Ma quale Terza Repubblica…questo è l’incubo di sempre!

Doveva essere la stagione delle riforme. L’inizio di una nuova repubblica più moderna e pragmatica in grado di affrontare la globalizzazione. Ed invece ci siamo ritrovati in piena Prima Repubblica, tra intercettazioni, raccomandazioni, nani e ballerine. Con il problema dei rifiuti in più.

Sono bastati due mesi per seppellire il bipolarismo dialogante che avrebbe dovuto salvarci dal declino e già ci ritroviamo in pieno scontro tra potere esecutivo e potere giudiziario. Le prime pagine dei principali quotidiani nazionali sono monopolizzate dal gossippone estivo sulle raccomandazioni alla Rai per farci dimenticare che siamo di fronte alla più grave crisi finanziaria degli ultimi anni. E noi ci risvegliamo nello stesso incubo di sempre. Che tristezza………

(scritto di getto a ridosso della lettura dei giornali di sabato 27 giugno 2008)

michel martone

Commenti


  • …come diceva una famosa attrice in un film, qui a Roma “viviamo in un costante stato di autoironia”…

  • Mi concedo anch’io una bella citazione. Gemma tristemente attuale, nonostante siano trascorsi oltre cinquant’anni da quando Tomasi di Lampdusa la pose nel suo castone: «Bisogna che tutto cambi, perché tutto resti com’è».

  • Caro Professore,
    Questo Suo breve scritto mi pone di fronte alla rassicurante realtà – esercizio questo talvolta dai risultati inquietanti – del poter sostenere di aver avuto ragione quando in piena campagna elettorale, nella normale dialettica quotidiana con i più accesi assertori della semplificazione bipolare all’italiana, affermavo che il duopolio Berlusconi – Veltroni, che si proponeva, era null’altro che un grande bleuff. Ci hanno raccontato che bisognava semplificare la politica e rinunciare alle coalizioni Brancaleone costruite solo per vincere “contro” l’avversario, sposando il diavolo con l’acquasanta, pur di prendere un solo voto in più. Veltroni e Berlusconi dicevano di essere il nuovo. Così, ancora una volta, nessuno si assumeva le proprie responsabilità; senza accorgersi, però, che stavolta, come nella favola, il re è nudo. Se infatti l’Italia di oggi ha una così radicale necessità di cambiare vuol dire una sola cosa: che chi l’ha governata negli ultimi quindici anni non è stato all’altezza del compito. Con che coraggio Veltroni e Berlusconi ( ma soprattutto i “corifei” dell’una e dell’altra parte) potevano allora definirsi il nuovo, senza neppure esibire uno straccio di autocritica sugli errori finora commessi? Da chi è stata guidata l’Italia in questi ultimi quindici anni? Dove si è sbagliato? Silenzio.
    Berlusconi era ed è ancora l’uomo del ’94. Ma siamo nel 2008. Veltroni era ed è l’uomo dell’89 che arriva in ritardo. Ma siamo nel 2008. Dunque se è ora di cambiare, cambiamo. Non facciamo solo finta di farlo. Il duopolio è come il Gattopardo. Fa finta di cambiare tutto per non cambiare niente. Non si assume mai alcuna responsabilità di quello che accade. Il Gattopardo non crede in niente. Ancora una volta il nostro Paese ha drammaticamente scelto di non scegliere. Il treno Italia condotto su un binario morto ha ripreso la sua lenta marcia guidato dalla stessa locomotiva e dagli stessi guidatori di quattordici anni.
    E così dopo il voto le contraddizioni presenti all’interno della Pdl e del Pd, due grandi coalizioni mascherate da partito – sono esplose e di nuovo l’Italia, così ingannata, si è trovata di fronte agli stessi problemi di instabilità e di impotenza. Se volgessimo il nostro sguardo all’Italia di oggi avremmo, quasi sicuramente, l’impressione di stare davanti ad uno specchio rotto, o meglio di fronte a tanti specchi ridotti in frammenti in cui ciascuno si rimira e non pensa ad alcun altro: né al vicino né al lontano, né a chi gli è contemporaneo né a chi a nascerà dopo di lui. È come se ciascuno di noi avesse dimenticato quel che un grande specchio può mostrare, cioè il bene comune, che è il bene proprio della vita in comune.

