Corriere della Sera, 15.07.2012
«Non scrivete che sono quello della frase sugli sfigati, non ne posso più ». Michel Martone, viceministro del Lavoro, vorrebbe cancellare quella frase «incauta» che a gennaio sollevò un vespaio. «Laurearsi dopo i 28 anni è da sfigati», osò dire: una provocazone, che gli costò una rivolta mediatica. A distanza di qualche mese, sorride approvando le parole di Profumo, che in sostanza ricalcano le sue convinzioni. «Quaranta milioni di nuovi lavoratori nel mondo sono pronti a competere per ottenere il nostro livello di benessere economico – sostiene Martone – I nostri giovani non possono permettersi di perdere tempo: prima si laureano, prima potranno competere con tutti gli altri, mettersi in gioco».
Dunque, il sottosegretario – laurea in Giurisprudenza a 23 anni, ricercatore a 26, professore ordinario di Diritto del lavoro a 32 – cambia toni ma non idea. Per lui l’università «è solo una fase della vita», quindi bisogna puntare su «chi si sbriga a lasciarsela alle spalle. E gli altri, quelli che si laureano a 27-28 anni ? «Una cosa sono quelli che incotrano difficoltà, che vanno aiutati. Tutti gli altri vanno spronati perchè sono paralizzati dalla paura – spiega Martone – Dalla paura di confrontarsi e di sbagliare, e quindi preferiscono rifugiarsi nella famiglia e nell’università e rimandare scelte difficili». Insomma, anche la cucina di mamma può avere le sue colpe. « È un problema di modelli culturali – ammette Martone – Spesso dietro uno studente poco volenteroso c’è anche una tolleranza dei genitori».
V. San



