Super Mario nel paese dei veto player

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Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di sabato 19 novembre 2011

Il problema di questo paese è che cambiano i governi ma le questioni rimangono sempre le stesse. Pensate alla giornata di ieri. Monti non aveva neanche terminato di leggere il suo discorso programmatico che, nelle piazze, i professionisti della contestazione sociale già cominciavano a manifestare. Cortei in tutta Italia, Roma paralizzata dagli scioperi, feriti e contusi a Palermo come a Torino. Sembra di rivedere sempre lo stesso film.

Un nuovo Governo che  annuncia di voler finalmente passare ai fatti per realizzare le riforme che tutti, a destra come a sinistra, nelle università come nei partiti, considerano necessarie. E i Cobas, i comitati studenteschi e tutto il fronte del no già sono in piazza per opporsi ad un programma che neanche conoscono. Ma come? Finalmente un Presidente del Consiglio dichiara che è intenzione del Governo procedere, con il sostegno di tutte le principali forze politiche, ad una riforma che sposti sulle rendite il carico fiscale che fin qui gravava sul mondo del lavoro; riformare gli ammortizzatori sociali per garantire una copertura anche ai precari; intervenire sulle pensioni nel segno dell’equità generazionale; promuovere la crescita incentivando il lavoro dei giovani e delle donne; promuovere la natalità; investire sulla formazione del capitale umano. Il tutto andando a ricercare le risorse necessarie combattendo l’evasione fiscale, riducendo i costi della politica come il numero delle provincie. E i movimenti studenteschi cosa fanno? Scendono in piazza, al fianco dei cobas, “contro il governo dei banchieri” illudendosi così di poter sfuggire a quel debito pubblico che nel frattempo schiaccia il loro futuro a colpi di spread. Certo, la manifestazione era già stata prevista da tempo, ma è altrettanto indubbio che poi si è tradotta in un’occasione  per criticare l’ispirazione riformista del nuovo governo.

Una reazione immatura, anzi ideologica, perché le proteste sono cominciate prima ancora che Monti avesse finito di leggere il programma. Un “a-priori” o, se si preferisce, un preconcetto che ricorda un’Italia di altri tempi, anzi la solita vecchia Italia, quella che critica prima ancora di aver letto. Quella pronta a tutto pur di bloccare le riforme che attentano a privilegi che non possiamo più permetterci perché abbiamo il terzo debito pubblico del mondo e all’estero hanno smesso di farci credito.

Uno degli slogan di ieri diceva “meno banche più banchi“. E ha ragione. Peccato che l’autore non si sia reso conto del fatto che nel programma del Governo si menziona espressamente la necessità di investire in formazione, scuola e ricerca. E la stessa critica può essere rivolta a tutti gli altri studenti che non si sono resi conto che manifestando contro il governo manifestavano contro loro stessi. Se avessero letto il programma si sarebbero accorti che una volta tanto il Governo riconosce che, se i sacrifici delle riforme dovranno essere distribuiti equamente tra tutte le categorie, gli incentivi andranno concentrati sul lavoro dei giovani e delle donne. Anche per questo, speriamo che realizzi il suo programma. Perché il nostro futuro, come quello del paese, non dipenderà dalle proteste di quanti non vogliono rimborsare il debito contratto dai padri ma dal coraggio di quelli che sono pronti a lavorare ed impegnarsi per costruire il futuro che ci attende e abbattere gli spread come il debito pubblico ma anche i privilegi come l’evasione fiscale.

Non solo e non tanto perché ce lo chiedono l’Europa e i mercati finanziari ma perché, se anche questa volta resteremo paralizzati tra proposte di riforma e proteste di piazza, le cose non potranno che peggiorare. D’altra parte, “come possiamo cambiare le cose se continuiamo a fare tutto allo stesso modo?” Se lo chiedeva Albert Einstein qualche anno addietro ma mi sembra ancora una domanda attuale, soprattutto dopo i fatti di ieri.

Commenti


  • Gentile Professore,
    lei afferma in questo articolo di non comprendere il motivo e la natura delle proteste studentesche al nuovo governo Monti, un governo che nel programma prevede di investire in formazione e di promuovere e incentivare il lavoro dei giovani.
    Lei non comprende perchè da accademico affermato non vive la situazione disperata della nostra generazione, che giustamente ha difficoltà a ritenere che la soluzione ai propri problemi possa arrivare da coloro che, banchieri, finanzieri ed economisti, sono stati la causa dei problemi. Certo questo non è più un governo di “nani e ballerine” come appropiatamente e diffusamente è stato scritto, ma un governo di persone competenti e serie. Ma non basta per gli applausi!! Le manovre annunciate fanno intendere che a pagare saranno chiamati tutti, anche le classi più povere, sia con l’Ici sull’abitazione principale, sia con l’aumento dell’IVA, sia con provvedimenti penalizzanti sulle pensioni (chissà perchè poi per dare diritti ai giovani si debbano toglierli ai lavoratori anziani? Piuttosto che fare cassa con le pensioni non sarebbe più giusto partire con il togliere soldi a coloro che possiedono la “roba” tanto più che nel nostro paese l’evasione fiscale è stata così rilevante e diffusa! Far pagare alle aziende piuttosto che allo Stato il mantenimento dei vecchi non mi pare certo una soluzione nè per la produttività aziendale nè per i giovani ai quali i padri per vivere debbono rubare i posti!).
    La realtà caro Professore è che Lei non comprende perchè vive una realtà privilegiata e gli stessi suoi studenti, in quanto frequentanti un’università privata, lo sono!
    Lasci al popolo e in primis a noi studenti il diritto di protestare (beninteso in forme civili), visto che Lei il futuro ce l’ha assicurato e noi no!! Ci lasci almeno il diritto al mugugno!!
    Cordialmente.

    sergio

  • Ok Sergio, ho capito che per te così come stanno le cose non va per niente bene. Però non accenni neanche a spiegare quali sono le misure da adottare. Quindi ti chiedo: cosa faresti per riaddrizzare questo Paese che è ormai sull’orlo del baratro? Per quale motivo il Professor Martone e i suoi studenti di un’università privata appartengono ad una realtà privilegiata?

  • Ciao Sergio, sono una studentessa della Luiss, e sarei lieta di conoscere la lista dei privilegi che mi spettano. Quali sono i vantaggi a noi riservati?
    Non credo tu abbia mai fatto una chiacchierata con noi universitari iscritti alle private altrimenti ti saresti accorto che i nostri problemi non sono poi tanto differenti dai vostri, che la nostra ansia riguardo i progetti futuri è uguale a quella di tutti gli altri giovani d’Italia.

