Neuro 2008 – Un paese sull’orlo di una crisi di nervi

calcioscommesse1.JPG…pubblico il bell’articolo di uno dei miei studenti. Si chiama Emanuele Licciardi, ha 21 anni e l’entusiasmo giusto per affrontare l’incerto futuro che abbiamo davanti.

…speriamo bene per la partita di questa sera…

Euro 2008 è appena iniziato… E forse, per l’Italia, è già finito. La sfida di martedì contro la Francia non vale più la Coppa del Mondo, come in quella memorabile serata del 9 Luglio 2006, ma la speranza di passare il turno. Speranza, già, perché una vittoria potrebbe non bastare. E, allora, capita di camminare per le vie di Roma, come d’altronde del resto d’Italia, per ammirare tribune sportive degne dei migliori talk calcistici disponibili in tv.

C’è chi si fida dello “Italiano” Van Basten e chi, memore di Portogallo 2004, grida già al biscottone, pensando ad un’Olanda remissiva davanti alla modesta Romania. C’è chi spera nella classifica avulsa; chi nel coefficiente Uefa; chi, ancora, in una non troppo chiara media Inglese.

Ed così che, nel Paese dove il quotidiano più letto è La Gazzetta dello sport, lo spettacolo riesce, ancora, ad irretire le folle. Come duemila anni fa, Roma (e l’Italia intera) ritrova i propri giochi gladiatori. Nel più classico dei processi di fuga dalla realtà, ci si abbandona all’ebbrezza del campionato continentale cercando in esso un luogo di redenzione, di rivalsa, un luogo lontano da una quotidianità inappagante. Cosa importa se l’inflazione è la più alta registrata dal 2001, con un aumento dello 0,5% al mese, se Cassano segna martedì? Perché parlare delle preoccupanti raccomandazioni dell’Ocse o del rating al ribasso nelle previsioni di crescita? Vuoi mettere con la soddisfazione di buttare fuori i Francesi dall’Europeo?

Al di là delle innegabili colpe dei mezzi d’informazione, fin troppo accondiscendenti e disposti a fornire notizie edulcorate, rimane il fatto che ci troviamo di fronte ad una volontaria ed incondizionata resa di massa: 58 milioni di Italiani sull’orlo di una crisi di nervi, ben contenti di potersela prendere, per qualche giorno, con Donadoni che schiera Ambrosini piuttosto che con governi, passati e presenti, incapaci di garantire a tutti i più elementari diritti: dalla possibilità di arrivare con dignità a fine mese, a quella di recarsi sul proprio posto di lavoro senza il timore di chi sa di vivere in un Paese con un numero di morti bianche da terzo mondo.

E allora, mettiamoci davanti la tv martedì e speriamo in una bella vittoria che ci consenta l’approdo ai quarti, così che il sogno duri ancora qualche settimana e il risveglio non sia troppo brusco. Ma diamoci da fare. Impegniamo le nostre energie per essere i migliori non solo sul rettangolo di gioco, ma anche al di fuori di esso.

Dobbiamo smettere di credere che l’Italia possa essere un Paese vincente solo una volta ogni quattro anni…

Emanuele Licciardi

Commenti


  • Ahhh se le prospettive future di una nazione potessero veramente materializzarsi in una palla anzicchè di vetro, di cuoio, assolderemmo fantomatiche fattucchiere travestite da calciatori e le piazzeremmo lì, sugli spalti di un agorà di legno e sedili in pelle a discutere amabilmente sul perchè, in Italia non ci si diverte più a fare granchè, neanche la politica. Grande emanuele.

  • Ah il coefficiente UEFA…io direi più che altro che avremmo bisogno del coefficiente CULO. Ma non parlo solo della delicata situazione della nostra Nazionale durante l’avventura europea. Parlo dell’azienza Italia, super-indebitata, che soffre di una grave malattia: quella della crescita 0, e affetta da tani altri virus, piccoli e grandi. In realtà è tutta una questione di testa, di spirito, di cuore, di volontà.
    Guardare la partita di pallone con una sciarpa al collo intonando l’Inno di Mameli è sicuramente una piacevole distrazione, ma non dimentichiamoci delle morti bianche, e dei veri problemi che riguardano il nostro Paese. Ogni giorno dobbiamo informarci e sostenere chi fa qualcosa di sensato per noi, ma anche criticare chi ci prende in giro con false promesse, vendendoci lucciole per lanterne.
    Complimenti Emanuele per l’articolo, divertente, tagliente, ironico, vero, ricco di spunti interessanti.

    Daniele

  • ahhh, e così ritroviamo anche online la mitica coppia di cestisti,
    chiedo a urciolo, perchè non fa un paragone tra la mitica finale boston celtics -l.a. di larry bird e magic johnson e quella di oggi tra kobe e garnett
    sarebbe un bellissimo articolo

  • tre considerazioni (mi permetterete, senza l’utilizzo di metafore sportive) che mi riservo di approfondire, ma che sento essere, instintivamente, una possibile risposta al problema:

    1. concordo che la rinascita italiana parte dal basso, da una rinnovata coscienza e senso civico; ma è pur vero che i processi culturali sono lenti e necessitano di un indirizzo costante da parte di chi è alla guida del paese . Di fronte all’inerzia, alle azioni non condivise o interessate, della classe politica nazionale, l’unico arbitro (come non detto, ecco lo sport:) può essere,a livello europeo, la CE.

    2. la CE che si è più volta dimostrata il luogo per un confronto equo e imparziale, un tavolo di lavoro da cui prendere in prestito le esperienze positive degli altri paesi, aldilà delle regole già fissate dai regolamenti o dalle direttive.

