e sull’efficacia del concetto, per quanto riguarda il cosiddetto mercato del lavoro è evidente che il concetto di mercato va considerato come una metafora o poco più. E guarda che non è una mia opinione personale. Ti invito a leggere qualche testo sull’argomento.
    Per quanto riguarda la redistribuzione delle tutele, visto che continuo a sentire questo concetto, partiamo pure dall’assunto che questa sia una strada percorribile. Qualcuno trae la propra sicurezza dal lavoro che svolge, qualcun altro dal capitale che possiede. Redistribuamo pure le tutele. Sei disponible, Giulio, a valutre la possibilità di darmi parte del tuo capitale e a lavorare al posto mio? Se sì,direi che dovremmo impostare il discorso in altro modo rispetto a come si fa qui di solito, estendendolo, oltre che ai lavoratori, a tutti gli altri i soggetti. Se no, di cosa stiamo parlando, scusate, se non di un escamotage per fregare i lavoratori (scusate la volgarità).
    Rispetto alla tua contraddittoria affermazione secondo cui non bisogna tacciare di interesse personale o di classe chi difende, come tutti, il proprio interesse personale o di classe, che dire? Ognuno difende il proprio interesse. Io quello dei lavoratori, classe alla quale appartengo. Tu quella della borghesia, classe alla quale appartieni e visto il tenore medio dei commenti su questo sito, immagino che tu sia in buona compagna. Fin qui niente di strano. Trattasi della sana dialettica storica tra lavoro e capitale della quale Michel nega l’utilità, se non l’esistenza stessa.
    Quello che a me preoccupa è che, tra voi giovani, anche coloro che borghesi non sono, spesso e volentieri difendono le tesi del pensiero unico neoliberista, in contrasto non i propri interessi. Questo perchè tali tesi sono diventate di senso comune. Anzi SONO il senso comune quando si parla di lavoro. Si parla di lavoro, ma non di capitale, come se fossero due “oggetti” separati o separabili. Che non sia così e del tutto evdente, se si toglie il paraocchi dell’ideologia.
    E’ per questo che mi accanisco sull’argomento su siti come questo (Grazie, Michel).
    Un saluto.

  • Il mercato del lavoro non è un mercato come tutti gli altri perchè la “Merce” che si scambia è preziosa e ne va della vita di molte persone.Su questo siamo pienamente concordi.E’ proprio per questo che i lavoratori sono tutelati.Tuttavia anche gli imprenditori sono persone e quando rischiano il loro capitale rischiano tutto e mettono in gioco anche loro vita.Io non parlo degli Agnelli o delle altre grandi famiglie italiane o internazionali,parlo dei piccoli e medi imprenditori senza i quali tutti i lavoratori starebbero a casa.Tutti possiamo essere imprenditori,ma non tutti abbiamo le capacità e il coraggio per farlo.E’ vero chi riesce nell’attività imprenditoriale ha un tenore di vita superiore alla media,ma molti all’inizio partono da zero così come potrebbe fare chiunque,certo però non hanno le ferie pagate,le indennità di malattia e se la loro impresa fallisce non c’è cassa integrazione o sindacato.Non diamo addosso agli altri interlocutori sociali,basta con queste teorie rivoluzionarie che la storia ha dimostrato non portare a nulla.Detto questo vorrei dire prima di ascoltare le solite cose che provengo da una famiglia impostata sul lavoro e mio padre non è un’imprenditore.Non è questione di senso comune ma di buon senso.

  • pienamente d’accordo con giulio. ho lavorato tutti i fine settimana per l’azienda di famiglia, per poi trovarmi il lunedì in facoltà…e di questo vado fiera.
    invito il sign.resentini a non dare giudizi troppo affrettati e lasciarsi trascinare da facili preconcetti.
    per placare gli animi una frase di gandhi :”Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.
    marta ferrara

  • purtroppo, noi italiani spesso anche quando parliamo di problemi strutturali, finisce che per qualche strana ragione affrontiamo solo problemi sovra-strutturali.
    La complessità ci soffoca!
    looking for a help

