Lavorare per sopravvivere, indebitarsi per consumare

La repentina crisi finanziaria che ha travolto l’economia mondiale segna l’inizio della seconda fase della globalizzazione. Nella quale cambieranno i paradigmi economici, le categorie politiche e i rapporti di forza tra le diverse nazioni. L’America, con Obama, ha già annunciato di voler condividere la propria leadership con i paesi emergenti che, a loro volta, reclamano un nuovo ruolo nello scacchiere globale e vogliono superare gli equilibri cristallizzati a Bretton Woods. Mentre l’Europa, se non troverà la forza di parlare con una sola voce, rischia di diventare marginale.

In attesa di conoscere gli esiti della difficile transizione che dal G20 di Washington dovrà portare al nuovo ordine globale, l’annunciata conclusione del Doha Round entro Dicembre potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione di negoziati commerciali che siano anche veicolo per la diffusione dei diritti del lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Un’opportunità per reagire ad una crisi economica, finanziaria e sociale che rischia di travolgere i ceti medi occidentali, migliorando gli standard di vita dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo.

Per stimolare la discussione procederò per sommi capi. La prima fase della globalizzazione si basava su una mai enunciata, ma evidente nei fatti, ripartizione di competenze tra i consumatori dei paesi occidentali e i lavoratori dei paesi in via di sviluppo. I lavoratori dei paesi in via di sviluppo avevano il compito di produrre a basso costo mentre i ceti medi occidentali, con i loro consumi senza limiti, dovevano trainare verso l’alto la domanda di quei beni. Nel mezzo, le multinazionali, per produrre a costi sempre minori e soddisfare le aspettative dei ceti medi, delocalizzavano le produzioni labour intensive nei paesi in via di sviluppo, dove non c’erano diritti del lavoro e dove le retribuzioni erano incomparabilmente più basse di quelle che venivano pagate in occidente. Così si riduceva il costo dei beni, si accrescevano i profitti delle imprese, si agevolava lo sviluppo del “terzo mondo” e si soddisfava l’inappagabile bulimia dei consumatori occidentali che potevano comprare sempre più beni a prezzi sempre più economici.

Un circolo apparentemente virtuoso che, nei paesi occidentali, ha portato alla nascita di una superclasse globale, sempre più ricca, quella dei proprietari e dei dirigenti delle multinazionali, e ha consentito ad un numero sempre maggiore di persone di accedere al tenore di vita borghese, mentre, nei paesi in via di sviluppo, ha permesso a milioni di persone di lavorare per sopravvivere e comprare grano, latte, e altre materie prime.

Dopo qualche anno, questo apparente circolo virtuoso ha cominciato a manifestare alcuni effetti collaterali, di non poco conto. In particolare, ha cominciato a mettere in crisi le piccole e medie imprese che non potevano delocalizzare per abbattere i costi di produzione e, conseguentemente, quei sistemi di tutela che avevano progressivamente consentito di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori occidentali. Sono scomparse le botteghe degli artigiani, come i negozi al dettaglio, e dalle certezze del lavoro subordinato a tempo indeterminato si è passati alla precarietà dei lavori con la data di scadenza. Perché, per poter contrastare il dumping sociale dei paesi in via di sviluppo, i sistemi economici occidentali hanno dovuto flessibilizzare la disciplina dei rapporti di lavoro e contenere il costo della manodopera.

Così le società occidentali sono diventate più liquide e paurose. Soprattutto i giovani che, stretti nella tenaglia tra precarietà, debito pubblico e aumento del prezzo dei generi di prima necessità, hanno cominciato a temere per il loro futuro e a sollevare la questione generazionale.

Nonostante queste evidenti minacce al loro tenore di vita, i lavoratori occidentali non hanno però voluto ridurre i propri consumi. Che anzi sono stati incentivati dalla permissiva politica dei tassi d’interesse portata avanti da Allen Greenspan. Dalle banche, alle assicurazioni, alle grandi società finanziarie, tutti concedevano prestiti, per poter reinvestire, grazie ai derivati finanziari e ai fondi di investimento, il flusso di capitale che proveniva dal pagamento degli interessi. Molti hanno cominciato ad acquistare titoli azionari dal grande rendimento ma anche dall’alto rischio e molti altri hanno cominciato a coltivare il sogno borghese di avere un casa di proprietà. E per realizzare questo sogno, si sono ulteriormente indebitati per comprare case il cui prezzo cresceva incessantemente, a causa dell’eccessiva domanda.

Così, i lavoratori come i professionisti e i piccoli imprenditori, hanno cominciato a destinare gran parte dei loro redditi, che nel frattempo diminuivano, al pagamento dei mutui, e per mantenere il loro tenore di vita si sono indebitati con le carte di credito.

Nei paesi in via di sviluppo, invece, a causa della mancanza di democrazia, diritti, di libertà e sociali, tutele, del lavoro e previdenziali, sindacati, partiti e organi di informazione, la crescente ricchezza prodotta è andata a beneficio di pochi e non ha determinato un miglioramento delle condizioni di vita di gran pare della popolazione. Semplificando, in quei paesi il cittadino medio è diventato lavoratore, ma non si è fatto consumatore né tanto meno borghese, rentier o azionista. Anzi, in molti casi la ricchezza prodotta è andata a vantaggio esclusivo delle amministrazioni politiche delle democrazie autoritarie, come testimonia la proliferazione dei Fondi Sovrani oppure l’ingente quota di debito pubblico americano in mani cinesi o, ancora, la crescente aggressività dei paesi in via di sviluppo sui mercati delle materie prime.

