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	<title>Commenti a: Lezioncine americane 2</title>
	<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html</link>
	<description>UNIVERSITA', LAVORO, RICAMBIO GENERAZIONALE</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 19:24:46 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lorenzo</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-689</link>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 10:05:25 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-689</guid>
		<description>Mentre scrivo i maggiori indici di borsa americani hanno perso oltre il 3%, e le ultime due sopravvissute delle 'Big five' hanno cambiato il loro statuto: Goldman Sachs e Morgan Stanley non sono più delle banche di investimento. Il gioco del debito è finito, e il cuore finanziario del gigante a stelle e strisce è messo in ginocchio dall'indice della paura che sale ai livelli più alti dopo la grande depressione. Il tasso di morosità dei mutui è del 10%, pari a un valore di 1,2 trilioni di dollari, poco meno del nostro PIL, e con un mercato dei mutui di oltre 10 trilioni di dollari, qualcuno pensa che la luce in fondo al tunnel sia una locomotiva in corsa.
 La 'deregulamentation', iniziata negli anni 80'con la 'reaganomics', ha raggiunto il suo climax negli ultimi anni e, sviluppatosi verticalmente nel più totale 'Laissez faire' ha permesso a banche di investimento di creare e vendere strumenti finanziari ad altissimo rischio come fossero titoli di stato, e al cittadino medio di indebitarsi come nessuno aveva mai potuto fare prima.
Ma oltre la crisi - amplificata dalla globalizzazione dei mercati, germogliata nella cattiva fede degli ambienti del 'supercapitalismo' dell'alta finanza USA, e ciclicamente insita nell'economia di mercato - vi è un modello del mondo del lavoro invidiabile: lo stato si interpone il meno possibile tra i vari soggetti coinvolti nel mercato; promuovendo la ricerca, la libera iniziativa, la competizione, e impostando il contratto di lavoro su di un criterio logico di meritocrazia . Ciò lo rende un sistema duro, ma giusto e performante.
Vige un' un'interpretazione della vita dell'individuo tipicamente protestante: più concreta e stimolante, dove i primi saranno i primi, non gli ultimi; e dove tutto dipende da noi stessi, dalla nostra perseveranza. In questa seconda fase di globalizzazione, nella quale i 'Brick' hanno solidificato la loro classe media e i loro consumi aumentano vertiginosamente, la partita si fa sempre più dura. Non c'è più spazio per il nostro modello che tutela i parassiti e per uno Stato che complica tutto e non centra mai il bersaglio con le sue riforme. Il conduttore che non paga deve avere lo sfratto esecutivo immediato, l'impiegato assenteista deve essere licenziato, se volete fare una società dovete poterla aprire in 12 ore. Le lungaggini del nostro sistema sono fatali in epoca di mercato globale. E questo che dobbiamo volere: Efficienza, logica e semplicità. Esattamente il punto da dove ripartirà la locomotiva americana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo i maggiori indici di borsa americani hanno perso oltre il 3%, e le ultime due sopravvissute delle &#8216;Big five&#8217; hanno cambiato il loro statuto: Goldman Sachs e Morgan Stanley non sono più delle banche di investimento. Il gioco del debito è finito, e il cuore finanziario del gigante a stelle e strisce è messo in ginocchio dall&#8217;indice della paura che sale ai livelli più alti dopo la grande depressione. Il tasso di morosità dei mutui è del 10%, pari a un valore di 1,2 trilioni di dollari, poco meno del nostro PIL, e con un mercato dei mutui di oltre 10 trilioni di dollari, qualcuno pensa che la luce in fondo al tunnel sia una locomotiva in corsa.<br />
 La &#8216;deregulamentation&#8217;, iniziata negli anni 80&#8242;con la &#8216;reaganomics&#8217;, ha raggiunto il suo climax negli ultimi anni e, sviluppatosi verticalmente nel più totale &#8216;Laissez faire&#8217; ha permesso a banche di investimento di creare e vendere strumenti finanziari ad altissimo rischio come fossero titoli di stato, e al cittadino medio di indebitarsi come nessuno aveva mai potuto fare prima.<br />
