Jobs Act, maternità e sussidi anche per i liberi professionisti

VANITY FAIR del 4 dicembre 2014 – Abbiamo commentato la nuova legge sul lavoro con Michel Martone, ex viceministro (il più giovane) del Governo Monti. Partendo dalle tre cose positive che riguardano soprattutto le donne.

«Subito le tre cose positive, quelle che mi piacciono di questo Jobs Act», mi dice Michel Martone, 40 anni, professore di Diritto del Lavoro ed ex viceministro (il più giovane) ai tempi del Governo Monti.

1. Sarà perché è diventato papà da qualche ora ma apprezza moltissimo il fatto che sono state estese le tutele e l’indennità della maternità anche alle lavoratrici autonome e a chi ha contratti precari. «Questo mi sembra il modo migliore per dare un messaggio concreto a un Paese che ha bisogno di fare più figli».

2. «I sussidi di disoccupazione dell’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) saranno anche per quei lavoratori che hanno un contratto di collaborazione (almeno fino al superamento di questa forma contrattuale)». Obiettivo del governo è estendere questa tutela ad almeno 300mila collaboratori che oggi non ce l’hanno, compresi quelli con carriere discontinue. E ci sarà anche un incremento della durata massima del sussidio per i lavoratori che hanno carriere contributive più rilevanti.

3. «Il tentativo di semplificare il mercato del lavoro perrendere più appetibile il nostro Paese agli occhi degli investitori stranieri». E con questo si riferisce, primo, all’introduzione del Contratto a Tutele Crescenti e, punto secondo, all’intervento più discusso di questo Jobs Act: quello sull’articolo 18.
«Quello a Tutele Crescenti è un contratto a tempo indeterminato che non assorbirà tutti gli altri, ne resteranno almeno altri quattro ma certamente semplificherà la giungla a cui si era arrivati».
Tema Articolo 18: nei licenziamenti economici (l’azienda va male o ha un calo di fatturato) e in quelli disciplinari (ti comporti in modo scorretto) viene esclusa la possibilità del reintegro del lavoratore nel posto di lavoro, esclusi soltanto i licenziamenti discriminatori e, nel caso di quelli disciplinari, solo se ingiustificati. I decreti attuativi dovranno chiarire ancora meglio questi principi con l’obiettivo di lasciare pochissimo margine di discrezionalità ai giudici. Ma attenzione: questa norma varrà solo per chi è assunto dal 1 gennaio 2015. «Questo resta uno dei punti deboli del Jobs Act», aggiunge Martone, «che ancora non risolve il problema della dualità tra le generazioni, o comunque tra chi ha un contratto vecchio e le vecchie tutele e chi no».

C’è una quarta cosa, molto importante, che aggiungiamo noi. Il Jobs Act va a toccare anche le mansioni e i controlli a distanza. Nel primo caso, il passaggio da una mansione all’altra diventa ora molto più semplice, con la possibilità anche di demansionamento, in caso di riorganizzazione aziendale. E viene rivista anche la disciplina dei controlli a distanza con la possibilità di verificare impianti e strumenti di lavoro attraverso le telecamere.se positive che riguardano soprattutto le donne.

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