In questo contesto, mentre la produttività industriale dei lavoratori occidentali era quasi ferma, si pensi al caso dell’Italia, quella dei paesi in via di sviluppo cresceva vorticosamente. Trascinando con se anche il Pil.

Così, si è andati avanti, con le popolazioni occidentali che si indebitavano per consumare beni che non riuscivano neanche a smaltire o riciclare, e quelle dei paesi in via di sviluppo che li producevano per sopravvivere. Una ripartizione di competenze globali molto pericolosa, perchè basata sul lavoro per sopravvivere (come testimonia, in occidente, la riduzione del costo del lavoro e, in oriente, la sua mancata crescita) e sull’indebitamento per consumare (come dimostra l’ingente massa monetaria in circolazione sui mercati finanziari durante la crisi).

Ed infatti, quando, a causa della riduzione dei redditi da lavoro, i lavoratori hanno deciso di rinunciare al sogno borghese di una casa di proprietà perché a fine mese non riuscivano più a pagare le cartelle dei mutui di casa che non valevano più il valore pagato al momento dell’acquisto, tutto il sistema finanziario è andato in crisi di liquidità.

Ora, come è sotto gli occhi di tutti, la crisi finanziaria ha travolto l’economia reale, l’occupazione cala, come i redditi da lavoro dipendente e quindi i consumi dei ceti medi occidentali. I paesi occidentali rischiano la recessione e difficilmente riusciranno ad uscirne se continueranno a fare affidamento sulla capacità di consumo dei ceti medi occidentali che, come ha più volte ricordato Obama nel corso dell’ultima campagna elettorale americana, rischiano di essere le principali vittime della crisi. E difficilmente torneranno ad indebitarsi per consumare, perchè molti perderanno la casa o il posto del lavoro
Per questo, la questione della globalizzazione dei diritti torna ad essere centrale. L’economia per funzionare ha bisogno di consumatori. In occidente ce ne sono troppi e hanno troppi debiti, mentre nei paesi in via di sviluppo ce ne sono troppo pochi, nonostante la straordinaria ricchezza prodotta in questi paesi nel corso degli ultimi anni.

Ciò dipende dal fatto che, in Occidente come in Oriente, il lavoro è tutelato e pagato troppo poco.

A est, perché non ci sono più le risorse economiche e anzi bisogna pagare gli interessi sul debito pubblico. A ovest, perché, nonostante la grande ricchezza prodotta, la mancanza di democrazia e pluralismo impedisce che si sviluppino quei meccanismi redistributivi che hanno consentito la nascita e la proliferazione dei ceti medi in occidente.

In questo contesto, nel corso del G20 di Washington è stato preannunciato un importante piano di sostegno all’economia e al consumo. Speriamo che questo piano, quando diventerà concreto, si ponga anche l’obiettivo di aumentare gli standard del lavoro e conseguentemente la distribuzione della ricchezza anche tra i lavoratori dei paesi in via di sviluppo. Perché l’occidente non potrà più consumare a debito ciò che l’economia del mondo produce risparmiando sul costo e le tutele del lavoro.

Forse l’annunciata conclusione entro dicembre del famigerato Doha Round potrebbe essere un’ottima occasione per rispolverare quelle clausole sociali che, in altri tempi, sono state rifiutate dai paesi in via di sviluppo. Altrimenti intervenga l’OIL perché anche per i lavoratori dei paesi in via di sviluppo sembrerebbe giunto il momento della globalizzazione dei diritti.

Commenti


  • Un bellissimo articolo, Michel

  • bisogna dire che l’inizio della crisi è iniziata nei paesi occidentali con le difficoltà, in un contesto multilivello, del concetto di sovranità nel suo aspetto vitale per gli Stati, il fisco. La delocalizzazione della produzione ha infatti portato via molti soldi di tasse agli stati che hanno dovuto cominciare ad impostare un diverso modello di welfare, con la vanifacazione del plurisecolare principio del no taxation without representation perchè il cittadino “può anche in numerosi casi-come investitore finanziario o come imprenditore o come lavoratore- scegliere il paese dove pagare almeno una parte dei tributi(Prof. Muraro)” pur continuando a votare e usufruire dei servizi sociali in un altro. Dato che si cita Bauman con il riferimento alla liquidità, imprescindibile appare, poi, fare un cenno all’effetto uguale e contrario del global, il local. Oggi siamo alla glocalizzazione concetto che molto ricorda una società neo-liberale ma a tendenze associative in cui chi può si chiude in gruppi di interessi o su base territoriale e tanti saluti alla solidarietà, tendenza da governare in attesa del federalismo fiscale. Il lavoro e il Welfare non sono più neanche una variabile economica per alcune multinazionali ma solo risorse da sfruttare. Insomma, difficile invertire le tendenze descritte ma sicuramente, come dice attali, se non vogliamo una somalia mondiale (unico mercato senza governo) occorre un maggior coordinamento mondiale e regole nuove, la deregolazione totale non paga…cerchiamo di prevenire ulteriori possibili futuri esiti