Ma oltre la crisi - amplificata dalla globalizzazione dei mercati, germogliata nella cattiva fede degli ambienti del &#8217;supercapitalismo&#8217; dell&#8217;alta finanza USA, e ciclicamente insita nell&#8217;economia di mercato - vi è un modello del mondo del lavoro invidiabile: lo stato si interpone il meno possibile tra i vari soggetti coinvolti nel mercato; promuovendo la ricerca, la libera iniziativa, la competizione, e impostando il contratto di lavoro su di un criterio logico di meritocrazia . Ciò lo rende un sistema duro, ma giusto e performante.<br />
Vige un&#8217; un&#8217;interpretazione della vita dell&#8217;individuo tipicamente protestante: più concreta e stimolante, dove i primi saranno i primi, non gli ultimi; e dove tutto dipende da noi stessi, dalla nostra perseveranza. In questa seconda fase di globalizzazione, nella quale i &#8216;Brick&#8217; hanno solidificato la loro classe media e i loro consumi aumentano vertiginosamente, la partita si fa sempre più dura. Non c&#8217;è più spazio per il nostro modello che tutela i parassiti e per uno Stato che complica tutto e non centra mai il bersaglio con le sue riforme. Il conduttore che non paga deve avere lo sfratto esecutivo immediato, l&#8217;impiegato assenteista deve essere licenziato, se volete fare una società dovete poterla aprire in 12 ore. Le lungaggini del nostro sistema sono fatali in epoca di mercato globale. E questo che dobbiamo volere: Efficienza, logica e semplicità. Esattamente il punto da dove ripartirà la locomotiva americana.</p>
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		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-673</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 10:03:58 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-673</guid>
		<description>Caro Lorenzo,
devo dire che il suo intervento è impeccabile se ci limitiamo a valutare solo l'aspetto legato alla produttività, ma ritengo che quando si parla di Stato vi sono una miriade di altri fattori da valutare. Sarebbe troppo facile far funzionare questa zoppa Italia ponendo tutti i lavoratori sotto il ricatto di un licenziamento fulmineo e sarbbe ancora più facile puntare una pistola alla testa di questi per far schizzare il PIL alle stelle.La storia del diritto del lavoro dovrebbe insegnarci che dietro ogni lavoratore c'è un essere umano con le sue storie e le sue vicende.Con questo non voglio giustificare in alcun modo i nullafacenti che vegetano negli uffici (specialmente quelli pubblici).Lo so,il sistema americano visto da migliaia di Km affascina, ma se cerchiamo di avvicinarci ad esso, anche con uno sforzo di empatia telematica, possiamo accorgerci che poi non è questa gran meraviglia. D'altronde ad ogni Pro corrisponde un CONTRO.Spero di non passare come l'avvocato dei nullafacenti perchè non lo sono affatto ed anzi ho ribbrezzo per questi.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il nostro Prof. Martone in proposito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Lorenzo,<br />
devo dire che il suo intervento è impeccabile se ci limitiamo a valutare solo l&#8217;aspetto legato alla produttività, ma ritengo che quando si parla di Stato vi sono una miriade di altri fattori da valutare. Sarebbe troppo facile far funzionare questa zoppa Italia ponendo tutti i lavoratori sotto il ricatto di un licenziamento fulmineo e sarbbe ancora più facile puntare una pistola alla testa di questi per far schizzare il PIL alle stelle.La storia del diritto del lavoro dovrebbe insegnarci che dietro ogni lavoratore c&#8217;è un essere umano con le sue storie e le sue vicende.Con questo non voglio giustificare in alcun modo i nullafacenti che vegetano negli uffici (specialmente quelli pubblici).Lo so,il sistema americano visto da migliaia di Km affascina, ma se cerchiamo di avvicinarci ad esso, anche con uno sforzo di empatia telematica, possiamo accorgerci che poi non è questa gran meraviglia. D&#8217;altronde ad ogni Pro corrisponde un CONTRO.Spero di non passare come l&#8217;avvocato dei nullafacenti perchè non lo sono affatto ed anzi ho ribbrezzo per questi.<br />
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il nostro Prof. Martone in proposito.</p>
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		<title>Di: MM</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-663</link>
		<dc:creator>MM</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 22:47:48 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-663</guid>
		<description>bello l'intervento di lorenzo, ma non vorrei che si finisse nel tanto peggio, tanto meglio.....

