Lettera aperta al Ministro Gelmini

Signor Ministro, ha ragione: l’Università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale ed umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile e concorrenziale. E poi produce troppi sprechi che, con il terzo debito pubblico del mondo, non ci possiamo più permettere. Ci sono troppe sedi universitarie che hanno troppi corsi di laurea che danno lavoro a troppo personale, docente e amministrativo, troppo malpagato e spesso precario. Insomma, il sistema universitario ha urgente bisogno di una riforma complessiva che riconsegni centralità allo studente e, soprattutto, alla sua preparazione. E su questo molti, anche tra gli occupanti, concordano con Lei. Ciò che invece solleva maggiori perplessità è che questo obiettivo possa essere perseguito a partire dal drastico taglio dei fondi previsto in finanziariaAnzitutto, perchè riducendo i finanziamenti senza riformare il sistema si finisce per penalizzare tutti senza premiare nessuno, mentre la nostra Università, come Lei stessa ha più volte riconosciuto, ha un disperato bisogno di meritocrazia. In secondo luogo, perchè il taglio dei fondi si traduce in un blocco delle assunzioni che colpirà ancora una volta i giovani che aspirano ad una carriera universitaria. Mi spiego meglio. Il problema dei precari nell’Università dipende dal fatto che l’Università italiana spendeva, e spende, troppo per il personale docente e soprattutto per il personale di ruolo, assunto in precedenza. Per questo, i Ministri che l’hanno preceduta avevano già deciso di bloccare i concorsi universitari. Il problema è stato che, in attesa dei concorsi e per sopperire alle carenze di personale docente, le Università hanno cominciato ad assumere gli aspiranti ricercatori con contratti di lavoro a termine oppure con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, sottoponedoli, però, a prove selettive ben più facili dei concorsi per il personale di ruolo. Poi è arrivato il Governo Prodi che, per sanare questa situazione, ha promesso a tutti quei giovani l’assunzione a tempo indeterminato, ope legis, ovvero senza nuovi concorsi. E così quei precari della ricerca hanno avuto l’illusione di aver vinto la lotteria e un posto fisso. Il che avrebbe determinato un eccessivo aumento del numero dei professori universitari, perchè nel frattempo si è abusato con le assunzioni a termine, e uno scadimento della qualità dell’insegnamento, perchè quei precari non si erano sottoposti al concorso. Poi ci sono state le elezioni, il Governo Berlusconi ha vinto e, per risolvere il problema, ha deciso di abolire le norme sulla stabilizzazione, facendo così svanire le illusioni di quanti credevano di aver vinto la lotteria. Ora, tra quei precari della ricerca ce ne sono alcuni meritevoli e altri meno. Tutti hanno lavorato diversi anni nelle Università che ora occupano e protestano perché non hanno una via d’uscita. Il loro contratto non può essere rinnovato, ma non hanno neanche la speranza di essere assunti mediante concorso perché le riforme da Lei promosse hanno disposto un blocco del turn over che consentirà di bandire solo due concorsi ogni dieci posti che si libereranno.

Signor Ministro, è proprio sicura che quei precari non meritino almeno un concorso? E che la nostra Università possa fare a meno delle loro energie e del loro entusiasmo?

Commenti


  • Lettera molto lcida, Michel. Aggiungerò che quando avevo poco più di 20 anni pensavo di fare la carrierta universitaria e di diventare antropologa (gli antropologi sono i giornalisti della cultura, in senso buono)ma fui dissuasa da una situazione i tutto analoga: l’università era completamente satura per l’immissione in cattedra ope legis di tutti i precari degli anni precedenti (gli anni Settanta e dintorni) La prospettiva era rimanere a fare il cultore della aeria per dieci, quindici anni praticamente gratis, sperando in qualche micragnosa borsa di studio o qualche lavoretto fuori.A quarant’ani, poi, chissà, s sarebbe magari aperto qualche concorso. Così ragionavamo noi giovincelli e questo ci spiegavano i professori. Ovvio che la maggior parte, chi non aveva una famiglia disposta a mantenerlo come bamboccione (diremmooggi), doveva cercarsi ualcosa prima. E così lasciai l’università. Quindi niente di nuov. Nella scuola la situazione non è tanto diversa: sono secoi che non si fa un concorso. I giovani sono abbandonati all’addiaccio. Allora via, qualche bel concorso (magari meno monstre possibile) vincano i migliori. No?