  • Ognuno difende il proprio interesse…
    questa è una frase che sento spesso.
    All’inizio non ci volevo credere, ero un sognatore, un gatto con gli stivali, ma mi ero addormentato sotto una quercia e mi sono risvegliato nel terzo millennio.
    Un mio amico, studia filosofia, divora libri di Schopenhauer , Nietzsche e Freud, ma non ha dato nemmeno un esame all’Università.
    Questo perchè, nonostante provenisse da una famiglia benestante ha deciso di lavorare e pagarsi gli studi senza pesare sul baget familiare, e così tra volontariato e qualche lavoretto saltuario di volantinaggio e di cameriere, non trova il tempo per seguire le lezioni e studiare e se la prende con il sistema corrotto,
    dice che solo in Italia esiste un albo dei giornalisti,
    che solo in Italia ci sono i raccomandati,
    che se vuoi scrivere qualcosa su una testata importante devi scrivere quello che vogliono loro e non hai libero spazio per esprimere i tuoi pensieri e per dire quello che pensi,
    e sei censurato
    e sei moderato,
    e se non segui la policy della redazione sei fuori
    e addio carriera.
    Io gli ho detto che forse ha parzialmente ragione ma non è scappando all’estero che si risolvono i problemi
    o criticando il sistema tout court…
    io ad esempio credo ancora nel valore della gavetta, dell’esperienza che ti fai sul campo, casomai inizi nel giornalino d’istituto,
    poi scrivi di sport su un giornale di provincia,
    poi scrivi di gossip su novella 2000,
    e se la tua aspirazione è quella di scrivere di politica internazionale su una grande rivista, devi per forza fare dei compromessi nella vita e nella carriera,
    nessuno ti regala niente,
    e poi un giorno,
    se sei bravo, e vali qualcosa,
    saranno loro, i direttori,
    a chiamarti, a cercarti e a darti uno spazio tutto tuo per dire quello che pensi…
    così hanno fatto i grandi, e così deve fare anche lui, anche a costo di fare qualche sacrificio e di ingoiare qualche rospo…
    non si può vivere tra le nuvole…
    anche io ho dovuto ingoiare rospi, seppur nella mia breve vita…
    anche il dottor resentini a quanto vedo non è molto soddisfatto…
    anche il prof martone,
    ma alla fine se hai talento emergi…

  • Gentile Resentini, ho letto con profonda attenzione i tuoi commenti e devo dire che se da un lato sono profondamente colpito dalla moderazione di Giulio, che conosco personalmente, dall’altro trovo francamente stucchevole e anacronistico la riproposizione della dialettica delle dinamiche del mercato del lavoro nella lettura manichea della contrapposizione tra classe borghese e proletaria, imprenditori e lavoratori. Le tue riflessioni mi urtano profondamente perché si ergono portatrici di una verità quasi sacrale, di quella stessa bieca sacralità che ha portato in questo Paese ad uccidere autorevoli professori, tra cui Marco Biagi e Massimo D’Antona. È ora di deporre i vari simulacri e totem, che in questi anni si sono eretti, nel dibattito sul mercato del lavoro e delle più urgenti riforme. Ritengo le proposte di intervento, suggerite dal professore, importanti e senz’altro orientate all’autentica modernizzazione sociale ed economica del Paese, ma ancora più condivisibile è la sottesa amara denuncia del ruolo paralizzante dei vari veto player. Allora il problema vero del nostro Paese è l’aumentato divario tra la ricchezza privata da un lato, e la povertà pubblica. Questo è un Paese da ricostruire da un punto di vista etico. Non è infatti possibile che in questo Paese i successi continuino ad essere privati, mentre i fallimenti riguardino ciò che è pubblico”. Questa è per me oggi la vera frontiera – ossia quella della riscoperta del bene comune e della responsabilità – su cui deve misurarsi la sfida per il futuro dell’Italia. Il mio augurio è che l’Italia riesca a sintonizzarsi una volta per tutte sugli scenari futuri, e riesca a liberi da questa attuale condanna a vivere eternamente nelle diatribe di un passato che non passa e di un passato scandito da troppa nostalgia; condizione quest’ultima che mi sembra leggere – con sincero rispetto – nei tuoi commenti.

  • …Il mio augurio è che l’Italia riesca a sintonizzarsi una volta per tutte sugli scenari futuri, e riesca a liberarsi da questa attuale condanna a vivere eternamente nelle diatribe di un passato che non passa e di un presente scandito da troppa nostalgia; condizione quest’ultima che mi sembra leggere – con sincero rispetto – nei tuoi commenti.

  • Mi spiace, caro Nicotri, ma non accetto la provocazione. Non ti conosco, ma con il maldestro tentativo di associare la critica sociale delle idee al terrorismo ti sei squalificato da solo. Non ti seguo così in basso.

