La crisi dell’unità sindacale

Sono preoccupato, perché, oggi più che mai, il sindacato e più in generale tutto l’ordinamento intersindacale scricchiola. Per sessant’anni, il nostro sistema di relazioni industriali si è retto sull’unità dei sindacati confederali che, nonostante le diverse ispirazioni, hanno sempre agito all’unisono. Oggi, dopo l’incontro semi segreto di Palazzo Grazioli, i sindacati confederali si dividono su tutto. Dalla firma dei contratti collettivi del pubblico impiego, agli scioperi sulla scuola, fino alla riforma degli assetti contrattuali, ciascuno ha una sua posizione e tutti vanno per conto proprio, mentre il paese deve affrontare la più grave crisi economica da quella del ’29. E poi dicono che “l’unione fa la forza”….

Commenti


  • Come pare,gli scioperi di questi giorni hanno diviso anche i sindacati autonomi e attraverso una catena di manifestazioni la crisi economica del nostro Paese è stata messa ancor più in evidenza.L’esasperazione dei lavoratori Alitalia è un esempio utile a descrivere un più generale malcontento:tra i dipendenti e l’utenza ormai non ci sono più limiti o frontiere perchè ci sono posizioni estreme da tutte e due le parti.Come secondo me giustamente diceva Lei,professore,ormai i sindacati confederali non esercitano più alcun potere sulla massa degli scioperanti ma non credo che nemmeno ci si possa lamentare del tutto con loro della situazione attuale.Per quanto riguarda Alitalia,sono ormai anni che l’azienda è in crisi:come quando Il Titanic è stato colpito dall’iceberg era del tutto prevedibile che sarebbe affondato;però si è preferito scaricare l’onere del risanamento sull’intervento statale piuttosto che concentrarsi sulle cause del problema, che non sono state sanate.Allora viene da sè che i sindacati non ottengono più la fiducia dei loro associati e secondo alcune statistiche riportate sul”corriere della sera”per la maggior parte degli Italiani non rappresenterebbero nemmeno più gli interessi della reale maggioranza dei lavoratori.é infatti pur vero,secondo me ,che non è che ora,poiche la CGIL ha raggiunto un accordo con il governo può dire di afer fatto il possibile per evitare l’attuale situazione.Probabilmente il processo di sanamento “dall’interno”tanto non è stato attivato perchè si volevano proteggere i salari dei dipendenti già non altissimi(immagino)ma è pur vero che a discapito di ciò l’infezione che colpiva l’azienda si è estesa tanto da mandarla in cancrena.
    Inoltre,io condivido e mi dispiaccio per il malcontento dei lavoratori ma è pur vero che se non trovano un punto di incontro e sopratutto se il loro tentativo di ottenere i contratti individuali fallisse,le loro proteste oltre che a paralizzare tutt’Italia porteranno loro solo maggiori guai.Sbaglio a pensarla così?

  • Si…si… Sono pienamente d’accordo. In più credo che il reale problema dei confederati si rinvenga a priori: negli ultimi anni i vertici (epifani, bonanni, etc…) si sono un po’ allontanati dall’esigenze dèi lavoratori per perseguire interessi di potere. Conseguentemente la loro rappresentativita’ e’ crollata in modo vetiginoso portando i primi scricchioli e le prime incertezze. Questo background, quindi, ha determinato i problemi e le discussioni interne e le divergenze fino che oggi hanno determinato la rottura. Ufficialmente abbiamo di fronte un nuovo scenario: la dicotomia tra sindacati confederati e i sindacati autonomi. Allora la domanda da porsi e’ ” quale sara’ lo sviluppo della dimensione sindacale in italia?!? “.

  • Anche secondo me la domanda da porsi è questa,tanto più che adesso che i confederati si stanno concentrando sulla faccenda Alitalia riproposta quotidianamente sulle prime pagine di tutti i giornali,anche il resto degli italiani ad essi associati potrebbero cambiare idea sulla rappresentanza loro offerta per cui non escluderei che al tramontare della faccenda alitalia(se mai tramonterà!!) non si inneschi un sistema a catena e non entrino in gioco altri grandi aziende italiane..

  • in due parole: Mauro Moretti.
    ex sindacalista, ora a.d delle Ferrovie dello Stato, ancora costantemente partecipe come relatore alle Feste dell’Unità.

    storie di ordinaria follia nell’Italia del ‘comandare è fottere'(cit Celli).

  • quando l’Italia doveva entrare in Maastricht una responsabile politica sindacale era riuscita compatta a portarci in Europa, a dispetto della classe politica allora alla gogna di Tangetopoli.
    oggi, invece,nonostante la recessione più grave dal dopoguerra, i sindacati già poco rapprentativi appaiono inconscienti, affetti dalla sindrome da prima donna, vittime di un governo che con un consenso incrinato dalla piazza ha scelto la via della provocazione per dividere e indebolire la politica sindacale.
    Credo si stia così fornendo l’ennesima opportunità al Governo di agire d’autorità, recuperando consenso.
    marta

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