    “Le intercettazioni, le raccomandazioni, i nani e le ballerine” di questi giorni, ma soprattutto l’accentuazione dei tratti proprietari della leadership dell’attuale Presidente del Consiglio penso dovrebbero farci riflettere che forse ancora una volta gli elettori italiani siano stati considerati, dal duopolio B&V, solo come utenti televisivi, da guidare con il telecomando, un popolo da ammaliare e sedurre con effetti speciali. Da parte mia ritenevo e ne sono ancora fermamente convinto che l’unica garanzia di stabilità e di equilibrio fosse rappresentato dal progetto di governo dell’Unione di Centro e del suo leader, Pier Ferdinando Casini.
    “Con la politica ci si deve sporcare le mani, per tirarle fuori pulite”, diceva Don Lorenzo Milani. A tutti i miei coetanei vorrei rivolgere un sincero ad impegnarsi e sporcarsi le proprie mani con la politica per ricomporre lo specchio rotto, metafora della drammatica condizione in cui versa il nostro Paese. È un’impresa esaltante per la nostra Italia di domani, avendo sempre presente la lezione del Presidente Kennedy del “Puoi anche non interessarti alla politica, ma la politica si interessa di te”.

  • Io ad esser sincero non me la sento di precipitarmi in giudizi così netti su soli due mesi di governo. Non mi aspetto certo che in così poco tempo vengano risolti i molteplici problemi dell’Italia. Molto più semplicemente attenderei al varco valutando il presente.

    Inoltre a mio avviso se questi problemi si sono creati non è solo dipeso dalla puntuale volontà di chi ha governato. Anche, ma non solo. Si prendono buone decisioni se anzitutto c’è un sistema che consenta di decidere; se non c’è si deve creare.

    Nel riequilibrare il sistema decisionale credo rientri anche l’innegabile problema mai risolto del rapporto tra politica e magistratura.

    Non si può pretendere che si attenda che siano risolti alcuni problemi per poi risolverne altri. La funzionalità stretta tra i profilo più reale e quello per così dire istituzionale non consente una risoluzione slegata.

    Cosa ne pensate?

  • Un saggio brontolone direbbe che “Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.

    Armatevi di tanta pazienza…

  • concordo con francesco che il veltrusconi si sta risolvendo in un bluff e che lo specchio ci restituisce l’immagine di un paese in frantumi,
    per questo è importante che si cominci a ricostruire il puzzle degli egoismi, ma se non lo fa la politica allora chi può cominciare?

    non vorrei che persi i primi due mesi, il paese perda altri cinque anni e se il buon giorno si vede dal mattino ….., caro antonio abbiamo poco da stare allegri, per maggioranza e opposizione,

    brillante la suggestione di d.d., ma resta un dubbio, il vaccino non ce lo stanno somministrando già da quindici anni?

    il prof.

  • Massimo Giannini ha scritto un articolo semplicemente ipnotico per rappresentare questo scenario mostruoso che per l’ennesima, incalcolabile volta ci si palesa davanti; l’articolo è intitolato “il crepuscolo del diritto” ed evoca il saggio conclusivo di Salvatore Satta “il mistero del processo” la cui lettura è consigliata dal nostro prof. proprio in una sezione di questo blog.
    sinceramente queste vicende mettono in crisi anche il senso stesso dei miei studi giuridici e la ratio che costantemente anima ogni piccola riflessione giurisprudenziale o dottrinale: il principio di uguaglianza sostanziale, sancito dall’art.3 della nostra Legge Fondamentale(lo dico alla tedesca perché mi sembra estremamente più efficace)sfuma, evapora e nessuno ormai riesce più veramente a capirne il valore e la portata.
    per quanto mi riguarda ho davvero capito che quel 60% degli italiani che ha ribadito l’interesse e l’attrazione per il berlusconismo è prismaticamente come lui…
    perché subire l’onta processuale, perché faticare, perché lavorare sodo o addirittura studiare quando ci sono una marea di cavilli, che utilizzati ad arte e sfruttati con scaltrezza possono condurre agli stessi esiti?
    gli stessi cavilli che per giuliano ferrara, stando proprio a quanto riportato da giannini, sono incomprensibili ai più, depauperati di ogni forza applicativa e autoritativa e per questo sostituiti dalla discrezionalità dell’esecutivo.
    questi sono momenti bassissimi di democrazia, nei quali lo scollamento tra l’essere e il dover essere raggiunge picchi che neppure santi romano avrebbe potuto razionalizzare.
    spazzata via la sinistra, delegittimato il sindacato(un’intervista a giorgio cremaschi lasciava trapelare il 2% dei voti per la Fiom a livello nazionale, da quanto ricordo) a fronte del rinnovato feeling tra confindustria e governo, magistratura sempre più scomoda e depotenziata….non posso che augurarmi un sussulto costituzionale a difesa del bene comune, oggetto di un attacco speciale da un altrettanto specialissimo veto player.