    Sicuramente non abbiamo sofferto i tagli come alle pubbliche, io ero a protestare in piazza con “voi” (se dobbiamo necessariamente differenziare) per la difesa del diritto allo studio, quello è uno scempio che vi tocca principalmente, senza dubbio, e me ne dispiaccio, ma credo anche che quello che è successo sia stato il fallimento non solo per una generazione o per una determinata classe di studenti ma per una nazione, in particolare modo perché è accaduto a casa nostra: la culla per tradizione della cultura.

    Conosco diversi ragazzi nella mia università che studiano tantissimo per non perdere la borsa di studio e convivono con il timore che ai propri genitori vengano tagliate le pensioni perché in quel caso dovrebbero fare la valigia e tornarsene a casa. Hai idea di cosa significhi (come diceva quello studente della Bocconi qualche giorno fa alla televisione) avere dei genitori che rinunciano alle vacanze per mandarti in una università di prestigio? Il peso della telefonata per avvisare a casa che non hai superato un esame?
    Non volevo scadere in ridicoli sentimentalismi però sarebbe bello se quelli di “voi” che la pensano come te si fermassero un attimo a cercare di conoscere veramente la realtà che esiste dietro i nomi degli iscritti alle private.

    Il governo tecnico avrà i suoi bei progettoni da realizzare ma la sfida più grande è a noi giovani che si propone e protestando in piazza come avete fatto l’altro giorno dimostriamo di non essere capaci di affrontarla! E’ la capacità di riscattarci dai vecchi schemi mentali delle politiche di partito che dobbiamo essere capaci di rivendicare, è la voglia di essere diversi da chi chi ha preceduto ragionando tramite catalogazioni precostituite che dobbiamo far vedere di avere, continuando a combattere contro questi presunti “mostri” cristallizzati dalle ideologie comuni non imbocchiamo di certo la strada giusta.
    Prepariamoci piuttosto a ricostruire assieme quello che è stato distrutto dalla speculazione, prepariamoci a crescere quei figli che decideremo di avere pur dovendo affrontare le difficoltà particolari dei nostri tempi insegnando loro a pensarla in modo differente.
    E’ questo il più importante cambiamento che la nostra Italia è chiamata a compiere e spetta proprio a noi studenti, dobbiamo essere pronti domani e avere una mente elastica a sufficienza per riuscire a riconoscere davvero quali siano i veri ostacoli da superare, i veri dogmi da distruggere.

    Detto questo ti prego di perdonarmi per la lunghezza del messaggio e per i miei toni, anche se sono molto giovane faccio politica da diverso tempo e ho visto amici con cui ho trascorso mesi e mesi a raccogliere firme, fare comizi, distribuire volantini e appendere manifesti cambiare modo di parlarmi e di guardarmi quando ho deciso di iscrivermi alla mia università, a volte mi piacerebbe solo capire nei confronti di chi deve scusarsi mio padre per i sacrifici che ha fatto pur di garantirmi un posto in una delle migliori università d’Italia.

  • Wow, il paradiso in terra secondo il prof. Martone! Sembrerebbe un programma di sviluppo di un welfare state maturo a tutto discapito di evasori ficali, rentiers, politici corrotti e faccendieri vari. Speriamo bene! A prima vista però sembra che le pensioni ai giovani le si voglia finanziare tagliandole ai loro genitori, e le opportunità lavorative per i giovani le si voglia barattare con la tutela dei loro diritti. I veto players poi hanno già cominciato a giocare la loro partita, ma dalla parte opposta a quella indicata dal prof, cioè cercando di impedire l’introduzione di una imposta patrimoniale che consentirebbe finalmente di far pagare chi veramente ha guadagnatoe sta guadagnando in questa crisi e DA questa crisi e non i soliti noti. ma ch i vuole prendere in giro prof?!

  • Mi associo totalmente a quello che ha detto mari, e a ciò che pensa il prof martone. Quelle manifestazioni di piazza sono state vergognose per la violenza con cui sono state condotte e per l’ipocrisia di fondo che le ha generate. Troppo facile dire no a tutto senza proporre un piano alternativo, troppo semplice prendersela con noi studenti delle private (io sono della Luiss) che non solo non siamo tenuti nella bambagia come molti credono, ma soprattutto non siamo il vero nemico. Io ringrazio ogni giorno i miei per la magnifica opportunità che mi hanno dato investendo con molti sacrifici sul mio futuro! Mi è dispiaciuto sentirmi dire “cosa ti indigni a fare per i tagli all’università tanto vai alla Luiss” perché devo essere etichettata come una classista snob quando non lo sono?? Quanta stupidità in quella manifestazione contro la Bocconi!!! Quanta ipocrisia nel sentire qualcuno dire quasi quasi era meglio Berlusconi!!! Come di può pensare che fosse meglio quando ci governava una manica di ignoranti e corrotti figuri con un’opposizione incapace e impotente?? Qualcuno ha ance detto che è colpa dell’Europa… Vorrei dire a tutti questi signor nO che se sono depositari della ricetta su come si rimette in sesto un paese si facessero avanti con proposte concrete!!! E soPrattutto studiassero prima come funziona il diritto comunitario e quello del lavoro e quello tributario prima di salire in cattedra e demolire ogni proposta senza aver mai neanche lontanamente saputo o capito in cosa consistono queste tematiche…. Per dirla volgarmente la coperta è quella, se da un lato tiri dall’altro scopri!!! Tagliare le Pensioni di anzianità in favore dell’occupazione giovanile è un patto generazionale!! E può funzionare!!! Quanto all’ici sulla prim casa fu Berlusconi a toglierlo facendo un gravissimo danno economico alle casse degli enti locali. Qui si vuole la botte piena e la moglie ubriaca benefici senza sacrifici non facendo altro che alimentare quel filone di pensiero che ci ha portati sull’orlo della bancarotta statale.

  • Non è una piazza virtuale,come quelle tipiche della post-modernità,ma è un grande corpo in movimento unito da una sagola dello stesso colore e spessore. Ci sono gli slogan,le musiche urlate ,volti più o meno visibili di fotografie sbiadite,e le rabbiose storie di migliaia di giovani che stanno pagando una crisi che non hanno provocato. E poi ci sono le loro sacrosante ragioni per diffidare da questi super-eroi,a cui,come ci dicono,dobbiamo necessariamente affidarci.

