Nell’accordo svolta storica sul nodo “rappresentanza”

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di mercoledì 28 gennaio 2009

L’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali sottoscritto lo scorso 22 gennaio segna un decisivo spartiacque nella storia delle relazioni sindacali, per tanti motivi. Perché pone le premesse per far decollare la contrattazione collettiva di secondo livello e collegare le retribuzioni al merito e alla produttività; perché introduce maggiori certezze in ordine alla tempestività dei rinnovi contrattuali; perché mira a ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali; perché cerca di porre fine agli scioperi dei sindacati minoritari che paralizzano i servizi pubblici locali. Ma soprattutto perché, con esso, il Governo chiama i sindacati a nuove ed importanti responsabilità, anzitutto nella definizione delle regole della democrazia sindacale. Continua a leggere ‘Nell’accordo svolta storica sul nodo “rappresentanza”’

Michel Martone a La Zanzara sugli “sfigati”



Intervento di Michel Martone a La Zanzara di Giuseppe Cruciani.

Michel Martone su ammortizzatori sociali a SkyTG24 con Maria Latella



Michel Martone parla di ammortizzatori sociali con Maria Latella a “L’intervista” su SkyTg24.

Un ritorno al passato: la crisi economica e i limiti all’autonomia delle casse previdenziali

Articolo pubblicato su Providence del 3 ottobre 2011

providence.JPGLa recente manovra anticrisi sancisce, per molti aspetti, un vero e proprio ritorno al passato in ordine alla tanto conclamata autonomia delle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, portando a compimento un processo che, a ben vedere, ha già avuto diverse tappe.

Costola delle Casse previdenziali di cui al d. lgs. n. 504 del 1994, esse sono sorte, a seguito delle manovre di risanamento imposte dalla Ue nei primi anni ’90, a partire dal riconoscimento della loro matrice privatistica, alla quale facevano da corollario l’esclusione da finanziamenti pubblici diretti o indiretti ed il parallelo riconoscimento di una autonomia gestionale, organizzativa e contabile.

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Marco Biagi: un giurista che guardava lontano

Di seguito l’articolo in memoria di Marco Biagi pubblicato sull’ultimo numero di “Formiche”

“Le  multinazionali o comunque le imprese che competono con concorrenti di tutto il mondo devono reagire alle sfide anche superando vincoli imposti da regole locali. La conferma di questa tendenza viene ancora una volta dalla Germania. Se si tiene conto del fatto che in Germania almeno sulla carta non dovrebbe esistere contrattazione aziendale, si comprende facilmente come la necessità di trovare un’intesa imponga di travolgere ogni regola formale”.

Non sono parole di oggi, ma di nove anni fa, quando Marco Biagi dalla pagine del “Sole 24 ore” già avvertiva che se non avessimo seguito l’esempio tedesco, “si sarebbe manifestata in tutta la sua spettacolarità la fragilità di un sistema costruito sull’unità di azione delle tre maggiori confederazioni” e quindi incapace di regolare quella concorrenza tra sindacati che gia` si stava manifestando in tutta la sua drammaticità. Continua a leggere ‘Marco Biagi: un giurista che guardava lontano’

L’esigenza di una svolta solidaristica per i pionieri del sistema contributivo

La questione del sostegno finanziario alle Casse previdenziali istituite con d. lgs. n. 103 del 1996, di cui si avverte la profonda esigenza, specie in questo particolare momento di crisi, si interseca inevitabilmente con la questione della solidarietà in materia previdenziale. In un primo tempo, il principio di solidarietà si è tradotto nell’affermazione di meccanismi di finanziamento a ripartizione, in base ai quali il trattamento pensionistico degli aventi diritto veniva integralmente sopportato dalla forza lavoro in attività. Senonché, il progressivo invecchiamento medio della popolazione, il proliferare di fenomeni di prepensionamento e soprattutto il metodo di calcolo retributivo, caratterizzato dalla parametrazione del trattamento pensionistico alle ultime retribuzioni percepite dall’avente diritto, hanno ineluttabilmente condotto al collasso del sistema previdenziale, divenuto insostenibile dal punto di vista finanziario.

