Norma antiprecari – Un mercato del lavoro perverso

 E’ stato più forte di me, non riuscivo ad abbandonare il blog…

norma-anti-precari.jpgAl di là dei facili demagogismi, il pandemonio suscitato dalla già famigerata norma anti-precari offre lo spunto per riflettere sulle perversioni del nostro mercato del lavoro. Nel quale le assunzioni a tempo indeterminato dipendono piuttosto dalle sentenze dei giudici del lavoro che non dalle politiche di selezione del personale decise dai vertici delle aziende sulla base delle richieste del mercato. Come appunto dimostra la vicenda che è all’origine della norma anti-precari inopinatamente inserita l’altra notte nel maxiemendamento alla legge finanziaria. Quella relativa alle assunzioni del personale in Poste italiane e in alcune altre aziende italiane.

Mi spiego meglio. Fare il postino, come più in generale lavorare a tempo indeterminato in Poste italiane, non è il migliore dei lavori possibili. Certo, dà diritto ad una buona retribuzione e ad un lavoro onorabile, il che è già tanto in questi tempi precari, ma sicuramente non rappresenta il sogno di ogni giovane italiano.

Ciò nonostante, nel corso degli ultimi dieci anni, tantissimi disoccupati e tantissimi precari, quasi 130.000 dal 1997, spinti dalle necessità della sopravvivenza hanno fatto i postini a tempo determinato, per periodi che variano dai venti giorni, necessari a fronteggiare le vacanze estive dei postini a tempo indeterminato, ai due/tre anni, per quelli che aspiravano al posto fisso. Per alcuni, si trattava solamente di un lavoretto da svolgere nel periodo estivo per guadagnare un po’ in attesa di trovare un lavoro più congeniale alle proprie aspirazioni. Per altri, di una scelta di vita che doveva auspicabilmente culminare nella stabilità, di lavoro e di vita, una volta che l’azienda avesse deciso di procedere alle assunzioni a tempo indeterminato dei postini necessari a fronteggiare le richieste di un mercato in crescita

Senonchè è accaduto che Poste italiane, nel porre in essere questo gigantesco ed esagerato piano di assunzioni a termine, sia incorsa in un errore formale. Ha dimenticato di far approvare il piano di ristrutturazione agli Uffici competenti, condizione essenziale per l’apposizione del termine. Tutti i precari di Poste, quelli che speravano nel posto fisso e quelli che, in attesa di un lavoro più congeniale, avevano lavorato anche solo venti giorni, si sono così ritrovati nella condizione di fare causa. Per chiedere al Giudice la reintegrazione nel posto di lavoro, e quindi tutte le “retribuzioni globali di fatto” dal giorno della scadenza del termine al giorno dell’effettiva reintegrazione, più la ricostituzione della carriera, più i contributi arretrati, più le spese legali e via dicendo.

Ne è venuta fuori una vera e propria valanga di ricorsi che ha intasato i tribunali del lavoro, arricchito centinaia di avvocati, e rischia di affossare Poste italiane. Perché 27.000 lavoratori a termine hanno fatto causa e già 17.454 (dico diciassettemilaquattrocentocinquantaquattro lavoratori), anche quelli che avevano lavorato solo venti giorni, hanno ottenuto una sentenza che riconosce loro il diritto alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Si tratta di una contenzioso enorme, perché i lavoratori reintegrati rappresentano più del 10% dell’intero organico di Poste italiane, che alcuni parlamentari della maggioranza hanno infelicemente tentato di risolvere. Con un blitz sul maxiemendamento alla finanziaria, hanno sostituito, per tutti i processi in corso, la sanzione della reintegrazione con quella del diritto al risarcimento dei danni nel limite delle sei mensilità. Il problema è che spesso la frettolosità induce all’errore e quei parlamentari non si sono resi conto che per risolvere un problema ne stavano creando tanti altri. Come prontamente denunciato dal Ministro Sacconi, che ha subito disconosciuto l’emendamento, e dal Ministro Meloni, giustamente sensibile al rischio di disparità di trattamento tra chi aveva fatto causa e chi non aveva fatto causa, tra chi aveva già ottenuto una sentenza e chi era ancora in attesa della definizione de giudizio, tra chi vuole lavorare in Poste e chi ci prova per raggranellare un po’ di soldi.