    Che le attuali istituzioni democratiche non siamo più in grado di controllare il capitalismo globale,che sta accelerando il declino della democrazia è palese. Come il peso di un debito pubblico che incurva l’orizzonte dei nostri giovani sogni. Ma perché nessuno ha provato a mettere in discussione l’andamento di questo turbo –capitalismo,figlio di politiche neo-liberiste,che ha aumentato del 30 % la disuguaglianza,ha smantellato e continuerà a farlo il sistema di welfare,ha avuto effetti disastrosi sull’ambiente?

    Tra il profitto ad ogni costo e la sovranità popolare,vince il primo. I Bilanci pubblici in Europa si sono accollati addosso i debiti privati delle banche,che non hanno dichiarato bancarotta. Complici sono anche quelli che invocano il libero mercato. Le aride lezioni di economia scritte nelle letterine che arrivano dalla Bce,rea dell’aumento dei tassi d’interesse di luglio,ci chiedono privatizzazioni su larga scala,flessibilità e tanti tanti sacrifici,e non dobbiamo starci.

    Poi c’è la politica,la peggiore di sempre. Quella del voto di scambio,dei compromessi a tavolino con la Mafia,del dolce far niente. Una politica che ha offeso la dignità dell’italiano medio. Pronta ad attaccare i giovani che scendono nelle piazze,piuttosto che entrare nel merito delle ragioni,sperando di confutarle. Con l’aiuto di tutti quelli che,soggiogati da un realismo di basso profilo,idolatrano l’astrattezza della nostra proposta politica per timore di mettere in discussione il sistema in cui si sentono a proprio agio.

    Per noi,”professionisti della contestazione sociale”,resta il rimpianto di una libertà ancora lontana,nascosta non dal capitalismo ,non dallo sfruttamento o cose del genere,ma da un mostro molto più grande : l’illusione della democrazia. E’ stata buttata giù l’idea di uno stato che ci voleva tutti un po’ più “uguali” ed ora è in auge la voglia di essere sempre i migliori,il disprezzo per i loser,la convinzione che dobbiamo farci una competizione spietata per avere un posto di lavoro “meritato”.Solo i migliori ce la faranno, e quelli di “Via del Campo” che tanto piacevano a De Andrè, che fine faranno?

    A noi studenti,di università pubbliche e private,non resta che rimanere uniti,oggi più che mai .E’ fortemente compromessa la libertà e la vita di tutti noi in nome di un potere nero che si espande a macchia d’olio nel mondo globale,e non è definito. E’ una metastasi senza inizio né fine.

    Non è un’analisi scientifica dove poter dar sfoggio di competenze che ancora non ho acquisito,ma sono solo i pensieri di una di vent’anni che,in bilico nello scegliere se andare o restare,sente un’accelerazione più forte in petto.

  • Veto Player?
    Ma impari a parlare italiano, che ormai l’hanno capito tutti che dietro il vostro sproloquio di termini inglesi si cela solo la cancellazione dei diritti dei lavoratori.

    Tolga la lingua dal culo di Marchionne e cerchi di lavorare per la maggioranza degli italiani che sono quelli a cui volete togliere pure le pause per pisciare, anzi…sono patriota…dia subito le dimissioni dal suo incarico di governo per il bene dell’Italia,

  • Volevo fare gli auguri al professor Martone per il suo nuovo incarico nel governo. Apprezzo molto le sue idee sul mondo del lavoro e spero che le sia permesso di svolgere il suo compito nel miglior modo possibile. Le vorrei chiedere una cosa però. Non dimentichi una parola di quello che ha scritto, né una parola di quello che ognuna di queste persone ha scritto nel suo blog, né una parola dei suoi studenti. Tenga bene a mente tutto quello che ha detto e ascoltato nel mondo reale. Lei sta per entrare in una dimensione parallela nella quale si dimentica facilmente quello che c’è fuori. Si ricordi che questo governo è l’ultima chance che questo paese ha per non essere risucchiata in un vortice drammatico. Le è stata data una grande responsabilità, e il fatto che sia stata data a una persona di meno di 40 anni mi fa ben sperare. Cerchi di esserne all’altezza. Buona fortuna!

  • Mi auguro che lei possa difendere e non mortifichi i diritti di chi ha lavorato onestamente una vita facendo l’insegnante e ora aspira , dopo 40 anni di servizio,ad avere una pensione sudata, senza vedersela rinviata nel tempo e forse anche decurtata!
    Non è così che si fa cassa, non è mantenendo in servizio chi può andare in pensione che si aiutano i giovani ad avere un’occupazione, dopo una sudata laurea e non è così che si migliora la Scuola Italiana!
    I soldi si recuperano facendo pagare le tasse a chi non le paga, togliendo privilegi di detrazioni, deduzioni e altro, riducendo il numero dei parlamentari, abolendo Province ed Enti inutili creati da politici per alimentare Clientelismo, togliendo Pensioni d’Oro, tassando i grandi patrimoni, abolendo Regioni a statuto speciale che sperperano il danaro,ma certamente non prendendosela come sempre con le classi più deboli, con i lavoratori che in servizio o in pensione devono affrontare mille difficoltà, mantenendo i figli all’università e che al 10 del mese hanno già terminato i soldi a disposizione!
    Ci pensi Signor Ministro!
    Da una persona che la stima, per essere lei stato docente di mio figlio!

  • Prima di parlare a sproposito sulle persone bisognerebbe almeno averle sentite parlare. E da ex alunna del professor Martone so che lavorerà con impegno e serietà, perchè è una delle poche persone rimaste nel nostro paesi che uniscono alla competenza l’educazione. E che anche se si trova di fronte un interlocutore con idee opposte alle sue riesce a creare un dibattito interessante per chi guarda . Per cui prima di categorizzare le persone a priori fareste bene per una volta ad aspettare di vedere cosa la gente ha intenzione di fare nel nostro paese. Altrimenti se siete tutti tanto bravi e preparati perchè non ci andate voi ?