  • Condivido e sottoscrivo ‘in toto’ la “Lettera aperta al Ministro Gelmini”. Mi compiaccio di fare complimenti e congratulazioni all’augusto Autore, Prof. Michel Martone.
    Desidero aggiungere una sola domanda:
    Ma perché in Italia, nella pubblica istruzione, e non solo, siamo giunti allo scontro politico di tutti contro tutti, senza la minima soddisfacente possibilità di conciliazione?
    Questa è la mia risposta:
    Perché non si può ulteriormente accrescere il già insostenibile fardello del “Debito pubblico”, ormai consolidatosi da lungo tempo.
    Ogni mese lo Stato Italiano è costretto a pagare 6 miliardi di euro, per i soli INTERESSI per questo “cancro mortale” irreversibile.
    Questo è il Problema, padre di tutti i problemi, da risolvere.
    E’ indispensabile liberarsi da tale male mortale.
    Ma come?
    L’uomo, con le sue sole forze, è assolutamente incapace di guarire, aldilà di ogni ragionevole dubbio.
    Affetti da questa micidiale malattia siamo preceduti da Stati Uniti e Belgio, come Ella ha pure rammentato che siamo al 3° posto.
    Circa 2000 anni orsono già Seneca domandava:
    “Chi curerà l’intera umanità dei “normali” che sono malati”.
    Oggi, grazie unicamente al “RE dell’Universo”, abbiamo la risposta:
    Curerà infallibilmente il sottoscritto *innamorato* “Pazzo di Dio”, unico “anormale” esistente sulla faccia della Terra.
    A Lei, amabilissimo giovane docente, Prof. Michel Martone, unitamente ai Suoi giovanissimi discenti della Redazione “a voi comunicare”, che oggi ho avuto la gioia di conoscere e ritenere come diletti figli miei, l’onore e l’onere *umano* di approfondire la conoscenza della mia persona (persona, con l’acccezione che io – primo ignorante, imbecille e ingenuo al mondo – umilmente dò: “essere-per”).
    Auguri vivissimi di ottimo lavoro, con una sola accorata esortazione: “Non abbiate paura!”, che suona di struggente Wojtylaeiana memoria.
    Suo aff.mo ed obbl.mo in Cristo, il “Servo di tutti”, alias

    Inenascio Padidio 🙂 🙂 🙂

  • Domani ci sarà una manifestazione…Ci vediamo tutti lì? 😉

  • Il taglio netto dei finanziameni alle Università non risolve nè attenua i problemi fondamentali delle Università italiane.
    Il pensiero primario deve essere rivolto dal Governo alla dotazione di strumenti efficaci per la maturazione e la crescita intellettuale della futura società del domani.
    Il mondo dell’Università pubblica è stato pervarso anche da molti ed inutili sprechi, come del resto tutti i settori della società lavorativa italiana.
    Credo sia corretto eliminare finanziamenti che alimentano corsi di laurea o insegnamenti che manifestino una eccessiva dispersione di denaro, poichè , dopo un largo periodo di pròdigi, è comunque necessario privarsi di risorse laddove si può.

    Il punto è che questa azione non individua un modello, non crea una prospettiva evolutiva dell’università italiana, ma lascia studenti ed insegnanti in balìa di un caos ancora maggiore.Non taglia per stimolare laddove il merito sprigiona il meglio delle sue qualità ,ma taglia senza indagare quali siano le capacità e le forze di chi si trova ad operare dalla e di fronte la cattedra.Fa solo un calcolo economico: minore rendita è sinonimo di spreco.
    E poi,la riforma costringerà, in un modo o nell’altro molte università a trasforarsi in fondazioni, cosicchè allora, chi introdurrà il capitale deciderà organizzazione e modello universitario: non è detto che chi ivi opererà lo farà per merito, ma forse per semplice simbiosi di pensiero o di “filosofia di vita” con i fondatori.
    L’università è una risorsa fondamentale per ogni Paese che crede nel futuro.

    I buoni Maestri sono cultori della vita: aiutano i fiori a sbocciare.

    Il Paese ha bisogno di nuovi buoni Maestri e di nuovi profumi.

  • La nostra idea di università influisce in modo determinante sulla primavera di questo paese, sulle sue speranze; su quello che ci aspettiamo dalla società da qui a dieci anni. In fondo i giovani saranno i vecchi di domani(sempre che i vecchi di oggi si decideranno a lasciare loro il posto, dato che il tempo sembra che in parlamento scorra più lentamente che altrove).
    Questi ultimi anni di riforme hanno regalato fin troppi sogni alla gioventù di questo paese..Sogni che i Greci avrebbero chiamato adùnata in realtà..
    Si è voluto riconoscere ad ogni minima particella della Cultura,dell’Arte, dello Spettacolo il diritto di avere una targa con scritto su “facoltà” fuori dalla propria porta.
    Si è giocato con le speranze dei giovani, che forse hanno anche la colpa di essere poco realisti. I “grandi” hanno detto che il mondo ci vuole tutti specializzati..e la “giovane” Italia si è gettata senza remi in progetti accademici beoti che il Palazzo non avrebbero dovuto nemmeno ipotizzare.
    Eccoci nella ” thousands of faculties generation”.
    Era necessario dire alla nostra generazione tutta la verità, nient’altro che la verità; quelli del Palazzo la conoscono bene..ma se la tengono stretta..
    Spero davvero che i laureati in scienze dell’illusione sappiano integrarsi. Questo era un paese di poeti. Magari con le nostre poesie sapremo ancora stupire.

  • La mobilitazione degli studenti contro la legge Gelmini di questi giorni è la prova tangibile di un malessere generale,anzi generazionale. I professori sono scesi dalla cattedra e gli studenti in piazza,fiancheggiati dalle famiglie,che in un’inedita alleanza sono usciti dal guscio dell’indifferenza,di cui per troppe volte sono stati tacciati. E’una mobilitazione che stupisce e,per certi versi,spaventa prima ancora che per la sua larghezza,perchè mette in discussione il futuro. Già il futuro,incerto e imprevedibile per definizione,va costruito sulla risorsa più grande che abbiamo a disposizione…la cultura.E’innegabile che nel mondo della scuola e dell’università si disperdano inutilmente molti capitali,ed è dunque necessaria una razionalizzazione delle spese, ma mi sembrano davvero eccessivi i tagli previsti dal decreto. Colpisce il popolo dei precari e quelli che veramente”meritano”di fare carriera magari vincendo un concorso,ma se il concorso non si fa…allora la situazione resta com’è,ma i sentimenti si trasformano:la speranza diventa sfiducia e l’entusiasmo muta in rabbia,protesta…purtroppo spesso in rassegnazione.E’questo il vero problema…c’è da riflettere!

