Licenziare i fannulloni! Dalla teoria alla pratica

logo_il_riformista.jpgDa decenni, o meglio sin dal 1957, la legge permette il licenziamento, anzi con il linguaggio dell’epoca la “destituzione”, dei pubblici dipendenti che si siano dimostrati scorretti o infedeli e quindi scarsamente produttivi o eccessivamente assenti.

Disposizione che è stata aggiornata con la riforma del pubblico impiego per renderla coerente con il regime applicato ai dipendenti delle imprese private. I contratti collettivi adottati per dare attuazione alla privatizzazione, poi, hanno previsto la possibilità di sanzionare disciplinarmente, finanche con il licenziamento, sia il “persistente” ed “insufficiente rendimento” che l’assenza “arbitraria” e “ingiustificata” dal servizio. Il precedente Governo e i sindacati, inoltre, hanno sottoscritto due anni fa un memorandum sulla pubblica amministrazione che si propone di incentivare il merito e stigmatizza il demerito. In più, ci sono importanti proposte di riforma, come quelle avanzate da Pietro Ichino e Bernardo Mattarella e fatte proprie da alcuni parlamentari “volenterosi” nel corso della scorsa legislatura, ricche indagini sociologiche e approfondite inchieste giornalistiche, come quella appena conclusa da Gian Antonio Stella e da Sergio Rizzo sulla deriva del nostro sistema economico.

Ciò nonostante, nel 2006 e verosimilmente nel 2007 e nel 2008 (seppure ancora non si conoscono i dati), a fronte di 3.632.200 pubblici dipendenti, ci sono stati solamente 78 licenziamenti. Il che significa lo 0,0000000 qualcosa per cento. Il che significa che qualcosa non va. Altrimenti, considerato che i dipendenti pubblici italiani sono ben più numerosi di quelli di altri paesi, non si spiegherebbero i tempi biblici dei processi civili e penali come quelli richiesti dai procedimenti autorizzatori in genere, la cronica incapacità dell’amministrazione di contrastare il lavoro nero e l’evasione fiscale e più in generale gli scarsi risultati raggiunti dalla pubblica amministrazione nostrana.

Sorge così spontanea una domanda: questo generalizzato tasso di impunità a cosa è dovuto? Se c’è la legge, ci sono i contratti collettivi e tutti sono da anni concordi nel voler premiare i meritevoli e punire gli scansafatiche, perché poi di fatto nulla accade, e gli assenteisti e i fannulloni sono sempre al loro posto?

Una risposta, franca e coraggiosa, l’ha data l’altro giorno il neo Ministro della Funzione Pubblica quando ha riconosciuto, in apertura del Forum sulla P.A., che il problema è anzitutto culturale. La pubblica amministrazione non funziona perché tra i dipendenti pubblici, compresi i dirigenti, c’è una diffusa tolleranza nei confronti dei comportamenti colpevoli dei colleghi.

Si tratta di una risposta importante perché, al di là dei proclami e delle affermazioni di principio, dimostra una rinnovata consapevolezza politica del fatto che, per riformare la pubblica amministrazione, non è sufficiente scrivere le leggi ma bisogna avere il coraggio di applicarle, anche quando costringono a scelte difficili e impopolari, come nel caso dei fannulloni e degli assenteisti.

Per questo, la presa di posizione del neo Ministro è importante. Dietro alla parafrasi di Mao Zedong, “licenziarne uno per educarne cento“, c’è molto altro. C’è l’annuncio della volontà politica di produrre una svolta culturale per incidere oltre che sulle leggi anche sui comportamenti individuali, diffondendo anche nella pubblica amministrazione la cultura del risultato, perché un paese che naufraga nella crescita zero non può permettersi una burocrazia così costosa ed inefficiente.

Coerentemente il Ministro, minacciando il “bastone” per i fannulloni e promettendo la “carota” per i meritevoli, ha dichiarato di voler dare il buon esempio per reprimere il lassismo culturale che lascia proliferare l’assenteismo e la pigrizia a scapito del merito e dell’impegno. Speriamo ci riesca. Perché i pubblici dipendenti non sono tutti uguali e per premiare i meritevoli, come è necessario, si deve avere il coraggio di sanzionare i fannulloni, come è possibile.

