Michel Martone sul lavoro interinale a RadioRadicale

Pubblico l’intervistaRadioRadicale del 7 marzo 2012, dove si parla di lavoro interinale.

Ascolta l’audio dell’ intervista a Radio Radicale

 

Con toni decisamente allarmanti, se non allarmistici, alcuni quotidiani si sono riferiti ad un decreto legislativo del Governo che riguarda i lavoratori interinali, più esattamente, come si chiamano adesso, “lavoratori in somministrazione”. L’articolo de “LA STAMPA”, infatti, diceva che con questo decreto legislativo gli interinali rischiano stipendi ancora più bassi. Ci vuol dire cosa dice questo decreto legislativo? Perché si torna ad occuparsi dei lavoratori interinali?

Innanzitutto vi ringrazio per questa intervista che mi consente di scongiurare inutili allarmismi, come peraltro avevo già fatto con la mia lettera al Direttore de “La Stampa”.

Si tratta di un semplice decreto legislativo che è stato emanato in attuazione della direttiva 104/2008 della CEE che, appunto, richiedeva di intervenire per garantire la tutela dei lavoratori interinali ma anche di abolire i vincoli all’utilizzo dell’istituto che ne limitano la diffusione per promuovere l’occupazione.

Per questo il Governo, per evitare l’apertura di una procedura di infrazione, ha emanato il decreto di cui stiamo discutendo. Nel decreto in questione, e ci tengo a precisarlo in maniera molto chiara,  non è contenuta alcuna disposizione che consente di pagare di meno, di sottopagare i lavoratori svantaggiati e anzi  è affermato un principio che và esattamente nel senso opposto, e cioè che i lavoratori interinali hanno diritto ad avere lo stesso trattamento economico e normativo degli altri lavoratori dell’impresa utilizzatrice.

Questi lavoratori svantaggiati, lei ha citato una categoria particolare, a chi fa riferimento? Che tipo di categoria è? Perché sono stati chiamati in causa?

Si tratta di tutti quei lavoratori particolarmente svantaggiati per i quali l’Unione Europea consente di derogare ad alcune discipline legislative ed applicare particolari trattamenti per favorirne l’occupazione. Si tratta delle donne nelle regioni dove il tasso di disoccupazione è particolarmente basso, i disoccupati di lunga durata, i giovani che non riescono a trovare occupazione, i lavoratori in cassa integrazione, i lavoratori in mobilità. Detto ciò, peraltro, lo stesso decreto prevede che la definizione del perimetro di questi lavoratori ai quali verrà applicato il decreto sui lavoratori interinali verrà definito dal Ministero con successivo regolamento.

Questi vincoli, invece, che esistono al fatto che possano essere considerati come lavoratori interinali,            a cosa si fa riferimento ?

Il provvedimento che è stato adottato si limita, di fronte alla richiesta dell’UE, di semplificare l’utilizzo del lavoro interinale anzi, lo ripeto testualmente, di abolire i vincoli all’uso dell’istituto che ne limitano la diffusione per promuovere l’occupazione. Questo decreto,  per adempiere alla direttiva, si è limitato a dire che le causali per l’utilizzo del lavoro interinale a tempo determinato non si applicano ai lavoratori svantaggiati. Questa scelta è stata fatta perché c’era una forte richiesta delle parti sociali (datoriali che volevano l’abolizione tout court delle causali e lavoratori rispetto ai quali le organizzazioni sindacali avevano manifestato una disponibilità a ragionare sul tema) che si sono rese conto che si può fare il contratto di lavoro interinale a tempo determinato solamente a fronte di esigenze tecnico-organizzative e produttive e che le causali sono state, in molti casi, occasione di grossi contenziosi. Il problema dei contenziosi è che, per un lavoratore che vince la causa e viene stabilizzato, l’imprenditore poi però non utilizza più l’istituto. Dato che nel corso del 2010 una norma del precedente Governo aveva stabilito che le causali non si applicano ai lavoratori in mobilità ed è accaduto che a seguito dell’emanazione di questa norma le agenzie di lavoro interinale hanno trovato occupazione a 70.000 lavoratori, la scelta che ha fatto il Governo è stata quella di togliere, in via sperimentale e dando attuazione alla direttiva, le causali solamente per i lavoratori svantaggiati, con la speranza che superare tale ostacolo formale possa consentire di collocarne un numero maggiore.