  • Caro prof.,

    temo Lei abbia frainteso.

    Non comprendo cosa ci sia da recriminare.

    Molti ritenevano l’avvento della XVI Legislatura portasse in dote quelle riforme, quella responsabilità istituzionale e quel bipolarismo dialogante che avrebbero riallineato l’Italia alle più mature democrazie occidentali.

    Così è stato.

    La designazione di una personalità integerrima alla Presidenza del Senato, l’elezione di cotanta moderatezza alla guida di Montecitorio, l’investitura del celeberrimo giurista Alfano e della affermata e stimata Mara Carfagna a ministri della Repubblica. Quale inizio migliore delle indimenticabili notti europee, culminate nell’efficace rigore di Di Natale e nella floridezza dell’azione di Toni?

    Si è proseguito con lo stanziamento di spese esorbitanti per la tanto attesa militarizzazione della Campania, la difesa ferro et igni della discriminata Rete4, l’approvazione di una norma blocca-processi ante 2002 con pene inferiori ai 10 anni e, dulcis in fundo, Lodo Schifani, Atto II, la Vendetta. Tutti provvedimenti mirati a tirar fuori l’Italia dall’angustiata fase di stagnazione. Nulla da eccepire.

    Su “Repubblica” Ilvo Diamanti scrive che l’abolizione totale dell’ICI, il già richiamato intervento dell’esercito, il divieto di pubblicare le intercettazioni e le denunce dei redditi invece che le consulenze degli enti pubblici e gli stipendi degli statali sono indice del contrasto tra centralismo e federalismo.
    E non merita commento alcuno la riflessione circa l’assenza di omogeneità nel PdL.

    Resto basito dinanzi all’attacco al Partito Democratico.
    Dicono che il PD sia servito solo ad una più efficace allocazione delle poltrone.
    Ritenete davvero che una direzione nazionale composta di sole duecento unità ed un’assemblea costituente di appena duemilaquattrocento elementi siano indice di una deficitaria e sommaria organizzazione di un neonato partito?
    Si parla anche di una leadership in crisi, quella di Veltroni.
    Spiegatemi perchè dovrebbe esser trombato uno che ha guidato brillantemente i DS, ha perduto le elezioni per nove, misere lunghezze ed ora è il capo di una efficace opposizione.

    Non mi direte mica che l’opposizione sana e costruttiva è quella di Di Pietro che, di concerto con il terrorista Travaglio e con la collaborazione delle toghe rosse di Forleo e De Magistris, attaccano lo Stato nella persona del nostro Primo Ministro?

    Di Pietro dice che è grave sia eletto in Parlamento uno come Cuffaro e resti fuori gente come la Borsellino.
    Se andasse a ripetizione dal prof. Luca Barbareschi in Commissione Cultura la smetterebbe di credere alle mistificazioni propinate da questa stampa faziosa ed arrivista.

    E poi l’IDV non è un partito serio e coerente come l’UDC.
    Abbiamo bisogno di giovani valenti in Parlamento?
    Benvenga allora il nuovo Centro di Buttiglione e D’Onofrio, imperniato sulla trasparenza degli intrepidi Totò Cuffaro e Lorenzo Cesa. Un progetto politico la cui bontà è figlia dell’acume politico di Casini e la cui unità si deve agli strenui sacrifici del povero Baccini.

    E non raccontatemi la solita frottola che è triste vedere a casa i comunisti.
    Tutti sappiamo che è Berlusconi quello che tutela i lavoratori, e ci sono anche i sindacati, sempre più presenti in fabbrica.

    Credete ancora l’Italia abbia qualcosa da invidiare?

