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	<title>Commenti a: La tenaglia e la produttività</title>
	<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html</link>
	<description>UNIVERSITA', LAVORO, RICAMBIO GENERAZIONALE</description>
	<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 02:52:22 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-164</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 11:49:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-164</guid>
		<description>Ciao Michel,
il tema è molto interessante anche perchè sarà sicuramente uno dei "drammi" (ho una visione abbastanza pessimistica) dell'economia futura..
Non avendo una soluzione in testa, butto li alcuni argomenti aggiuntivi in ordine sparso

1) Un aumento di produttività senza un aumento di mercato (interno od esterno) rischia banalmente di tramutarsi in meno lavoratori...(produco lo stesso con meno ore) L'ho vissuto (giocando il ruolo del cattivo) con molti miei clienti...Quindi massima attenzione alle regole della "ridistribuzione"

2) Una via alternativa è quella non di "essere più produttivi" ma di produrre merci a maggior valore aggiunto, e.g maggior componente tecnologica, anche perchè più difficilmente attaccabili da paesi a basso costo (anche se ormai i cinesi fanno missili in quasi totale autonomia...). Inutile dire che per avere successo c'è bisogno di investire in ricerca, ed inutile aggiungere quanto l'Italia sia e resterà indietro su questo...

3) In Italia, come reazione sbagliata alla crisi del lavoro, si assiste sempre più spesso a questo strano fenomeno dello "stakanovismo improduttivo"...soprattutto nel mondo dei lavoratori indiretti/ quadri/ dirigenti, si lavora sempre di più, ma si produce lo stesso..questo perchè, soprattutto nel Nord Italia, il "lavorar tanto" è visto come segno di attaccamento all'Azienda ed è spesso anche premiato...Inutile dire che questa è una vera malattia sociale, nata come reazione sbagliata alla "crisi della produttività", che ha conseguente folli sia sulla produttività, che sulla qualità della vita..

4) Fondamentale il ruolo dell'immigrazione...se si continuano a far circolare solo le merci e non i lavoratori, saranno sempre di più le nostre imprese ad andare ad Est...non è che mettendo muri il problema si risolva, anzi

Riflettendo su quello che ho scritto, ne vengo fuori con un modello abbastanza in controtendenza con quello che si vede oggi in giro (nei fatti): più ricerca, nuove tecnologie, meno lavoro per tutti ma più efficiente, meritocrazia "vera" e non da "attaccamento alla sedia", incentivi alla riprese del mercato tramite sostegno ai redditi delle famiglie, forte incentivazione all'immigrazione regolarizzata a sostegno della (poca e residua) industria nostrana*

Un saluto!

A.