Ora, è probabile che la norma anti-precari, sulla spinta dell’opposizione e dei sindacati, venga abrogata subito dopo l’approvazione del maxi emendamento. Ma ciò non risolverà il problema delle assunzioni a termine in Poste italiane né tanto meno quello dell’occupazione giovanile. Perché questa triste storia di precarietà ci lascia con una desolante conclusione. Nel nostro perverso mercato del lavoro, per arrivare al posto fisso, non serve studiare, impegnarsi o meritare. Bisogna fare causa!

P.S. Consiglio a tutti la lettura del “Libro Verde” appena presentato dal Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi

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Commenti


  • Un errore formale?! Stiamo parlando di decine di migliaia di casi! Se fosse così sarebbe grottesco. Non bastavano le leggi ad personam, adesso si vorrebbe modificare anche il diritto del lavoro per sanare la situazione di una singola azienda che avrebbe abusato sistematicamente del contratto di lavoro a tempo determinato, contratto d’altra parte già ampiamente deregolato dalla l. 368/01. Ma visto che le norme inserite nel d.l. 112, già prima dello sciagurato emendamento, ampliavano ulteriormente la possibilità di ricorso al lavoro precario, e che esiste un disegno di legge firmato Cazzola – Della Vedova che prevede la precarizzazione di tutti i lavoratori, compresi quelli assunti a tempo indeterminato, c’è da dubitare che l’emendamento in questione si possa considerare un intervento ad hoc, rivolto ad un singolo per quanto eclatante caso, quanto invece un tentativo di colpo di mano estivo. Tanto più se si considerano le voci secondo cui il provvedimento in una precedente formulazione avrebbe anche dovuto essere esteso anche ai casi che si apriranno nel futuro. Insomma, c’hanno provato, ma forse stavolta gli è andata male, viste le reazioni. Sono stato facile profeta a dire dopo le elezioni che sul tema del lavoro ne avremmo viste delle belle. Vigilare e resistere, anche sotto l’ombrellone. Ha da passà a’nuttata…
    ps Anch’io consiglio il Libro Verde di Sacconi, amena lettura sotto l’ombrellone: un guazzabuglio di idee confuse, concetti vaghi e assiomi non dimostrabili, ma con tanta, tanta ideologia…

  • Insomma ancora una volta un errore del management che viene pagato (in quattrini e/o diritti) dalla collettivita’. Ma le teste dei responsabili non cadono mai?

  • Il Barone Von Gloeden

    Totò diceva: Ci sono più fessi che datori di lavoro……..
    E Brave Poste Italiane!!!

  • Il Barone Von Gloeden

    anch’io 🙂

  • La cosa piu’ incredibile, è che per sostituire i 10 giorni di stacco
    dei tempi determinati per il rinnovo del contratto di altri sei mesi..(…questo per scongiurare lo spettro del reintegro a tempo indeterminato..) si assumono lavoratori temporanei, andando ovviamente ad “ingrassare” le multinazionali del settore ….
    creando un’organico che assomiglia sempre piu’ ad una “gettoniera”…
    che ad uno staff….