  • Bene. Ci tocca fare gli auguri al ministro più giovane di uno dei governi più anziani che l’Italia ha mai avuto. Una spiegazione certamente ci sarà, e spero il prof. Martone voglia mettercene a parte.
    Ma vorrei inviate tutti, proprio a casa del di Martone, a interrogarci cartesianamente (se ancora un barlume di lucidità in questo Paese profondamente inquinato e scevro di ogni prospettiva analitica innanzitutto valoriale, e quindi etica, della realtà!).
    E l’interrogativo è questo: perchè s’insiste nel sottoporre la questione del “lavoro” come questione esclusivamente di natura giuridica, e quindi di riforma delle relazioni industriali e di tutela del diritto di cittadinanza? E la seconda è agita perchè sollecitata dalla prima (vedi strappi di taluni), oppure adesso si vuol provare a modificare (altro che riformare, se tale parola ha ancora un senso nel paradigma politico) la seconda per permeabilizzare (diciamo) le relazioni industriali ad uno scenario che tutti, ma proprio (quasi) tutti, si ostinano ad definire “taumaturgico”?
    Interrogativi, cartesiani, ne avrei. Mi limito soltanto a sottolineare che
    1. riforma deve intendersi il piano di ricomposizione, in alto, di un conflitto, la cui ricomposizione consente lo sviluppo e la crescita del diritto di cittadinanza degli attori (meglio agenti) del conflitto. Altrimenti tutto può essere definito riformatore, anche una regressione civile e democratica. Ed il luogo di lavoro è il luogo principale, assieme alla famiglia, dove viene esercitato il diritto di cittadinanza di una persona. E’ per questo che gli anni ’70 hanno visto questo paese, dopo profondi conflitti industriali e sociali, munirsi di una giurisdizione sui temi del diritto di cittadinanza sui luoghi di lavoro, nelle famiglia, nelle tutte sociali ed umane: valgano qui come esempi, nuovo diritto del lavoro nel 1970, riforma del diritto della famiglia nel 1975, le leggi sulla tutela sanitaria della donna che ha deciso di abortire, la legge sulla separazione e l’annullamento degli effetti civili del coniugo, riforma sanitaria nel 1978, ecc ecc.

    2. se un conflitto è in essere, in questi tempi, esso ha natura affatto popolare (se non in questi ultimi mesi) ma prettamente elitaria, ed è effetto, me lo si lasci scrivere, della mancanza di principio di realtà di una classe dirigente nazionale e internazionale, assieme ad un popolo adeguatamente obnubilato e reso neghittoso, che come in tutti i tempi iper-ideologici, è adesso alal resa dei conti. Sto scrivendo che, senza un progetto più ampio ed articolato di governo dello scenario, tutto viene a ridursi a mero “reclamo”: Marchionne reclama, gli studenti reclamano,… tutta una reclamè

    3. premesso punto 1 e 2, la domanda adesso diventa questa: se non c’è lavoro è perchè il diritto del lavoro esistente ed applicato ed applicabile è inadeguato? Cioè, dopo che negli anni ’70 si è fatta crescere e progredire, economicamente, civilmente e socialmente l’Italia, già dalla fine degli anni ’80 (ma il primo assalto fù già sperimentato e vinto nella metà di quegli anni) tutto quel quadro di progressione è stato oggetto, accanitamente, di aggressione e regressione: 3 riforme sanitarie, innumerevoli riforme della scuola e dell’università, altrettante delle pensioni… ed adesso l’assalto al diritto di cittadinanza nei luoghi di lavoro. Perchè di questo si tratta. Cosa sta avvenendo, quindi?

    4. ma la domanda spartiacque penso sia questa: di quale diritto del lavoro può parlarsi e discutere in un paese dove il lavoro manca? E’ come volersi accanire nell’offrire salute pubblica ad un popolo sanissimo… cos’è questo accanimento giuslavorista in relazioni sindacali ed industriali il cui ordine del giorno è: o si fa così o si va a casa perchè non si è competitivi! ?

    5. questo Paese ha bisogno solo di 3-4 cose, di natura squisitamente politica, e quindi popolare:
    a. una politica energetica, e sussidiaria a questa di una politica industriale ed economica, sostenuta da una politica fiscale pertinente allo scopo.
    b. una politica di tutela ambientale che passa attraverso un piano di salute pubblica alimentare, e che non è quello della chiacchiere sulle certificazioni bio ecc degli alimenti, nè quello che ha impedito, ed impedisce, agli agricoltori ed allevatori, di poter agire come operatori di mercato liberi, senza passare per forza attraverso coloro che controllano il mercato alimentare con le leggine che si preoccupano… della nostra igiene e salute!
    c. una politica culturale che rinnovi il senso di appartenenza e di identità di questo popolo ormai fatto di isolati individui che non sanno andare oltre la visione della propria punta del naso: dobbiamo rimparare a fare sistema, a pensarci come sistema, o non come singole parti che “comandano a casa propria”! Chiacchiere che poi hanno dato adito ad equivoci: non esiste l’impersonale, ma le personalità, e queste sono in relazione allo scopo di costituire la piattaforma più ampia possibile di riverbero delle singole qualità sull’insieme.

    Quindi, prof. Martone, io e credo altri ci auguriamo che Lei sappia prima che essere un tecnico un uomo, una persona, un politico. Altrimenti rischierà di essere uno degli ultimi protagonisti di questo delirio di post (ma certamente pre) cartesiani.
    saluti

  • Suggerirei al Prof. Martone (giurista e non economista come dice), per una questione di serietà e rispetto anche verso i suoi colleghi, di evitare di indicare nelle interviste in TV come sua affiliazione l’Università LUISS. E’ un dipendente di ruolo e pagato come Prof. Ordinario presso l’Università di Teramo.

    Sarebbe considerata una cosa gravissima se un dipendente di un’azienda si fregiasse di essere un collaboratore di una sua concorrente……..

    Il Rettore dell’Università di Teramo dovrebbe spiegarglielo con non poco risentimento……

    Certo è che solo in Italia avvengono certe cose ed una pubblica amministrazione (come lo è l’Università di Teramo) non prenda provvedimenti esemplari!!!!!!

  • Io non ci vado perche’ non sono un leccaculo di marchionne come il tuo prof…

    Digli di parlarti della consulenza da 40mila euro per “la valutazione degli aspetti giuridici inerenti alla fattibilità degli interventi in materia di digitalizzazione ed informatizzazione del settore pubblico nei Paesi terzi” affidatagli dal ministro Brunetta proprio quando il padre era a capo dell’ente di controllo della Pubblica amministrazione

    Guarda caso il 90% di quelli che parlano di meritocrazia sono poi dei figli di papa’ raccomandati che piu’ raccomandati non si puo’

  • Michel Martone viceministro al lavoro?! Adesso si che ne vedremo delle belle!! Lavoratori italiani state pronti: qui c’è uno che il lavoro non l’ha mai visto neanche dipinto, ma che sproloquia quotidianamente in materia. Altro che tecnici! Vi toccherà rimpiangere Sacconi…il che è tutto dire! Grosse fregature in arrivo!!