  • E’ normale che i professori,o meglio i baroni delle università si sono uniti alla protesta degli studenti;cosa di meglio possono chiedere in questo momento se non l’immobilismo e rimandare questo taglio o riforma del ministro?E ancora una volta sbaglia la mia generazione ad unirsi con i cattivi maestri che si ritrova all’interno dell’università e all’interno delle proprie abitazioni.Preferisco il ’68 che ha devastato tutto e tutti anche quello che c’era di buono ma che almeno non si è ridotta ad una pantomima come sta facendo adesso questa “protesta organizzata dagli studenti”.

  • L’altra sera su La7 ho seguito la puntata di Otto e mezzo dedicata a questo tema, l’ho trovata molto interessante. Una delle cose che più mi ha colpito è che in Italia sembra che un docente, una volta nominato “ordinario”, non sia più tenuto a fare ricerca, pubblicare libri e studi. Diventi insomma inamovibile, a prescindere dal fatto che continui a svolgere il suo mestiere, o smetta.
    Anche qui ritorna il discorso, già proposto da Ichino mesi fa, del “mercato del lavoro duale”: da una parte tutti gli svantaggi, dall’altra tutti i privilegi. Finché un giovane rimane ricercatore, cultore della materia, assistente, guadagna una miseria e sgobba come un asino. Ma nel momento stesso in cui per grazia ricevuta ottiene l’agognato titolo, i suoi doveri improvvisamente si dissolvono. Così tutti i professori percepiscono gli stessi soldi e hanno le stesse garanzie contrattuali: sia quelli che si mettono a disposizione degli studenti tutti i giorni, si impegnano per far amare la propria materia, in una parola: lavorano, sia quelli che in aula ci mandano solo gli assistenti, e gli studenti li vedono sì e no una volta al mese. Non è da qui che si potrebbe/dovrebbe ripartire per riformare il sistema?

    Eleonora
    http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/

  • Grazie Eleonora Voltolina. Partendo dal tema di Michel Martone ed andando meritevolmente avanti, hai concretizzato il focus della discussione e soprattutto il punto dal quale occorrerà partire. Tagliare è d’obbligo, come anche riformare (ri)muovendo dagli intoccabili improduttivi. Con i risparmi investire subito nei tanti meritevoli in attesa, ma attenzione agli strumenti ed ai parametri per l’individuazione dei migliori: gli italiani siamo specialisti per vanificare il serio ed il rigoroso (alcuni Baroni lo sono ancor più). Per le scuole primarie Bonanni propone di sentire le famiglie, le organizzazioni dei rappresentanti ed i sindacati. Ma non è stato questo il sistema finora adottato con il risultato che vediamo? O forse si ritiene ancora giusto imbottire le scuole con dipendenti – e precari con apsettative di conferme – tanto mal pagati quanto spesso improduttivi? Grazie ancora per il contributo.

  • Il problema non lo troviamo solo nell’univeristà ma in tutta la nostra nazione. Secondo me il problema dell’università ricomprende tutta la cultura in generale,non ci sono (sopratutto nelle private) persone iscritte che veramente vogliono stare li.Una volta l’università era per chi voleva apprendere o voleva migliorarsi ora è diventato un passaggio obligatorio per tutti!L’Italia ha votato questo governo con una netta maggioranza rispecchiandosi piu’ o meno in esso e di conseguenza ci ritroviamo con un taglio alla cultura perkè inutile nella nostra società!
    Per quanto riguarda la meritocrazia penso che non l’avremo maiper due motivi:
    numero uno per la mancanza di competenza o voglia di lavorare nella stragrande maggioranza della popolazione la quale di conseguenza è disposta a vendersi per accparrarsi un posto aumentando la casta;
    numero due per i sindacati che invece di portare avanti gli interessi degli operai in modo inteligente facendoli coesistere con gli interessi del datore(l’unica salvezza proletaria è la sana borghesia) deve portare avanti una sua immagine di falsa onestà creando solo danni a tutto il paese.
    Noi chiediamo la meritocrazia a chi ha interesse a mandarer avanti la casta e sono politici e sindacati mentre guardimao queelo che decidono per noi unendoci a qualche manifestazione organizzata dai collettivi(relativisti e ignoranti)!

  • “Signor Ministro, è proprio sicura che quei precari non meritino almeno un concorso? E che la nostra Università possa fare a meno delle loro energie e del loro entusiasmo?”

    No, il nostro sistema d’istruzione e nel particolare quello di livello universitario non può fare a meno dei ricercatori delle loro energie, delle loro menti. L’Italia però versa in una condizione economica disastrosa. E’ impensabile un’assunzione generalizzata che senza concorso sani lo status attuale. Per concorso però rimarranno comunque scontenti tanti bravi ricercatori perchè i posti saranno pochi perchè poche sono le risorse. Il metodo senonaltro sarebbe giusto e creerebbe una stabilità nella prassi.
    Ma il punto è le risorse che si risparmiano dagli sprechi vanno, tutti, interamente, riversati con misura e meritocrazia nella ricerca stessa e nel sistema universitario in genere per generare quel volano intellettuale che il cuore dello sviluppo e della crescita sostenibile.

  • Alcune cose lette molto condivisibili e centrate – Michel, Angela, Francesco, Federica M, Aiace – mentre altre come al solito sufficientemente campate in aria – Eleonora Voltolina, Simona.

