Chi l’ha detto che per essere felici dobbiamo consumare di più?

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Pubblico di seguito l’intervista che mi è stata fatta dal quotidiano “Il Centro”.

PESCARA. Va matto per gli arrosticini, ama l’Abruzzo e le sue bellezze. Degli abruzzesi dice che ha verificato che il detto è vero: sono forti e gentili, ma che dovrebbero aprirsi di più al mondo, per raccontare bene agli altri quanto è bella la loro terra. Una terra che, per dodici anni, è stata anche la sua, di Michel Martone. Il viceministro per il Welfare del governo Monti, ci è arrivato, in Abruzzo, che aveva 25 anni, per insegnare diritto del lavoro all’università di Teramo, uno dei più giovani ordinari d’Italia. Oggi ne ha 37 di anni, ma conserva nei modi l’esuberanza di uno studente e una levità francese – è nato a Nizza – che gli arriva da parte di madre. Sul suo blog racconta interessi pubblici e privati, fra cui una predilezione per il rock psichedelico di Jimi Hendrix (Electric Ladyland è il suo album preferito) e per quella sorta di apologia ragionata della leggerezza, nella vita come nella letteratura, che sono le «Lezioni americane» di Italo Calvino.
Questa è la sua prima intervista dopo che Mario Monti lo ha voluto nella sua squadra di governo.

 Professor Martone, qual è il suo rapporto con l’Abruzzo?
«E’ il rapporto di una persona che ha trascorso gli ultimi dodici anni a insegnare all’università di Teramo. Sono arrivato che avevo 25 anni. Teramo mi ha adottato. Ho fatto la vita del pendolare fra Roma e Teramo dove trascorrevo tre giorni alla settimana. Conosco a memoria l’autostrada A-24. Conosco il Gran Sasso in tutte le stagioni: uno spettacolo bellissimo».

Il rapporto con la città com’è stato in questi anni?
«Ho sempre vissuto molto la città. Ho un rapporto affettuoso con le persone che ci abitano. Per esempio con Florindi dell’Hotel Abruzzi. Ho una grande faniliarità con gli studenti che frequentano l’università e con i miei assistenti, tutti giovani abruzzesi: Nada Giuliani, Angelo Lattanzi, Silvia Fratini, Alessia De Santi, Danilo Gimignani. Teramo, come città, mi è piaciuta subito. Come del resto mi piace tutto l’Abruzzo, una terra bellissima. Oltre che a Teramo, sono legato affettivamente anche alla Marsica. La mia ragazza ha origini marsicane. E poi a tante altre bellezze, dal Gran Sasso a Civitella del Tronto».

Adesso è in distacco dall’università di Teramo?
«Sì. Nell’ultimo anno ho fatto un’esperienza alla Scuola superiore di pubblica amministrazione. Per il futuro, si vedrà. Per ora, sono ancora un professore dell’università di Teramo».

Cosa conosceva dell’Abruzzo, prima di venire a Teramo, e cosa ha scoperto di inatteso dopo?
«Ho scoperto che gli abruzzesi sono davvero forti e gentili. Che il Gran Sasso fosse meraviglioso lo sapevo da prima. Sono un allievo di Matteo dell’Olio che ha insegnato all’università dell’Aquila. Inoltre, miei genitori da anni, vanno in vacanza a Scanno, d’estate e a Capodanno. Lì hanno molti amici. Ecco, Scanno è un altro posto a cui sono molto affezionato. Insomma, l’Abruzzo è una terra di cui conoscevo le bellezze e che avevo frequentato con i miei genitori ma che poi, vivendoci, ho imparato ad amare ancora di più».

Gli ultimi dati, diffusi venerdì scorso, del Cresa sull’economia abruzzese non sono incoraggianti. Prevedono un 2012 di crisi, peggiore della media italiana: gli abruzzesi devono disperare?
«Nella difficoltà di questa crisi non dobbiamo disperare, ma solo sperare, nella consapevolezza che l’unico modo per superarla è di lavorare il più possibile. Mai perdere la speranza, sapendo però che la via d’uscita dipenderà solo da noi e dal nostro impegno. Non possiamo sperare – e questo vale per l’Abruzzo come per l’Italia – di essere salvati dagli altri, ma dobbiamo essere pronti a fare ciò che è necessario per salvarci, con il nostro impegno».

Modificando anche i nosti comportamenti privati minimi?
«Sicuramente. Per esempio, fra le tante sfide che abbiamo di fronte c’è quella della raccolta differenziata dei rifiuti. Ci dobbiamo impegnare nelle cose piccole come in quelle grandi».

La ricostruzione dell’Aquila in che modo si intreccia con le possibilità dell’Abruzzo di tornare a crescere? L’una non è possibile senza l’altra?
«La ricostruzione dell’Aquila è uno dei fattori a cui è legata la ripresa dell’Abruzzo. Penso, più in generale, che la ripresa della regione dipenda dalla forza degli abruzzesi. E’ chiaro che L’Aquila è un simbolo fondamentale, importantissimo, ma è tutto l’Abruzzo che ha grandi potenzialità, senza escludere, per esempio, Pescara. Negli ultimi dieci anni, ho assistito all’esplosione di Pescara dal punto di vista economico».

In quali settori le grandi potenzialità dell’Abruzzo, di cui lei parla, dovrebbero esprimersi?

«Per esempio, in quelli delle energie rinnovabili, del turismo, della manifattura, della gastronomia, dell’enologia. In giro per l’Italia c’è una rete di abruzzesi – Roma è piena di abruzzesi, per esempio – che costituiscono un riferimento importante per la regione. Penso a un grande uomo di governo come Gianni Letta, a un grande sindacalista come Raffaele Bonanni e a un grande studioso come Natalino Irti: tre personalità importanti per l’Abruzzo e per tutta l’Italia».

Come sarà il 2012 degli abruzzesi e degli italiani?
«Credo che dobbiamo aspettarci un 2012 duro, che metterà alla prova la nostra volontà e il nostro impegno. Ma non credo che l’unico modo di essere felici sia quello di consumare di più. Penso, invece, che si possa essere felici anche cominciando ad affrontare i problemi che abbiamo di fronte, che sono duri e difficili».

Quando tornerà in Abruzzo?
«Fra un paio di mesi forse. Adesso mi devo mettere a lavorare duramente. Questo è il momento in cui sono chiamato a servire lo Stato e ce la metterò tutta».