    3. sarebbe, però, auspicabile (ma è realizzabile?!) una maggiore autonomia degli organismi internazionali (oltre alla Ce anche l’Onu) tale da svincolarli dalle pressioni INGIUSTIFICATE dei paesi a turno più forti. Per evitare che si riproduca, su scala europea o mondiale, quello che avviene ogni giorno in Parlamento.

    ps. secondo voi passare dal macro al micro è il metodo migliore? In quali esperienze si è rivelato efficace?

    V

  • Sono ancora amareggiata. E scrivo. Sono ancora amareggiata per quell’eliminazione arrivata così, ancora una volta ai calci di rigore; spada di Damocle che pende da sempre sulla testa della nostra nazionale, che molte volte ci ha trafitto, che pensavamo esorcizzata con la finale di Berlino, che è tornata di nuovo. E ci ha tagliato fuori. Di nuovo.
    Scrivo, ma non è di calcio che voglio parlare, piuttosto del tuo articolo Emanuele. Perfetto, incontestabile, pienamente condivisibile. Proprio per questo non mi è piaciuto.
    (Nonostante avessi apprezzato altri tuoi commenti sia da un punto di vista stilistico che contenutistico, ed a quanto pare non sono stata l’unica visto che il Nostro Prof ha deciso di “pubblicarti”, questo articolo è stato un po’ deludente.)
    Si, perché suona un po’ come quelle promesse strappa-applauso alla fine di un comizio elettorale, perché è ridondante come le parole degli allenatori sconfitti, perché se lo spunto è interessante il risultato è retorico.
    Chi infatti, minimamente coscienzioso, in tempi di “emergenza democratica”, discutibilissimi pacchetti sicurezza , troverebbe preminenti le sorti del ct Donadoni?
    Chi infatti, sopravvissuto ad un generale appiattimento di coscienze, in giorni di “cliniche degli orrori” e della sempre gettonatissima questione rifiuti, si preoccuperebbe per l’impatto che potrebbe avere un ritorno di Lippi?
    Chi infatti, da semplice osservatore della realtà, negherebbe che, come diceva una “fotografica” canzone di Gaber, ci sentiamo italiani solo di fronte alla maglia azzurra?
    NESSUNO.
    Allora voglio rivendicare il giusto peso della profondità ma anche il giusto peso della leggerezza!
    Manteniamoci sempre critici verso la realtà che ci circonda, continuiamo ad indignarci di fronte alle brutture del nostro paese, arrabbiamoci e pensiamo sempre di poter cambiare; ma lasciamoci anche distrarre, anche se ogni 4 anni, anche se per soli 120 minuti, da questa svilente realtà.

    Marta

  • Cara Marta,
    magari avessi ragione! Se entri in un bar ed ascolti giovani, magari precari, magari costretti a vivere con mamma e papà, magari in gravi difficoltà, non li sentirai discutere della necessità di cambiare le cose, non li sentirai domandarsi cosa possono fare per “rubare” la poltrona ad una classe dirigente gerontocratica (dalla politica allae imprese), ma li vedrai accapigliarsi sulla questione Lippi – Donadoni!

  • concordo con il nostro anonimo sul fatto che tristemente nei bar si discute più di lippi e donadoni che non del futuro del nostro paese, il fatto è che nonostante le discussioni nei bar l’Italia perde anche a calcio e oggi è stata superata anche dalla spagna come prodotto interno pro capite, per questo condivido l’animus di Marta, che mette un pizzico di pepe e polemica non politically correct nel sito, ma non l’invito
    perchè sinceramente i 120 minuti della nostra squadra di vecchietti mi hanno fatto tristezza per non parlare del moscio rigore di di natale

    il prof

  • Che delusione questa nazionale italiana. Non ci volevo credere. E’ finita ai rigori! Abbiamo visto 120 minuti di partita fiacca e senza brio, peccato, davvero.

    Se, e bisogna riconoscerlo, Donadoni è stato il capro espiatorio dell’insoddisfazione degli italiani per qualche tempo , è proprio solo di questo che sentiamo di dover parlare?
    Mi riferisco alle tante persone che in questi giorni di europeo ho sentito dissertare, ore ed ore, sulla formazione, sulla capacità dei giocatori, sulla impossibilità per Toni di mettere una palla in rete, e quando anche ci fosse riuscito se l’è vista annullare per fuorigioco.

    Sono, sì, argomenti interessanti, leggeri, spiritosi, permettono di immaginarci nei panni che non sono i nostri, e questo è sempre divertente. Devo però riconoscere, con la tristezza nel cuore, che non sentito parlare con lo stesso interesse di altre materie, che invece dovrebbero interessare in maniera molto più profonda.

    Non ho visto la stesso desiderio di esprimere un’opinione sul pacchetto sicurezza, con tutte le sue discutibilissime disposizioni. Non ho visto la stessa ansia nell’aspettare la partita con la Spagna, che dovrebbe, e in misura maggiore, avvertirsi con riferimento all’aumento del costo del petrolio e di tutte le conseguenze che porta con sé. Non ho sentito lo stesso sentimento nazionale della vittoria contro la Francia, per tentare di risolvere l’emergenza rifiuti, che non dimentichiamolo, è ancora lì. Lì a coinvolgere tantissimi settori e non solo, come se non fosse sufficiente di per sé, la salute dei cittadini.

    Accidenti, che dire? E’ proprio vero che ogni italiano si sente un perfetto allenatore?! Niente di più?! Non ci credo! E’ ora di dimostrarlo però!

  • Forse è solo che Berlusconi porta sfiga 😀

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