* detto da me che sono "moralmente apolide"...ma è tanto per capirsi :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Michel,<br />
il tema è molto interessante anche perchè sarà sicuramente uno dei &#8220;drammi&#8221; (ho una visione abbastanza pessimistica) dell&#8217;economia futura..<br />
Non avendo una soluzione in testa, butto li alcuni argomenti aggiuntivi in ordine sparso</p>
<p>1) Un aumento di produttività senza un aumento di mercato (interno od esterno) rischia banalmente di tramutarsi in meno lavoratori&#8230;(produco lo stesso con meno ore) L&#8217;ho vissuto (giocando il ruolo del cattivo) con molti miei clienti&#8230;Quindi massima attenzione alle regole della &#8220;ridistribuzione&#8221;</p>
<p>2) Una via alternativa è quella non di &#8220;essere più produttivi&#8221; ma di produrre merci a maggior valore aggiunto, e.g maggior componente tecnologica, anche perchè più difficilmente attaccabili da paesi a basso costo (anche se ormai i cinesi fanno missili in quasi totale autonomia&#8230;). Inutile dire che per avere successo c&#8217;è bisogno di investire in ricerca, ed inutile aggiungere quanto l&#8217;Italia sia e resterà indietro su questo&#8230;</p>
<p>3) In Italia, come reazione sbagliata alla crisi del lavoro, si assiste sempre più spesso a questo strano fenomeno dello &#8220;stakanovismo improduttivo&#8221;&#8230;soprattutto nel mondo dei lavoratori indiretti/ quadri/ dirigenti, si lavora sempre di più, ma si produce lo stesso..questo perchè, soprattutto nel Nord Italia, il &#8220;lavorar tanto&#8221; è visto come segno di attaccamento all&#8217;Azienda ed è spesso anche premiato&#8230;Inutile dire che questa è una vera malattia sociale, nata come reazione sbagliata alla &#8220;crisi della produttività&#8221;, che ha conseguente folli sia sulla produttività, che sulla qualità della vita..</p>
<p>4) Fondamentale il ruolo dell&#8217;immigrazione&#8230;se si continuano a far circolare solo le merci e non i lavoratori, saranno sempre di più le nostre imprese ad andare ad Est&#8230;non è che mettendo muri il problema si risolva, anzi</p>
<p>Riflettendo su quello che ho scritto, ne vengo fuori con un modello abbastanza in controtendenza con quello che si vede oggi in giro (nei fatti): più ricerca, nuove tecnologie, meno lavoro per tutti ma più efficiente, meritocrazia &#8220;vera&#8221; e non da &#8220;attaccamento alla sedia&#8221;, incentivi alla riprese del mercato tramite sostegno ai redditi delle famiglie, forte incentivazione all&#8217;immigrazione regolarizzata a sostegno della (poca e residua) industria nostrana*</p>
<p>Un saluto!</p>
<p>A.</p>
<p>* detto da me che sono &#8220;moralmente apolide&#8221;&#8230;ma è tanto per capirsi <img src='http://www.michelmartone.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p>
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	<item>
		<title>Di: LUCA EVANGELISTA</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-129</link>
		<dc:creator>LUCA EVANGELISTA</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 10:15:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-129</guid>
		<description>Da ciò che si deduce dagli interventi pubblici dei due maggiori esponenti della politica italiana (Berlusconi e Veltroni), ma soprattutto dai tanti economisti ed illustri esponenti della cultura, compreso il Prof.Martone, la strada da percorrere è quella di incrementare la produttività nel nostro Paese, da circa 8 anni a crescita 0. Per la soluzione credo che tutti siano concordi, ma la maggiore difficoltà sta negli strumenti affinchè ciò si verifichi.  In Italia abbiamo tantissime piccole e medie imprese che faticano già a vendere i propri prodotti sul mercato, quindi se gli dici ad un imprenditore di aumentare la produzione costui vuole essere certo che si vendano nel mercato altrimenti non produce più di tanto di ciò che riesce a smaltire sul mercato.   Non vogliono rischiare di aumentare le scorte in magazzino, pertanto l'aumento della produttività necessità di un processo di riforme dell'intero sistema dei rapporti Stato-Impresa-Cittadino consumatore.   Da una parte lo Stato deve ridurre le imposte sulle buste paga del lavoro dipendente, dovrà favorire maggiori liberalizzazioni in tanti settori dell'economia, ridurre i tanti oneri burocratici per le imprese compresa una modifica dell'art.18 stat.lav., inoltre da parte delle imprese occorre una maggiore apertura al rischio e all'innovazione dei prodotti. 