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La battaglia giudiziaria della Fiom contro il CCNL dei metalmeccanici del 2009

Alla fine di settembre del 2010, per cercare di assicurare la tenuta dell’accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano del 15 giugno 2010 ed evitare che la più grande impresa automobilistica italiana cedesse alla tentazione di uscire dal sistema confederale, le organizzazioni sindacali di categoria, ad eccezione della FIOM, hanno legittimato in sede di contrattazione nazionale l’efficacia derogatoria dell’opting out. Hanno, in particolare, sottoscritto l’art. 4 bis che, modificando il contratto collettivo dei metalmeccanici del 2009, anch’esso privo della firma della Cgil, ha disciplinato le modalità di attuazione dell’art. 16 dell’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009.

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Alcune considerazioni sull’art. 2112 c.c. e sul ricorso della FIOM contro la FIAT davanti al Tribunale di Torino

Secondo la ricostruzione avanzata dalla Fiom, la scelta della Fiat di costituire un NewCo per dare vita con tutti gli altri sindacati ad un nuovo sistema contrattuale che disciplini il rapporto di lavoro negli stabilimenti Fiat in coerenza con quanto approvato dai lavoratori in occasione di diverse consultazioni referendarie, è antisindacale perché sarebbe determinata dall’esclusivo fine di escluderla dall’azienda. Conseguentemente, la Fiom chiede al giudice di accertare la violazione delle disposizioni sul trasferimento di azienda e di costringere azienda e sindacati sottoscrittori, a tornare ad applicare quel sistema di regole dal quale tutti erano voluti fuggire per evitare di rimanere impantanati nel mezzo della difficile transizione di cui si è detto. In altri termini, vuole continuare a giocare con le regole che a lei maggiormente aggradano, ovvero quelle sui livelli contrattuali del 1993, come quelle sulle r.s.u., o ancora con quelle sancite dal ccnl del 2008. Ma non vuole sottostare a quelle previste dallo Statuto dei lavoratori, che pure si applica nelle tante aziende e settori che non applicano l’accordo interconfederale sulle r.s.u. del 20 dicembre 1993, né tantomeno a quelle sancite dall’accordo sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009. Non è questa la sede per affrontare la questione se, nel caso di specie, la scelta di costituire una New co. invece di fare ricorso alle procedure di cui all’art. 2112 c.c. sia stata determinata da ragioni di carattere organizzativo legate alla strategia di progressiva integrazione delle società del gruppo Fiat con quelle del gruppo Chrysler, di cui la Fiat ha nel frattempo acquisito il controllo, come sostengono alcuni, oppure dalla esclusiva volontà di escludere la Fiom e privarla delle rappresentanze sindacali aziendali. Ai nostri fini è più interessante rilevare che quest’azione giudiziale ripropone la questione del confronto tra due diversi ordinamenti giuridici che è stata risolta nel senso della coesistenza dalle sentenze dei Tribunali di Torino e di Modena.

L’art. 2112 c.c. richiede infatti, per evitare una sovrapposizione di contratti collettivi nella disciplina di rapporti di lavoro all’interno della medesima azienda, che, qualora ci sia stato un trasferimento d’azienda, il contratto collettivo in vigore nell’impresa trasferita si continui ad applicare solamente laddove nella nuova azienda non sia sostituito da un contratto collettivo del medesimo livello. E nel caso in questione esiste un contratto collettivo di livello, se non medesimo, sicuramente simile a quello del 2008 che si applicava nella vecchia Fiat. Il contratto collettivo nazionale di primo livello specifico per il settore automobilistico che è stato sottoscritto dalla Fiat S.p.a. con Fim, Uilm e tutti gli altri sindacati, contiene un’organica disciplina di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro e rappresenta l’architrave del nuovo sistema contrattuale per il settore automobilistico. Pertanto il giudice, qualora dovesse ritenere violata la disciplina dell’art.2112 c.c., dovrà compiere una difficile decisione in ordine a quale disciplina applicare ai lavoratori degli stabilimenti di Pomigliano. Se quella prevista dal ccnl del 2008 ancora voluta solo dalla Fiom o quella voluta nel 2011 dall’azienda, da tutti gli altri sindacati e ratificata dai lavoratori degli stessi stabilimenti. Con l’avvertenza che in questo caso il giudice non potrà esprimersi nel senso della coesistenza dei contratti collettivi, perché lo stesso art. 2112 c.c. riconosce che, per assicurare l’efficacia di un’organizzazione del lavoro e la tutela dei lavoratori, è necessaria una sola disciplina collettiva del rapporto di lavoro per tutti i dipendenti. Non ci possono essere figli e figliastri e, per questo, l’art. 2112 c.c. richiede espressamente che il giudice scelga quale contratto applicare.Anche per questo è auspicabile che il Tribunale di Torino, nell’esercizio della sua discrezionalità, assegni il dovuto rilievo alla circostanza che il contratto collettivo cd. specifico di primo livello, seppure secondo alcuni non può essere considerato del medesimo livello del ccnl del 2008 perché è stato sottoscritto e applicato solamente da aziende della galassia Fiat, è comunque dotato di un grado di legittimazione ben maggiore di quello di cui chiede l’applicazione la Fiom. Nel compiere questa difficile scelta, il giudice è infatti soggetto solo alla legge e nel caso di specie l’unica disposizione di legge applicabile non dice in base a quali criteri selezionare il contratto collettivo del “medesimo livello”. Pertanto, la decisione in ordine alla scelta del contratto collettivo da applicare finisce per essere rimessa alla sua valutazione discrezionale.

