Il sindacato deve scegliere: la fabbrica o la politica

logo_il_riformista.jpgTra gli sconfitti delle ultime elezioni, c’è anche il sindacato confederale ed in particolare la Cgil.

Lo prevedeva il libro, fresco di stampa, di Stefano Livadiotti su “l’altra Casta”. Lo dicono chiaramente le analisi dei flussi di voto nei quartieri operai, dalle quali emerge che i confederali hanno perso gran parte della tradizionale capacità di condizionamento del voto politico.

Dopo due anni di leale sostegno al governo Prodi, culminati con l’approvazione del Protocollo sul Welfare, l’ammorbidimento dello scalone e il protagonismo nella vicenda Alitalia e nonostante la prova di forza offerta in occasione del referendum sul Protocollo sul welfare, i sindacati confederali subiscono l’emoragia leghista.

Una contestazione dura che mostra la crisi di un sindacato che ha un fatturato da multinazionale ma non comprende più i lavoratori, perché tutela i pensionati ma non riesce a rappresentare i dipendenti, i precari, i giovani e le donne.

Segno evidente di uno scollamento tra i vertici e la base sindacale che condizionerà non poco le vicende politiche dei prossimi mesi. Perché ora i sindacati, per recuperare i lavoratori in fuga verso la Lega o Forza Italia, dovranno scegliere se continuare a occuparsi di politica, oppure se tornare a fare il proprio mestiere nelle fabbriche.

Agire in piazza o in fabbrica? Questo è il bivio di fronte al quale si trova oggi il sindacato.

In questo contesto, la prima opzione, quella di fare politica, potrebbe risultare ancora una volta attraente.

La storia sindacale dimostra che quando i confederali sono in crisi nelle fabbriche spesso cercano di recuperare consenso a livello nazionale soprattutto in un momento in cui, scomparsi i veto player parlamentari, c’è un grande spazio per quelli sociali, che agiscono nelle piazze come sulle autostrade.

In più, il ricordo della battaglia di Cofferati contro l’art.18 è ancora fresco, la sinistra radicale è priva di rappresentanza politica, il Pd è appena nato ed è fortemente sbilanciato su posizioni riformiste, il Governo Berlusconi suscita l’entusiasmo dei più ma anche l’avversione di molti, e i sindacati, o quantomeno la Cgil, potrebbero facilmente prendere la leadership dell’opposizione di piazza.

Si tratta di una tentazione forte che già traspare dalle dichiarazioni di Epifani che, in un’intervista, si è schierato contro l’abolizione dell’Ici, la detassazione degli straordinari, la riforma delle “reti pubbliche di cittadinanza” e altre riforme “liberali” promesse dal futuro Presidente del Consiglio.

Senonchè, seppure la tentazione è forte, è bene che i leader confederali resistano, perché il voto delle ultime elezioni ha dimostrato che gli italiani sono stufi di un sindacato che fa politica. Di fronte all’ondata di impoverimento che ha colpito il paese, vogliono che ciascuno torni a fare il proprio mestiere. Vogliono che i pochi partiti superstiti tornino a decidere nell’interesse generale, assumendosene la responsabilità, e che il sindacato torni ad occuparsi della condizione dei lavoratori. In definitiva vogliono che il sindacato che esca dalla sala verde di Palazzo Chigi per tornare nelle fabbriche.

Perché gli stipendi sono troppo bassi, le morti bianche troppo numerose, le carriere sono ancora legate all’anzianità di servizio, il merito è ancora disconosciuto, la contrattazione collettiva di secondo livello non decolla, la produttività ristagna, la precarietà dilaga.

Un’agenda importante che riguarda i lavoratori, tutti i lavoratori, dai precari ai dirigenti, e che deve essere risolta dal sindacato. In fabbrica, non in piazza.


Commenti


  • C’è troppa indifferenza verso i veri problemi… come intuì Waters posso dire; usando le sue parole, ke ci sono troppi “cani che cercano di sbranare il prossimo”… e i lavoratori come “pecore” stanno a guardare…
    Il sindacato ha spiccato un volo ke nn lo porterà da nessuna parte…

    Si, è meglio ripartire dalla fabbrica… la contrattazione di secondo livello è l’unica strada da percorrere…

  • concordo con l ‘ articolo, ma attenti alle generalizzazioni , esistono dentro al sindacato pensieri e tentativi di riformismo , che producono con difficoltà ma tenacia cambiamenti importanti nell’ impostazione classica sindacale dentro ad una fabbrica ad esempio…. Michel prova a chiedere a Moratti della cgil nella sua raffineria

Lascia una Risposta

*