  • Caro Amico, cara amica,
    chiunque tu sia, con profondo rispetto per le tue idee, permettimi di dissentirne e di manifestare tutto il mio disappunto nei confronti di riflessioni che al di là del sarcasmo non sanno offrire una valida prospettiva. Dal canto mio, innanzi tutto vorrei sottolineare che il riferimento al progetto dell’Unione di Centro come unico garante di serietà e stabilità voleva essere semplicemente esercizio di onestà intellettuale, di quali siano le mie convinzioni personali.

    Rifiuto di seguirti sul terreno demagogico della sterile denuncia della debole onorabilità e autorevolezza di alcuni esponenti del nostro “bestiario politico” (mutuando un’espressione di Gianpaolo Pansa). Mi sottrarrò dal difendere – non avendovi alcun titolo – la moralità di Cesa o Cuffaro, ma a questo punto è doverosa una precisazione. Mai durante l’ultima campagna elettorale l’Udc ha rivendicato di essere il nuovo o mai ha parlato di voto utile, presentandosi agli elettori italiani con il proprio progetto politico fatto di cose buone e meno giuste e con i propri candidati, uomini con una maggiore o più debole credibilità morale. Chiedere un voto utile è solo una meschina prova di arroganza, è il metodo di tutte le oligarchie di potere per mantenere salde le loro poltrone (si veda la Russia di Putin)

    Da parte mia, per non cadere nel rischio di non offrire – o quanto meno tentare di prospettare – un’alternativa al ragionamento, credo che oggi l’Italia, illusa e ingannata dal bleuff del duopolio Berlusconi e Veltroni si trovi di fronte agli stessi problemi di instabilità e di impotenza, di ieri. L’Italia del dopo-voto è ancora un Paese seduto, triste, smarrito, drogato da una momentanea, illusoria speranza di cambiamento. E allora qui ci dobbiamo porre il quesito che pone a tutti noi il Professore nel commento alle nostre riflessioni. Chi può cominciare a ricostruire il puzzle degli egoismi se non lo fa la politica?
    La mia risposta è: siamo tutti noi, a partire da noi giovani. È qui la scommessa autentica della rinascita dell’intero Paese, che passa attraverso la riscoperta del valore della responsabilità, quale stella polare dell’azione politica cosi come della cosiddetta società civile.

    (Cara Amico / a, mi auguro che non ti turberai o tanto resterai basito/a se ti domandassi con che coraggio Veltroni e Berlusconi possono allora definirsi il nuovo, senza neppure esibire uno straccio di autocritica sugli errori finora commessi? Da chi è stata guidata l’Italia in questi ultimi quindici anni? Dove si è sbagliato? Evidentemente la risposta migliore sarebbe il silenzio. E poi Veltroni e Berlusconi non sono stati gli artefici della non reintroduzione delle preferenze?)

    Riprendendo il ragionamento, sono convinto che proprio sulla società civile occorra parlarsi il linguaggio della verità ed affermare che la politica rappresenti ed è in bene o in male lo specchio del nostro Paese. “È inaccettabile, dunque, lo schema manicheo, così come proposto da alcuni, di una politica virtuosa e di un Paese corrotto o di una politica corrotta e di un Paese virtuoso. La verità, semplicemente drammatica, è che una larga parte della nostra società civile nazionale accetta come ineludibili gli scorretti comportamenti della classe dirigente politica o talvolta ne è consapevolmente complice per biechi interessi economici.

    In proposito ti invito a leggere l’interessante spunto offerto questa mattina dall’editoriale dell’Observer in cui definendo la leadership di Berlusconi come “una tragedia per gli italiani, anche se l’amara verità è che per lui hanno votato in molti”, continua dicendo che “questo deve servire da avvertimento agli altri paesi occidentali europei che sono convinti che la propria cultura democratica sia così radicata da essere immune da minacce interne. Se questo è il grande paradosso della democrazia, l’assoluto cliché della politica dice che ogni nazione ha i leader che si merita.”
    Omettendo ogni valutazione sull’On. Silvio Berlusconi questo articolo ci ricorda che se accettiamo il principio democratico all’occidentale, purtroppo ne dobbiamo accettare le conseguenze positive o negative, comunque esse siano, a partire dagli eletti nel nostro Parlamento.