  • “la questione della globalizzazione dei diritti torna ad essere centrale. L’economia per funzionare ha bisogno di consumatori. In occidente ce ne sono troppi e hanno troppi debiti, mentre nei paesi in via di sviluppo ce ne sono troppo pochi, nonostante la straordinaria ricchezza prodotta in questi paesi nel corso degli ultimi anni.” Praticamente con 5 righe ha risposto a più o meno 1000 delle mie domande.è fresca fresca la notizia che entro l’anno dovrebbe essere stilato l’accordo su Doha Round come parte della strategia per contrastare la crisi finanziaria.Nel comunicato finale del G20 si è letto:”Sottolineiamo l’importanza di respingere il protezionismo e di non rinchiudersi al proprio interno in tempi di incertezza finanziaria”.questa è la speranza che deve diventare certezza:non ci si può chiudere in una gabbia e isolare il mondo,ma in questo periodo,mi pare più che necessario confidare nel commercio e negli investimenti per un’ultima volta,insomma dare una spinta al mercato globale.Non c’è molta alternativa:fortunatamente l’America di Obama è realmente indirizzata verso il cambiamento e ha ben chiaro che le sorti finanziare e sociali del pianeta pendono dalle sue labbra;come sottolineava lei,professore,c’è l’impellente bisogno di una globalizzazione”positiva”,ossia quella dei diritti che certo però,se attuata comporterebbe comunque gravi scompensi:i lavoratori sfruttati all’inverosimile sono un bene essenziale e insostituibile per le grandi multinazionali che hanno interesse a produrre tanto e al prezzo più basso.Praticamente a me pare,che nè da una parte nè dall’altra ci sia più la possibilità di consumare:in India,in Cina e negli altri paesi super.sfruttati il processo di alienazione è giunto al suo massimo livello;è quello che diceva Marx,il lavoratore produce beni che non può comprare e si estranea dal lavoro e da sè stesso,la qual cosa corrisponde in parte al concetto generale di globalizzazione.Dall’altra parte,in occidente,nonostante il debito si continua a spendere sempre di più e quindi ad indebitarsi:secondo me il problema,per quanto può essere sicuramente arginato da importanti strategie finanziare e politiche è che non c’è la volontà”che viene dal basso” e per questo non c’è mobilità.La possibilità di un totale(e necessario cambiamento)sarebbe di certo rinforzata se ci fosse l’unione dei sottopagati,dei disoccupati,degli sfruttati etc..
    Druker ha detto che” L’unico modo per gestire il cambiamento è crearlo in prima persona” e io lo straquoto.
    FMM

  • Come di parte è il suo commento, dott.Resentini. No?
    Io direi veteromarxista, contro la classe dirigente sempre e comunque.
    Perchè ‘chi non ha mai avuto problemi ad avere un tetto sopra la testa…etcetc.’ detto da uno che non ha problemi a permettersi internet è altrettanto contraddittorio.
    Ma poi il problema non è neanche questo, è che sfugge, in generale a lei e a molti altri, la dimensione della crisi, che si è sviluppata e cresce per una sola, unica, vertigine di egoismo. Dei ricchi contro i poveri? Dei borghesi contro la classe operaia? Del primo mondo contro il terzo? No.
    Di tutti contro tutti.
    Ma io sono studente. Ricco e borghese. Quindi non posso parlare, no?
    Solo che sono anche stato in Africa, a fare volontariato, da ricco e borghese. E ho imparato tante cose.
    Ma soprattutto una: comunità.

  • Definirsi dalla parte giusta non è una cosa che spetta a lei dire.
    E’ un delirio di egotismo fin troppo alto per un attento analista, di parte, come lei.
    Per quanto riguarda la mia coscienza, non si preoccupi che è già lavata da un pezzo. Volontariato lo faccio da quando sono alto così, perchè sono Scout da 12 anni. Ma questo non può e non deve interessarle.
    Consideri che per quanto lei è stato malpagato, i lavori che ho fatto io nella mia vita sono stati sempre gratis e altrettanto socialmente utili. Quindi invece che lanciare invettive, costruisca.

  • Valerio-Resentini 1-0 😀

    però Valè,ammorbidisci i toni sennò qui ci scappa la terza guerra mondiale!

  • Ma il punto non è lo scautismo! Che a voler essere pignoli si scrive senza boy. Almeno informarsi.
    Il punto è che lei non ha nessun diritto di sentirsi il vessillo della verità e giudicare la neutralità/giustezza/opinabilità o meno di un qualsiasi scritto solo perchè lavora per vivere.
    La sua qualità di lavoratore non le dà ne più ne meno il diritto di parola che ha il prof. Martone, e le sue opinioni sono tanto valide quanto le sue. La vita è dialettica e, tanto quanto lei, il professore lavora e porta avanti un pezzo di società.
    Quello che non entrerà mai in testa a persone come lei, ossessionate dalla mania di possesso perchè vissute troppo a lungo nella privazione, è la concorrenza alla costruzione di qualcosa di comune, nel mondo.
    Quello che ha portato questa crisi è proprio questo: tutti vogliono tutto senza dare niente.
    Non che sia il suo caso specifico, perchè a quanto dice, almeno, lei lavora. Ma il concetto è lo stesso. Non capire che la realtà è composita e va finalizzata e la socialità non è un insieme di individui.
    E l’astio e il massimalismo costruiscono i blocchi ideologici. E sono i blocchi ideologici che blindano un paese, specialmente l’Italia odierna. E le visioni eccessivamente particolari sono quelle che contribuiscono a far perdere di vista il concetto complessivo, la visione di insieme. Ma questa, ripeto, è una mia opinione. E io non mi autocertifico, non mi ergo a detentore della ragione e della parte giusta. Perchè a imporsi sono solo i pazzi e i dittatori.

    E l’unica cosa che le posso dire, in generale, per guadagnare più intellettualmente, parlando, e non restando arroccato in attesa a difesa della sua stessa egoticità, è solo un pò d’umiltà.
    Arrivederci.

