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	<title>Commenti a: E&#8217; meglio la cultura del &#8216;risultato&#8217; o della &#8216;produttività&#8217;?</title>
	<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html</link>
	<description>UNIVERSITA', LAVORO, RICAMBIO GENERAZIONALE</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 20:21:34 +0000</pubDate>
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		<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-330</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 04:23:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-330</guid>
		<description>epistola a Sgarbi .
la regione siciliana non da i permessi per l'eolico 
a causa delle linee sature ma se supponiamo l'eolico
che si dovrebbe fare a gela produrrebbe idrogeno 
per il polo industriale di Siracusa e Gela sarebbe un affare per
tutti nessuno escluso : infatti il petrolchimico utilizza
petrolio per trasformarlo in idrogeno danneggia
operai e popolazione locale mentre l'idrogeno prodotto
dall'eolico è ad impatto ambientale zero ...
infatti l'energia prodotta non è bruciando petrolio ma
catturando energia dal vento ed infine trasformata per
elettrolisi in idrogeno : elettrolisi - la reazione chimica produce
ossigeno ed idrogeno, infine l'idrogeno bruciato viene
trasformato in vapore d'acqua ---
per trasportare l'idrogeno basterebbe un idronodotto
ed a realizzarlo non è un arca di scienze nè costerebbe
una spesa eccessiva .
aiutiamo a spezzare il clima torrido che ha distrutto un terzo delle foreste del sud .
non bruciamo carbone o petrolio che uccidono e danneggiano un intera
popolazione e gli stessi operai che vi lavorano per non parlare
dei danni provocati dalle temperature impazzite che possono provocare terremoti
ed uragani  o maremoti come gli ultimi successi in Cina ed Indocina .
infine l'idrogeno potrebbe essere usato per le navi da 
pesca e quindi pescare senza inquinare con un prezzo piu basso
del petrolio . Vorrei segnalare anche la zona che va dalla piana di Catania
ad agnone bagni si può realizzare un'altro parco eolico in grado di
soddisfare un milione di persone ?
insomma caro Sgarbi sfruttiamo il vento non è giusto che i petrolchimici
inquinano l'aria bruciando petrolio per trasformarlo in idrogeno catturiamolo
dal vento .
non buttiamo via al vento tanta energia ricordati
caro sgarbi che l'eolico non inquina e non produce
danni alla salute come il carbone , petrolio o le scorie radiattive .
ecco la mia classifica energetica che gli italiani dovrebbero perseguire :
eolico 1 posto
idroelettrico  2 posto
nucleare e metano fotovoltaico solare biomasse 3 posto
carbone e petrolio ultimo posto .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>epistola a Sgarbi .<br />
la regione siciliana non da i permessi per l&#8217;eolico<br />
a causa delle linee sature ma se supponiamo l&#8217;eolico<br />
che si dovrebbe fare a gela produrrebbe idrogeno<br />
per il polo industriale di Siracusa e Gela sarebbe un affare per<br />
tutti nessuno escluso : infatti il petrolchimico utilizza<br />
petrolio per trasformarlo in idrogeno danneggia<br />
operai e popolazione locale mentre l&#8217;idrogeno prodotto<br />
dall&#8217;eolico è ad impatto ambientale zero &#8230;<br />
infatti l&#8217;energia prodotta non è bruciando petrolio ma<br />
catturando energia dal vento ed infine trasformata per<br />
elettrolisi in idrogeno : elettrolisi - la reazione chimica produce<br />
ossigeno ed idrogeno, infine l&#8217;idrogeno bruciato viene<br />
trasformato in vapore d&#8217;acqua &#8212;<br />
per trasportare l&#8217;idrogeno basterebbe un idronodotto<br />
ed a realizzarlo non è un arca di scienze nè costerebbe<br />
una spesa eccessiva .<br />
aiutiamo a spezzare il clima torrido che ha distrutto un terzo delle foreste del sud .<br />
non bruciamo carbone o petrolio che uccidono e danneggiano un intera<br />
popolazione e gli stessi operai che vi lavorano per non parlare<br />
dei danni provocati dalle temperature impazzite che possono provocare terremoti<br />
ed uragani  o maremoti come gli ultimi successi in Cina ed Indocina .<br />
infine l&#8217;idrogeno potrebbe essere usato per le navi da<br />
pesca e quindi pescare senza inquinare con un prezzo piu basso<br />
del petrolio . Vorrei segnalare anche la zona che va dalla piana di Catania<br />
ad agnone bagni si può realizzare un&#8217;altro parco eolico in grado di<br />
soddisfare un milione di persone ?<br />
insomma caro Sgarbi sfruttiamo il vento non è giusto che i petrolchimici<br />
inquinano l&#8217;aria bruciando petrolio per trasformarlo in idrogeno catturiamolo<br />
dal vento .<br />
non buttiamo via al vento tanta energia ricordati<br />
caro sgarbi che l&#8217;eolico non inquina e non produce<br />
danni alla salute come il carbone , petrolio o le scorie radiattive .<br />
ecco la mia classifica energetica che gli italiani dovrebbero perseguire :<br />
eolico 1 posto<br />
idroelettrico  2 posto<br />
nucleare e metano fotovoltaico solare biomasse 3 posto<br />
carbone e petrolio ultimo posto .</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: prime</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-298</link>
		<dc:creator>prime</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 20:20:48 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-298</guid>
		<description>Cultura del risultato, è l'unica vera strada che ci rimane.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cultura del risultato, è l&#8217;unica vera strada che ci rimane.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nessuno</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-288</link>
		<dc:creator>Nessuno</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 13:09:41 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-288</guid>
		<description>Se la cultura della “produttività” implica egualitarismo ingiusto, ridistribuzione a pioggia, allora no; l’ uguaglianza deve riguardare il punto di partenza, non quello di arrivo, che va determinato in base al principio meritocratico. 