Una valutazione che il Tribunale di Torino dovrà condurre, al di là dei formalismi, avendo ben presente che la ratio dell’art. 2112 c.c., come si evince dalla stessa rubrica dell’articolo, è quella di assicurare, in occasione dei trasferimenti di azienda, il “mantenimento dei diritti dei lavoratori”, non quella di proteggere le prerogative dei sindacati dissenzienti, che peraltro sono comunque tutelate, nelle aziende e nei settori in cui non si applica il protocollo sulle r.s.u., dal titolo secondo dello Statuto dei lavoratori che da quarant’anni protegge i sindacati che non fanno parte della cd. “triplice confederale”. Pertanto, il giudice dovrebbe scegliere di applicare il contratto collettivo che meglio tutela i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano e quindi dovrebbe assegnare rilievo dirimente al fatto che quei lavoratori hanno già deciso quale disciplina considerano maggiormente confacente con i loro interessi in occasione di ben tre diversi referendum. Ma anche alla circostanza che, seppure non è ancora scaduto, nessuno – né i sindacati riformisti, né la Federmeccanica, né tanto meno la New co. – vuole continuare ad applicare il ccnl del 2008. Tant’è vero che per modificare i termini dell’accordo hanno prima sottoscritto il ccnl del 2009 e poi il contratto di primo livello specifico per il settore automobilistico che evidentemente considerano migliorativo. Magari perchè ritengono che, se per aumentare la produttività dello stabilimento rende più pesanti i turni e più brevi le pause, comunque assicura gli investimenti necessari al rilancio della produzione, alla salvaguardia dell’occupazione e alla fine della cassa integrazione guadagni, oltre ad alcuni miglioramenti retributivi. Uno scambio virtuoso, dotato di una forte legittimazione tra sindacati e lavoratori, che individua più avanzati punti di incontro tra le ragioni della produttività e quelle della tutela dei lavoratori per rilanciare la produzione nella competizione globale. Un accordo che non merita di essere sacrificato sull’altare dei diritti e delle prerogative sindacali della Fiom, quantomeno in un ordinamento che si fonda sul rilievo costituzionale dei principi della libertà sindacale e dell’iniziativa economica privata ed è chiamato a fronteggiare la concorrenza globale.

Alcune considerazioni sul perverso rapporto tra Media e Lavoro

Pubblico di seguito l’intervento al convegno organizzato dalla Uil Nazionale, dalla Uilcom e dalla Luiss Guido Carli, intitolato “Il racconto del lavoro nel lavoro che cambia”, tenutosi il 27 gennaio 2011.

Programma del convegno

Non siamo noi che dobbiamo andare alla ricerca della globalizzazione perché, come ha dimostrato anche la vicenda Fiat, è la globalizzazione che viene a cercare noi. Non si tratta, quindi, di discutere se la globalizzazione sia buona o cattiva o di chiederci se e come proiettare il nostro paese sui mercati internazionali. Perché la globalizzazione è ovunque. E’ diventata un elemento ineliminabile delle nostre vite. Possiamo riconoscerla o meno, ma di certo non possiamo sfuggirle. E per questo, almeno secondo me, è meglio affrontarla.

Ciò posto vorrei subito dire che il titolo del convegno è assolutamente riuscito. Ci dà alcuni spunti importanti per valutare la vicenda di Mirafiori che a sua volta ci offre importanti spunti per riflettere sul rapporto che intercorre tra il Lavoro e i Media. Continua a leggere ‘Alcune considerazioni sul perverso rapporto tra Media e Lavoro’

Papà, cos’è la politica? Ovvero come ridere dei nostri paradossi

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Un bambino domanda al padre: “Papà, che cos’è la politica?”

