La laurea generalista? Solo un pezzo di carta

laurea

Di seguito l’articolo pubblicato sul Sole24Ore di martedì 7 settembre 2010

sole24ore.gifLe inquietanti statistiche sull’occupazione giovanile pubblicate in questi giorni dimostrano, tra gli altri, il fallimento della laurea generalista. Ovvero la cronica disoccupazione che si abbatte sui laureati a 28 anni senza specializzazione. Basta guardare i dati. Quelli Istat ci dicono che un giovane su quattro non trova lavoro mentre da quelli di Datagiovani, pubblicati sul Sole 24 ore pochi giorni fa, emerge che, seppure il 36% dei nuovi posti di lavoro riguarderà gli under 30, l’occupazione giovanile polarizzerà attorno a due figure.

Quella dei laureati iper-specializzati che parlano lingue straniere e sono esperti nei settori più innovativi della produzione e quella dei giovani che non hanno paura di rimboccarsi le maniche e sono pronti a svolgere un lavoro tecnico, artigiano o agricolo e si sono formati sul campo, negli istituti professionali come nei laboratori artigiani.

Si tratta di una tendenza che non deve stupire e che si rafforzerà nel corso degli anni. Perché, come dimostrano tutte le statistiche, la crescita del nostro Pil è indissolubilmente legata all’andamento delle esportazioni e,  come emerge da tutti gli studi sulla “glocalizzazione”, per avere successo nella competizione globale le imprese devono avere la capacità di esportare in tutto il mondo i prodotti locali della nostra straordinaria cultura. Così si spiega il successo internazionale della Ferrari, come la grande richiesta di mozzarella di bufala e vini piemontesi, le vendite della nostra moda, e, più in generale, le visite del padiglione Italia all’Expo di Shanghai.

Per questo, come emerge anche dalle indagini del Centro studi della Confindustria, le imprese cercano giovani che siano pronti a imparare quei mestieri che hanno fatto la grandezza del Made in Italy oppure quei laureati con conoscenze altamente specialistiche nel campo delle finanze, della logistica, del marketing o della gestione aziendale, che siano in grado di valorizzare sui mercati internazionali i prodotti delle grandi aziende come quelli delle filiere produttive e dei distretti.

Nel mezzo, ovvero tra i disoccupati e gli inattivi, sono destinati a rimanere i bamboccioni, o meglio, quelli che si laureano a 28 anni, che non hanno un master e non parlano lingue straniere e spesso rimangono a casa con i genitori anche oltre i 30 anni. Perché, per competere sui mercati internazionali, le imprese non hanno bisogno di neolaureati trentenni che non hanno competenze specialistiche ma snobbano il lavoro tecnico come quello manuale. Ed infatti, l’Italia è l’unico Paese europeo in cui il tasso di disoccupazione dei giovani laureati maschi è maggiore di quello dei coetanei con un livello di istruzione inferiore.

Purtroppo si tratta di un dato terrificante, perché, ad oggi, complice anche l’introduzione del 3+2, nel nostro paese i giovani che,  per disinteresse, per nascita o per paura, preferiscono restare parcheggiati nelle università e continuare a vivere a spese dei genitori, sono tanti anzi troppi. L’età media di chi si laurea è di 27,3 anni, seppure ci sono stati alcuni miglioramenti posto che all’inizio del decennio l’età media era di 28 anni, e chi si laurea con più di cinque anni di ritardo, è in media il 17%.

Insomma, le statistiche ci dimostrano che se vogliamo avere un futuro e sconfiggere la disoccupazione giovanile, dobbiamo cominciare sfatando il mito secondo cui basta una laurea generalista a 28 anni per trovare lavoro. Perché, per sopravvivere alla competizione globale, non basta un pezzo di carta ma servono piuttosto mestieri e professionalità, poco importa che siano intellettuali o manuali, che siano stati acquisiti sul campo o nelle università. L’importante è non averci messo troppo tempo.