Non mi convince tanto la decisione di detassare gli straordinarii, o meglio, non mi sembra la soluzione migliore; forse, ed è una battaglia culturale prima di tutto, bisogna migliorare la prestazione lavorativa, a parità di tempo. Andare verso la cultura del “risultato”, appunto; per premiare chi si impegna, i meritevoli. E questo non vuol dire individualismo (che non ci piace!), ma semplicemente una differenziazione retributiva in base al merito (mentre i fannulloni vanno proprio allontanati).
Inoltre, bisogna ridurre il peso dell’anzianità di servizio ai fini delle progressioni professionali; e questo non vuol dire conflitto generazionale, ma si tratta di buon senso, perché non si sta dicendo di eliminare questo fattore, ma di non considerare solo esso, per dare spazio alla  meritocrazia.
Lo so che queste sono idee elementari, ma so anche che dobbiamo tentare di diffonderle nella mentalità, nella cultura della nostra gente, perché, se sono condivise da tutti, possiamo avere dei comportamenti coerenti con esse.
Professore, ci  può dire delle esperienze tedesche di cogestione?
P.S. bello l’articolo con Jovanotti su “A”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se la cultura della “produttività” implica egualitarismo ingiusto, ridistribuzione a pioggia, allora no; l’ uguaglianza deve riguardare il punto di partenza, non quello di arrivo, che va determinato in base al principio meritocratico.<br />
Non mi convince tanto la decisione di detassare gli straordinarii, o meglio, non mi sembra la soluzione migliore; forse, ed è una battaglia culturale prima di tutto, bisogna migliorare la prestazione lavorativa, a parità di tempo. Andare verso la cultura del “risultato”, appunto; per premiare chi si impegna, i meritevoli. E questo non vuol dire individualismo (che non ci piace!), ma semplicemente una differenziazione retributiva in base al merito (mentre i fannulloni vanno proprio allontanati).<br />
Inoltre, bisogna ridurre il peso dell’anzianità di servizio ai fini delle progressioni professionali; e questo non vuol dire conflitto generazionale, ma si tratta di buon senso, perché non si sta dicendo di eliminare questo fattore, ma di non considerare solo esso, per dare spazio alla  meritocrazia.<br />
Lo so che queste sono idee elementari, ma so anche che dobbiamo tentare di diffonderle nella mentalità, nella cultura della nostra gente, perché, se sono condivise da tutti, possiamo avere dei comportamenti coerenti con esse.<br />
Professore, ci  può dire delle esperienze tedesche di cogestione?<br />
P.S. bello l’articolo con Jovanotti su “A”</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Enzo</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-31</link>
		<dc:creator>Enzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:08:43 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-31</guid>
		<description>Mi sento di rispondere alla stimolante domanda: "cultura della produttività o di risultato?"
Sto scrivendo una tesi che tratta proprio di questo problema. Rovistando tra articoli, monuali, siti Internet, sentenze devo dire che la risposta degli autori non è unanime. E' ancora troppo diffusa, infatti, un'ideologia ereditata dai movimenti del '68, che si preoccupa di proteggere quanti lavorano, non distinguendo affatto tra chi merita e chi non merita. I sindacati, in particolare, sono sempre restii ad assecondare alternative ai tradizionali sistemi di remunerazione dell'attività lavorativa, convinti che si possa e si debba avere una politica di tutele ritagliata sul modello del lavoratore della fabbrica fordista. 
A mio avviso, anche alla luce delle ultime novità proposte del Governo, è giusta una visione meritocratica fondata sulla cultura del "risultato". Questo permetterebbe di attivare un circolo virtuoso partendo dagli stessi lavoratori che riceverenno di più in corrispondenza di un loro maggior impegno. I "fannulloni" saranno spinti ad abbandonare la loro visione opportunistica. Le imprese miglioreranno la propria produzione. L'intera economia del Paese ne gioverà in termini di costi, concorrenza e qualità dei prodotti. 