    Michel, ero oggi a colloquio in una media Università Privata con alcuni vertici, e anche li i problemi sono forti, anche se di natura completamente diversa.

    La natura di questi problemi è insita essa stessa nello “scheletro” del sistema formativo italiano.
    La chiave della soluzione è da ricercare nelle potremmo dire quasi profetiche parole di Francesco che copiamo qui …

    “Per quanto riguarda la meritocrazia penso che non l’avremo mai per due motivi:
    – numero uno per la mancanza di competenza o voglia di lavorare nella stragrande maggioranza della popolazione la quale di conseguenza è disposta a vendersi per accparrarsi un posto aumentando la casta;
    – numero due per i sindacati che invece di portare avanti gli interessi degli operai in modo inteligente facendoli coesistere con gli interessi del datore(l’unica salvezza proletaria è la sana borghesia) deve portare avanti una sua immagine di falsa onestà creando solo danni a tutto il paese.
    Noi chiediamo la meritocrazia a chi ha interesse a mandarer avanti la casta e sono politici e sindacati mentre guardimao queelo che decidono per noi unendoci a qualche manifestazione organizzata dai collettivi (relativisti e ignoranti)!”

    Qui si deve intervenire, e il + rapidamente possibile, perchè ogni giorno che passa diventa sempre + tardivo poterlo fare.

    🙂

  • Protestiamo tutti contro la Gelmini…protestiamo!
    Occupiamo contro la Gelmini…occupiamo!
    Stiamo perdendo posti di lavoro…giusto protestare…
    Ma quando si è trasformata l’università italiana in una specie di parcheggio per semianalfabeti, che superano gli esami senza il minimo sforzo, con programmi bignami, nessuno ha protestato.E allora?dov’erano tutti quei manifestanti quando si passava al nuovo ordinamento?dove?e adesso tutti in piazza a protestare perchè si tagliano posti di lavoro…occupati,come anche tu hai fatto notare,in molti casi da persone incompetenti.
    La mia non è una difesa al Ministro,lungi da me farlo,ma è semplicemente l’ennessimo sfogo per l’amarezza accumulata.Mi sembra solo ed esclusivamente una guerra fra poveri…e per di più ignoranti.
    Con stima ed affetto.
    Una quasi disillusa!

  • Parole sacrosante quelle di Eleonora…che regni il merito, sia prima che dopo esser saliti in cattedra!
    Senonchè a me sorge spontanea una domanda: a chi spetta (o dovrebbe spettare) il giudizio sul merito?
    In altre parole: chi dovrebbe vigilare sui meccanismi di ricambio in seno alle università e quindi in definitiva sulla qualità dell’insegnamento?
    Attribuire un simile potere di controllo ai professori universitari porta con se’ un grave rischio: che il ricambio sia governato da logiche di cooptazione, a scapito del merito.
    Attribuire un simile potere di controllo a soggetti estranei all’università porta con se’ un rischio non meno grave, almeno a mio avviso: che la libertà di insegnamento risulti compromessa.
    (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” art. 33 Cost.).
    Come riuscire allora a salvaguardare l’indipendenza delle nostre università senza dover rinunciare al merito?
    La soluzione secondo me potrebbe essere nel mezzo e cioè in un potere di controllo condiviso tra professori e managment dell’università e in un managment che agisca, oltre che nell’interesse generale allo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, nell’interesse particolare degli studenti ( un po’ come in una public company agisce nell’interesse degli azionisti, all’interno di un rapporto di agency).

  • Leggendo questa lettera non posso che continuare a pensare che quando, in un contesto economico tutt’altro che florido e che quindi richiede delle razionalizzazioni, tra tutti i capitoli di spesa si sceglie di tagliare pesantemente il finanziamento alle università e alla ricerca, si fa una scelta ben precisa, ossia privare un Paese del suo futuro e delle sue potenzialità. Vorrei porre all’attenzione il fatto che attualmente l’Italia investe il solo 0,9% del suo PIL nella ricerca universitaria. E poi ci chiediamo come mai siamo il fanalino di coda in Europa, dove la media dell’investimento è del 3% del PIL. Un ulteriore taglio non fa che atterrire ancor di più le sorti di una nave che stava già affondando. Di fronte a tutto ciò non posso evitare di lasciarmi prendere dallo sconforto guardando al futuro.

  • Buongiorno a tutti, io sinceramente in questi giorni ne ho sentite tante, chi con ragione chi con torto,ma non sta a me ne a nessuno di noi giudicare i pensieri di uno o dell’altro.
    Vorrei solo farvi riflettere su alcune cose riguardanti la nostra scuola e i nostri figli.
    Mia moglie e’ laureata con lode parla tre lingue ed e’ innamorata pazza dei bambini e del suo lavoro abbiamo due figli e fino al nono mese e’ andata a lavorare e’ precaria da quattro anni e pare che l’anno prossimo dovra’ cercarsi un altro impiego.
    Paradossalmente sapete cosa mi dispiace? che i bambini perderanno una persona splendida innamorata del proprio lavoro e che ha fatto spesso 40/50 km al giorno spendendo di piu’ di quanto guadagnava in benzina e avrebbe potuto insegnare tanto ma tanto.
    Tante colleghe si sono messe spesso in malattia per mesi e mesi per una banale distorsione ad un polso o una caviglia,altre per un semplice raffreddore.
    Controllo su queste cose non c’e’ mai stato ecco dove sono gli sprechi statali come nelle scuole su tutto il resto bisognerebbe monitorare e tagliare chi fa l’insegnante per i soldi e non per passione ,cosi’ non insegnera’ mai nulla ai nostri figli.
    Nella scuola del mio comune Cuneo c’e’ ancora il banco dove ho inciso le iniziali della mia fidanzatina (sono del 1967) spesso i riscaldamenti non funzionano e la pulizia lascia a desiderare.
    La nostra cara Gelmini al posto di ovviare a queste carenze inviando degli ispettori nelle scuole e dotare qualche aula di computer, ha deciso di inserire il grembiule obbligatorio e tornare a dare i voti con i numeri….. no comment ora tagliera’ ancora un pochino cosi’ i miei figli arriveranno da scuola e l’unica cosa che avranno imparato sara’ quella di abbottonarsi il grenbiule e magari Rollarsi qualche Canna …COMPLIMENTI questa e’ la situazione oggi della scuola a voi ogni commento.
    Alfio.