  • :/ mi sa che al prof,al prossimo commento, toccherà chiamare la D’Amico o Floris per moderare il dibattito.In ogni caso,ora non è per difendere Valerio,però,mi permetta,Signor Resentini,ma lei è sempre cosi aggressivo e polemico nelle risposte che dà!Anche riguardo agli altri post…l’abbiamo capito tutti che non concorda con le opinioni del Prof.Martone ma non mi sembrano molto costruttive queste sue critiche che additano a ludibrio le opinioni di una persona solo a causa della sua età o della sua attività(dato che per quanto non abbia mai praticato lo scoutismo,sono consapevole del fatto che sia comunque un’attività a tempo pieno).Mi perdoni se glie lo faccio notare ma lei parla come se possedesse il Verbo!”io so di essere nel giusto”non lo diceva neanchè Gesù!

  • Rimbocchiamoci le macchine.
    Caro Luca, invece di sputare veleno e sentenza a caso sul Prof; inizi ad aggitarsi sul da farsi dei prossimi anni. Ci stiamo avviando in crisi e momenti difficili per tutti, dal contatindo al magnate (es la banca fortis in olanda è riusicta a far perdere ad un ricco polacco ingeni somme i denaro..). Non mi sembra quindi il momento di far polemica su vicende passate. Penso sincermante sia venuto il momento di pensare al nostro futuro, smettere di rimproverare chi ha colpe o meno. Se non ci attiviamo, in futuro la situazione resterà la stessa di oggi se non peggio, e le generazioni a venire, faranno gli stessi commenti (con tanto di polemica) che lei sta rivolgendo a Martone, verrà considerato come lei considera il Prof; e le colpe allora non saranno più degli anni 90, ma bensì degli anni 2000.Anni che anche lei sta vivendo. Allora come al solito si torna allo stesso detto ‘chi predica bene raziona male’…. inizi a concentrarsi di più su quel che può fare e non su quel che è stato fatto. Qui c’è in ballo il futuro di tutti, compreso il suo !

  • Tutti contro tutti, questo è quello che mostrate nei vostri interventi, ognuno che difende la propria posizione, analizza gli eventi solo e unicamente dalla propria esperienza personale, a mio parere tutte interessanti e comunque da rispettare, ma restate immersi nei vostri pregiudizi delle vostre conoscenze che per quanto approfondite non possono essere sempre e comunque esaurienti senza cercare di osservare le cose da prospettive diverse, in modo tale da capire anche le posizioni diverse. E mi trovo concorde con Fra che non è questo il momento di polemizzare con attacchi gratuiti e personalistici; a volte persone che ci risultano antipatiche possono avere buone idee e viceversa.Non si tratta di giudicare il comportamento tenuto da una persona o stabilire chi è colpevole e chi no, anche perchè mi sembra abbastanza chiaro che nessuno si dovrebbe arrogare questo diritto, in quanto ognuno di noi, anche nel nostro piccolo siamo colpevoli.

  • Concordi con Giuseppe, a molti serve di sporcarsi un po più le manine per vedere l’effetto che fa.

    :-)

  • Innanzitutto volevo dire che l’articolo è molto bello.Penso che abbia dato un quadro della situazione sintetico(non semplicistico,come ho letto più su)ma efficace,Leggerezza ed esatezza non mancano mai.Non voglio entrare nel merito della discussione che si è generata da questo post ma quello che ho potuto vedere ,con amarezza, è che non ci smentiamo mai.Tutti che accusiamo tutti,tutti alla ricerca di un piedistallo più alto dell’altro in una stupida spirale stile chi lo ha più…(non voglio essere scurrile).In questo modo,e l’ho detto altre volte,non si arriva a nulla.Volevo dire comunque che sono pienamente daccordo col prof per quanto riguarda la faccenda dei consumi dei paesi occidentali.Tralasciando la questione casa(il signor Risentini ha ragione quando dice che pagaree l’affitto costa quanto pagare un mutuo),credo che l’occidentale,dall’operaio al borghese inserito nella classe media consumi troppo.Siamo ormai una macchinetta spendi-soldi,siamo tutti drogati di consumismo e spendiamo ormai risorse che non abbiamo più.Credo che tutto ciò sia un vero e proprio sintomo della decadenza di questo sistema;rischiamo di assomigliare spesso ai vecchi nobili inr ovina che continuano a spendere denari che non hanno ma che possedevano un tempo.

  • Sono d’accordo con il Prof. Martone.
    Forse, questa volta, l’urgenza creata dalla crisi globale potrebbe agire da spinta decisiva per la conclusione del Doha Round prevista per la metà di dicembre. Un’occasione importante per reagire alla crisi, ma anche per estendere i diritti del lavoro nei paesi in via di sviluppo e migliorare le condizioni di vita di quelle popolazioni.
    La crescita economica è alimentata indubbiamente dall’energia e dall’attività dei consumatori. L´economia dei consumi e il consumismo sono mantenuti in vita in quanto i bisogni di ieri sono sminuiti e svalutati, tanto è vero che, nella nostra società, il consumatore che non si dà da fare per liberarsi di ciò che rimane degli acquisti di ieri è “un ossimoro: come un vento che non soffi o un fiume che non scorra”.
    Ha ragione Martone: di consumatori in occidente ce ne sono troppi e con troppi debiti, mentre ce ne sono troppo pochi nei paesi in via di sviluppo.
    E sulle abitudini più radicate di quei “troppi e con troppi debiti”, sulle loro paure dell’ostracismo e dell’esclusione dalla società, mi permetto di suggerire la lettura dell’ultimo libro di Zygmunt Bauman, “Consumo, dunque sono”, Laterza, novembre 2008 e di citare una delle frasi, a mio avviso, più “illuminanti”: “Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio. È una guerra silenziosa e la stiamo perdendo”.