Commenti


  • carissimo MM ho letto il suo articolo (io premetto sono un semplice operai), e vero c’è bisogno di più occupazione giovanile,
    ma non credo che tornando di 50 indietro nel tempo risolve la questione come vuole fare ‘l’AM della fiat.
    io penso che il problema e vogliono guadagnare sempre più soldi, e in questo non c’è niente di male, il problema si viene a creare quando le spese ne fanno gli operai come me, vorrei dirle tante altre cose ma spazio non c’è ne, per questo là saluto cordialmente

  • Gentile Prof. Martone,
    sono perfettamente d’accordo con lei sul fatto che i laureati italiani finiscano il loro ciclo di studi troppo tardi rispetto ai coetanei europei e che spesso si presentino non sufficientemente specializzati sul mercato del lavoro. Sul fatto però che il sistema Italia privilegi laureati che parlano lingue e con conoscenze altamente specialistiche mi permetto di dissentire.
    Durante il mio periodo di studi universitari in Italia ho avuto modo di conoscere e frequentare parecchi giovani decisamente qualificati e poliglotti ma che, al momento di cercare lavoro, si sono visti sbattere le porte in faccia. Il leitmotiv era spesso: “sei troppo qualificato” oppure “ok, parli inglese, francese e tedesco, ma e cinese? Mi dispiace, non conosci abbastanza lingue”. Ora la maggior parte di questi ragazzi si sono trasferiti all’estero. Perché l’Italia spreca così il suo potenziale?

  • Gentile Prof.Martone,
    ogni volta che mi ritrovo a leggere un suo articolo che riguardi l’universita’,percepisco quasi sempre che,a suo avviso, la responsabilita’ sia solo ed esclusivamnte ascrivibile allo studente…pauroso,immaturo,ritardario…Mi chiedo,cambiando prospettiva:Le e’ mai capitato di muovere una critica, altrettanto feroce, al”sistema universiario”…propio a quel sistema,che creando e ricreando l’universita’,nel succedersi dei tenativi di riforme,cammni facendo ha abbandonato,penalizzato e bloccato gente che invece nella formazione aveva creduto e crede tutt’oggi?!!

  • Gentile Professore Martone,
    le osservazioni sulla disoccupazione giovanile sono per certi versi ineccepibili, i dati confermano le sue tesi e fin qui siamo tutti d’accordo ma se si provasse, per una volta, ad ascoltare questi bamboccioni forse si riuscirebbe ad avere un quadro ben più completo della situazione. Inoltre, Credo che bisognerebbe una volta per tutte riconoscere che la demonizzazione mediatica del giovane fuori corso non sia altro che una strategia retorica per trovare il solito colpevole. Se provasse, ad esempio, a chiedere a questi laureati trentenni come hanno passato gli ultimi dieci anni, credo che troverebbe (certo, con ogni probabilità, accanto a situazioni completamete opposte)studenti che hanno studiato per superare infiniti moduli di dubbia rilevanza (se non nei termini di distribuzione di cattedre) sconnessi e privi di qualsiasi progetto formativo (la conoscenza specialistica, che miraggio!! ormai vanno di moda solo “introduzioni a”, manualetti scritti perlopiù da incompetenti e capaci di fornire conoscenze vaghe da quanto sono semplificate e non certo per gli studenti) per non parlare dell’esperienza di tesi (certo c’è sempre il fortunato che scrive trenta paginette che nessuno leggerà mai e che si laurea pacifico e convinto della propria bravura) basta ascoltare gli studenti fuori dai dipartimenti per raccogliere storie di (ingiustificabili, almeno nella misura in cui la dignità umana è un valore fondamentale)insulti, professori che non pensano minimamente ad insegnare qualcosa ma che richiedono lavori ai quali non hanno assolutamente preparato, continui rimandi delle sessioni di laurea giustificati per lo più dalla effimera voglia dell’esercizio arbitrario del potere e si potrebbe continuare a lungo. Non voglio assolvere noi giovani e condannare in toto il sistema universitario (e le aziende che lo seguono ben bene) ma non è certo possibile vedere le colpe della grave situazione economica nello scarso impegno scolastico dei giovani o nelle loro aspirazioni in lavori dignitosi (se non altro del tempo, dell risorse e della dignità persa in stupide aule universitarie).

