Novità dall’era post ideologica

Secondo i bene informati Barack Obama potrebbe scegliere come vicepresidente il repubblicano Chuck Hagel, perchè è convinto  che l’alternativa di novembre “non sia tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti ma tra passato e futuro”. Parole sante che potrebbero segnare il passaggio all’era post ideologica. Nella quale lo scontro verte sulla soluzione dei problemi concreti piuttosto che sul richiamo alle categorie del secolo scorso. Magari……

 

p.s. per ulteriori approfondimenti sul superamento della contrapposizione tra destra e sinistra, rinvio al post Siamo tutti outsider!

Commenti


  • Prof, ma “era post ideologica” significa “centro”?…

  • no significa dividersi e confrontarsi a partire dai problemi e non dalle ideologie

  • …ma secondo lei anche in Italia stiamo entrando in questa attesissima era post ideologica?
    Veltroni aveva promesso ministri ombra che facessero proposte alternative e concrete a quelle del governo, sembrava una cosa bellissima, da paese civile… adesso invece siamo ai girotondi, e si sa…

    giro giro tondo
    casca il mondo
    casca la terra
    TUTTI GIU’ PER TERRA!

  • no da noi l’era post ideologica è lontana
    purtroppo siamo ancora alla difesa delle posizioni di potere contese da schieramenti opposti che ancora si richiamanno a idee del secolo scorso

    se posso permettermi brillante commento

  • Professore, secondo me, invece, l’era post ideologoca l’abbiamo già “importata”, ma con qualche “difettuccio di fabbrica”…Anzi, con qualche correzione all’italiana, per così dire.

    Tra centro destra e centro sinistra le divergenze, in quanto a programmi sono davvero poche. Il problema è che tale comunanza non si registrata su progetti condivisi di rilancio del Paese, ma sull’incapacità di entrambi di trovarne alcuno.

    Così, sorpassate le ideologie, si cerca il dialogo. Ma la discussione, non avendo alcun oggetto su cui vertere, termina ancor prima di iniziare…

    E intanto in piazza monta l’onda dell’antipolitica, pronta a mietere vittime, indistintamente, con la violenza di uno tsunami.

  • Caro Professore,
    condivido la Sua riflessione e l’auspicio che anche nel nostro Paese si affermi una politica seria che non si divida più tra destra e sinistra, parlando di categorie ideologiche superate dalla storia e dai fatti. Oggi i confini tra questi campi sono sempre più labili e non sembrano esprimere compiutamente i problemi del nostro Paese. Il confine ora passo lungo un crinale diverso rispetto al passato: è una frontiera di responsabilizzazione. Ma allora viene da chiedersi perché ci ostiniamo ad esaminare e ad affrontare i problemi veri del Paese con delle vecchie lenti di in gradimento di età ideologiche che non esistono più? La risposta credo sia ben formulata in una lucida analisi sociologica di noi italiani che il Presidente Cossiga pone in premessa al proprio libro, “Italiani sono sempre gli altri”.
    E così:

    ” Gli italiani sono sempre gli altri. In negativo. Anzi, con un forte accento spregiativo. Sono stati gli altri per Leopardi, perché scettici e cinici. Gli altri per Manzoni, perché si beccano come i capponi di Renzo pur nella comune disgrazia. Gli italiani erano gli altri per Cavour, che parlava francese e pensava come un liberale inglese; per re Vittorio Emanuele che preferiva essere il II del Piemonte piuttosto che il I dell’Italia; per Benito Mussolini che li voleva rifare da capo a fondo; per Palmiro Togliatti appena arrivato da Mosca perché veniva da più lontano, quasi da un’altra patria; per Alcide De Gasperi, che si considerava un trentino prestato all’Italia; per il sardo comunista Enrico Berlinguer, che li vedeva perennemente afflitti dalla “questione morale”. E ancora sono stati per Alberto Sordi, che voleva farsi americano, come il guappo napoletano di Renato Carosone. E oggi gli italiani sono sempre gli altri, per Eugenio Scalfari o Romano Prodi, quando votano Berlusconi, e per, Giuliano Ferrara e per Silvio Berlusconi, dopo che hanno fatto vincere Prodi per ventiquattromila voti. L’antitalianismo come vizio del carattere politico italiano ha radici profonde e tratti indelebili. Ancora!”

    Allora forse nel nostro Paese – in cui le classi dirigenti e la società civile hanno sempre seguito il pragmatismo senza aggettivi del Guicciardini, vedendo nell’interesse generale sempre e soltanto il proprio particulare e nella politica non il metodo di governo, ma la commedia del possibile – il nuovo sogno americano del superamento delle categorie tra destra e sinistra sarà un obiettivo del prossimo futuro, ma semmai di un futuro remoto ed indefinito. Salvo naturalmente che nel frattempo non nasca un “uomo o donna della provvidenza”.

  • allora speriamo arrivi l’uomo della provvidenza o gradatamente lo tsunami, perchè in quest’apatia declianante tra dibattiti asfittici non c’è spazio per il futuro

  • NOME: Era post-ideologica
    ETA’: 15 anni
    CITTADINANZA: italiana
    SEGNI PARTICOLARI: disastrosa (per il suo sviluppo in forma patologica. Perché all’ideologia è subentrata solo l’ingordigia, l’avidità e l’egoismo di una classe politica fine a se stessa)

    Nessuna polemica. Niente anti-politica oggi ; non ce le meritiamo.

    Qualche riflessione però si.
    Ecco la classe politica nella mia era post-ideologica:
    Trasversale: perché è inutile continuare ad essere infruttuosamente ‘anti’
    Di spessore: perché l’intelligenza, la preparazione e la cultura fanno approvare riforme (valide!)
    Autonoma: perché la separazione dei poteri è la base della democrazia (qualcuno oltralpe l’aveva detto già un po’ di tempo fa)
    Responsabile: perché la politica è un onere prima di essere un onore
    Per il paese: perché repubblica vuol dire ‘cosa pubblica ’ e democrazia ‘potere del popolo ’

    (umiltà e onestà, non le cito neppure. Probabilmente non le ha utilizzate neanche Moro nella sua ‘Utopia’!)

    Un solo invito. Svegliamoci.
    IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

    Marta

  • Questa mattina, 13 luglio 2008, il Sommo Pontefice, Benedetto XVI, all’aeroporto militare di Richmond in Australia ha affermato come “Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte…Vedono la povertà e l’ingiustizia e desiderano trovare soluzioni – prosegue – Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l’esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all’ambiente naturale dall’avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri”.

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