  • Caro, Prof. nel 1988 Tracy Chapman ha scritto una canzone, che parla di una rivoluzione sussurrata da chi non ha niente ed è in fila davanti alle porte dell’Esercito della Salvezza (qui da noi diremmo della Caritas) per un piatto di minestra, o dai disoccupati che si accalcano davanti all’ufficio di collocamento.
    Poche semplici parole, che sono una fotografia non solo ancora attualissima, ma che si è ancora aggravata in questo mondo dove il capitale, con le sue code di disoccupati, con le sue masse di emarginati, con le sue minestre distribuite per carità, con le sue guerre, con la sua “tolleranza zero”, sembra avere trionfato.

    Talking about a devolution.

    Don’t you know they’re talking about a revolution
    It sounds like a whisper
    Don’t you know they’re talking about a revolution
    It sounds like a whisper

    While they’re standing in the welfare lines
    Crying at the doorsteps of those armies of salvation
    Wasting time in unemployment lines
    Sitting around waiting for a promotion

    Don’t you know they’re talking about a revolution
    It sounds like a whisper

    Poor people are gonna rise up
    And get their share
    Poor people are gonna rise up
    And take what’s theirs

    Don’t you know you better run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run
    Oh I said you better run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run

    Finally the tables are starting to turn
    Talking about a revolution
    Finally the tables are starting to turn
    Talking about a revolution oh no
    Talking about a revolution oh no

    While they’re standing in the welfare lines
    Crying at the doorsteps of those armies of salvation
    Wasting time in unemployment lines
    Sitting around waiting for a promotion

    Don’t you know you’re talking about a revolution
    It sounds like a whisper

    And finally the tables are starting to turn
    Talking about a revolution
    Finally the tables are starting to turn
    Talking about a revolution oh no
    Talking about a revolution oh no
    Talking about a revolution oh no

    PARLANDO DI RIVOLUZIONE

    Non lo sai, parlano di rivoluzione
    pare un sussurro,
    Non lo sai, parlano di rivoluzione
    pare un sussurro

    Mentre sono in coda per il sussidio,
    mentre piangono alla porta degli eserciti della salvezza
    mentre perdono tempo agli uffici di collocamento
    mentre non fanno niente aspettando una promozione

    Non lo sai, parlano di rivoluzione
    pare un sussurro

    I poveri stanno per ribellarsi
    e prendersi ciò che gli spetta
    I poveri stanno per ribellarsi
    e prendersi quel che è loro

    Non lo sai, faresti meglio a dartela a gambe, a gambe, a gambe, a gambe
    Ho detto che faresti meglio a dartela a gambe, a gambe, a gambe, a gambe

    Finalmente tutto sta per arrovesciarsi
    parlando di rivoluzione
    finalmente tutto sta per arrovesciarsi
    parlando di rivoluzione

    Mentre sono in coda per il sussidio,
    mentre piangono alla porta degli eserciti della salvezza
    mentre perdono tempo agli uffici di collocamento
    mentre non fanno niente aspettando una promozione

    Non lo sai, parlano di rivoluzione
    pare un sussurro

    Finalmente tutto sta per arrovesciarsi
    parlando di rivoluzione
    finalmente tutto sta per arrovesciarsi
    parlando di rivoluzione,
    parlando di rivoluzione,
    parlando di rivoluzione.

  • Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso. ( Lev Tolstoj)

  • Caro Luca
    intanto il Prof. Martone non è tuo fratello quindi ognuno è sicuramente libero di esprimere le proprie opinioni, ma nelle forme e nei modi dovuti.
    Inoltre, a criticare siamo tutti bravi, ma di proposte non ne ho viste molte nei commenti ai blog.
    Posso capire la tua rabbia e mi dispiace perchè, anche se a te non sembra, siamo tutti sulla stessa barca.
    Contesto inoltre il tuo commento (ma anche quello di tutti gli altri) perchè se tu stessi dicendo la verità allora questo sito, l’associazione itaka e il sito dell’associazione non sarebbero mai esistiti.

  • @ Luca Carbonara

    Non capisco seriamente come la logica e la ragionevolezza possano essere ancora così evidentemente distorte di fronte al crollo oggettivo dell’egualitarismo orizzontale, momento di protezione di chi non sa fare, di cui tu sembri portare il vessillo.

    merito, merito delle questioni.

    Fai parte di quella ripugnante categoria di persone per le quali bisognerebbe derogare alla buona educazione e interrompere la discussione per manifesta infantile inconcludenza delle argomentazioni. Di quelli che fanno dietrologia spiccia; di quelli che non sanno fare nulla e non vogliono che gli altri facciano; di quelli che se una buona idea deve essere o proviene dalla sua piccola mente o altrimenti è semplicemente da vessare, l’idea e chi l’ha partorita.
    Lasciamo stare, basta cercare il dialogo con chi non vuole dialogare perchè se il nostro paese è indietro è perchè si è voluto cercare sempre e a tutti i costi un incontro con gente come questa che del merito non gliene è mai fregato nulla.
    Insomma parole da lasciare sbigottiti.

  • completamente d’accordo con le più che sagge parole di Antonio De Gregoris.