    Allora noi giovani, esclusi dalla politica, dovremmo iniziare ad impegnarci e sporcarci le proprie mani con la politica per cambiare la politica e il nostro Paese. Non cambierà, invece, certamente il nostro Paese e la sua classe dirigente la suggestione da te proposta, dell’issare bandierine di un presunto primato morale di moralità politica in un “bestiario politico” della più bassa qualità della nostra storia repubblicana, senza alcuna eccezione di colore.

  • Sono d’accordo con Francesco Nicotri quando dice che né Veltroni né Berlusconi possono rappresentare il nuovo in Italia; certo è che neanche l’UDC può chiamarsi fuori dalle vicende politiche italiane degli ultimi anni: vorrei ricordare solo che l’odiosa legge elettorale con cui abbiamo votato è frutto di una maggioranza di cui l’UDC è stata pienamente partecipe fino al momento in cui Berlusconi e Fini non hanno deciso di scaricarla.
    Credo comunque che la questione del rinnovamento della politica italiana non possa ridursi ad un’invocazione alla partecipazione dei giovani, nè alla difesa di un leader piuttosto che un altro; anzi, non condivido affatto che si dica “noi giovani esclusi dalla politica”. Le difficoltà ad emergere che s’incontrano in politica e che allontanerebbero i giovani fanno parte della vita e le incontriamo o le incontreremo nel mondo del lavoro, delle imprese, dell’Università, della ricerca, delle professioni: è un problema complessivo del nostro Paese. Emergere in politica è faticoso tanto quanto fondare un’impresa o iniziare una qualunque attività: può capitarti d’investire tanto, di sacrificare tempo e denaro e rimanere senza nulla in mano per te e per le ragioni che hai difeso. Arrivare poi vuol dire non uscire quasi mai la sera perché ci sono le riunioni, essere sempre disponibili, magari tornare a casa dopo una lunga giornata e trovare un cittadino che ti deve sottoporre il più stupido dei problemi. Molti iniziano a fare politica pensando che essere eletto consigliere comunale sia il primo passo di una grande carriera; invece quello è un risultato e per ottenerlo c’è bisogno di lavorare, di occuparsi di qualcosa che non trovi sui libri dell’Università, ma che è indispensabile per fare di te un dirigente politico cresciuto e riconosciuto sul campo e non una faccia nuova cooptata da qualche potente uomo di partito (sono tutti uomini). Ricostruire il ruolo della politica nella società, ritrovare partiti in grado di valorizzare il confronto e la costruzione di idee e programmi politici vuol dire proprio preparare il rinnovamento. Per questa ragione i cinquantenni cresciuti nei partiti degli ideali e delle ideologie oggi stanno cercando di costruire partiti liquidi, in cui non contano le idee dei militanti, ma gli accordi di potere. La campagna elettorale è stata all’insegna del “nuovo”. Ma può essere nuovo chi vuole far passare l’idea che il rinnovamento si fa sul contenitore e non sul contenuto? Sugli accordi di potere e non sulla classe dirigente?
    Per queste ragioni non credo che il ruolo dei “giovani” possa essere quella di sostenere Veltroni, Berlusconi, Casini o Bertinotti, né tantomeno di lamentarsi di una politica cattiva che non li accoglie a braccia aperte.
    Per parte mia non ho creduto neanche per un momento che Veltroni e Berlusconi potessero fare insieme le riforme (ho sempre in mente il prezzo che ha pagato D’Alema per la Bicamerale che Berlusconi fece saltare ad un passo dalla conclusione dei lavori) e non sono sorpresa dal ritorno di nani e ballerine nei palazzi del potere e dei lustrini; non voglio neanche sentire la solfa di un Casini o una UDC idealista e di una Sinistra radicale che è scomparsa per colpa del voto utile. Non voterò mai Berlusconi (spero che alle prossime elezioni sia troppo vecchio per fare la campagna elettorale), né Casini e non voglio più sostenere neanche Veltroni.
    Vorrei lavorare perché il PD, il partito in cui sono impegnata, candidi una classe dirigente in grado di costruire e portare avanti un progetto politico concreto, che risponda alle esigenze di chi si costruisce una vita oggi in questo Paese e che abbia radici negli ideali che mi hanno portata, insieme a tanti altri “giovani”, ad impiegare per anni passione, energie ed ogni altro tipo di risorsa a mia disposizione nella militanza politica.