  • Gentile prof. Martone,
    condivido diversi aspetti che Lei propone in questa riflessione.
    Io sono abruzzese, di Chieti, e mi sono laureato a venticinque anni non ancora compiuti in storia dell’arte convinto che la laurea quinquennale si dovesse ottenere entro e non oltre quell’età. sono sempre stato il più giovane a seguire i corsi universitari e il più giovane collaboratore del docente con il quale ho svolto la mia tesi di laurea (ottenendo la lode).
    Con questa descrizione potrei esser annoverato nella sfera di quei “Giovani validi” o “brillanti” che calcano certe aule universitarie (o almeno così lo è stato durante quei bellissimi anni!)
    Ma dopo quei “fantastici anni” sono iniziati i veri problemi: ero uno dei “papabili” candidati ad un Dottorato di ricerca il quale non è stato bandito l’anno in cui ero già laureato a causa di carenza di fondi, per cui l’unica scelta è stata quella di andare “fuori sede”; sono stato tra Roma e Bologna a gareggiare con altri candidati del posto (sicuramente over trenta e molto spesso neo-laureati): il concorso è stato vinto da loro ed io mi sono dovuto accontentare della semplice “Idoneità”. Questo a Roma, Bologna e nella stessa Chieti (il mio ateneo di Provenienza) presso il quale il mio docente di riferimento non insegnava più perchè trasferito presso altra sede ed il “Barone di turno” aveva deciso di fare entrare tre delle sue allieve.
    Di certo in questi anni il mio profilo curriculare non si è mai fermato: ho fatto supplenze universitarie, ho prodotto pubblicazioni (alcune in corso di stampa) fatto volontariato e militato in associazioni culturali di prestigio come il Fai, coordino gruppi di lavoro sui Beni Culturali e sui Giovani, faccio lezioni extra curriculari nella scuole ed orientamento universitario.
    Un grande investimento!
    Ma un posto un ruolo per sviluppare idee che sino ad ora non sono mai state neppure elaborate, da una persona come me, a quattro anni dalla laurea e a 29 anni appena compiuti è possibile averlo oppure no!?
    Lei, che è un giovanissimo professore ordinario (caratteristica più unica che rara in Italia) e che rappresenta un vero modello per noi ( almeno per me Lei lo è), può aiutarmi/ci a trovare una valida soluzione a questo Gap?
    Avrei piacere di avere un confronto con Lei che possa risultare utile anche agli altri ragazzi che vivono situazioni di questo tipo.
    Attendo fiducioso una sua risposta!
    Cordialmente
    Giampaolo De Cerchio

  • Un po’ però bisogna anche decidersi.
    Se vogliamo che i nostri laureati abbiano un solido impianto, un certo tempo lo dovranno pur dedicare ad acquisire i fondamentali.
    Se vogliamo, invece, portare un quota del costo di formazione dalle aziende all’Università (perché? un altro incentivo occulto alle imprese?) allora dovremmo tralasciare un parte (importante) della formnazione di base per creare delle persone facilmente inseribili in un specifico ambito lavorativo. E’ ovvio che questi specializzati in fretta e furia saranno fragili sul mercato perché la loro competenza sarà spendibile solo in ambiti specifici.

    Visto che siamo entrambi legulei, sappiamo benissimo che un buon impianto civilistico non si fa solo con Istituzioni di Privato ma servono almento i due civili e tutte le informazioni ed arricchimenti che derivano dagli altri d° civili (commerciale e lavoro in primis anche se per quest’ultimo vale sempre il monito di Gazzoni).

    L’unica cosa veramente corretta è la necessità di sfatare il mito che la laurea basti: è quello che mi dissero quando inziai la pratica forense. “Dottore, lei non sa assolutamente nulla. Però, siccome ha un laurea in legge, ha gli strumenti per incominciare ad imparare”. Me la ricordo ancora.

    Tuttavia, il fatto che un laureato non sia una persona competente, ma una persona che ha acquisito le capacità a diventare competente, non si può dire. Perché offendi la suscettibilità dei neo laureati, convinti di essere quanto di più prossimo a Dio sia dato immaginare all’uomo e perché significa imporre altri costi che nessuno vuole sostenere: costi per le aziende per formare i laureati alle proprie specifiche esigenze e/o costi per i laureati per completare la propria formazione (esempio, pratica professionale, collaborazioni universitarie sostanzialmente gratuite etc etc).

    Non dimenticando che, alla fine, laurearsi signifca, prima di tutto, formare se stessi.