  • ma c’è bisogno di riempire l’intervento di parolacce e volgarità!?
    non credo…

  • 1. Leggi meglio aristotele sulla fallacia ad hominem! misà che il giorno della spiegazione eri assente!
    Ecco, abbiamo dimostrato come certa gente valuti la credibilità/fondatezza delle esternazioni. Non già rispetto alla bontà delle argomentazioni ma in base alla categoria di appartenenza. Assurdo. Lungi dal pensare che quel che dico sia la verità assoluta ma l’atteggiamento di giudizio usato è quello classico che per dare un pò a tutti. taglia le gambe a chi invece meriterebbe un pò di più. Con il doppio effetto che chi non si impegna è spinto a non migliorarsi e chi, invece, prima si impegnava di più è spinto a fare meno perchè tanto è uguale. Ecco cosa avete creato.

    2. Stante il fatto che non conosci la mia famiglia, gli sforzi e i sacrifici fatti, vorrei ricordarti che il danaro non lo si tira fuori da un pozzo come non cade da alcun pero. Mi dispiace non è come pensi tu. Sulla pubblicazione dei riferimenti della società dopo tutti quegli insulti lascio che siano gli altri a farsi un’opinione.

    3. Mi viene da sorridere per l’infantilismo e la finale ignoratio elenchi, ma ci sarebbe veramente poco da sorridere!

    4. Ma tu poi alla fine che proponi? Quello che penso non è credibile ok. ma tu? Flessibilità, produttività, debito pubblico. tu oltre a parole astratte come agiresti, che si dovrebbe fare?

  • é a dir poco desolante tornare la sera a casa dopo una giornata faticosa e dover leggere i commenti di un quarantenne frustrato dagli insuccessi della vita e arrabbiato con il mondo per qualcosa che gli è stato negato.A differenza sua,distinto Signore,io non metto bocca sulla sua persona o sulla sua vita,sebbene le sue parole ne lasciano intendere la futilità e la tristezza molto più di quanto le mie non lascino trasparire il mio lecchinaggio.Mi dispiacerebbe sentitamente se dovessi venire a conoscenza dei grandi traumi o dolori che l’hanno fatta arrivare a questo punto:a non sapersi esprimere senza essere volgare e a trovare il suo momento di pace interiore e soddisfazione personale insultando gente che ha realizzato piani diversi dai suoi.E quanto tempo ha impiegato nella ricerca dei dati personali della famiglia DeGregori?Avrebbe potuto deliziare il suo vasto pubblico con uno dei suoi fantastici libri di poesie..è un peccato che abbia sprecato tempo per il novello Costantino,non crede?Un appunto:i suoi discorsi dal lessico variopinto,così ricchi di intelligente critica e di spunti costruttivi,mi hanno lasciato molto perplessa,arrivando quasi a dubitare della sua incommensurabile arguzia,alla domanda sulle iniziali del mio nick.A me pareva più che logico che stessero per Michel Martone!Non sono forse la sua leccapiedi?Come minimo dovevo rendergli quest’onore,no?
    Nella speranza che qualche riga priva di insulti e parolacce le sia ancora comprensibile,la saluto cordialmente e auguro sia a lei che a me che lei possa trovare qualche altra valvola di sfogo.

  • UNIVERSITà DEGLI STUDI DI TERAMO
    LISTA N. 2 “UDU – IL SINDACATO STUDENTESCO” (presentata il 16.4.2007)
    Candidati:Carbonara Luca/Scarpantoni Luca

    Mannaggia!Sta volta mi sono sbagliata!Mi deve perdonare se le ho dato qualche anno di più di quelli che ha.In ogni caso,le confesso che trovavo più piacevole e confortante pensare alla triste frustrazione di un quarantenne piuttosto che a quella di un mio coetaneo.Le idee,le critiche e perfino le proteste sono sempre ben accette,ma quando arrivano sotto forma di insulto(si,le sue parolacce e allusioni sono un insulto e NESSUNO le ha mai impedito di esprimere la sua opinione,tanto più se si considera che sarebbe bastato depennare i suoi commenti per farla tacere,mentre lei ha ancora la possibilità di replicare)non solo non costruiscono nessuna critica ma fanno scadere persino i suoi discorsi,facendola apparire una persona irrispettosa e maleducata,cosa che io sono sicura lei non sia.Mi permetto per questo di suggerirle di calmarsi un pò,non cambia niente se evita di essere così sgorbutico:le sue idee rimarrebbero invariate ma darebbero agli altri la possibilità di replicare senza dover puntualizzare sulla sua scostumatezza.Grazie.

  • brava federica! caro luca, paladino dei miei stivali. la grinta non ti manca, ma l’educazione si. prima di venire a puntare il dito verso gli altri lavatela tu la bocca. e prima di scrivere sul blog ti consiglio di fare un po di sport cosi da sfogare le tue insicurezze!
    nessuno qui vieta a nessuno di parlare, ma ci sono modi e modi, e i tuoi sicuramente non sono raccomandabili.
    inutile reprime le parole offensive nei riguardi di de gregoris, si commentano da sole.

  • @ Antonio: ti sono vicina in questo comico buio della ragione in cui, invece di parlare del merito delle cose, si sferrano mediocri attacchi personali. Detto ciò, sarebbe bello riflettere sull’articolo di Michel, che lancia un’idea:

    non possiamo competere con economie che sfruttano i propri lavoratori ben più della nostre. Le soluzione allora sono 3: o accettiamo di perdere, o accettiamo le loro regole del gioco (protezione del lavoratore=zero), o tentiamo di far accettare a loro le nostre. Che non sono perfette (basti pensare alla tragedi delle morti bianche), ma meglio di tante altre sì. A me questo sembra un argomento interessante.