Penso a tanti giovani che hanno tante idee su nuovi beni e servizi da collocare nel mercato ma non hanno le risorse finanziarie per fare investimenti ed allora io desidero rilanciare una vecchia proposta di Romano Prodi, poi rimasta nel cassetto: "Daremo soldi ai giovani creativi non in base al mattone che riesci a garantire ma in base alle idee progettuali che riesci a mettere in campo con il tuo impegno e la tua responsabilità".  
La rendita è uno dei fattori che blocca l'economia di un Paese, arricchisce il privato ma impoverisce la maggioranza dei cittadini. Come dice bene il Prof.Martone la crisi abbattera' anche questa peste, ma per ora non vedo segnali positivi che incoraggino gli investimenti e soprattuto la produttività del Paese. La detrazione degli straordinari è un vero e proprio bluff, perchè le imprese continuano a pagare gli straordinari in nero con il rischio che aumentino anche gli incidenti sui luoghi di lavoro.
Secondo me occorre incrementare le esportazioni dei nostri prodotti e mandare i nostri giovani laureati all'estero per esplorare nuovi mercati, ma non solo............</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da ciò che si deduce dagli interventi pubblici dei due maggiori esponenti della politica italiana (Berlusconi e Veltroni), ma soprattutto dai tanti economisti ed illustri esponenti della cultura, compreso il Prof.Martone, la strada da percorrere è quella di incrementare la produttività nel nostro Paese, da circa 8 anni a crescita 0. Per la soluzione credo che tutti siano concordi, ma la maggiore difficoltà sta negli strumenti affinchè ciò si verifichi.  In Italia abbiamo tantissime piccole e medie imprese che faticano già a vendere i propri prodotti sul mercato, quindi se gli dici ad un imprenditore di aumentare la produzione costui vuole essere certo che si vendano nel mercato altrimenti non produce più di tanto di ciò che riesce a smaltire sul mercato.   Non vogliono rischiare di aumentare le scorte in magazzino, pertanto l&#8217;aumento della produttività necessità di un processo di riforme dell&#8217;intero sistema dei rapporti Stato-Impresa-Cittadino consumatore.   Da una parte lo Stato deve ridurre le imposte sulle buste paga del lavoro dipendente, dovrà favorire maggiori liberalizzazioni in tanti settori dell&#8217;economia, ridurre i tanti oneri burocratici per le imprese compresa una modifica dell&#8217;art.18 stat.lav., inoltre da parte delle imprese occorre una maggiore apertura al rischio e all&#8217;innovazione dei prodotti.<br />
Penso a tanti giovani che hanno tante idee su nuovi beni e servizi da collocare nel mercato ma non hanno le risorse finanziarie per fare investimenti ed allora io desidero rilanciare una vecchia proposta di Romano Prodi, poi rimasta nel cassetto: &#8220;Daremo soldi ai giovani creativi non in base al mattone che riesci a garantire ma in base alle idee progettuali che riesci a mettere in campo con il tuo impegno e la tua responsabilità&#8221;.<br />
La rendita è uno dei fattori che blocca l&#8217;economia di un Paese, arricchisce il privato ma impoverisce la maggioranza dei cittadini. Come dice bene il Prof.Martone la crisi abbattera&#8217; anche questa peste, ma per ora non vedo segnali positivi che incoraggino gli investimenti e soprattuto la produttività del Paese. La detrazione degli straordinari è un vero e proprio bluff, perchè le imprese continuano a pagare gli straordinari in nero con il rischio che aumentino anche gli incidenti sui luoghi di lavoro.<br />
Secondo me occorre incrementare le esportazioni dei nostri prodotti e mandare i nostri giovani laureati all&#8217;estero per esplorare nuovi mercati, ma non solo&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
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		<title>Di: Maria</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-120</link>
		<dc:creator>Maria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 11:43:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-120</guid>
		<description>Bella la crasi...sarebbe interessante se ne facesse un articolo.
Felice di aver contribuito!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bella la crasi&#8230;sarebbe interessante se ne facesse un articolo.<br />
Felice di aver contribuito!</p>
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	<item>
		<title>Di: MM</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-96</link>
		<dc:creator>MM</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 00:17:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-96</guid>
		<description>piccola crasi concettuale, citandovi: 
"un paese spaesato dove i successi sono privati e i fallimenti sono pubblici", 

