L’Aquila: una green town alle pendici del Gran Sasso

Com’è sotto gli occhi di tutti, gli abruzzesi sono un popolo forte e operoso. Per questo nessuno dubita che, quando l’emergenza del terremoto sarà passata e il dolore per i troppi lutti si sarà attenuato, l’Aquila tornerà a vivere e produrre. Perché ciò accada gli abruzzesi devono, però, fare sistema affinchè la ricostruzione del centro cittadino si trasformi in un‘opportunità di sviluppo. Per rilanciare una provincia che, già prima della devastazione sismica, era afflitta da una grave crisi economica e occupazionale, causata della chiusura di molti stabilimenti dell’ormai declinante Polo Elettronico Aquilano.

Affinchè ciò si verifichi è, dunque, necessario che gli abruzzesi ripensino il loro modello di sviluppo e sfruttino le risorse della ricostruzione per porre le basi del loro futuro industriale. Anche perché più della metà delle aziende della provincia è stata danneggiata dal terremoto e rischia la chiusura e più di 20 mila lavoratori hanno perso il loro posto di lavoro; inoltre, anche le aziende rimaste intatte sconteranno mesi di sospensione dell’attività a causa del crollo di ponti, viadotti e degli altri disastri che hanno fortemente ridotto la viabilità regionale.  Si tratta di una sfida tanto difficile quanto vitale che, proprio per questo, necessita di una discussione approfondita. Come dimostra l’esperienza del Friuli, durante la ricostruzione delle case è importante porre le fondamenta  per il futuro delle popolazioni.

In questa prospettiva, tra le tante vie percorribili per coniugare la ricostruzione con lo sviluppo, ce n’è una che mi sembra particolarmente adatta al territorio aquilano, se non altro perché coincide con quella indicata da Obama e dall’Unione Europea: quella della green economy. Fare, cioè, de L’Aquila la prima green town d’Italia per diverse ragioni che cercherò di sintetizzare.

Anzitutto, l’Aquila si trova in un territorio particolarmente favorevole per la green economy. Sorge alle pendici del Gran Sasso, ovvero di una delle più belle montagne del nostro paese, ed è immersa in uno straordinario Parco nazionale, che dalla montagna prende il nome, dove è ancora possibile incrociare orsi, lupi, linci camosci e tanti altri animali in via d’estinzione. Un parco che ha da sempre condizionato la cultura degli aquilani che, per tradizione, sono particolarmente sensibili alle questioni ambientali.

In secondo luogo, perché la città deve essere al più presto ricostruita per dare una casa a tutti quelli che l’hanno persa a causa del terremoto e laggiù potrebbe sorgere una vera e propria green town. Così, al confine del parco nazionale dell’Abruzzo si potrebbero ricostruire gli immobili crollati con tecniche di avanguardia, non solo in funzione antisismica, ma anche ad alto risparmio energetico.

In terzo luogo, perché l’Università de L’Aquila ha una importante Facoltà di ingegneria che laurea ogni anno centinaia di ingegneri i quali, molto spesso, sono costretti a lasciare l’Abruzzo per cercare lavoro in altre regioni se non all’estero. Cervelli in fuga che non chiedono altro che uno sbocco professionale adeguato ai loro studi e che potrebbero essere valorizzati in loco, se si sfruttassero i loro talenti per sviluppare le tecnologie necessarie ad assecondare una ricostruzione eco compatibile degli immobili crollati (i cd. green buildings). Basata, cioè, su abitazioni a basso consumo energetico alimentate da fonti di energia rinnovabili, in un territorio che si presta naturalmente allo sviluppo delle energie alternative ed in particolare delle bio masse. Del resto, a pochi chilometri di distanza, c’è l’Istituto nazionale di fisica nucleare, ovvero un centro italiano di eccellenza per la ricerca, teorica e sperimentale, sulle energie alternative al petrolio, che potrebbe fornire un importante supporto scientifico.

Inoltre, perché in tutto il paese, anzi a ben vedere in tutto il mondo, c’è una crescente domanda delle tecnologie a basso impatto ambientale che potrebbero essere sviluppate in occasione della costruzione della green town abruzzese. D’altra parte, gli americani, i tedeschi, gli spagnoli e i giapponesi hanno già investito quote importanti dei loro bilanci nello sviluppo delle energie alternative, mentre la Danimarca e gli  altri paesi scandinavi si sono già specializzati nella costruzione dei green buildings.

Infine, perché creando tanti nuovi green job per fare de L’Aquila la prima green town del paese si restituirebbe un futuro alle migliaia di giovani condannati alla disoccupazione da un terremoto ancor più crudele della crisi economica che si è abbattuta sulla Regione.  Perchè se è vero che il terremoto è la più drammatica delle tragedie è altrettanto vero che, grazie agli uomini di buona volontà, talvolta le tragedie possono trasformarsi in opportunità.

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