Le riforme che non arrivano mai

La legislatura si è aperta all’insegna delle riforme che avrebbero dovuto coinvolgere maggioranza e opposizione e riguardare la Costituzione, gli ammortizzatori sociali, le relazioni industriali, il federalismo fiscale, il sistema bancario, l’università e tanti altri settori del nostro malconcio paese. Ed invece, a sette mesi dalle elezioni, maggioranza e opposizione sono più che mai divise. Litigano su tutto ma soprattutto sull’aumento dell’Iva a sky. E di riforme strutturali non si parla più perchè, in compenso, è arrivata la più grave crisi economica dopo quella del ’29…..

Commenti


  • Le riforme si possono realizzare o se ineriscono problemi con soluzioni condivise da maggioranza e opposizione,o,altrimenti,per sola imposizione delle maggioranze(quando possibile).
    Fino ad ora la situazione di entrambi gli schieramenti non permette a nessuno di poter agire con forza e condivisione.
    A destra, si è impegnati nella poco visibile ma reale conta tra AN e FI nelle quote di composizione della nascente PDL(leggi caso Villari).
    A sinistra, oltre alle quotidiane divisioni, si è aggiunta la dilaniante “questione morale”.
    Risultato finale: il ceto politico non riesce a guardare al di là del proprio ombelico e il prezzo di questa miopia culturale accecherà il paese nel futuro.

  • Ho trovato illuminante in proposito l’intervento del presidente dimissionario della regione Sardegna Soru durante la trasmissione di Fazio di ieri sera: non appena un barlume di lungimiranza prova a farsi strada tra le nebbie del categorismo ecco che viene prontamente smorzato da quella massa che trova nel buio assoluto il più grande sostegno alla propria inettitudine. Se addirittura un personaggio di tal calibro, nel momento in cui tenti di dare attuazione agli impegni presi con il proprio elettorato ponendo limiti rigorosi allo sfruttamento di un territorio a rischio come quello sardo, si vede mancare inopinatamente l’appoggio del proprio schieramento, forse possiamo dedurre qualche ulteriore elemento circa quella miopia culturale di cui parlava Paolo.
    Evidentemente la classe politica è attualmente inacapace di realizzare riforme efficaci perchè è prigioniera di un’idolatria del presente, pervasiva e ammorbante, che secondo me ha dato adito a molti dei fenomeni più agghiaccianti del nostro Paese. L’impossibilità di comprendere le ripercussioni del proprio operato su larga scala e il continuo riferimento a standard economici che sviliscono qualsiasi altro parametro di valutazione al di fuori del mero profitto, hanno contribuito al consolidamento di una logica consumistico-edonistica che trova nell’interesse della classe imprenditoriale il proprio fulcro e nell’oblio dell’esigenza collettiva la propria alimentazione..
    Ed ecco forse perchè attualmente il modello della democrazia ha smesso di incarnare il meccanismo virtuoso di confronto dialettico e contemperamento di interessi divergenti radicati nella concretezza della realtà sociale, ma ha finito con il realizzare un inusuale processo di alienzione delle le parti politiche dalle prestese della collettività.. Finchè la collettività stessa non ha abbandonato ogni pretesa nei confronti della sua classe dirigente, realizzando quel fenomeno di acquiescenza generale nei confronti della politica che ha permesso nel corso degli anni la sovrapproduzione di riforme che la maggior parte dei cittadini ritiene inutili, ma in luogo delle quali nessuno sembra avere alternative concrete da suggerire.. Ed è proprio dalla lotta a questa arrendevolezza dilagante (specie da parte della nostra generazione) che, secondo me, occorrerebbe ripartire..

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