e poi chiedo al lorenzo, dopo la crisi cosa ricostruiamo? </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello l&#8217;intervento di lorenzo, ma non vorrei che si finisse nel tanto peggio, tanto meglio&#8230;..</p>
<p>e poi chiedo al lorenzo, dopo la crisi cosa ricostruiamo?</p>
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	<item>
		<title>Di: D</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-639</link>
		<dc:creator>D</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 11:59:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-639</guid>
		<description>opsss...rettifico pienamente d'accordo con lorenzo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>opsss&#8230;rettifico pienamente d&#8217;accordo con lorenzo!</p>
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		<title>Di: D</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-632</link>
		<dc:creator>D</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 07:27:44 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-632</guid>
		<description>pienamente d'accordo con francesco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pienamente d&#8217;accordo con francesco</p>
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	<item>
		<title>Di: A</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-631</link>
		<dc:creator>A</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 22:40:35 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-631</guid>
		<description>Ciao Lorenzo, benvenuto sul blog!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Lorenzo, benvenuto sul blog!</p>
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		<title>Di: Lorenzo</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-630</link>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 21:56:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-630</guid>
		<description>Dipende dalle fonti di informazione... Su 'Repubblica' il giorno dopo il bagno di sangue Lehman bros. c'era uno speciale con una storia strappa lacrime di un ex-gestore di hedge funds, con tanto di ingrandimento su sguardo perso e incredulo. Stipendio annuo  da mezzo milione di dollari e una vita frenetica finita in una scatola.
Su 'Internazionale' idem. Cronache della fine di un impero mangiato dalla stupidità e dall'avidità del suo management, con foto di villone in bianco a nero a testimoniare che i bei tempi del credito facile sono ormai solo un ricordo.

A mio avviso è una questione di prospettive, da noi come da loro: Il giovane ventiquattrenne con master in economics a Stanford sa, e spera, che la sua vita non finisce con i Sub prime. Puo' aleggerirsi, nomadizzarsi e fare sacrifici. Può farcela e lo sa.
Il vecchio relitto (in USA sui quaranta) , con bonus di anni e anni da riscuotere in azioni/carta straccia, estratto carta oro che tra poco bussa alla porta, mutuo da pagare, e un curriculum che non interessa nemmeno a Zara la situazione è più difficile.
Un impiegato XY dell'Alitalia, con capacità produttive discutibili, cresciuto nel mito del posto fisso "che te fà svolta' a vita" è disperato perché nel mondo della recessione soldi in più per lui proprio non ci sono e le prospettive sono inesistenti, quindi rimane attaccato con tutte le sue energie alla mammella della nostra povera e sfigata compagnia di bandiera. Portandola dritta per dritta nel baratro.

La grande differenza tra noi e gli Americani è una: loro sanno che se lavori male o non servi verrai cacciato. La paura della telefonata dal sesto piano (generalmente il piano della gestione del personale) c'è eccome, ma nessuno andrà a lamentarsi. Sei gentilmente pregato di lasciare l'edificio e i tuoi effetti personali ti saranno inviati a casa. Fine.
Da noi c'è il diritto a essere inutile. Se poi l'azienda va bene o male chi se ne importa - l'ultima volta che ho viaggiato Alitalia ho guardato fuori dal finestrino all'atterraggio e c'erano 7 (sette) persone che gestivano i bagagli. Erano chiaramente troppi. Credo che tutto questo tragga le sue radici dalla teoria cristiana di difendere i deboli, che va anche bene. Ma diventare deboli perché tanto ci si accolla è veramente bieco; anche se qui si potrebbe aprire un discorso infinito sul sistema educativo, contagiato dagli stessi meccanismi perversi e illogici del mondo del lavoro, tristemente assistenzialista e clientelare. Un terrificante circolo vizioso da mal di testa che ormai ha affossato il nostro paese. La crisi di sistema è inevitabile e necessaria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dipende dalle fonti di informazione&#8230; Su &#8216;Repubblica&#8217; il giorno dopo il bagno di sangue Lehman bros. c&#8217;era uno speciale con una storia strappa lacrime di un ex-gestore di hedge funds, con tanto di ingrandimento su sguardo perso e incredulo. Stipendio annuo  da mezzo milione di dollari e una vita frenetica finita in una scatola.<br />