  • se si dovesse analizzare attentamente l’analisi forse poco ortodossa, ma sicuramente priva di dietroligia politica di luca, sicuramente sarebbe molto piu facile criticare le sue parole piuttosto che approvare il suo pensiero. sinceramente penso che luca sia uno delle poche persone che anche se con troppo “entusiasmo” riesce ad esprimere un pensiero che sicuramente la maggior parte degli studenti che hanno avuto l'”onore” di partecipare alle lezioni di michel martone nn ha espreso…ovvero come forse le uniche persone che realmente possano fare un’analisi corretta, matura e reale dei problemi che oggi affliggono i giovani lavoratori e le conseguenze che derivano dall’atteggiamento avuto dai nostri padri, sono poi coloro che invece godono e sguazzano dei meriti dei loro padri. io vado alla luiss guido carli e conosco ragazzi che nn vengono da famiglie ricche o potenti, ma che hanno i genitori che fanno sacrifici giornalieri per poter mantenere anche due figli all’universita (una privata e una pubblica). ebbene questi ragazzi nn si piangono addosso pensando al futuro gramo che li attende…ma combattono giorno dopo per farsi largo nella societa e in un fututo nn lontano nel mondo del lavoro. allora vi dico che questi ragazzi nn avranno bisogno per fare strada nè di accodarsi alle scarpe di un professore nè di avere genitori che gia li inseriscono nell’azienda di famiglia, e nn sono cosi ipocriti da sfruttare la loro situazione per marciare sulla bonta altrui. io personalmente mi sento fortunato ad avere una famiglia che nn mi fa mancare niente ma che sicuramente mi ha insegnato il sacrificio di dovermi guadagnare ogni cosa col duro lavoro giornaliero, di qualunque campo si parli.

  • caro miguel, ringraziando per i toni civili del suo intervento critico, mi chiedo:

    1) perchè i commenti di un post che parla della crisi economica globale finiscono per tradursi in un dibattito sugli studenti della luiss che avrebbero la colpa di seguire le mie lezioni, alla luiss, a teramo, alla sapienza e nelle altre univerisità in cui insegno?

    2) obiettivo di questo blog come quello di ogni mio articolo non è quello del piagnisteo generazionale bensì quello di invitare tutti i giovani rimboccarsi le maniche per costruire un futuro migliore di quello che ci attende se le cose continueranno così?

    3) visto che lei e luca dite di avere una profonda e reale conoscenza dei problemi veri dei giovani, perchè non proponete qualche soluzione magari pubblicandola per itakapress, forse aiuterebbero a fare un passo in avanti nella costruzione di un futuro che,altrimenti, sarà triste per gli studenti delle università private, per quelli delle pubbliche come per quelli che non hanno potuto studiare perchè dovevano lavorare….

  • p.s. se rinunciate alle parolacce e provate a leggere il mio articolo, invece di parlare di redditi familiari, vi renderete conto che la soluzione che propongo per uscire dalla crisi è quella di migliorare le condizioni sociali dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo, perchè anche loro sono esseri umani ma anche per evitare che la loro sotto protezione trascini verso il basso i diritti e le retribuzioni dei lavoratori occidentali

    p.s. 2 credo che una donna costretta a vendersi per sopravvivere sia più che legittimata ad esprimere il proprio parere sui problemi della contraccezione, proprio perchè è interessata e conosce il problema, le leggi servono a questo, risolvere i problemi dei cittadini e per questo non li devono dimenticare mai, anche se sono costrette a fare mestieri poco racomandabili

    cordialmente

  • Per quanto riguarda il lapsus calami di Federica, forse era giustificato. Forse l’età anagrafica di Luca non corrisponde a quella mentale, che è poi quella che si manifesta scrivendo ed esprimendo le proprie opinioni. Ma non è questo il punto.

    Per quanto riguarda il discorso in generale, le opinioni, come i voti, DEVONO riflettere gli interessi di chi le espone, altrimenti sono ipocrite prese di posizione ideologiche.
    Io continuo a non voler credere e a non pensare che “solo chi lavora ed è sottopagato, frustrato, abbandonato può parlare di lavoro”. La motivazione neanche mi sembra opportuno esporla. E’ una cosa semplicemente insensata.
    Però per tutti, in generale, se stiamo fermi alla polemica non è altro che un salotto televisivo.

    Io credo in un mondo dove non ci si fa i conti in tasca, ma si cura solo di parlare di ciò di cui si vuole parlare. Chi vuole l’eguaglianza, chi odia la borghesia, chi “combatte per arrivare a fine mese” etc etc DEVE riuscire a confrontarsi indipendentemente dal censo, dall’estrazione, dalla condizione sociale. Il mondo delle opinioni, interessate o no, non può e non deve accettare ostruzionismi ideologici.
    Consiglio a tutti “Il concetto del Politico” di Carl Schmitt, “Della Guerra” di Carl Von Clausewitz e “Teoria del Partigiano”, sempre di Schmitt. Tutti da capire molto e bene nella parte in cui parlano di amico, nemico e, soprattutto, nemico assoluto.
    Perchè quello che Luca, Claudio etc etc fanno è quello: generare nemici assoluti. Ed è un atteggiamento, oltre che ostentatamente post-moderno, anche fin troppo nichilista per chi pretende di detenere la ragione assoluta.

  • Proposta:
    torniamo a parlare dell’analisi di Martone, che del contenuto delle critiche mossegli non ne aveva neanche un pò.