  • I pentiti.
    Per chi non ha voglia avventurarsi nelle 24 pagine del libro verde di Sacconi, consiglio in alternativa la lettura di una lunga intervista pubblicata oggi (30/7/08)sul Foglio dell’ex comunista Giuliano Ferrara, dove l’ex socialista Maurizio Sacconi spiega molto bene l’ideologia che informa il suo libro verde e aiuta a chiarire anche le cause delle sue contraddizioni interne. L’obiettivo esplicito è quello di “abrogare il sessantotto” e tornare agli anni ’50. “Autosufficienza” è una delle parole chiave: autosufficienza del welfare, della persona, della famiglia, della “comunità” (altra parola chiave). “Fare comunità (…) a partire dalle sue proiezioni essenziali che sono la famiglia, il volontariato, l’associazionismo e l’ambiente di lavoro sino a riscoprire luoghi relazionali e di servizio come le parrocchie, le farmacie, i medici di famiglia, gli uffici postali, le stazioni dei carabinieri” (sic). Insomma un bel quadretto alla “Pane amore e gelosia” o alla “Peppone e Don Camillo” (ma senza Peppone, ovviamente, perchè il muro è caduto 20 anni fa…). Perché tutto ciò? Ma è chiaro: perché la pressione fiscale “oltre certi limiti non può andare”. Insomma (traduzione): arrangiatevi un po’ tra voi poveracci, che i ricchi hanno altro a cui pensare e le tasse non le vogliono pagare. Addio welfare state, addio stato sociale. Ecco risolto il conflitto tipico della modernità tra gemeinschaft (comunità) e gesellschaft (società). Al contrario però: addio società, si torna alla comunità. Abbasso la modernità! Ma il neo-comunitarismo sacconiano non convince molto. Nel testo “gli influssi sono vari” e l’ambizione è quella di ”portare a sintesi varie culture” (antropologia cristiana e “new labour” quelle citate). Ma la sintesi riesce un po’ male ed ecco spiegate le incertezze e le contraddizioni.
    Molto più chiaro. Ora, no? Grazie, Ferrara

  • Un emendamento di paternità occulta: Sacconi lo ha sconfessato, il PDL ne prende le distanze, la Meloni pure, l’on. Bocchino cerca di sviare in “politichese”, applaude solo la Marcegaglia. E i sindacati? Le piazze? BOH!!
    Strana estate! Non solo l’emendamento ammazza-precari, già prima un onorevole Ministro della Repubblica alza il dito medio contro le parole del nostro inno nazionale e i media danno risalto a questo episodio solo per riportare le opinioni della sua stessa compagine politica (che non condanna,ma tenta di giustificare).
    Intanto i militari sono pronti a pattugliare/rastrellare/sorvegliare/espellere/MILITARIZZARE le nostre città; perchè non ci sentiamo sicurie, perchè invece di sbloccare i concorsi pubblici per le forze dell’ordine, perchè invece di evitare di tagliare nei prossimi anni 3000 unità di polizia abbiamo preferito fare all’italiana. E comunque, vedere i militari fa più effetto che vedere le forze dell’ordine…
    Mentre poco dopo il solstizio d’estate scopriamo che in certe telefonate del nostro Premier con certe sue onorevoli colleghE non si parlava nè di debito publico nè di precariato…, meno male che tale Fabrizio Corona (“il fotografo dei Vip”, imputato nel processo di “vallettopoli”)nella trasmissione “Lucignolo” di Lunedì 22 Luglio ha dichiarato di voler anche lui scendere in politica. Forse per diventare presidente del consiglio e così evitare qualsiasi condanna.
    Strana estate, un’altra.

    John Sarra

  • Non è solo il comunismo la “cosa facile che è difficile fare”, come diceva Brecht. Le Poste sembrano peggio: a conti fatti, assumere qualche postino a tempo indeterminato in più e scaglionare le ferie, no? era troppo complicato? Fare contratti corretti ai lavoratori a tempo determinato senza esporre l’azienda al contenzioso è oltre le capacità di questi manager alle vongole (con tutto il rispetto dovuto al saporito bivalve)? Magari i contratti erano fatti apposta per essere impugnabili, in modo da permettere assunzioni clientelari, bastava perdere la causa… Perchè non mettono in rete i nominativi dei manager che hanno fatto ‘sto casino, inclusi stipendi e bonus