  • Provo un certo disgusto nel seguire quanto accade in Italia. Rimango incredula di fronte ad un paese che più tenta di risalire a galla più affonda per il peso di immondizia, rifiuti di dialogo, spazzatura normativa.
    Ha avuto ragione Di Pietro, con tutto il suo folklore, a non fidarsi della melassa del Premier, ha ragione la Bonino, quando, indignata,denuncia che solo in Italia può aversi una norma blocca processi di questo tipo. Assistere alla maggioranza che sostiene che sì la norma si applica al processo in cui è imputato Berlusconi, ma in fondo non è ad personam, vuol dire non solo prendere in giro milioni di italiani, ma anche prendersi in giro.
    La storia del tiranno che usa le leggi per esserne sciolto si ripete.
    La mossa è stata doppiamente astuta: modifica del decreto con l’aggiunta della norma dopo l’esame del Presidente Napolitano; inserimento tra misure in grado di aumentare consenso sociale, con la speranza di passare inosservati. Come far entrare un pachiderma in un’automobile.
    Nonostante tutto, incredibilmente, l’opposizione sta a guardare limitandosi a dichiarare la fine del dialogo, – che ormai da svolta progressista si è trasformato in un mostro che più s’invoca più rimane muto – nella paura di essere tacciata di antiberlusconismo senza prospettive.
    C’è il silenzio invece che la rabbia per quest’Italia che cambia per rimanere sempre la stessa. Se fosse ancora vivo Goya sarebbe qui a ricordarci a suo modo che “il sonno della ragione produce mostri”… anzi è ancora vivo.
    C’è il rischio che il dissenso fisiologico in uno stato democratico basato sulla Legge, in grado di misurare il grado di coscienza di un popolo, sia avvertito come qualcosa di alieno, di rivoluzionario.
    D’accordo con Prodi, il popolo italiano ha ciò che merita: Sara, per esempio, indossava una tuta il giorno in cui ha firmato il contratto per l’insegnamento in un istituto alberghiero, così da camuffare la sua gravidanza di 3 mesi e fruire della maternità. Me l’ha detto tutta soddisfatta, mentre lavorava al bar. In nero.
    Allora, finchè non saremo in grado di superare quella sadica soddisfazione per aver fregato l’altro, e debellare l’atavico virus da faciloneria di chi ricerca sempre e comunque la porta di servizio, sarà sempre più difficile entrare TUTTI dalla porta principale, che nel frattempo, si sta sempre più rimpicciolendo.

    Antidoto contro la depressione:Canzone del Maggio,F.De Andrè
    Marta Ferrara

  • Non saprei dirvi neanche perché, ma quando penso a questo ultimo periodo in Italia mi vengono in mente alcuni brani di un libro in particolare: “L’ospite inquietante” di U. Galimberti.

    Certo, non è un libro sulla politica, e nel merito di questa adesso non vorrei entrare, ma c’è un brano che vorrei qui trascrivere che mi ha dato da pensare:

    “(…)se l’uomo, come dice Goethe, è un essere rivolto alla costruzione di senso, nel deserto dell’insensatezza che l’atmosfera nichilista del nostro tempo diffonde, il disagio non è più psicologico, ma culturale. E allora è sulla cultura collettiva e non sulla sofferenza individuale che bisogna agire, perché questa sofferenza non è la causa ma la conseguenza di un’implosione culturale di cui i giovani, parcheggiati nelle scuole, nelle università, nei master, nel precariato, sono le prime vittime.”

    Ringrazio molto il prof. per il benvenuto.
    Mi associo alla scelta musicale di marta, e anzi, suggerisco di ascoltare tutto l’album “Storia di un impiegato” di De Andrè.

  • con simona goethe ci indica una via d’uscita,
    lavoriamo sul colletivo, con l’entusiasmo che si legge in questa pagina di idee, riflessione e stimoli

  • mi chiedo se lei viva solo per il diritto ed ora anche per questo blog ma forse con essi riesce ad unire l’utile al dilettevole…? dovrebbe vivere le emozioni e le passioni di persona, abbandonandosi agli slanci senza timore. faccia un tentativo. buona fortuna

  • scusi catia ma questo è un blog di diritto,lavoro e politica.. o la rubrica del cuore?

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