  • ANSA) – ROMA, 29 OTT – Il Senato ha approvato, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola. I voti a favore sono stati 162, i contrari 134 e tre gli astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non e’ stato modificato dai senatori e ora e’ legge.
    mannaggia..

  • DANIELE URCIUOLO

    Il decreto, oggi approvato con 162 voti favorevoli in Senato, parla di maestro unico, che in realtà è un maestro prevalente, cioè un maestro che passa molto più tempo degli altri con i suoi alunni…cioè, a mio avviso, una figura molto importante per l’alunno che nella scuola primaria è prima di tutto un bambino che va formato in una struttura che dovrebbe essere la sua seconda casa.
    Il maestro o la maestra perchè è giusto ricordare che la maggior parte di essi sono donne (e io personalmente ancora ricordo le mie tre maestre delle elementari e sono legato a loro come delle seconde mamme o delle zie), si interesseranno di dare una formazione globale ai nostri figli e alla nuova generazione e saranno affiancati poi, e non è vero che sarà bloccato il tempo pieno, da altri maestri che si occuperanno di materie più tecniche come la lingua inglese, la musica, l’educazione motoria, ecc… e ci sarà comunque il pomeriggio. Poi il direttore della scuola dovrà essere bravo ad organizzare il lavoro dei suoi dipendenti a disposizione.

    E non ci stiamo a soffermare sulla valutazione in decimi o sul voto in condotta, io già l’ho detto e lo ripeto, dobbiamo pensare al futuro della nuova generazione, e quindi è giusto modernizzarci, ma è opportuno riformare…
    e se una struttura che funzionava era quella del maestro unico dei nostri padri, possiamo applicarla anche oggi, con le dovute modifiche risultanti da un cambiamento di secolo…

    Personalmente sono quasi totalmente favorevole al decreto, è chiaro che nella scuola si deve tener conto dell’anzianità di servizio e se ci saranno dei precari che dovranno stare per più tempo nella condizione di precari come Flavia D’Angeli, mi dispiace ovviamente per la loro situazione, ma si ricorre al decreto legge quando incombono necessità urgenti…ecco spiegato in breve il significato del decreto Gelmini e si spera che questi precari riescano a sopravvivere in questo mondo del lavoro italaino che da qualche anno a questa parte è sempre più tipicamente Precario.

    E poi se vogliamo parlare di precari, parliamo anche di merito, incominciamo ad indire concorsi, ma che non siano concorsi truccati, ma che dimostrino il talento dei nostri maestri, perchè assistiamo ogni giorno, grazie anche ai video di studenti su youtube, a maestri e professori che in aula non fanno il loro mestiere e non si meriterebbero di essere considerati di più di un giovane supplente solo perchè più anziano e con più punti…

  • il maestro unico a me sembra tutt’altro che la giusta soluzione.invece di andare avanti,di controllare la preparazione dei nuovi insegnanti,di aggiornarci,cosa facciamo?istalliamo un maestro unico nelle classi??prima di tutto:
    ci sono insegnanti che a stento conosco una materia(quella loro base) e ora dovrebbero insegnarne anche altre?anche se attinenti?
    i professori come diceva lei,Daniele,a volte sono filmati nelle classi a non far niente,,,per fortuna però essendoci un corpo docenti si tratta di 1 professore su 5/6 o fosse anche di 2 non è comunque paragonabile alla situazione in cui si incapperebbe se il fannullone del caso fosse il maestro unico!non credo sinceramente che solo perchè il maestro diventerà uno solo i metodi di selezione saranno tanto più duri.
    e poi gli alunni hanno bisogno di rapportarsi con tante personalità diverse,IDEOLOGIE DIVERSE.
    è il caso, che sembrerà quasi banale, di un professore che prende in antipatia un alunno(e non si dica che non succede perchè i professori sono ADULTI)per un modo di fare,di VESTIRSI,di ostentare le proprie idee:come si potrebbe mai uscirne con giustizia se il professore in questione fosse quello che insegna tutte le materie?o l alunno dovrebbe piegarsi a comportarsi come il professore vuole oppure sarà costretto ad aspettarsi di tutto,anche voti inappropriati o addirittura a dover cambiar sezione…
    e questo solo per soffermarmi sul maestro unico..anche se su tutta la legge ho da ridire.l’istruzione italiana sarà pure in coma ma cosi le stiamo staccando le flebo per continuare a vivere.