    Non si fa l’avvocato, l’ingegnere o il medico per i soldi: gli stessi soldi gli ottieni in modo più facile e sicuro facendo altro.

    Il fatto che un idraulico guadagni di più di un professionista non è uno scandalo: è valorizzazione di mercato.

    Il punto è che a me, fare l’avvocato, piace. E per questo piacere sono disposto a pagare in terminidi notti in piedi, corse, palpitazioni per i termini che scadono etc etc.

    @ De Cerchio. Ma a lei, fare quello che fa le piace o no? Litterae non dant pecunia, si è sempre saputo. Ma sono di una bellezza straordinaria. E il fatto di fare quello che fa non ha un prezzo?

    Considerazioni, le mie, decisamente inattuali e, oserei dire, financo politically uncorrect.

  • Salve,
    io sono laureata in Relazioni Internazionali e Diplomatiche. Ho terminato gli studi (intendo triennale e specialistica) a 23 anni con il massimo dei voti all’Orientale di Napoli e parlo inglese, francese, spagnolo e giapponese.
    Sinceramente sono avvilita dalla situazione attuale e penso ci sia bisogno di maggiore tutela per le risorse del Paese. Io ho rappresentato l’Italia alle celebrazioni per i 25 anni del Trattato di amicizia UE-Giappone ma non ci sono stati risvolti lavorativi, ho vinto il concorso per amministrativi dell’ICE ma è stato soppresso…ho fatto lo stage all’Ufficio Immigrazione della Prefettura di Napoli ma niente…sono stata (mi permetta di dirlo) umile e ho lavorato come commessa di profumeria, assicuratrice, segretaria…ho lavorato nell’import export e sono stata tre mesi negli Stati Uniti per 300 euro (in totale, non al mese, si figuri)…oggi ho 28 anni e molta delusione e disillusione…cosa ho sbagliato?che dovevo fare?la prego, mi dia dei consigli…premetto, mio padre è macellaio e mia madre casalinga…a parte la buona volontà, l’integrità la flessibilità la precisione e tanta preparazione non ho altro da offrire al mondo del lavoro…

  • Inizierei con l’analizzare a fondo i programmi e i corsi delle nostre Università, troppo spesso luoghi di parcheggio per vecchi baroni che ripropongono per decenni i loro studi ormai senza vita.

    Lo sa che, per fare un esempio, nella Facoltà di Lingue e Letterature, laurea specialistica si studia SOLO una lingua, mentre sono obbligatori esami che ben poco hanno a che fare con il corso di studi?

    Che cosa offre l’Università agli studenti, oggi? Che cosa offre il corpo docente, spesso composto da persone nate, cresciute e talvolta morte nello stesso ateneo senza nemmeno uno straccio di esperienza all’estero?

    Fossi in lei, partirei da lì. Da un nuovo rigore e funzionalità e visione del futuro per una università italiana ormai in stato di decomposizione.

    Cordialmente.

  • Caro Martone,
    mi sto laureando in Legge, ma i lavori che finora ho svolto (e che svolgerò) nulla hanno a che vedere con la mia (quasi inutile) laurea.

    I lavori che ho svolto e sto svolgendo sono esclusivamente riguardanti le competenze che mi sono da solo creato grazie alle mie numerose passioni. E così sarò per il resto della mia vita.

    La laurea in Legge può essere utile se vuoi fare l’avvocato, ma quanti avvocati fanno la fame ? TROPPI. E quanti avvocati sono mediocri ? TANTI, la maggioranza.

    Ecco, io credo che in Italia la laurea non sia più un mezzo utile per trovare un buon lavoro. Credo invece che, in un mondo dinamico e che va a 200 all’ora, molto più utile siano le proprie competenze che si creano con i propri interessi.

    Con le competenze che mi sono creato FUORI dagli Atenei, posso aprire una palestra, fare il creatore di siti internet, posso fare consulenze aziendali finalizzate al marketing, posso vendere auto, posso aiutare le imprese a nascere nel mercato internet e tante altre cose che ho imparato da solo.

    Credo quindi si finita l’era del pezzo di carta.
    Nel mondo moderno conta la passione, la fantasia, il dinamismo. E queste cose non si imparano nei polevrosi e lentissimi Atenei.