  • Se si chiede ad un padre di andare in pensione 1 anno dopo per il figlio lo fà, forse non avete capito che noi siamo in mezzo ad una strada non lavoriamo, ci hanno già allungato di 12 mesi la finestra x la pensione.MA A NOI CHE SIAMO IN MOBILITà,non possiamo lavorare un anno in più,se ci allungate l’età pensionabile alla fine restiamo a 61 /63 anni senza reddito e senza pensione concludo RICORDATEVI DELLE PERSONE FUORI DAL LAVORO CHE SONO IN MOBILITAAAAA”’.

  • Non entro nel merito delle questioni strettamente giuridiche e sociali di cui parlate, ma una cosa la voglio dire: affermare che un professore e professionista sia raccomandato o poco preparato soltanto perché ha ricevuto un incarico prestigioso ad una età ragionevole e perché figlio d’arte mi sembra un pregiudizio ingiustificato. Il Prof. Martone é un esempio per tutti noi e rappresenta una speranza per il nostro futuro. Se tutti i tecnici, i professori, i lavoratori, i politici, i medici, le persone in genere mettessero soltanto una briciola dell’impegno e della passione che Martone spende nel suo lavoro e nell’insegnare a noi studenti come affrontare la realtà e come rapportarci al momento storico che viviamo, l’Italia forse avrebbe gli stessi problemi ma li risolverebbe con uno spirito diverso, solidale e costruttivo. Invito tutti a criticare l’operato di una persona dopo qver acquisito dati oggettivi e non prima, basandosi su requisiti personali o preconcetti perché demolire chi prova a dare il suo contributo non ci rende migliori né ci aiuterà a superare la crisi che ci sta devastando.

  • cara Giulia,
    noto con dispiacere che anche tu con la solita approssimazione che contraddistingue alcuni giornali, lasci intendere il falso. In primo luogo, l’incarico del professore Martone ha avuto inzio ben dopo la nomina del padre a presidente della Civit; il che mi consente di ricordare quanto giustamente affermato allora dal ministro Brunetta: che sia stato il figlio a raccomandare il padre???!. In secondo luogo,l’attività della Civit non aveva potere di sindacare sull’attività del Ministero della Pubblica Amministrazione. La realtà dei fatti è che in questo paese siamo tanto bravi a riempirci la bocca di impegno, di gioventù e poi, quando si tratta di riconoscere il merito di un altro chissà perchè,l’invidia prende il sopravvento. E poi, se tu avessi studiato, Giulia, sapresti che il Giudice Martone ha servito lo stato per 40 anni con tanto di Brigate Rosse contro. In un momento in cui ogni istituzione sta perdendo la sua credibilità, c’è solo da imparare da Giudici così.

  • @Alberto:il Professore Martone svolge il suo lavoro all’interno delle unversità in cui insegna con passione e serietà tanto da essere uno dei professori più stimati del mondo accademico. Vedremo sicuramente cose migliori.

  • Cara Maria, non metto affatto in dubbio le competenze professionali del prof. Martone in ambito didattico, nè mi interessa farlo.
    Sono le sue nefaste idee politiche che mi sgomentano, con quel suo continuo e pervicace attacco ai diritti conquistati, in anni di lotte, dai lavoratori italiani. E nel suo nuovo ruolo di vice ministro è questo quello che conta.
    Quanto poi queste stesse idee vadano a plagiare le giovani menti dei suoi studenti sui quali (sembra evidente da queste pagine) esercita un fascino e un carisma fortissimo, beh, questo è un altro problema ed è il motivo per cui talvolta mi capita di scrivere qui qualche commento controcorrente…

  • …I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri
    se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo…
    Con la splendida Itaca ci ha salutato l’ultimo giorno di lezione lo scorso maggio..grazie per averci trasmesso la consapevolezza che con la preparazione e la volontà possiamo tutti contribuire a costruire una società migliore. I più sinceri auguri per questo ulteriore prestigioso incarico! Sono oroglioso di averla avuto come Maestro. In bocca al lupo Prof!

  • Il professor Martone è un grande professore.Sono stata sua alunna e ho avuto modo di conoscere la sua franchezza, la sua determinazione, il coraggio di chi insegna pure in un Paese che non prospetta un buon futuro a noi giovani.
    Il professor Martone è un grande avvocato, che lavora con passione e solo ed esclusivamente con l’obiettivo di fare giustizia dove non ce n’è.
    Il professor Martone è una persona molto qualificata, che sa fare delle sue conoscenze lo strumento per insegnare ai suoi alunni, quelli dell’università di Teramo e della Luiss, ad essere ambiziosi ed esigenti, in un mondo in cui bisogna darsi da fare…
    I suoi alunni ed ex-alunni credono in lui e nella “ventata di freschezza” che saprà apportare a questo governo.
    In bocca al lupo Prof!

  • @ Alberto, solo per avere maggiore chiarezza e conoscere meglio la tua opinione: potresti dirmi in dettaglio quali sono le idee politiche che metterebbero in dubbio i diritti dei lavoratori?

  • Caro Emanuele,
    il prof. Martone fomenta l’odio intergenerazionale sostenendo l’assurda tesi secondo la quale se i giovani sono sfruttati sul lavoro, malpagati e con contratti che non li garantiscono la colpa non è di chi ha massacrato negli anni il diritto del lavoro (introducendo fattispecie contrattuali indecenti, tollerando o addirittura facilitando l’abuso di fattispecie già esistenti, ecc.) E non è neppure colpa di quei datori di lavoro che usano e abusano di questi istituti contrattuali e prosperano sullo sfruttamento delle risorse umane invece di investire e rischiare il proprio capoitale. No, per il prof. Martone (e per gli studenti da lui plagiati) la colpa è di quei lavoratori che sono riusciti a mantenere dei rapporti di lavoro decenti. Insomma se i giovani non avranno la pensione e perchè ce l’hanno i loro genitori e non perchè i loro contratti non prevedono il pagamento dei contributi. Se un datore di lavoro spreme un giovane attreverso uno stage o un contratto a progetto la colpa non è certo del datore di lavoro che deve fare i conti con la concorrenza internazionale e mica può anche farsi carico di pagare gli stipendi, ma di chi ha un contratto a tempo indeterminato magari garantito da una contrattazione a livello nazionale (orrore!) Certo perchè la contrattazione nazionale per il prof. Martone è una mostruosità da eliminare. Secondo l’illustre luminare, accanito sostenitore del decentramento della contrattazione la migliore contrattazione è quella che si svolge a livello aziendale. Anzi magari a livello individuale, perchè no, giusto? Una contrattazione 1 a 1, tra pari, giusto? Sbagliato che questo significa ignorare i fondamenti stessi del diritto del lavoro che si basano sul presupposto che nel rapporto di lavoro salariato la parte debole e da tutelare anche attraverso la contrattazione collettiva è il lavoratore. Dipende sempre da che parte si sta, ovviamente. Io lo so da quale parte sta il prof. Martone. E voi, lo sapete? Se lo sapete e vi sta bene è perchè anche voi state da quella parte. Niente di male, se anche voi siete “nati bene” e volete difendere i vostri privilegi borghesi, ma non venite a raccontare storielle a quelli che invece devono lavorare per mettere insieme il pranzo con la cena. Quella non è la parte dei giovani…