Su &#8216;Internazionale&#8217; idem. Cronache della fine di un impero mangiato dalla stupidità e dall&#8217;avidità del suo management, con foto di villone in bianco a nero a testimoniare che i bei tempi del credito facile sono ormai solo un ricordo.</p>
<p>A mio avviso è una questione di prospettive, da noi come da loro: Il giovane ventiquattrenne con master in economics a Stanford sa, e spera, che la sua vita non finisce con i Sub prime. Puo&#8217; aleggerirsi, nomadizzarsi e fare sacrifici. Può farcela e lo sa.<br />
Il vecchio relitto (in USA sui quaranta) , con bonus di anni e anni da riscuotere in azioni/carta straccia, estratto carta oro che tra poco bussa alla porta, mutuo da pagare, e un curriculum che non interessa nemmeno a Zara la situazione è più difficile.<br />
Un impiegato XY dell&#8217;Alitalia, con capacità produttive discutibili, cresciuto nel mito del posto fisso &#8220;che te fà svolta&#8217; a vita&#8221; è disperato perché nel mondo della recessione soldi in più per lui proprio non ci sono e le prospettive sono inesistenti, quindi rimane attaccato con tutte le sue energie alla mammella della nostra povera e sfigata compagnia di bandiera. Portandola dritta per dritta nel baratro.</p>
<p>La grande differenza tra noi e gli Americani è una: loro sanno che se lavori male o non servi verrai cacciato. La paura della telefonata dal sesto piano (generalmente il piano della gestione del personale) c&#8217;è eccome, ma nessuno andrà a lamentarsi. Sei gentilmente pregato di lasciare l&#8217;edificio e i tuoi effetti personali ti saranno inviati a casa. Fine.<br />
Da noi c&#8217;è il diritto a essere inutile. Se poi l&#8217;azienda va bene o male chi se ne importa - l&#8217;ultima volta che ho viaggiato Alitalia ho guardato fuori dal finestrino all&#8217;atterraggio e c&#8217;erano 7 (sette) persone che gestivano i bagagli. Erano chiaramente troppi. Credo che tutto questo tragga le sue radici dalla teoria cristiana di difendere i deboli, che va anche bene. Ma diventare deboli perché tanto ci si accolla è veramente bieco; anche se qui si potrebbe aprire un discorso infinito sul sistema educativo, contagiato dagli stessi meccanismi perversi e illogici del mondo del lavoro, tristemente assistenzialista e clientelare. Un terrificante circolo vizioso da mal di testa che ormai ha affossato il nostro paese. La crisi di sistema è inevitabile e necessaria.</p>
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	<item>
		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-628</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 19:38:52 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-628</guid>
		<description>Sono profondamente seccato dall'atteggiamento di chi ritiene che l'Italia sia un paese incapace, mentre l'America l'emblema della perfezione.Anche negli USA vi sono seri problemi, soprattutto dal punto di vista sociale-giovanile.Forse se le cose in Italia non funzionano è perchè abbiamo cercato di emulare gli americani (sicuramente in malo modo-vedi sistema università).Ciò che stà accadendo in questi giorni negli USA dovrebbe farci riflettere sul fatto che forse tale civiltà non sia poi così migliore della nostra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono profondamente seccato dall&#8217;atteggiamento di chi ritiene che l&#8217;Italia sia un paese incapace, mentre l&#8217;America l&#8217;emblema della perfezione.Anche negli USA vi sono seri problemi, soprattutto dal punto di vista sociale-giovanile.Forse se le cose in Italia non funzionano è perchè abbiamo cercato di emulare gli americani (sicuramente in malo modo-vedi sistema università).Ciò che stà accadendo in questi giorni negli USA dovrebbe farci riflettere sul fatto che forse tale civiltà non sia poi così migliore della nostra.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lidia</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-625</link>
		<dc:creator>Lidia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 11:10:35 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-625</guid>
		<description>Concordo con D, più che incredibile è irresponsabile!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con D, più che incredibile è irresponsabile!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: D</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-624</link>
		<dc:creator>D</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 11:06:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.michelmartone.org/lezioncine-americane-2-261.html#comment-624</guid>
		<description>dall'atteggiamento costruttivo made in USA ad uno del tutto ditruttivo.terribile vedere i dipendenti alitalia che gongolano per il mancato accordo con cai come se ci fosse un'alternativa allettatante al fallimento...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dall&#8217;atteggiamento costruttivo made in USA ad uno del tutto ditruttivo.terribile vedere i dipendenti alitalia che gongolano per il mancato accordo con cai come se ci fosse un&#8217;alternativa allettatante al fallimento&#8230;</p>
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