 Il papà ci pensa un po’ su e poi gli dice “Guarda, te lo spiego con un esempio:
Io porto i soldi a casa, per cui sono il Capitalismo,
Tua madre gestisce il denaro, quindi è il Governo,
Il nonno controlla che tutto sia regolare, per cui è il Sindacato,
La nostra cameriera è la Classe operaia,
Noi tutti ci preoccupiamo solo che tu stia bene. Perciò tu sei il Popolo.
E il tuo fratellino, che porta ancora i pannolini, è il Futuro.
Hai capito figlio mio?”

Il piccolo ci pensa su e dice a suo padre che vuole dormirci sopra una notte.

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Perchè sono favorevole all’art. 8

 

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di sabato 20 agosto 2011

La crisi di questi giorni e la fredda accoglienza riservata dai mercati finanziari ai provvedimenti preannunciati dai leader del mondo occidentale, stanno rendendo evidente a tutti che, quando le economie non crescono, i debiti pubblici inghiottono gli stati e con essi i diritti dei cittadini. Prese in ostaggio dalla speculazione internazionale a causa dei troppi debiti contratti nel corso degli ultimi decenni da politici alla ricerca di facili consensi, le democrazie occidentali non ce la fanno più. Non hanno più risorse per contrastare la crisi del debito. Anche perchè quelle che c’erano sono state utilizzate per salvare dalla crisi del 2008 quel sistema finanziario che ora sta speculando contro i debiti pubblici. Continua a leggere ‘Perchè sono favorevole all’art. 8′

Il tabù che resiste alla tempesta

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di mercoledì 7 settembre 2011

Ci sono alcune cose difficili da capire della polemica che in questi giorni sta riguardando l’ormai famoso art. 8 della manovra, quello che consentirebbe di derogare all’ancor più famoso art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Siamo nel mezzo di una tempesta finanziaria che, ad ogni rialzo degli spread, brucia miliardi di euro e impone l’adozione di misure sempre più dure che o riducono i diritti dei cittadini o aumentano il prelievo fiscale. La Banca d’Italia e la Bce hanno a più riprese sottolineato l’urgenza di riforme strutturali che aumentino la produttività del sistema economico italiano, perché senza crescita i conti non tornano. Con la famosa lettera, Trichet e Draghi si sono spinti anche più avanti, precisando che è necessario rendere più flessibile il rapporto di lavoro stabile e proteggere nel mercato i lavoratori precari. Continua a leggere ‘Il tabù che resiste alla tempesta’

Autonomia collettiva e abuso dei diritti del lavoratore

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Pubblicato su “Colloqui Giuridici sul Lavoro” n. 1 del 2011

La categoria civilistica dell’abuso del diritto è già stata ampiamente dibattuta da dottrina e giurisprudenza, per cui evito di dilungarmi troppo sulla sua analisi e sulle sue dinamiche.

Mi limito solamente a segnalare che il proliferare di occasioni di abuso è fisiologico in un sistema, normativo, dottrinale e giurisprudenziale, naturalmente proteso alla tutela dei diritti del lavoratore.

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“Stay hungry. Stay foolish!”



Il corpo del Tiranno

Pensavamo che la guerra in Libia non fosse stata fatta per gli interessi economici francesi a scapito di quelli italiani, ma che fosse invece semplicemente una guerra che dovevamo fare in nome della libertà, della democrazia e dei diritti di tutti. In altri termini pensavamo che la rivoluzione Araba preludesse ad una nuova primavera democratica. Ed invece le torture sul corpo di Gheddafi ancora vivo e lo scempio che ne è stato fatto da morto, mostrano una primavera appassita dalla ferocia che assomiglia piuttosto all’inverno della ragione. Soprattutto se ci si ricorda che dai tempi dell’Iliade ad oggi, il rispetto del corpo dei morti è sempre servito a misurare il livello di civiltà delle culture.

L’amico della porta accanto – Marco Simoncelli

Ieri il mondo dello sport ha perso un grande campione, in pista ma soprattutto nella vita.
Ne è testimonianza il silenzio assordante che, poche ore dopo la scomparsa, ha avvolto tutti gli stadi italiani prima del fischio d’inizio.
L’amico della porta accanto, sfegatato tifoso del Milan, che se ne andato lasciando il posto ad un grande vuoto. Mai più le gare del Mugello saranno le stesse senza uno dei suoi padroni di casa.
Addio Supersic, campione di un’Italia che vorremmo e che non c’è più.