Commenti


  • Beh…è da quando comincio a capirci uno 0,00000 qualcosa per cento di come gira la nostra società che penso che il nostro sistema abbia qualche insanabile problema. Per me andrebbe distrutto tutto per ricostruire qualcosa di funzionante. Ma pare che l’idea sia un pò utopica e troppo aggressiva. Aria di cambiamento sembra sentirsi dalle parole del nuovo ministro. Siamo alla svolta?!?C’è veramente qualcuno che non solo si rende conto che il malanno c’è ma ha la vera intenzione di debellarlo?!?
    Si passerà dalle parole hai fatti?!?

    La nostra P.A. ha un numero di dipendenti sbalorditivo,ci sono tante figure professionali “inventate” pur dare un qualsiasi lavoro a chi lo merita veramente e anche a chi lo merita un pò meno. Certamente difficile cancellare figure professionali da un giorno all’altro ma è anche giusto, per far rientrare i conti, eliminare il superfluo.

    Perché esistono i fannulloni?!? Perchè c’è poco controllo. Ci vuole, sicuramente, flessibilità sul posto di lavoro, non sono condivisibili neanche tecniche repressive da parte dei datori di lavoro. Però il lassismo trasforma la migliore macchina amministrativa in una casa di babele! Allora il controllo è necessario, nella forma giusta, per esaltare il merito e reprimere la pigrizia.
    Il tutto sta a cominciare, le idee ci sono, come in tutte le cose è necessario rischiare per capire se un idea è realmente valida.

    Un grazie al professore per stimolarci a pensare e a provare a scrivere ciò che pensiamo.

    Luisa

  • Perche esistono i fannulloni? Che sia solo o per la maggior parte colpa della mancanza di controllo?
    Sinceramente penso di no..
    Il controllo interviene e si dimensiona al grado di incapacità che le persone dimostrano nell’autodisciplinarsi, maggiore è il mio self control e minore sara la necessità di adottare controlli esterni che vigilino sul mio agire…per fare un esempio elementare: se in una classe di studenti tutti mantenessero in maniera responsabile il silenzio durante l’assenza del maestro dall’aula allora non sarebbe necessario chiedere al bidello di controllare la classe, ne minacciare gli alunni di adottare misure disciplinari in caso di comportamenti disubbidiente ….
    esempio stupido? beh io l’avevo preannunciato che era elementare…ma dato che nel caso concreto su cui si sta ragionando protagonisti non sono alunni ma dipendenti pubblici ( si presume maturi e responsabili) allora non dovrebbe esser necessario rivolgersi ai “bidelli” ne ricorrere alle minacce di sanzioni disciplinari…
    Ma è tutto cosi facile? siamo sicuri che sia proprio cosi? Non direi, infatti anche se tutti, dipendenti pubblici (fannulloni compresi) concordiamo per la meritocrazia, per una società piu giusta, per eliminare gli sprechi di denaro pubblico, per il senso civico innato che spinge ognuno di noi a fare il proprio dovere ecc ecc ecc il risultato finale che ci si presenta davanti gli occhi non è neanche lontanamente vicino a quello sperato.
    Ma com’è possibile partire da tutte queste belle premesse e poi perdersi per la via e non raggiungere la meta sperata? Non esiste una risposta esaustiva ne un unico capo espiatorio, ma un combinarsi di comportamenti “criticabili” da parte dei controllori, dei controllati e delle autorità di governo.
    Provo a spiegarmi meglio riagganciandomi all’esempio sopra citato. E’ sicuramente facile capire come si crea un interdipendenza reciproca nel rapporto trilaterale maestro – alunni – bidello/controllore dove ogni parte con il proprio comportamento puo danneggiare gli altri e rendere ingiusto il sistema nel suo complesso.
    Si puo dire che tutto inizia a causa del comportamento irresponsabile degli alunni (è sufficiente anche quello di pochi alunni) che spinge il maestro a mettere un controllore alla classe; da notare come gia qui c’è un primo campanello d’allarme perché il maestro nel decidere chi mettere a controllo della classe deve assumersi le sue responsabilità nello scegliere una persona fidata, onesta e a sua volta responsabile, altrimenti si rischia di incorrere nel problema di chi controlla il controllore. Il controllore nel fare il suo dovere, deve adottare tutte le precauzioni necessarie affinché possa vigilare effettivamente sulla classe, e chiamato a riferire del suo operato al maestro dimostri di essere una autorità imparziale,giusta, non condizionata da sentimentalismi, eccessivo buonismo, da eventuali conoscenze personali, parentele varie ed eventuali ecc…Se infine il maestro, saputo dal bidello i nominativi degli alunni indisciplinati, non li punirà in modo esemplare davanti la classe (o almeno nel modo in cui aveva preventivato inizialmente), sicuramente perderà autorità agli occhi di questa e difficilmente il suo comando sarà successivamente rispettato e ascoltato.
    Capite cosa voglio dire? Beh sì forse mi sono fatta eccessivamente prendere la mano dall’esempio ma spero solo di aver fatto riflettere qualcuno su come ognuno ha le sue responsabilità e colpe
    Concludendo io sono per una linea “rigida”, per usare“ il pugno duro”: meno sentimentalismo, piu responsabilità, giustizia, imparzialità e meritocrazia…insomma che ognuno sappia qual’è il proprio posto e i propri doveri, come fare cio che deve fare e soprattutto che faccia cio che deve fare; che non si scambi la protratta tolleranza per un’espressa autorizzazione e se non si ha il buon senso di fare cio che normale si dovrebbe fare allora almeno si inizi ad aver il coraggio di fare cio che è necessario per il bene di tutti.
    Ringrazio il Prof Martone per esser stato con il suo articolo ispiratore di tale riflessione.
    Francesca