    Il tenore di vita occidentale, culturalmente e economicamente sempre sopra la propria aspettativa, ha generato tanti mostri, che conosciamo molto bene. Tra cui tutte le figure finanziarie responsabili della odierna crisi.
    Accanto a questo c’è un’altra cultura, quella orientale, stakanovista, anti-diritti.
    Questo è il punto di partenza.

    La mia opinione, in merito, è che ci sono figure giuridiche che impediscono un pò più di “stakanovismo”(mi si perdoni l’espressione, ma coi vetero-marxisti viene facile così) in paesi come l’italia, e mancano altre figure giuridiche, in oriente, che impediscono un pò più di tutela dei diritti. In tutto questo si innesta una filosofia “pesante”, sul consumo sempre e comunque, che erode menti, capitali, lavori, ambiente e vita in generale.
    Di livellamento c’è bisogno. Indubbio.

  • …scusate, “favoriscano” tutela dei diritti.

  • Temo che il mio intervento possa risultare banale e infantile in una cerchia di veterani della materia come quella che finora si è pronuniciata.. Tuttavia prof, da studentessa del II anno che ha avuto finora il piacere di ascoltarla solo in poche occasioni(una delle qualiè stata l’ultimo workshop intergenerazionale di Itaka),non essendo nel suo corso,vorrei,dopo aver letto per la prima volta la sua presentazione,dirle: “ma se lei scrive questi articoli, quando è di cattivo umore,mi verrebe da sperare che il buon umore le venga il più raramente possibile!”:-)(a parte il commento scherzoso, la ringrazio davvero perchè mi ha tenuta incollata allo schermo dopo 3 ore di studio di diritto privato, il che è tutto dire!!).
    Mi piacerebbe però rivolgerle una domanda, per quanto sicuramente dettata dall’ignoranza e inesperienza che sto strenuamente cercando di colmare: lei nel suo articolo afferma che attualmente il lavoro, tanto in oriente quanto in occidente, è pagato e tutelato troppo poco. Ebbene, il fatto che spesso mi sia capitato di ascoltare esimi personaggi del mondo industriale affermare che lo scarso livello del salario sia fortemente influenzato dall’eccessivo grado di tutele di cui il lavoratore italiano gode grazie alla forza sovrumana delle organizzazioni sindacali, è forse specchio di un alibi costruito ad arte dalla classe imprenditoriale, oppure un fondo di verità c’è, secondo lei? Mi scuso ancora qualora la domanda fosse frutto di un’ingenuità eccessiva.. e grazie per la piacevolissima parentesi di studio/diletto che mi ha concesso il suo articolo!

  • credo che non sopravviveremo alla crisi se non ricominceremo a dare al lavoro il giusto valore

    l’emergenza retributiva non può più attendere, come ho scritto altre volte negli articoli pubblicati su questo sito

    felice che itaka l’abbia coinvolta
    a presto

  • Fino ad oggi nn avevo letto cn attenzione questa puntuale analisi di un problema che ci trasciniamo da un bel pò. Negli anni ci siamo fatti prendere da una eccessiva pigrizia e dalla voglia di soddisfare con il minimo sforzo solo breve periodo, economisticamente parlando. Ora ci troviamo ad affrontare gli effetti del lungo periodo, e credo che la cosa più importante sia prendere coscienza degli interrogativi da risolvere insieme perchè la forza che ci serve risiede proprio nell’unione di tutti. Non sono frasi fatte ma solo l’esigenza del nostro tempo. Un tempo che ha un inesorabile bisogno di cambiamento.

  • Ciao a tutti, tutti quelli interessati alla globalizzazione ed alle problematiche del gioco al ribasso che innesca.
    Volevo contribuire alla discussione segnalando
    un libro molto interessante dal titolo “Il banchiere dei poveri”
    autore Muhammad Yunus,
    ed. Universale Economica Feltrinelli,
    Prezzo 8 euro.

    Si tratta di un meraviglioso testo autobiografico, una specie di diario, scritto da un Professore di economia del Bangladesh che, a fronte dell’infruttuosità degli investimenti di oltre 30 miliardi di dollari di aiuti internazionali ricevuti dal suo paese, ha dato vita ad un progetto economico dotato di un’incredibile portata innovativa: il microcredito.

    Muhammad Yunus negli anni 70 ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che accorda prestiti, che noi definiremmo irrisori, a tassi bonificati e solo a persone che vivono nella più totale indigenza, gente a cui mai nessun istituto di credito accorderebbe il prestito di una somma di denaro.

    In questo modo, e sempre restituendo tutto il denaro ricevuto, moltissime persone si sono affrancate dall’indigenza e dall’usura. L’esperienza di Grameen ha letteralmente risollevato dal livello di miseria la condizione di milioni di persone che vivono in uno dei paesi più poveri del mondo.
    In seguito Grameen e è stata mutuata da altri Stati che vivono in simili condizioni per realizzare risultati paragonabili a quelli del Bangladesh.

    Muhammad Yunus, (che per altro sta pure su facebook)
    spezzando un C I R C O L O vizioso è riuscito
    ad innescarne uno V I R T U O S O.

    un po’ come fate voi con il vostro prof..

    spero che il libro ispiri voi come ha ispirato me.
    Buona lettura.

    p.s. Secondo me dovreste evitare di rispondere
    agli sfoghi tardo-adolescenziali che contengono insulti.
    facendolo abbassate vertiginosamente il livello del blog.

  • Tanti saluti caro Daniele !

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