  • in questi giorni a Teramo ho sentito di tutto :dall’idea di occupare la facoltà di scienze politiche – a mio giudizio inutile e controproducente – alla “lotta di classe” – al cui grido non ho potuto non rabbrividire dato l’anacronismo-, all’iniziativa matura di una commissione redigente la controproposta alla riforma.
    l’invito della Gelmini a trasformare le università in fondazioni private mi lascia senza parole, perchè sottende una logica esclusiva che stride inevitabilmente con il concetto di cultura per definizione libera e inclusiva. se una selezione degli deve esserci il criterio non può essere economico, ma di merito e capacità attraverso numero chiuso o selezioni intermedie.
    merito e competenza devono regnare anche fra i docenti il cui controllo potrebbe essere affidato, entro dati limiti, a organismi indipendenti sul modello anglosassone.
    sono d’accordo con la soppressione di corsi dal numero irrisorio di iscritti, ma guarderei anche a quei corsi che, a dispetto dell’alto numero di studenti,non hanno sbocchi occupazionali, prima fra tutte Scienze della Comunicazione.
    marta ferrara

  • Claudia: abbinare la parola “meritocrazia” ad Eleonora è come costringere un vegetariano a mangiare una bistecca al sangue – imbarazzante.

    Per il resto, lungi dal concordare in pieno con le scelte fatte dal Governo … ma esse hanno una loro logica, e questo è ciò che serve a questo paese, la capacità di decidere.

    L’immobilismo ci fa male, e il Governo fa scelte: questo è un pregio oggettivo che sono costretti a riconoscergli tutti, sia chi gli da torto che chi gli da ragione.

  • per rispondere a marta, eleonora, angela, alfio,

    credo che l’università sprechi molto e vada riformata per introdurre quella meritocrazia che servirebbe a far ripartire il paese,

    ora il punto è che introdurre il merito e giudicare le Università si possono seguire due vie: o si istituiscono Authority, che giudicano dall’alto, come suggerisce marta,

    oppure si sceglie l meritocrazia dal basso, aiutando gli studenti a scegliere liberamente la propria università,

    personalmente preferisco la seconda via, quella del mercato, in Italia abbiamo già troppe authority che non funzionano

    p.s. ma flessibili e precari non riesce proprio a rinunciare alle polemiche contro eleonora?

  • tutti i governi fanno scelte,sono fatti apposta.il problema sta negli effetti che queste scelte producono:la volontà di cambiare non è un merito da ammettere se poi peggiora le condizioni già pessime.

  • Caro Professore,
    condividendo la Sua lettera nei contenuti e nella forma, mi consenta un esercizio – come si dice in questi casi – di “pensiero laterale”.
    “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”. Questo breve, ma forte, insegnamento di Don Lorenzo Milani offre una interessante chiave di lettura nell’affrontare l’attuale acceso dibattito sulla riforma dell’università. E mi spiego: come si diceva una volta, creddo che il problema sia politico. E purtroppo noi viviamo, da ormai quindici anni, una stagione di cattiva politica, animata da deboli prospettive di visione e da forti interessi particolari. Così, negli ultimi quaranta anni, il sistema educativo nella migliore delle ipotesi è stato considerato questione sindacale, mai quello che dovrebbe essere: tema politicamente rilevante. Del resto, oggi ci troviamo di fronte ad una legge che non offre una chiara visione di quale debba essere l’università del domani, ma semmai si tratta di un intervento finanziario, voluto dal Ministro Tremonti. Non si affrontano invece i problemi principali dell’Università, ossia problemi di governance. Ormai, le nostre università sono diventate mostri giuridici difficilmente gestibili, dove la proliferazione di cattedre segue il criterio parentale, clientelare o di fedeltà e non già quello del merito e delle capacità. Allora, l’augurio più vivo è che il ministro Gelmini possa finalmente spiegarci quel che intende fare per riformare l’università, perchè altrimenti tutti correremmo il rischio del paradosso di protestare contro una riforma che non c’è. L’università ha bisogno, invece, di essere riformata, a partire da una seria riforma dei sistemi di governo, in modo da garantire l’efficienza. Al ministro Gelmini, poi, che afferma che il suo modello è Barack occore ricordare quanto costi ad una famiglia americana mandare il figlio in una buona università. In una delle migliori, il Massachusetts Institute of Technology, la frequenza costa 50.100 dollari l’anno (40.000 euro), ma il 64% degli studenti che frequentano il primo livello di laurea riceve una borsa di studio. Alla politica nostrana la sfida è lanciata: continuare ad interpretare la politica come la commedia del possibile o viceversa ritrovare la politica come metodo di governo, a partire dal sistema educativo.

  • Anche all’interno della Luiss, università privata “vicina” a Confindustria c’è stata una manifestazione in vista dell’intervento del ministro Gelmini ad una conferenza il cui argomento, guarda caso, era il merito.
    Al motto: “mai privati del pubblico interesse”, abbiamo sottolineato alcuni aspetti della legge 103/08 che sembrano sbagliati.

    Non entriamo nel merito del decreto 137 della Gelmini , ora convertito in legge, non crediamo infatti(almeno io non credo) di avere le competenze necessarie in materia pedagogica (pur facendoci le nostre opinioni).

    Allora,
    per quanto riguarda invece la legge 133/08 al di là della sostanza c’è forse un problema innanzitutto di forma. Su un cartellone abbiamo sintetizzato così la nostra critica:
    “Il futuro dei giovani si dibatte, non si decreta”.
    Sappiamo che, seppur anticostituzionale (una sentenza fra tutte: la 360 della cassazione), la pratica di usare decreti legge a profusione saranno vent’anni che è in uso. Non troviamo però molto appropriato lo strumento del decreto legge con mozione di fiducia per legiferare in materie di così ampio impatto sulla società. Non sarebbe forse più indicato un dibattito parlamentare che probabilmente porterebbe ad un più ampio consenso popolare?