  • io sono una dei tanti postali che e’ in causa ma perche se i contratti erano sballati non pensavano prima ad assumerci enon ad aspettare il reintegro solo con la sentenza del tribunale e’ tutto un magna magna

  • e per non parlare degli accordi sindacali ad ok con l’azienda l’ultimo del 10 luglio per avere indietro lindennizzi perepiti e sanare tutto chidendo la causa comunque se passa la legge e la mia ultima ancora solo questo schifo di accordo

  • non conosco il merito degli accordi sindacali, ma di sicuro non riesco a capire la ragione che ha indotto poste italiane a scegliere la via delle assunzioni a termine piuttosto che quella delle assunzioni a tempo indeterminato

  • io ho fatto causa solo perchè i sindacati mi hanno incitato a farlo poichè ci avevano preannunciato che non saremmo stati più chiamati neanche a tempo indeterminato,avrebbero assunto solo dalle agenzie interinali (dei sindacati) infatti quei lavoratori non hanno dovuto fare neanche il ricorso,sono stati assunti direttamente dall’azienda a tempo indeterminato ed hanno i migliori posti di lavoro e nessuno ci spiega il perchè,ma è facile intuirlo…..Poste è l’azienda più piena di raccomandati che c’è si è sempre saputo chi però come me è stato chiamato dall’ufficio di collocamento per lavorare a tempo determinato,per diversi contratti rischia di tornare a casa con un pugno di mosche in mano perchè non abbiamo la raccomandazione ma siamo serviti a far entrare chi doveva entrare.Adesso i sindacati ci incitano a firmare un accordo dove non solo l’azienda se pur in difetto rivuole i soldi indietro vinti per effetto di giudizio positivo ma ci priva anche dell’anzianità i servizio e un contratto peggiorativo rispetto a chi semplicemente ha avuto un iter giudiziario più breve (c’è chi ci ha messo più anni ad avere il primo grado di giudizio chi uno anche qui’ corruzione a non finire lavoratori con lo stesso identico contratto e periodo lavorativo uno ha vinto l’altro ha perso anche se la legge dovrebbe essere uguale per tutti)E’ tutto una presa in giro ma molti affamati di lavoro si accontentano di essere lavoratori di serie “b” pur di percepire uno stipendio e firmano l’accordo capestro e si indebitano anche per anni lavorando con lo stipendio ridotto,considerando il potere d’acquisto attuale non si arriva a fine mese con lo stipendio pieno figuriamoci ridotto.

  • Questo è l’ennesimo caso di una cattiva gestione aziendale. Lo Stato dovrebbe scegliere i dirigenti tra persone qualificate e non soltando “suggerite” al ministro dal deputato di turno.
    Non ci si improvvisa a fare i manager e tanta gente studia seriamente ed a lungo per diventarlo.

  • SALVE IO HO SVOLTO SEI MESI DAL LUGLIO 92 A DICEMBRE 92 POTREI RIENTRARE X QUANDO RIQUARDA I RICORSISTI?

  • beh che dire!!! l’italia dei raccomandati!!!anke io come altri 10000 siamo in attesa di essere riassunti da poste italiane!!!e come si dice i soldi vanno dove stanno i soldi!!! sono stati assunti dei raccomandati invece ke noi ricorsisti!!! quando ci hanno telefonato per partire dal sud al nord siamo scappati per un mese , due mesi!!! e ki lo dimentica!!!sacrifici per trovare alloggio!! per non parlare dell’ospitalita’ che ci riservano!! e tutto per cosa?? per essere esclusi??? beh che la giustizia abbia il suo corso!!!il governo non rompesse le scatole con la legge dei 6 mesi di retribuzione arretrati…noi vogliamo essere riassunti come gli altri!!! senza distinzione di nulla!!! lo dico qui mi battero’ fino alla fine!!!

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