e poi dicono che i ventenni non si interessano di politica......  

il prof.

p.s. mi autorizzate a farne un articolo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>piccola crasi concettuale, citandovi:<br />
&#8220;un paese spaesato dove i successi sono privati e i fallimenti sono pubblici&#8221;, </p>
<p>e poi dicono che i ventenni non si interessano di politica&#8230;&#8230;  </p>
<p>il prof.</p>
<p>p.s. mi autorizzate a farne un articolo?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Nicotri</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-91</link>
		<dc:creator>Francesco Nicotri</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 11:54:58 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-91</guid>
		<description>Vorrei contribuire al dibattito ponendo all’attenzione di tutti due riflessioni di Giacomo Vaciago, famoso docente di Politica economica alla Cattolica, ex sindaco di Piacenza e delegato del Pd, rispettivamente del 21 febbraio 2008 e del 4 febbraio 2008.

…“Il Paese è da ricostruire da un punto di vista etico. L' Italia è povera ma piena di ricchi”…

Siamo un paese povero pieno di ricchi. Non conosco altro paese civile dove il divario tra la ricchezza privata da un lato, e la povertà pubblica dall’altro sia così tanto aumentato. E non c’è bisogno che la stampa internazionale ce lo ricordi; perché lo vediamo benissimo da soli! Il problema dei rifiuti a Napoli è solo l’ultimo esempio: la produzione di immondizie è in Campania in linea con il livello del reddito procapite, ma l’efficienza pubblica nell’eliminare quei rifiuti non potrebbe essere peggiore.
Quando parlo di declino, o meglio di decadenza, dell’Italia c’è sempre qualcuno che replica citando tanti casi di successo: dalla crescita del made in Italy; al genio dei nostri artisti al boom delle esportazioni di tante piccole e medie imprese meccaniche. Ma è proprio questo il problema: i successi sono privati, mentre i fallimenti riguardano ciò che è pubblico, cioè comune a tutti”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei contribuire al dibattito ponendo all’attenzione di tutti due riflessioni di Giacomo Vaciago, famoso docente di Politica economica alla Cattolica, ex sindaco di Piacenza e delegato del Pd, rispettivamente del 21 febbraio 2008 e del 4 febbraio 2008.</p>
<p>…“Il Paese è da ricostruire da un punto di vista etico. L&#8217; Italia è povera ma piena di ricchi”…</p>
<p>Siamo un paese povero pieno di ricchi. Non conosco altro paese civile dove il divario tra la ricchezza privata da un lato, e la povertà pubblica dall’altro sia così tanto aumentato. E non c’è bisogno che la stampa internazionale ce lo ricordi; perché lo vediamo benissimo da soli! Il problema dei rifiuti a Napoli è solo l’ultimo esempio: la produzione di immondizie è in Campania in linea con il livello del reddito procapite, ma l’efficienza pubblica nell’eliminare quei rifiuti non potrebbe essere peggiore.<br />
Quando parlo di declino, o meglio di decadenza, dell’Italia c’è sempre qualcuno che replica citando tanti casi di successo: dalla crescita del made in Italy; al genio dei nostri artisti al boom delle esportazioni di tante piccole e medie imprese meccaniche. Ma è proprio questo il problema: i successi sono privati, mentre i fallimenti riguardano ciò che è pubblico, cioè comune a tutti”.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: una cittadina spaesata</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-90</link>
		<dc:creator>una cittadina spaesata</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 17:57:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-90</guid>
		<description>Un paese spaesato, bello...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un paese spaesato, bello&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Maria</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-89</link>
		<dc:creator>Maria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 17:43:12 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-89</guid>
		<description>Mi trovo delusa ed arrabbiata in un Paese che non accenna a crescere, in un Paese come l'Italia che si trova perennemente sull'orlo di un ripido declino. E siamo proprio noi la generazione che si sta preparando a pagarne il prezzo, ad essere travolta dal costo abnorme di un evitabile destino.
Mi trovo in un Paese, a tratti obsoleto, in cui il tornaconto personale, l'interesse smodato ai propri interessi rende ciechi rispetto all'urgenza di perseguire il bene comune, presupposto di produttività. E' questa, infatti, il rimedio alla turpe malattia che protraendosi sta logorando l'Italia: produrre sul mercato globalizzante e globalizzato ed agire per crescere e guarire, per sfuggire alla stretta della tenaglia che stritola gli italiani giorno dopo giorno.
