Draghi vs Tremonti

tremonti-draghi.jpgTra i tanti scontri che stanno animando la neonata legislatura, ce n’è uno cruciale. Quello tra Draghi e Tremonti, per ragioni di forma e di sostanza. Di forma, perchè discutono pacatamente argomentando, merce rara in questi tempi di urli, accuse e intercettazioni. Di sostanza, perchè si confrontano sui problemi del paese proponendo soluzioni che spesso divergono. In più rappresentano, anche visivamente, le due diverse correnti del pensiero economico che si stanno fronteggiando in questo momento.

Draghi è l’interprete ortodosso della migliore dottrina economica liberale, quella del Fondo monetario internazionale. Un apologeta della globalizzazione come delle privatizzazioni che usa parole d’ordine di matrice anglosassone. Tremonti è invece l’ideologo e il protagonista di una diversa visione economica, liberale ma non altrettanto entusiasta della globalizzazione, il colbertismo. Crede nei principi del libero mercato, ma non disdegna il protezionismo verso le merci cinesi e vorrebbe contrastare il declino dello Stato attraverso un rafforzamento dell’identità europea.

Diverse ispirazioni ideali che ovviamente si ripercuotono anche sulle proposte politiche, che infatti spesso divergono. Come è accaduto ieri in Parlamento quando Mario Draghi, a nome della Banca d’Italia, ha bacchettato la Robin Hood Tax tanto cara a Tremonti. Ora che la critica è stata resa pubblica sicuramente non mancheranno le risposte e magari potremo finalmente assistere ad un vero confronto sui contenuti.

Chissà chi avrà la meglio…


Commenti


  • Da un punto di vista storico i governi hanno sempre attuato comportamenti più o meno liberisti o protezionisti a seconda degli interessi attuali che si proponevano di tutelare dovendosi confrontare(putroppo)con interessi politici ed economici spesso di parte.
    Nei giorni nostri il particolarismo esasperato non ci rende in grado di affrontare una visione di insieme bilanciando gli interessi di impresa e lavoro,produttori e consumatori,pubblico e privato e tutte le possibili combinazioni a geometria variabile che ne potrebbero scaturire.Quando il problema viene spostato all’esterno molti sottolineano come fattore determinante la presenza degli extracomunitari che spinti dalla concorrenza necessitata riescono a prendere il posto dei lavoratori italiani,tutto ciò si traduce in una logica liberista degli imprenditori e in una atteggiamento protezionista dei sindacati(che in realtà non si verifica poi così tanto nella prassi).
    Al problema allontanandosi dal piano teorico si sommano altre variabili quali crescita demografica,salvaguardia dell’ambiente e possibili rischi derivanti dalla produzione e crescente distanza ricchi-poveri che non fanno altro che rendere difficile una soluzione per mezzo di un intervento molto “ideologico” e poco pragmatico(inoltre la storia ci ha spesso insegnato che nel lungo periodo le posizioni protezionistiche non hanno avvantaggiato nemmeno i produttori che hanno perso competitività).
    Possibili soluzioni maggiormente efficaci potrebbero pertanto essere strumenti indiretti quali ausilii ai cittadini(servizi sociali,riqualificazione e formazione,ammortizzatori sociali)e alle imprese(sgravi sugli investimenti e finanziamenti sulle nuove tecnologie).

    considerando che questo è il mio primo commento colgo l occasione per ringraziare il prof per lo strumento offerto e tutte le persone che hanno contribuito con i loro commenti espressione della convinzione di chi vede nella dialettica l’unico mezzo per un migliore sviluppo sociale.

  • Finalmente, finalmente emergono punti di vista economici diversi. Finalmente con argomentazioni serie.

    Questa volta il caro metodo liberista, quello che ha creato la cosìdetta finanza creativa, quello che ha generato la crisi subprime, quello per il quale paghiamo ogni giorno di più il pane, che spinge il riso, il mais a livelli insostenibili per i paesi più poveri, quello che ogni giorno ci fa bruciare miliardi di risparmi facendo aumentare l’inflazione con l’aumento di petrolio.

    Qual’è il problema? La globalizzazione. La globalizzazione smodata, senza regole. Figlia delle più avanzate teorie liberiste ha finito per fagocitare chi l’ha partorita. Non è più un metodo di operare, di interagire è ormai un indistinto che si autoalimenta creando al proprio interno logiche assolutamente illogiche.
    La velocità dei trasferimenti, la possibilità di disinvestire e reinvestire con un click, la volgarizzazione del mercato finanziario, l’ingordigia dei traders(speculatori di breve peridodo), hanno generato nel mondo una quantità di liquidità enorme, somme ingentissime di denaro derivanti dai giganti asiatici, ormai nuovo polo di riferimento per tutti i mercati borsistici, producono un valore che è spaventosamente virtuale.

    Le logiche economiche sono cambiate le vecchie regole non vanno più bene. A cosa serve aumentare i tassi di interesse se l’inflazione non deriva più da un eccesso di domanda ma da speculazioni su i beni primari?

    Allora, Professore, mi chiedo come contrastare questi nuovi fenomeni. Se i vecchi rimedi sono insufficienti quali sono i nuovi?

  • Draghi, Tremonti… e la sinistra che dice in materia economica?
    Che fine hanno fatto le proposte alternative che avevano promesso con la designazione di ministri ombra?
    Non ci sono, ma in compenso si raccolgono ben 5.000 firme contro il governo…
    L’inutile, con il massimo sforzo. Cominciamo bene.

    un’elettrice (delusa – o illusa?) di Vetroni

  • interessante post, anche io oggi ho ragionato sullo stesso punto
    http://minipolitica.wordpress.com/

  • bello il sito purtroppo testimonia che la politica è veramente diventata mini, salvo i dibattiti tra draghi e tremonti che, per quanto cruenti, almeno hanno ad oggetto questioni serie

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