La memoria di un riformista – Conversazione con Gino Giugni

Michel Martone. Conversazione Gino GiugniRipubblico, con infinita tristezza per la scomparsa, una conversazione con il  grande Maestro

In un momento in cui i temi del lavoro tornano ad essere centrali, Gino Giugni ci accoglie nel suo studio per una conversazione poco prima della presentazione del suo ultimo libro, La memoria di un riformista, in cui ripercorre le tappe salienti della sua vicenda personale e professionale nel contesto della storia politica italiana dell’ultimo mezzo secolo: dall’infanzia sotto il fascismo, alla Resistenza, alla lunga attività di studioso di diritto del lavoro e di intellettuale impegnato in politica, fino ad episodi drammatici come l’attentato subito dalle Brigate rosse.

 In questo momento la Costituzione torna ad essere al centro del dibattito politico. Da più parti emerge la proposta, lanciata dai Radicali di Capezzone e raccolta da politologi come Angelo Panebianco, di modificare l’art. 1 della Costituzione, sostituendo il termine “lavoro” con la parola libertà, cosa ne pensa?

Non sono d’accordo – ci dice Giugni. Il termine “lavoro” aveva, infatti, un particolare significato perché poneva doverosamente l’accento sulla condizione in cui la Repubblica si è fondata: ovvero un’apertura a sinistra. E mi sembra che il discorso sia tuttora valido. E’ dunque bene che l’articolo resti così com’è, anche perché ci ricorda che la Repubblica poggia sull’impegno di ciascuno.

Mi troverebbe, invece, d’accordo una modifica che segua l’idea di quanti propongono di introdurre nella Costituzione un vincolo di solidarietà tra generazioni, per stemperare l’egoismo generazionale di cui parli nel tuo libro. E’ però necessario fare attenzione a non dare all’idea un valore eccessivo, per evitare di sollevare inutili polveroni.

Non crede, però, che il polverone sia già stato sollevato? Sulla scorta della rivolta degli universitari francesi e del dibattito tedesco, anche nel nostro paese si parla sempre più spesso del rischio concreto di un conflitto generazionale e, nel frattempo, i giovani hanno perso fiducia nel futuro.

Purtroppo la percezione del futuro del paese è molto pessimistica. Come ha ben scritto Arrigo Levi in un articolo sulla Stampa, viviamo in un “paese infelice“, dove regna una sfiducia generalizzata nelle Istituzioni, e questo accade tra i giovani ma anche tra i meno giovani. Tornando al tema del lavoro, dunque, possiamo ragionevolmente affermare che oggi il dibattito è ancora attuale. Il futuro dei giovani italiani è incerto e come tutte le cose incerte possiamo prevedere magnifiche sorti progressive oppure un nulla di fatto. In questo caso sarei contrario alle previsioni e tenterei piuttosto di fondarmi su valori di principio e di contenuto, come ad esempio il primo comma dell’art. 39, il famoso art. 39…..

L’articolo della Costituzione che tratteggia la figura dei sindacati….

Sì, appunto. Scrissi un libro sull’articolo 39 e lo cominciai affermando che, fatta eccezione per il I comma (“l’organizzazione sindacale è libera” ndr ), l’art. 39 era già superato agli inizi degli ani ’60. Ciò non ha però escluso che al suo posto si sia creato, a prescindere da interventi legislativi, lo spazio per un sistema ordinativo di fatto che, da questo punto di vista, tende a condensare l’evoluzione stessa della costituzione di fatto. E, a tanti anni di distanza, si può dire che questo ordinamento di fatto abbia funzionato abbastanza bene…..

E intanto oggi si è riaperto il tavolo governativo della concertazione, motore dell’ordinamento di fatto

Giusto, e senza bisogno di fare ricorso a norme formali, direi che è anche oggi necessario consolidare l’esperienza che abbiamo acquisito. Tra i tavoli aperti dal Governo c’è anche quello sulle pensioni sulle quali non si discute mai abbastanza – sostiene Giugni con un sorriso -. Personalmente sono d’accordo con l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile fino a 65 anni, come è stato fatto in Germania, e allo stesso tempo sono favorevole ad una parificazione dell’età pensionabile per uomini e donne. Sono per l’uguaglianza anche in questo contesto!

L’attualità politica di questi giorni è tornata anche a parlare del famigerato articolo 18, immaginato solamente per proteggere i sindacalisti e poi, all’ultimo momento in aula, esteso a tutti: i tempi sono maturi per una modifica delle procedure di conciliazione e quindi della procedura civile?

Si potrebbe ipotizzare una velocizzazione dei processi, magari muovendo nel solco tracciato dalla proposta di legge che oggi è in discussione in Parlamento o, più semplicemente, riconoscere che le cause di licenziamento devono essere trattate prioritariamente rispetto a tutte le altre. Oggi, infatti, i tempi dei processi sono immobili. Ai “tempi immobili” della politica italiana si contrappongono i “tempi che corrono” della politica internazionale.