Perchè il nostro obiettivo è quello, soprattutto in questo periodo di crisi economica,  di aumentarne l’occupazione, a cominciare dai soggetti più deboli del nostro mercato del lavoro.

Quindi l’eliminazione della causale che era prevista nel 2010 ha permesso…?

Di trovare lavoro a 70.000 lavoratori in mobilità.

Questo è stato un dato importante, soprattutto in un momento di grave crisi economica e, quindi, quello che a fatto il Governo, lo ripeto, in adempimento a quanto richiesto dalla direttiva europea, è stato di sperimentare l’applicazione di questa disposizione anche per altri lavoratori svantaggiati.

Quindi hanno le stesse condizioni di lavoro? Non sono inferiori a quelle degli altri lavoratori?

C’è un problema che risale alla Legge del 2003, all’articolo 13 della legge Biagi che prevedeva la possibilità, ma solamente qualora venissero stipulate convenzioni o piani formativi individuali, di pagare di meno questi lavoratori. Ma noi da questo punto di vista, affermando il principio in base al quale hanno diritto alle stesse condizioni di lavoro,  ci stiamo muovendo nella direzione, eliminando un vincolo formale che effettivamente ha creato molti processi ed ha limitato la diffusione dell’istituto, di cercare di sperimentare nuove forme di occupazione. Tuttavia, all’articolo 13, fino ad oggi, non si è dato attuazione e la cosa importante resta in ogni caso promuovere occupazione per i lavoratori svantaggiati.

Ci tengo a sottolineare, inoltre, che in molti paese europei già non esistono le causali con riferimento al contratto di somministrazione a tempo determinato.

In particolare, le causali non esistono in Germania, Inghilterra, Svizzera, Paesi Bassi, Svezia, Slovenia ed Ungheria.

Quindi, da questo punto di vista, è importante sottolineare che noi ci stiamo muovendo nella direzione in qui si sta muovendo l’Europa.

E pensa quindi che anche l’Italia possa avviarsi, per quando riguarda i lavoratori in somministrazione a tempo determinato, verso questo passo?  Pensa che sia possibile?

Io spero che avendo rimosso una norma che creava incertezza del diritto, con riferimento ai lavoratori svantaggiati, si riescano ad aumentare i tassi di occupazione delle donne in cerca di occupazione nelle regioni del sud, dei disoccupati di lunga durata, dei lavoratori in mobilità, dei cassaintegrati, perché quello di cui abbiamo bisogno in questo momento è promuovere buona occupazione e di attrarre investimenti stranieri per far tornare a crescere la nostra economia.


 

Commenti


  • Io ancora mi domando gli uffici di collocamento cosa ci stano più a fare…Ma non è che le agenzie interinali o di somministrazione siano questa grande opportunità di lavoro! Stando ai dati forniti dalle stesse società, occupano solo il 2% della forza lavorativa totale! E si tratta di un 2% che vive di contratti di lavoro precari, perchè difficilmente in seguito ad un periodo di “somministrazione” segue un,assunzione diretta presso l’azienda utilizzatrice! Ciò che però è più grave, è che talvolta queste agenzie pubblicano annunci di ricerca personale fittizi, giusto per aumentare il database di risorse da cui eventualmente attingere forza lavoro! Si tratta di una funzione che potevano svolgere tranquillamente gli ex-uffici di collocamento, ma è evidente che in quel caso nessuna azienda di head hunting e selezione personale avrebbe potuto esistere!

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