  • @Alberto, grazie per la risposta.
    Non sono pero’d’accordo con quello che affermi, nel senso che alcune cose non credo Martone le sostenga, mentre altre…beh, su quelle abbiamo visioni diverse. Spero non voglia dire che mi trovo da “quella parte” :)
    Ho ascoltato Martone in alcune occasioni, ma non abbastanza per conoscere esattamente come la pensa, per cui rispondero’ un po’ per me ed un po’ per lui:
    1. Dubito che il prof. Martone voglia incentivare l’odio intergenerazionale. Lui afferma semplicemente che, a causa del rapido invecchiamento della popolazione, la fascia di lavoratori che va da chi e’ prossimo alla pensione a chi e’ gia’ pensionato incide significativamente nei rapporti decisionali, sia politici che sindacali. Non credo si possa dire che questa sia una falsita’ (ultimamente il Corriere ha lanciato una proposta/provocazione: ponderare il voto all’eta’, ma e’ un’altra questione).
    Detto questo, e’ indubbio che partiti e sindacati, rappresentanti per gran parte di questa fascia di popolazione (quelli del baby boom, insomma) con specifici e legittimi interessi, nell’aggiornare il diritto del lavoro e le strutture di welfare ne abbiano tenuto conto, tentando di favorirli e spostando sulle generazioni successive il peso di una societa’ in mutamento (ottenendo, tra l’altro, il male di giovani e meno giovani, perche’ spesso a pensare e scrivere le leggi sono stati uomini del tutto impreparati sui complessi meccanismi economici). Dopotutto, non e’ quello che e’ sempre successo con il debito pubblico? Fino a questi ultimi anni, debito e deficit raramente sono stati al centro del dibattito politico: quello che lo Stato avrebbe dovuto garantire grazie ad un maggior gettito derivante da riforme economiche, industriali e fiscali, lo ha garantito a debito, demandando alle generazioni successive (ossia quelle di oggi) la responsabilita’ di accollarsi i costi.
    E’ per questo che, e ritorno a quello che ritengo sia il pensiero di Martone, a fronte di una sempre maggiore scarsita’ di risorse, le riforme che si sono susseguite, invece di garantire pari (ma lievemente inferiori) diritti a tutti, hanno preferito lasciare intatti (quando non accresciuti, per ottenere voti) quelli di alcuni e drammaticamente ridicoli quelli di altri: piuttosto che inserire maggiore flessibilita’ nel contratto a tempo indeterminato, si e’ preferito creare decine di contratti che chiamare precari e’ davvero dire poco; piuttosto che aggiornare il vecchio (ed economicamente insostenibile) sistema pensionistico per tutti, si e’ preferito non toccare i diritti acquisiti di alcuni, concedendogli di andare in pensione con l’80% dell’ultimo stipendio, e toglierne molti alle generazioni successive.
    Martone non spinge nessuno ad “odiare i propri genitori”, perche’ il discorso e’ completamente diverso: i posti di lavoro a tempo indeterminato sono sostanzialmente gli stessi da decenni, e per risolvere la crescente disoccupazione o si incentivavano nuove assunzioni (ad esempio flessibilizzando il contratto a tempo indeterminato e rendendono), o si lasciavano intatti i diritti di chi dentro gia’ c’era o si creavano nuovi generi di contratti. Ed e’ stato fatto quello che e’ stato fatto. La colpa non e’ dei lavoratori o dei pensionati, e’ di politici e sindacati che, spesso in buona fede, hanno spesso dimostrato incompetenza.

    2. Per quanto riguarda la contrattazione nazionale, non so cosa ne pensi Martone, per cui parlo per me: saremmo tutti felici di vivere in un mondo in cui si possa alzare gli stipendi, dimuire la produttivita’, stabilire le stesse idilliache condizioni di lavoro per tutti e continuare a vendere. Purtroppo (dico sul serio) non e’ cosi’.
    L’Italia non e’ competitiva da decenni, e le soluzioni, in un mondo in cui i capitali possono spostarsi come vogliono, sono solo tre: chiudere le frontiere e garantire il monopolio all’azienda nazionale; rendere meno costoso produrre un’unita’ di bene; sussidiare l’impresa.
    Per molto tempo l’Italia ha optato per quest’ultima soluzione, con il risultato di sottrarre soldi ai contribuenti, alimentare il clientelismo e diminuire ulteriormente la competitivita’.
    Di chiudere le frontiere non ne parliamo neanche, per cui l’unica soluzione per garantire maggiore occupazione e’ aumentare le produttivita’, e questo non e’ ovviamente possibile in un sistema ingessato in cui, a diverse esigenze di impresa, e’ imposto un unico contratto nazionale. Inoltre, questo approccio ci ha garantiti tra i salari piu’ bassi d’europa: in Germania, dove i contratti nazionali (che nazionali non sono, perche’ in pratica ve ne e’ uno per lander) prevedono ampie “clausole aperte” da gestire a livello aziendale, produttivita’ e salari sono di molto maggiori ai nostri.
    Inoltre, non attireremo mai capitali esteri imponendo agli investitori (gia’ disincentivati da infrastrutture deboli, tassazione elevata e giustizia civile lenta) dei contratti cosi’ rigidi.