Pensiamo alla vittoria di Sarkozy in Francia e alla chiusura del ciclo del “giovane” Tony Blair in Gran Bretagna, oppure a Zapatero che sta modificando il volto della Spagna dopo gli anni dello sviluppo dovuto alle politiche riformiste di Aznar. In Europa, in sostanza, il fermento del ricambio generazionale è continuo

Questo senz’altro, è un argomento che tocca molto l’opinione pubblica ed in maniera molto bruciante… Personalmente sono un po’ spaventato dalla vittoria di Sarkozy in Francia… anche perché, devo dirlo, mi piace molto “la forza femminista” che gli si è opposta. Scherzi a parte, ritengo molto negativa la vittoria di Sarkozy. Zapatero invece mi piace molto, così come i socialisti spagnoli. Oggi nel paese sta esplodendo un tipo di conflitto nuovo; prima era tra lavoratori e grandi imprese, oggi tutti i piccoli interessi collettivi (dai farmacisti ai benzinai e ai taxisti) sono pronti ad occupare le piazze….

Anche in questo sono con Arrigo Levi e con la sua definizione dell’Italia come un “paese infelice”, nel quale si è perso di vista l’interesse generale. L’opinione pubblica, poi, non è affatto matura e al momento non è sul binario giusto. Sono molto perplesso. Ci vorrebbe più impegno, impegno da parte di tutti, giovani e meno giovani. La politica è impegno e anche per questo sono contrario alla modifica del primo articolo della Costituzione.

E viene da pensare all’ultimo libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (“La Casta” ndr) che demolisce l’idea dei partiti, causa di sprechi ormai inutili…

Sul libro di Rizzo e Stella, il rischio è che certa critica rischi di essere solo distruttiva. Mentre ogni critica deve essere pronta anche a vedere quali sono le possibili soluzioni. Da questo punto di vista, non vedo ancora soluzioni convincenti. Tanti anni fa credevo che la soluzione fosse il socialismo. Oggi credo che la soluzione sia nella ricerca di nuove soluzioni.

Sono necessarie idee nuove e serve un ricambio generazionale. Bisogna insegnare ai giovani la strada della ricerca del nuovo. Compito arduo in un paese di veto-players in cui, appena si vuole cambiare qualcosa attraverso una riforma, tutti sono pronti ad alzare gli scudi ed il paese resta fermo. Non è però sufficiente rinviare all’idea di un interesse generale alla Rousseau, credo che sia fuori tempo. Abbiamo fatto la Resistenza proprio per questo, per l’interesse generale mentre oggi veniamo rinviati a rivoli di interesse particolare che ostacolano il futuro del paese.

In questo senso, una risposta necessaria per evitare che la flessibilità degeneri in precarietà è la riforma degli ammortizzatori sociali che deve vedere protagonista il sindacato.

Viene anche da pensare all’ipotesi di carriere basate più sul merito che sull’anzianità

Sul merito e sull’anzianità credo sia necessario studiare subito vari provvedimenti, avendo, però, ben presente che le due cose, anzianità e merito, non si contraddicono tra di loro. Non è però sufficiene l’intervento del legislatore. Bisogna rinviare alle soluzioni contrattuali delle parti sociali.

E il licenziamento dei “fannulloni” proposto da Pietro Ichino?

Credo che la suggestione sia culturalmente importante ma credo anche che la soluzione proposta rischi di rivelarsi persino peggiore del male che l’ha generato. Non posso contestare un metodo che esprima il merito piuttosto che l’anzianità… il punto è capire come farlo, e non basta licenziare. L’attualità politica italiana è molto concentrata sulle evoluzioni del Partito democratico… Oggi come oggi la risposta su cosa sarà del Pd è difficile, così come è difficile creare un partito nel fine settimana.

Resto legato all’idea del partito socialista, anche se ritengo sia difficilmente riproponibile. L’idea socialista sembra vincere nella storia, ma al momento non ha più rappresentanti di peso. E’ legittimo chiedersi se sia ancora un’idea forte. Sì, certo, è ancora forte, ma occorre tenerla distinta dalle esperienze in cui si è concretizzata. Il socialismo è un’idea che fugge ogni determinazione, anche geografica. E come tutte le idee non può essere afferrato né tantomeno circoscritto. E se la Storia ha dimostrato il fallimento del socialismo reale, non mancano i segni di una nuova vitalità socialista, dal laburismo inglese al socialismo francese o indiano. Tony Blair, ad esempio, lo valuto positivamente. Il socialismo di Tony Blair è la via giusta da percorrere.

Commenti


  • Gino Giugni, un riformista fino alla fine, e questa intervista nè è la conferma.
    Oggi salutiamo il padre dello statuto dei lavoratori,
    Fautore della teoria intersindacale… splendida nella sua semplicità!

  • Un leggero rendez-vous a perdersi negli occhi e nelle dita di chi ha guardato il Dover Essere in faccia, senza occhiali da sole.
    Il dott.Giugni è stato. Punto.
    E non ci passerà di mente.