    Un altro problema della finanziaria-blitz del ministro Tremonti sarebbe da ravvisarsi nel merito della legge.
    I famosi tagli a scuola e ricerca vengono fatti indiscriminatamente, viene quindi tracciata una linea orizzontale in basso che espelle i più giovani. Se posso permettermi non credo sia la cosa più giusta da fare:
    nel lavoro cosiddetto “creativo”, quello cioè della ricerca, conterà sicuramente anche l’esperienza, ma credo che per la natura stessa di questo lavoro, sia più importante la freschezza, la fantasia e lo “sprint” dei giovani; a volte l’esperienza potrebbe addirittura risultare dannosa se obsoleta. Come dissi il 30 ottobre alla manifestazione, negli atenei italiani sembra di trovarsi davanti ad un esercito di soli generali con pochissimi soldati: troppi ordinari ed associati, pochi ricercatori. Se il turnover viene modificato come previsto dalla 133, ci ritroveremmo di fronte ad un’università un po’ vecchiotta ed obsoleta, piena di generali ed assolutamente priva di soldati. E per quanto riguarda la spesa ovviamente un generale costa più di un soldato.
    Sarebbe forse più auspicabile, discriminare questi tagli attraverso un qualche tipo di controllo. La fattibilità tecnica della valutazione degli atenei dovrebbe essere il problema centrale da affrontare. I costi della valutazione degli atenei si coprirebbero con il suo stesso operare, la razionalizzazione indubbiamente eliminerebbe gli sprechi.
    Oltre a questa, un’altra conseguenza di gran peso della valutazione meritocratica degli atenei sarebbe l’entrata nelle università del merito appunto, vale a dire concorsi veri ed eliminazione di quei baroni che si distinguono per aver smesso quasi totalmente di ricercare e di pubblicare non appena saliti sulla loro cattedra come ci ricordava Eleonora.
    E’ troppo facile a mio modesto parere, trovare una soluzione semplice e semplificante (come i tagli orizzontali) ad un problema che proprio semplice non è.
    E’ proprio qui il problema da ravvisarsi nel merito della 133: per i tagli a scuola ed università,tra i criteri usati di certo non c’è il merito.

  • Marlene C: la cosa più grave è sempre l’immobilità, ed è ciò che produce maggiori danni in senso assoluto.

    Si possono fare scelte giuste o sbagliate, questo non si discute, è nella logica delle cose.

    La cosa importante è, però, fare scelte percise, e non farsi bloccare dalle Caste, e non farsi irretire da falsi profeti che cavalcano i calvari e le tristezze della gente, utilizzandoli pur senza cattiveria per una loro visione del mondo che non esiste più da almeno 15 anni.

    Illuminante l’intervista di ieri rilasciata a tal proposito da Roberto Colaninno alla stampa a proposito del caso CAI-Alitalia: quando una persona come lui, al di sopra di ogni sospetto per ciò che riguarda simpatie verso il centro-destra, fa certe affermazioni, vuol dire che davvero il vaso di Pandora di un certo modo di vedere le cose si è definitivamente rotto, e non potrà mai + ricrearsi come era prima.

    Questo va capito da tutti, dai giovani in primo luogo, e da chi li forma, per evitare ai primi di focalizzarsi in maniera non corretta sul mondo del lavoro che hanno intorno, e ai secondi di promulgare idee, visioni e concetti che introducono danni invece che benefici nella mente di chi li ascolta.

    MM: potremmo avere una tua visione del concetto di “meritocrazia”? E’ una tematica molto intrigante da analizzare, siamo convinti che di questa parola molte persone hanno delle visioni nettamente differenti.

  • brava chiara, anche se secondo me degli studenti sono perfettamente in grado di comprendere gli effetti del decreto, ne dovreste parlare tra di voi…

    per quanto riguarda la domanda di flesibili e precari

    credo che la lotta per il merito vada condotta ad ogni livello

    non bastano le leggi, servono i comportamenti di ciascuno, dei sindacalisti, ma anche dei giudici e degli imprenditori.
    insomma non risolveremo il problema finchè ognuno di noi non comincerà a riconoscere il merito che ha accanto e a stigmatizzare il demerito:

    quelli che si impegnano non possono essere sempre gli stupidi

  • Davvero esiste tutta questa convinzione di avere accanto molto merito?

    Forse chi non si impegna è davvero molto più stupido di chi si impegna, a noi piace chiamare chi si impegna “gli intelligenti”.

    Probabilmente non è il “chi” o il “cosa” ad essere sbagliato, ma è invece il “come”: non c’è facilità nel veicolare visioni del mondo del lavoro moderne e al passo con i tempi, gli studenti in piazza ne sono una perfetta fotografia.

    Se ci si impegna con e per un “come” antico, fuorimercato e non più utile, ci si fa solo del male.

    Tu trovi – a livello decontestualizzato, generale ed oggettivo – la “critica” essere un qualcosa di positivo o negativo? E’ qualcosa che rientra nella meritocrazia, la aiuta, le fa invece del male oppure … ?