    3. Parlo ancora per me, ovviamente: io non sono “nato bene”, vengo da una famiglia di lavoratori dipendenti (operaio ed impiegata) che hanno fatto sacrifici per tutta la vita per andare avanti con stipendi ridicoli. Ma so che i diritti esistono solo se c’e’ lavoro, e garantire diritti insostenibili ci ha portati ad una societa’ improduttiva dove di lavoro non ce ne e’ piu’.

    Spero di non averti annoiato :)

  • Non mi sono per nulla annoiato. Dunque:
    1) Aldilà degli slogan, dei luoghi comuni e delle lezioni di Martone, il bilancio previdenziale è sostanzialmente in pareggio nonostante sulla previdenza italiana gravi il pesa dell’assistenza che in altri paesi, dove spesso funziona anche meglio, è a carico della fiscalità generale, cioè di chi paga le tasse, anche perchè chi paga le tasse non sono solo i fessi, ma tutti i cittadini. Quindi rispetto a deficit e debito pubblico non sono le pensioni il problema. Il problema è semmai inverso dal punto di vista dell’equità intergenerazionale, da un punto di vista strettamente previdenziale, si intende: chi pagherà le pensioni tra 20 anni se i giovani, sempre meno, non lavorano o lavorano in nero o con contratti che prevedono una contribuzione ridotta o se ne vanno all’estero?
    2) Ci sarebbero altre strade che assecondano la globalizzazione: la competitività italiana potrebbe seguire una “high road” investendo in ricerca, sviluppo e innovazione. Si occuperebbero così i giovani talenti e non ci si sottoporrebbe ad una concorrenza persa in partenza con i paesi “emergenti” lunga una “low road” di settori “maturi”. Ma ci vorrebbero investimenti pubblici e privati, ed i capitalisti italiani non hanno intenzione nè di cominciare a pagare le tasse, nè di rischiare (a fare gli imprenditori così, siamo capaci tutti…)
    3) I diritti sociali possono esistere a prescindere dallo status occupazionale di una persona. E’ il caso degli stati sociali avanzati. Dove si pagano le tasse ed esistono diritti sociali universali finanziati dalla fiscalità generale. Non confondiamo i termini della questione. La previdenza è una cosa, l’assistenza è un’altra, ma in Italia, dove i termini sono invece confusi, lo stato sociale lo hanno sempre pagato i lavoratori con i loro contributi. E adesso si vuole tagliare anche quel poco…
    Insomma prima di tagliare (ANCORA) le pensioni pensiamo a tassare rendite e patrimoni. Allora si che chi si è arricchito con il debito pubblico, pagherebbe, a prescindere se le sue ricchezze provengano da profitti leciti, ruberie, pensioni d’oro o traffici illeciti. Certo esistono probelmi tecnici, ma se non lo sa fare un governo “tecnico”, chi allora?!

  • Giovani, Prof. Martone, se avrete il tempo di leggere questa mia riflessione..ho vissuto gli ultimi 20 anni quale dipendente, a contatto con lavoratori, datori di lavoro, imprenditori, associazioni di imprese, sindacati, ho vissuto le prime significative modifiche al mercato del lavoro che sono state apportate in primis dalla legge Treu con successive integrazioni e variazioni fino ad oggi. Mi sono occupato di amministrazione del personale e di gestione delle risorse umane. Nell’ enunciare cosa ho visto fino ad oggi, spero di fornire qualche spunto di riflessione su cosa e dove poter intervenire. Imprenditori improvvisati, imprenitori figli di un cambio generazionale che ha generato imprenditori con il solo interesse a vivere di rendita, tesi a mantenere, a conservare il loro patrimonio ma a non fare impresa. Ad un progressivo decadimento e scadenza del tessuto imprenditoriale ha fatto leva un insorgere, una molteplicità di forme di lavoro precario con abusi di contratti a termine, interinale e somministrazione senza sostanziali paletti e garanzie se non quelli di impoverire il rapporto di lavoro, di privilegiare il minor costo e la maggior flessibilità, rapporti di stage, di collaborazione, non finalizzati a dare un apporto qualificato e duraturo almno nel medio termine o nel tempo a contratti stabili, per certi tipi di lavoro fondamentali per dare un vero e sostanziale contributo all’azienda. In cntrapposizione, rapporti di lavoro consolidati in certi ruoli che consentono gli stessi con una sorta di ricatto nei confronti di alcuni scadenti imprenditori che consentiranno a questi lavoratori di raggiungere la pensione, percepire la pensione , di proporre un nuovo contratto di lavoro che vien percepito oltre alla pensione ( sono stati aboliti deterrenti in questo senso ) che opprime il cambio generazionale nei lavoratori dando nuove possibilità di lavoro ai giovani. Non parliamo di chi al nuovo contrato di lavoro dopo la pensione propone altre forme di collaborazione se non l’illegalità ma voglio soffermarmi sul cosidetto “legale consentito” che consente “escamotage legali”. Si introduce la possibilità dei contratti cosiddetti di 2° livello per sdoganare i cosidetti contratti collettivi nazionali di lavoro senza verificare o dare strumenti affinchè si realizzino davvero ma spesso falsi amministrativi e di bilancio, escamotage procedurali, intervento di troppe parti, danno svariate possibilità di eluderli o di instaurarli solo dopo lungaggini interminabili e difficoltà procedurali. Nel frattempo, mentre le nostre imprese perdono terreno e competitività per un’altra sommatoria di eventi ( cambi generazionali di imprenditori, paesi emergenti, poca credibilità direzionale e politica governativa, evasione ed illegalità ) i lavoratori perdono, oltre al rapporto di lavoro “vero” anche il potere d’acquisto con l’eliminazione della indennitò di contingenza che agganciava i salari all’istat senza il promesso decollo, dei famosi contratti di 2° livello a cui fa braccetto lo scadimento dei contratti nazionali di lavoro ( a cui si aggiunge la perdita di potere d’acquisto generato dall’euro). Nel frattempo i sindacati, altro apparato politico e che spesso fanno la voce grossa, poi finiscono a pranzo con gli imprenditori per accordi di discutibile apporto al mercato del lavoro, inefficenti ed inefficaci, senza produzione di risultati in termini di incremento di vantaggi per le imprese e per i lavoratori, vivacchiano. Nel contesto, resiste una parte del sindacato che difende diritti indifendibili di lavoratori svogliati ed incapaci, ove il merito dei lavoratori preparati e professionalmente capaci viene ignorato senza dare onore al merito, anche se la valorizzazione della risorsa è ancora un grosso limite per l’imprenditore stesso, sopratutto di quelli dei famosi cambi generazionali. Per concludere, la crisi mondiale, chi la chiama del debito, chi dei valori anche sociali, chi entrambe le cose, cosa è accaduto e stà accadendo per il mercato del lavoro e l’impresa: le imprese ancora solidamente nel mercato con imprenditori capaci non vedono crisi ma un’opportunità di rinnovamento e di crescita, di sviluppo sia per impresa e lavoratori. Altre imprese che fanno già una discutibile attività di impresa da tempo, in particolare negli ultimi dieci anni, approfittano della crisi globale che non fa altro che scoperchiare la pentola che già bolliva da tempo, appellandosi alla crisi senza ammettere le proprie incapacità, stanno completamente riducendo e distruggendo le aziende impoverendo nuovamente il rapporto di lavoro e il mercato del lavoro ricacciando nel mercato una marea di nuovi disoccupati..prima epurando tutte le forme di lavoro più deboli e meno tutelate, molti espulsi non per non comprovate ragioni rilevanti ma ricollegandone l’esubero alla crisi..senza che nessuno..dico nessuno.. perchè i sindacati fanno presenza e banchetto di quote sindacali per le conciliazioni e accordi di mobilità in uscita.. alcuni dico forse verranno tutelati dai giudici..ma non prima di cinque/dieci anni..e produrranno un giudizio che non compenserà nè lavoratori nè società tutta, mentre giovani e maturi si ritroveranno a spasso, gente anche brava ed ancora utile all’azienda espulsa per meri conteggi che in termini di costi valgono poche migliaia di euro che non verranno mai verificati e diventare disoccupati in questo periodo, ad aggiungersi a quelli espulsi dopo già due anni di crisi dalle aziende di milioni di lavoratori. Il problema tocca giovani e maturi, anche a coloro che hanno investito ormai tutta la loro vità in un azienda e che viene espulso da un azienda senza che nessuno abbia potuto verificare e tutelare la professionalità e la competenza, di verificare nel merito se effetivamente vi era un convenienza che giustificava il mero calcolo economico di un datore di lavoro ed il costo per la società nei prossimi anni. CHIEDO UNA TUTELA AI GIOVANI PER UN CAMBIO GENERAZIONALE A DISPETTO DEI PENSIONATI CH LAVORANO E UNA TUTELA Ai LAVORATORI CON UNA CERTA ANZIANITà AZIENDALE, 50 ENNI ESPULSI DAL MERCATO DEL LAVORO IN UN MOMENTO CHE NON LI FAVORISCE Nè PER LA PENSIONE Nè A CAUSA DEI GIUSTI ED AUSPICATI INTERVENTI A FAVORE DEI I GIOVANI E DELLE DONNE. I MIEI MIGLIORI AUGURI E SOLIDARIETà A TUTTI.