Sono delusa perchè non percepisco impegno da parte di chi ha il compito impellente di tenere le redini di questo Paese spaesato; non vedo mobilità di idee ed azioni, ma solo uno stantia quanto evidente preoccupazione verso argomenti che di certo non coadiuvano alla salvezza dalle gravose conseguenze della globalizzazione.
Rinnovo, quindi, il monito che invade l'intero articolo: quello della stringente necessità di ritrovato impegno e, soprattutto, mirato interesse riguardo un tentativo di soluzione a questi drammatici problemi di reale sopravvivenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovo delusa ed arrabbiata in un Paese che non accenna a crescere, in un Paese come l&#8217;Italia che si trova perennemente sull&#8217;orlo di un ripido declino. E siamo proprio noi la generazione che si sta preparando a pagarne il prezzo, ad essere travolta dal costo abnorme di un evitabile destino.<br />
Mi trovo in un Paese, a tratti obsoleto, in cui il tornaconto personale, l&#8217;interesse smodato ai propri interessi rende ciechi rispetto all&#8217;urgenza di perseguire il bene comune, presupposto di produttività. E&#8217; questa, infatti, il rimedio alla turpe malattia che protraendosi sta logorando l&#8217;Italia: produrre sul mercato globalizzante e globalizzato ed agire per crescere e guarire, per sfuggire alla stretta della tenaglia che stritola gli italiani giorno dopo giorno.<br />
Sono delusa perchè non percepisco impegno da parte di chi ha il compito impellente di tenere le redini di questo Paese spaesato; non vedo mobilità di idee ed azioni, ma solo uno stantia quanto evidente preoccupazione verso argomenti che di certo non coadiuvano alla salvezza dalle gravose conseguenze della globalizzazione.<br />
Rinnovo, quindi, il monito che invade l&#8217;intero articolo: quello della stringente necessità di ritrovato impegno e, soprattutto, mirato interesse riguardo un tentativo di soluzione a questi drammatici problemi di reale sopravvivenza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Anonimo</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-86</link>
		<dc:creator>Anonimo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 08:27:23 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-86</guid>
		<description>...ora sui giornali tutti concordano con l'idea di aumentare la produttività: ma chi dovrebbe comprare questi prodotti con la crisi di liquidità che c'è in giro?...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ora sui giornali tutti concordano con l&#8217;idea di aumentare la produttività: ma chi dovrebbe comprare questi prodotti con la crisi di liquidità che c&#8217;è in giro?&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: MM</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-79</link>
		<dc:creator>MM</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 17:13:53 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-79</guid>
		<description>concordo con amalia il nostro paese è un malato ricco....temo però che dovrà presto saldare il conto con una globalizzazione che non tollera la pigrizia..... e allora resterà semplicemente malato
 e noi con lui</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>concordo con amalia il nostro paese è un malato ricco&#8230;.temo però che dovrà presto saldare il conto con una globalizzazione che non tollera la pigrizia&#8230;.. e allora resterà semplicemente malato<br />
 e noi con lui</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Amalia</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-77</link>
		<dc:creator>Amalia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 17:30:04 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/la-tenaglia-e-la-produttivita-195.html#comment-77</guid>
		<description>Sì,la tenaglia ci stritola..La globalizzazione si vendica..e ci sta presentando il suo primo conto. Così ci ritroviamo in 'tempi di ferro' e in un 'mondo rovesciato in cui il superfluo viene a costare assurdamente più del necessario'. Nel nostro paese si continua a parlare di impoverimento da declino..non c'è un impoverimento da consumi, bensì come ha spiegato molto chiaramente un impoverimento da bassa produttività e da carenza di investimenti. Far ripartire la produttività è l'unica soluzione o meglio 'la giusta terapia per un malato ricco'..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì,la tenaglia ci stritola..La globalizzazione si vendica..e ci sta presentando il suo primo conto. Così ci ritroviamo in &#8216;tempi di ferro&#8217; e in un &#8216;mondo rovesciato in cui il superfluo viene a costare assurdamente più del necessario&#8217;. Nel nostro paese si continua a parlare di impoverimento da declino..non c&#8217;è un impoverimento da consumi, bensì come ha spiegato molto chiaramente un impoverimento da bassa produttività e da carenza di investimenti. Far ripartire la produttività è l&#8217;unica soluzione o meglio &#8216;la giusta terapia per un malato ricco&#8217;..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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