  • Caustico il professore quando conclude l’articolo dicendo che per premiare i meritevoli, come è necessario,bisogna sanzionare i fannulloni,com’è possibile.Sicuramente è necessario premiare i meritevoli ma sarà veramente possibile sanzionare i fannulloni? il ministro ha parlato di diffusa tolleranza dei colleghi, io nn sono molto daccordo su questo,nn è facile esprimere la propria indignazione da parte di chi lavora con senso di responsabilità e sacrificio nei confronti di chi invece subisce il lavoro in modo passivo e si assenta frequentemente senza pensare che qualcun’altro dovrà caricarsi di quell’onere. Non è facile perchè in una società in cui i modelli da emulare sono cambiati, dove nn viene più esaltato il senso del sacrificio indicandolo come momento di arricchimento spirituale,rivolto a un benessere oltre che personale soprattutto collettivo,ma anzi viene propagandato l’edonismo ,il senso del piacere il menefreghismo più assoluto quando nn ci sia un tornaconto personale ,come si può pensare che un povero cristo nn solo lavori e faccia con dignità il suo lavoro, poi si attivi anche nel mettersi contro un collega, denunciandone il comportamento negligente e rischiando in tal modo di restare isolato sul posto di lavoro, dove deve convivere con quello e con tanti altri come lui?
    c’è la legge? Si? e allora si applichi.La responsabilità va delegata ai politici e a chi applica le leggi, nn al comune cittadino che lavora e fa il suo dovere ,che nn è certo quello di guardiano del vicino di ufficio ,ma quello di produrre e di rappresentare una forza attiva nel mondo del lavoro.
    Grazie professor Martone perchè attraverso i suoi articoli ci stimola sempre a riflettere su tematiche di grande attualità.
    Andrea

  • Sono d’accordo con Andrea: il compito di combattere le inefficienze e le storture della pubblica amministrazione appartiene alla classe politica e non al cittadino comune. Delegare il controllo non è la strada migliore per la risoluzione del problema.