  • Caro Repentini, naturalmente il riferimento al terrorismo non è in alcun modo da me stato associato ai tuoi commenti, tanto per chiarire. Non credo di essermi spinto poi così in basso, ma di aver espresso poi semplicemente un pensiero condiviso in questo Paese e del resto permettimi di citare il prof. Marco Biagi: “Ciò che viene oggi richiesto alle parti sociali e agli studiosi del diritto del lavoro è quello di provare ad abbandonare una cultura costruita sul sospetto e sulla diffidenza. La vera riforma deve essere non normativa, ma culturale”. E poi mi si consenta, a questo punto davvero una provocazione, non è forse squalificante classificare le persone in categorie, ormai anacronistiche?

  • Non per dire ma caro dottor Resentini
    ringrazi francesco nicotri e giulio vece che sono dei signori…

    Io putroppo ho smesso da tempo di rispondere alle provocazioni, infatti le auguro un buon week end, glielo auguro con tutto il cuore, e non ho le dita incrociate, giuro!!!

    e poi lei lo sa, che
    quelli come noi,
    quelli che provengono dalla strada,
    quelli che ha classificato lei insomma,
    quelli meno fortunati,
    quelli della periferia,
    quelli che meglio sotto i ponti che corrotti e raccomandati,
    hanno un codice d’onore,
    e non mentono
    e non tradiscono gli amici
    e i loro compagni in difficoltà

  • Bauman scrive:
    “Il mercato del lavoro è troppo rigido, bisogna renderloflessibile. Il che vuol dire più arrendevole e sottomesso, facile da modelklare a seconda delle situazioni, dei tagli e degli utilizzi necessari, che non opponga alcuna resistenza, quali ne siano gli effetti. Cosa significa lavoro flessibile? che gli investitori possono non considerarlo una variabile economica”

    figuriamici se possono considerare che dietro al lavoro ci sono persone se non devono considerarlo nemmeno una variabile economica.
    Ragazzi dietro al dito c’è la luna

  • ah evviva resentini

  • oggi sciopero dei corrotti
    l’Italia rischia la paralisi

  • Ragazzi si puo parlare,si puo inneggiare a qualcuno a qualcosa o al passato.Lo sapete qual’è la realtà?In Italia questi sono i discorsi che si fanno.Discorsi basati solo su scontri di ideologia che nella realtà non portano a niente.Quando la si smetterà di ragionare in questo modo scempi come quello di Alitalia ne accadranno di meno.

  • Penso che il governo si debba finalmente dedicare a tutelare il potere di acquisto di stipendi e pensioni.L’ Italia é messa male con una gran massa di persone che non arrivano alla fine del mese…e con una economia in chiara stagnazione ( o recessione).
    Il caso Alitalia pare sia,almeno per ora, archiviato in attesa che la CAI decolli sul serio…E la situazione operativa di CAI si chiarirà nei prossimi mesi, forse fin dalla primavera dell’ anno prossimo.
    Intanto stipendi e pensioni subiscono contraccolpi gravi e la gente é esasperata…Berlusconi,intanto, lancia “proclami” tra una vacnaza in una villa ed in un’altra…Ma realmente a lui che gli frega dei tantissimi problemi della povera gente…
    Abbiamo in Italia una situazione statica,depressiva…mentre la politica é in stand-by, capace soltyanto di polemiche e litigi,spesso inconsistenti ed inappropriati, mentre la Tv di Stato mette sempre in passerella i vari Cicchitto, Gasparri ( elemento realmente fastidioso…), Di Pietro, Veltroni, ecc.
    Il bello é che costoro non dicono NULLA di consistente, non sanno che cosa dire, fanno sfoggio di politichese…
    Purtroppo l’opposizione é IN OMBRA, come é in ombra il…governo-ombra del PD.
    Al PD manca l’ ANIMA…é un partito che non riesce a trovare una precisa identità e che si affida soltanto al povero Veltroni ( D’Alema si é messo a guardare,pensando soltanto al suo avvenire politico quale presidente della Fondazione Italianieuropei..E’ l’univa cpsa valida che gli sia rimasta…con l’appoggio di Giuliano Amato.

  • Mi scuso per gli errori di “stampa” contenuti nel mio precedente commento…Ma succede nella digitazione dei messaggi.

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