    Un saluto,

    Fantasioso

  • Gentile professor Martone,
    sono una ragazza di ormai 25anni che conseguirà la sua laurea triennale a 26. Ebbene sì sono una fuori corso e mi duole dirlo. Sono sempre stata una studentessa modello, ho sempre ottenuto il massimo dei voti. Dopo il mio diploma di liceo classico (100/100), mi sono iscrittà alla facoltà di economia. Il primo anno è andato benissimo, il secondo ho iniziato a fare fatica a causa di certi professori e di certi cambiamenti introdotti con il D.M. 270/04, a cui non si sono accompagnati cambiamenti della struttura organizzativa della facoltà. Il terzo ho cominciato a perdermi. Poi mi sono definitivamente bloccata. A causa di ciò sono nate in me ansia, angoscia e vergogna, sia perchè sono orgogliosa, sia perchè anch’io la penso come lei. Sono andata nel panico. Non sono andata in giro a divertirmi o cos’altro. Sono stata chiusa nel mio dolore per il mio fallimento, incapace di reagire, sicura di aver ormai compromesso per sempre il mio futuro. Morale della favola: non ho più dato esami e non mi sono laureata in pari con i miei coetanei. La colpa, lo so, è innanzitutto mia, ma certo la mia facoltà non mi ha aiutato per come è organizzata. Da me ci sono solo un mese per la sessione invernale (ad es. dal 10 gennaio al 10 febbraio), un mese per la sessione estiva, per non parlare della sessione “autunnale” che quest’anno andrà dal 28 agosto al 7 settembre. In più ogni anno quasi tutti i corsi vengono modificati, senza tener conto degli studenti dei vecchi ordinamenti. Io che sono sempre stata lenta nell’apprendere, ma attenta e meticolosa, non ce l’ho fatta. Ora però a 25anni mi sono ripresa e voglio farcela per il mio bene, per il mio futuro! Non so però se farò la laurea magistrale, perchè, sempre per come sono fatta io e per le suddette carenze organizzative della facoltà , pur impegnandomi al massimo rischierei di finire a 28 anni e mezzo. Il tempo che ho perso non me lo ridarà nessuno, ma farò del mio meglio per sfruttare al massimo tutti i miei talenti e dare il 100% in tutto quello che farò. E le chiedo: lei cosa mi consiglierebbe, continuare gli studi spinta dalla mia ritrovata determinazione, o ormai data l’età sarebbe più saggio, utile, decoroso e doveroso verso la società immettermi nel mondo del lavoro??? Attendo fiduciosa una sua risposta. Come vede nella vita si può sbagliare ed imparare dai propri errori. Solo perseverare è diabolico.

  • Avremo anche un problema di età media alta dei laureati, ma colpevolizzare indiscriminatamente questi senza parlare di come sia scadente e decadente l’ambiente e la struttura in cui spesso si trovano a percorrere il loro iter, è stata una mossa debole e che non colpisce il bersaglio. Le auguro di fare meglio.

  • Dopo averla sentita questa sera a 8 e mezzo dò voto di speranza al governo Monti. Sono più di dieci anni che lancio sos nel deserto su disoccupazione giovanile e insieme difficoltà di reperire manodopera che non abbandoni perchè desiderosa d’apprendere. Emergenza affrontata da lei con onestà cristallina. Dopo aver lasciato una sana azienda artigiana al figlio collaboratore che chiedeva più autonomia iniziai a scrivere romanzetti per adolescenti tutti imperniati sul lavoro senza che trapelasse troppo. Lavoro manuale, svolto con passione, che in racconti di bruciante attualità permetterà ai giovanissimi protagonisti di superare reali disagi e poter ancora sognare. Ecco volevo dire questo, volevo dirle grazie e voglio dire continui. Antonietta

  • Gentile professore, ha ragione. Ha sempplicemente ragione.se a quasi trent’anni non sei laureato e’ carino darti dello sfigato perche’ io lo trovo un eufemismo e avrei usato termini peggiori.non hanno compreso la sua premessa che esonerava studenti lavoratori,con problemi di salute ecc.. Chi si rivolta contro il termine “sfigato” dimostra o disattenzione o voglia di polemica che va tanto di moda nel nostro paese. Ci rendiamo tutti conto che 10 anni di universita’ sono un tantino troppi? Hai ragione Michel. Pero’…pero’… Abbiamo un “classico” degli schermi della cara italia…il figlio di un magistrato (e mica uno a caso), casualmente uno dei più’ veloci nel paese ad impadronirsi di una cattedra, una carriera impressionante e tante altre “casualita’”… Dunque io mi chiedo:senza mettere in dubbio che sia preparato e competente ma perche’,Michel, ci stai tu li seduto e non il figlio del mio parrucchiere?