  • un uomo che parla tanto ma che non sa fare nulla. uno che dà certmente una buona impressione ma solo perchè è esclusivamente attento all’apparenza… vedremo che saprà fare. auguriamoci che stia sbagliando.

    saluti Martò

  • un uomo che parla tanto ma che non sa fare nulla. uno che dà certamente una buona impressione ma solo perchè è esclusivamente attento all’apparenza… vedremo che saprà fare. auguriamoci che io stia sbagliando.

    saluti Martò

  • Io l’ho “conosciuto” come docente di Diritto del Lavoro presso l’Università Telematica Unitelma ora La Sapienza, Facoltà di Giurisprudenza, Master in Management e organizzazione delle P.Sanitarie. (Roma): ero senza parole quando guardavo le sue lezioni in video, tra rutti, sbadigli, grattate, singhiozzo ho pensato fosse un cafone. Ora me lo ritrovo in veste di Viceministro.

  • Ci sono ancora online, peccato non poter fare un puzzle delle sue performance professionali. Non ho più l’accesso allla piattaforma.

  • Renato mi creda, ci penso ogni giorno. Anche per il futuro di suo figlio.

  • Vedo che tra le tante risposte alla sua domanda, non c’è ne è una sintetica, cercherò di esporla io: la gente si è stufata di fare “immediatamente” i sacrifici richiesti (pensioni, orario di lavoro, ecc..) e “immediatamente” si lamenta (prima ancora, secondo lei, di aver sentito la campana del governo proponente, come se le indiscrezioni dei giornali non esistessero..) perchè i SUPPOSTI benefici, finora, sono sempre rimasti nell’ipotetico futuro. Quindi, se voi proprio non volevate scatenare quello che è successo, potevate associare all’emanazione di tagli e tasse, un IMMEDIATO sblocco di risorse, per dire, per l’Università pubblica. Pescavate 500 milioni di euro da qualche spesa inutile che Lei sicuramente già conosce e la giravate subito a favore della Pubblica utilità. Non avrebbe risolto niente, ma magari avrebbe segnato un momento di discontinuità proprio con quel modo di fare passato che lei accusa tenere gli altri ma che non vede in casa propria.
    Saluti
    Leonardo

  • Dopo le uscite dell’altro ieri, che lui ha spiegato (ricordate Berlusconi), dopo aver letto i dubbi dei proff. nel dargli l’idoneità a ordinario, mi chiedo perché Monti abbia scelto uno così…. Ma perché prof Monti tutti quegli inciampi: un figlio di papà, un emulo di Scajola ecc.? Possibile non ci fosse persona onesta e competente?
    Osservazione a chi ha scritto. Scrivete in italiano, se possibile corretto e senza paroloni che ubriacano soprattutto coloro che sanno usare le mani, osannati dal caro bamboccione Martone,grafomane per sua definizione. Puoi scrivere meno ed essere più umile e realista (quello che hai non è solo merito tuo!!)

  • Per essere il blog un’occasione di approfondimento, trovo superficiale l’approccio alla questione del dissenso altrui alle proprie idee. Vorrei ricordarle che l’idea di un “veto player” è errata perchè impropria in un contesto di non cooperative game. Ha senso parlare di veto player solo ed esclusivamente nei cooperative games, quando cioè si gioca per fare squadra o secedere da una squadra. Quando invece si gioca “contro” qualcuno si può parlare di strategie miste, simmetriche, reiterate, simultanee, o di giochi a non zero sum ma davvero mai di veto player. Soprattutto mi pare errato confondere una strategia con un gioco (game). Io sono con il Governo Monti perchè lui conosce bene le differenze tra un gioco cooperativo o non cooperativo ed una strategia cooperativa o non cooperativa. Se vuole ne parliamo meglio.