    Detto ciò, devo dire che apprezzo l’operato del Ministro Brunetta.

    Come molti, ero inizialmente scettico rispetto ad una fin troppo pubblicizzata lotta ai fannulloni. La “caccia alle streghe” è stata spesso usata per distogliere le attenzioni dai reali propositi dei governanti e da problemi meno tangibili…
    Alcune parole del Ministro, pronunciate in una delle tante interviste tv, però, mi hanno fatto rivalutare l’insieme dei provvedimenti.

    Infatti, se è vero che la semplice pubblicazione dei dati relativi ai “fannulloni” non risolve il problema, è altrettanto vero che ne mina la radice. La generale divulgazione delle magagne a carico dei contribuenti, se non servirà a motivare il licenziamento immediato di chi diserta i propri doveri, permetterà, però, di stigmatizzare un determinato comportamento come inaccettabile e inaccettato.

    Giusto pochi mesi fa, all’ultimo seminario di Itakalab, Ivan Lo Bello, Presidente di Confindustria Sicilia, a chi gli domandava se fosse giusto espellere dalla associazione chi pagava il pizzo, rispondeva che si trattava di un gesto simbolico, necessario per riaffermare la legalità di certi comportamenti, per smentire la concezione del pizzo come di un atto sostanzialmente “neutro”.

    E, allora, posto che, come dice Andrea, non si debbano creare dei cittadini “guardiani del vicino d’ufficio”, ben venga un ministro della funzione pubblica che abbia a cuore di creare dei cittadini responsabili, criticamente consapevoli delle conseguenze delle proprie mancanze.

  • Tutti a pensare a licenziare il professore fannullone… e al professore inetto non ci pensa nessuno??
    La mia prof di francese quando quando le chiediamo come si pronuncia una determianta parola la sua risposta è (senza neanche guardare la parola in questione sul testo): “Non lo so come si pronuncia ragazze! E poi la pronuncia non è importante, basta che andiate avanti a leggere…” LA PRONUNCIA NON E’ IMPORTANTE!!!! In una lingua!!!
    E a questi prof?? Ovviamente nessuno ci pensa mai!!
    L’Italia ha davvero una sculoa di merda… prima la Moratti, poi Fioroni (che però ci ha fatto almeno il favore di rimettere l’obbligo all’esame di riparazione, l’unica cosa intelligente fatta fino ad ora) e ora la cara Maria Stella Gelmini… Sempre a fare tagli dove non vanno fatti e a tentare di coprire le schifezze della nostra scuola con specchietti per le allodole…
    Ma fatemi il favore…

  • Le ultime esternazioni del caro Ministro fan pensare che la logica è di tutt’altro tipo rispetto alle iniziali affermazioni pseudo-efficientiste: i fannulloni sono di sinistra! Ma chi gliel’ha detto? Ma stiamo scherzando o dice sul serio?
    Questa è propaganda …. altro che storie!!!
    Alessandra

  • La pubblica amministrazione italiana, così com’è, è un fardello per le imprese e per i cittadini. Costa troppo, serve poco e rende pochissimo. La pubblica amministrazione italiana va ripensata, ristrutturata e resa efficiente. Innanzitutto deve essere ripensata avendo come missione quella di risolvere i problemi della gente e delle imprese e non, viceversa, di intralciarne la vita e lo sviluppo. Va ristrutturata adottando modelli organizzativi snelli e versatili, riducendo al minimo le figure non tecniche e adottando costi standard per le spese. Infine va effettuata una ricognizione generale delle competenze, legando in maniera indissolubile e tangibile gli stipendi di tutte le figure professionali, dirigenziali soprattutto e comprese, in base ai lavori effettivamente svolti e alla qualità dei servizi prodotti. Se l’Italia vuole sperare di ripartire deve avere la capacità di incentivare, premiare chi lavora e punire, anche con il licenziamento, fannulloni e perditempo. Altrimenti non lamentiamoci più e viviamo serenamente nel paese delle banane.
    http://idee-a-confronto.blogspot.it/

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