  • Caro egregio Professore, Dottore, Sottosegretario, Poliglotta, Scrittore, Sportivone, Non-Sfigato, Consulente-di-Brunetta quando Tuo padre era a capo della commissione che doveva vigilare lo stesso ministro (che ha quindi nominato entrambi, te e tuo padre)…ho letto alcuni dei tuo articoli qui sul to blog, SONO MEDIOCRI non hanno NULLA di innovativo o partivcolarmente intelligente per solleticare l’intelletto e nonostante ciò sono stati pubblicati anche sl nostro quotidiano economico nazionale più prestigioso, nostante ciò sei professore, nonostante ciò ricopri una carica in Parlamento che fior fior di Professori GENIALI si sognano…vai pure a otto e mezzo a dire che i giovani che si laureano a 28 anni sono sfigati ma ogni tanto magari stai anche zitto!!!SCANDALOSO!!!

  • Gente come michel ce la meritiamo, eccome e ben ci sta !
    Geniale babylaureato e cattedratico, sarano molto fortunati i suoi allievi, impareranno presto e bene …

  • La laurea può essere molto utile anche quando da diversi anni si è entrati nel mondo del lavoro e si desidera migliorare sia la propria professionalità che i servizi che si offrono a terzi, accrescendo le proprie competenze!
    Se è giusto mandare messaggi che avvertono delle difficoltà tanto taciute quanto reali è altrettanto corretto non fare dell’allarmismo se una persona si laurea tardi e soprattutto ricordare che la formazione acquisita a 18 anni non è detto che basti per tutta la vita. Non soltanto i corsi professionali, ma le stesse università dovrebbero organizzarsi per far fronte a questa esigenza!
    Ci si dimentica poi che lo studio ed il sapere possono avere dei risvolti positivi su tutta la vita quotidiana, non soltanto per un primo impiego. Per questo ritengo positivo fare master o prendersi la laurea anche in età avanzata, sia pur ritenendo giusto il fatto che laurearsi da giovani è positivo! In un momento di crisi come questo, dove le persone possono sentirsi inutilmente frustrate, accanto a messaggi che incitano a fere il meglio è bene non demoralizzare chi si imegna, ma valorizzarlo. Nelle vita si può sempre migliorare con l’impegno!Per questo è errato mettere insieme cose che nulla hanno a che vedere con chi è parcheggiato senza studiare e lavorare, anzi! Fermo restando che la maggior parte dei giovani che ho visto all’università sia pur fuori corso svolgono diverse ed utili attività, di fannulloni ne ho visti pochissimi, meolti meno che quel che si dice ed appare…

  • E’ vero che si preferiscono i laureato molto giovani che viaggiano e sanno le lingue (questo sì dovrebbe essere basilare!), ma le imprese serie non si limitano a questo. In Inghilterra, ad esempio, vogliono che hai terminato al meglio gli studi, ma diverse aziende se ti sei laureato tardi ti chiedono il perchè e se tu hai una documentazione che attesta le tue attività di lavoro o volontariato, oppure il fatto che hai superato e risolto al meglio periodi difficili, ne possono tener conto positivamente! Questo lo posso dire con certezza e non escludo che anche qui in un colloquio di lavoro se si dimostra che non si è perso tempo, ma che si è fatto qualcosa di serio, ciò possa essere valutato altrettanto positivamente… Questo per ribadire che le esperieze fatte non sono mai perse, anzi!

  • @Fabio: le aziende italiane vorrebbero gente laureata a 23 anni max, con 5 anni di esperienza lavorativa e che accetti un rimborso spese forfettario come paga, o al limite un bell’apprendistato (quindi retribuzione altrettanto misera) fino ai 29 anni tondi. Questa è la scomoda verità…
    Il sistema è bacato, così come chi ci governa. Lascio a voi signori il compito di trarne le conseguenze!