  • inserisco un link di un articolo decisamente particolare…

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/ immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArti cle=JP1RA

  • anch’io come tanti mi oppongo alle misure del ministro gelmini. non le trovo funzionali al migliramento della qualità della scuola italiana e per certi versi fortemente distruttive per le aspettative di tanti studenti. mi trovo all’estero per questo la protesta di piazza e il malcontento degli studenti mi ha raggiunto tramite i media. quello che ho visto mi è piaciuto e dispiaciuto. mi è piaciuto perchè molte teste si sono svegliate, impegnate ed interessate. la dimostrazione che forse ai giovani sta ancora a cuore la società di oggi e di domani. mi è dispiaciuto perchè ho visto tanta confusione sul contenuto della legge, ho sentito canzoncine nostalgiche e anacronistiche, perchè ho sentito parlare di 68 non capendo bene il parallelismo, e ho visto manganelli e sedie per aria in piazza navona. se ci si impegna per salvaguardare qualcosa che più di ogni altra ci tocca, l’università, non si può pensare di fare solo opposizione di piazza. il futuro si costruisce insieme con proposte e controproposte, altrimenti si rischia di essere poco credibili.

  • ….riallacciandomi al commento di d(a proposito…complimenti…bellissimo nome!!!),anche io chiaramente ho seguito con entusiasmo l’avvicendarsi delle manifestazioni,che a quanto pare però non hanno sortito tutto quest effetto.:…poi però m sono anche un tantino indignata quando,incollata allo schermo con mentana in onda,ho visto le immagini di piazza navona,volti coperti,spranghe in mano,rabbia addosso,sedie,tavolini e persino funghi x il riscaldamento per aria…ancora una volta invece di far fronte comune ci si fa guerra a vicenda…rosso-nero,sinistra-destra,ognuno risoluto ad alzare al cielo la propria bandiera…senza possibilità di convergenza nè di dialogo alcuno,solo scontri verbali e non solo ….è questo il vero tallone d’achille del nostro Paese…

  • Sono felice che Michele Martone abbia scritto questo post. È davvero necessario che il nostro Stato si occupi seriamente dell’istruzione dei suoi cittadini.

    Il cittadino italiano si è adeguato a quello che lo Stato gli ha consentito.
    esempio di situazione opposta:
    Gli ITALIANI ALL’ESTERO si adeguano a regole rigide e a una competitività d’eccellenza. Perchè hanno, abbiamo, ANCHE questa forza, nonostante ci venga fatto credere di NO.

    Purtroppo IL CITTADINO ITALIANO SI È ADEGUATO anche quando il governo ha contratto il virus del clientelismo, del baronaggio, della corruzione (indulti per certi tipi di reati, minor certezza della giustizia), il virus dei lavori trasmessi dal padre al figlio in stile molto medievale, quello dei concorsi truccati…

    E l’Università non è che uno specchio dei cittadini che la classe dirigente italiana (tutta, perchè la colpa cade anche su chi non è stato capace di impedire certe aberrazioni dell’informazione e della cultura prendessero piede) ha nel corso degli anni CREATO.

    Eppure il senso critico e la voglia di costruire in positivo c’è ancora. La sento in me e come me molte altre persone “comuni” ma volenterose. Quindi è il momento che la critica divenga costruttiva.
    Lo dico perchè so come possa essere frustrante e ingiusto che le critiche piombino su chi ha voglia di AGIRE per riuscire a cambiare qualcosa.

    Signor Martone, lei sembra aver voglia di AGIRE. Se è così, allora è giusto che prenda atto delle critiche. E giusto anche che le persone su questo sito scrivano non solo per plaudirla o evidenziare le pecche ma anche per proporre.
    Questa secondo me è la strada giusta.
    Inutile dire che continuerò a seguirla e eventualmente (con le mie poche competenze) ad essere propositivo.

  • Cara gelmini, come ha visto ci sono state molte manifestazioni in questi ultimi mesi,perchè per tanti e tanti ragazzi quello ke lei ha detto e ha deciso nn è stato apprezzato!!!io penso ke sia anche giusto quello ke lei abbia fatto per tutti noi,ma non pensa che però dovrebbe fare anche un’altra riforma nel mandare via i professori ke non sanno qual è il loro ruolo??Mi spiego,molti professori non hanno mai capito cosa significa essere professori perchè sono stati raccomandati e quindi si sono comprati le laure,ma intanto ci pensa ke ci sono altri professori migliori di questi ke stanno per strada??mi scusi se nn ho usato parole giuste per parlare con lei,ma da come vede le sucole non funzionano piu come una volta!!!distinti saluti!!

  • MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO

    Alla cortese attenzione dell’onorevole Mariastella Gelmini
    e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio

    Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
    Illustrissimo Sig. Ministro,
    sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
    Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
    Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
    In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
    L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell’informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell’area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell’imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell’enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
    Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di “sdoganare” le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all’uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
    L’inserimento e l’inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall’altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
    Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
    Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine “persone disabili” o “persone con disabilità”.Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
    E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.

    Napoli 01/02/2009
    Carmine Rizzo

  • Cosa sta succedendo presso le nostre scuole per infermieri professionali dell’Universita’ Statale di Milano presso le varie Sedi Didattiche? Gli Allievi non riescono a superare gli esami:
    parecchi abbandonano la scuola dietro tante difficolta’,altri chiedono di essere trasferiti altrove.Il sig.Ministro si e’ mai chiesto perche’ le classi in partenza formate da 40 elementi si trovano ridotte a 10 l’anno successivo.Sono tutti incapaci,vengono create per Loro tante difficolta’ tanto da spianare la strada per gli infermieri provenienti dagli altri Paesi,oppure gli insegnanti preposti non sono all’altezza?Grazie

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