Chiaramente ciò è applicabile anche nel settore pubblico, anzi, soprattutto in questo settore dove,com'è noto, si annida la maggioranza dei "fannulloni".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sento di rispondere alla stimolante domanda: &#8220;cultura della produttività o di risultato?&#8221;<br />
Sto scrivendo una tesi che tratta proprio di questo problema. Rovistando tra articoli, monuali, siti Internet, sentenze devo dire che la risposta degli autori non è unanime. E&#8217; ancora troppo diffusa, infatti, un&#8217;ideologia ereditata dai movimenti del &#8216;68, che si preoccupa di proteggere quanti lavorano, non distinguendo affatto tra chi merita e chi non merita. I sindacati, in particolare, sono sempre restii ad assecondare alternative ai tradizionali sistemi di remunerazione dell&#8217;attività lavorativa, convinti che si possa e si debba avere una politica di tutele ritagliata sul modello del lavoratore della fabbrica fordista.<br />
A mio avviso, anche alla luce delle ultime novità proposte del Governo, è giusta una visione meritocratica fondata sulla cultura del &#8220;risultato&#8221;. Questo permetterebbe di attivare un circolo virtuoso partendo dagli stessi lavoratori che riceverenno di più in corrispondenza di un loro maggior impegno. I &#8220;fannulloni&#8221; saranno spinti ad abbandonare la loro visione opportunistica. Le imprese miglioreranno la propria produzione. L&#8217;intera economia del Paese ne gioverà in termini di costi, concorrenza e qualità dei prodotti.<br />
Chiaramente ciò è applicabile anche nel settore pubblico, anzi, soprattutto in questo settore dove,com&#8217;è noto, si annida la maggioranza dei &#8220;fannulloni&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-12</link>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 12:35:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/e-meglio-la-cultura-del-risultato-o-quella-della-produttivita-140.html#comment-12</guid>
		<description>Il discorso parte sempre dall'era della globalizzazione e dalla situazione contingente della produttività delle imprese italiane. Bisogna quindi coniugare il tutto tra il profitto d'impresa, il mercato e il bisogno dei lavoratori. La difficoltà maggiore è proprio quella del lavoro nelle grandi imprese multinazionali o che hanno un legame con il territorio solo dal punto di vista produttivo casuale o determinato da incentivazioni di tipo fiscale; si pensi ai fondi europei. Infatti proprio in queste realtà dove la professionalità del dipendente è di minor rilievo per l'organizzazione a catena di montaggio e la produttività parametrata sui grandi numeri, è difficile proporre un sitema alternativo alla ugualitarizzzazione dei salari e non un sistema che premi il singolo con le sue conoscenze, il suo impegno e il suo saper fare oltre la media. Sarebbe quindi da pensare in queste circostanze come lavoro di squadra il raggiungimento di obiettivi produttivi parametrati agli standard qualitativi dell'impresa. In altre realtà delll'eccellenza del prodotto dove sempre più si punta, per l'accaparrarsi i nuovi mercati determinati dai "nuovi ricchi", è oltre modo pensabile, ad un'introduzione dell' aumento dei salari in base a risultati d'impresa. Il problema è sulla modalità della richiesta sedeve essere fatta dai sindacati, sicuramente nella prima realtà, o dagli stessi lavoratori nalla seconda realtà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso parte sempre dall&#8217;era della globalizzazione e dalla situazione contingente della produttività delle imprese italiane. Bisogna quindi coniugare il tutto tra il profitto d&#8217;impresa, il mercato e il bisogno dei lavoratori. La difficoltà maggiore è proprio quella del lavoro nelle grandi imprese multinazionali o che hanno un legame con il territorio solo dal punto di vista produttivo casuale o determinato da incentivazioni di tipo fiscale; si pensi ai fondi europei. Infatti proprio in queste realtà dove la professionalità del dipendente è di minor rilievo per l&#8217;organizzazione a catena di montaggio e la produttività parametrata sui grandi numeri, è difficile proporre un sitema alternativo alla ugualitarizzzazione dei salari e non un sistema che premi il singolo con le sue conoscenze, il suo impegno e il suo saper fare oltre la media. Sarebbe quindi da pensare in queste circostanze come lavoro di squadra il raggiungimento di obiettivi produttivi parametrati agli standard qualitativi dell&#8217;impresa. In altre realtà delll&#8217;eccellenza del prodotto dove sempre più si punta, per l&#8217;accaparrarsi i nuovi mercati determinati dai &#8220;nuovi ricchi&#8221;, è oltre modo pensabile, ad un&#8217;introduzione dell&#8217; aumento dei salari in base a risultati d&#8217;impresa. Il problema è sulla modalità della richiesta sedeve essere fatta dai sindacati, sicuramente nella prima realtà, o dagli stessi lavoratori nalla seconda realtà.</p>
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