Tra art. 8 e art. 18 – Come contrastare le speculazioni dell’art. 18 senza incidere sulla sua struttura

colloqui1.JPGIn corso di pubblicazione su “Colloqui Giuridici sul Lavoro”

La tematica dell’aliunde perceptum e percipiendum investe questioni ad un tempo sostanziali e processuali, rispettivamente riguardanti la natura di norma speciale dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e, d’altro canto, l’equa distribuzione del peso probatorio tra le parti, costituzionalmente necessaria per evitare che, su una di esse, gravi una probatio veramente diabolica. La dimensione sostanziale del problema muove dalla specialità dell’art. 18 rispetto alla disciplina civilistica, motivata da quelle finalità protettive del lavoratore in nome delle quali il legislatore ha presunto l’esistenza di un danno legato dapprima alla perdita del posto di lavoro e, in un secondo tempo, alla mancata tempestiva reintegrazione. Continua a leggere ‘Tra art. 8 e art. 18 – Come contrastare le speculazioni dell’art. 18 senza incidere sulla sua struttura’

Amy Winehouse (1983 – 2011)



Aveva solo 27 anni, ma con la sua voce e il suo genio ci ha commossi, emozionati, intristiti e reso felici.

Ci mancherà.  Peccato che non abbia trovato il coraggio di vivere.

Ma perchè nei film italiani i lavoratori sono sempre rappresentati come degli sfigati?

Penso che al giorno d’oggi ai giovani mancano soprattutto modelli in cui credere, che diano speranza e dimostrino che anche nell’Italia di oggi, quella a crescita zero, se ci si rimbocca le maniche e ci si impegna, si possono raggiungere importanti traguardi. Continua a leggere ‘Ma perchè nei film italiani i lavoratori sono sempre rappresentati come degli sfigati?’

The Italian welfare in front of generational selfishness

egoismo-generazionale1.jpg

This system we live and exist in has by now become ill to a degree with a sort of generational selfishness. It’s a system in which our father’s privileges are being funded by their children’s future, over whose head is hanging above all the enormous weight of our third world’s debt.

The origins of this self-interest can be traced in our society to a very long way back and are subject to constant renewal, as was demonstrated in fact by the protocol sanctioned last year by the government and trade unions. It’s no doubt a protocol which cannot possibly be met favourably and this for a number of reasons. On top of all is the government’s alteration of the infamous age-step which was in theory supposed to pension off about 150.000 workers not in the mood to wait until 60. This is no doubt a choice reflecting the nature of this selfish, unjust and anti-historical situation. Its selfishness derives from the decision to send fathers into pension at 58 whereas in future their children will have to wait until they reach 70.

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Taglio degli stipendi in Spagna

zapatero Spaventata dalla vicenda Greca la Spagna si è mossa in anticipo e per proteggersi dalla speculazione finanziaria ha già varato un drastico pacchetto di riforme. Si tratta di un rospo difficile da digerire, soprattutto per chi vive del proprio lavoro.

Il governo ha infatti annunciato che ridurrà gli stipendi, e metterà mano alla riforma delle pensioni. Vediamo nel dettaglio cosa prevedono le misure di austerity introdotte da Zapatero e che formano una manovra da 15 miliardi per gli anni 2010-2011 che si aggiunge alla manovra già precedentemente prevista e che ammonta a 50 miliardi.

I sacrifici sono per tutti e toccano tutti i settori dello stato sociale. Gli stipendi dei dipendenti pubblici saranno decurtati di 5 punti percentuali e congelati per il 2011, questo dovrebbe portare un taglio di circa 4 miliardi di euro. In Spagna però anche i membri del governo danno l’esempio e decurtano il loro stipendio di un 15%, e lo stesso potrebbe toccare ai parlamentari. Sarebbe bello che lo stesso accadesse con i costi eccessivi e spropositati di tanta parte della politica italiana.
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Una volta tanto stiamo dalla parte dei genitori

A gennaio di quest’anno il ministro Brunetta propone una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni.

Oggi assistiamo a genitori che fanno causa ai figli quarantenni, o quasi, per mandarli fuori di casa. Non è la trama del film francese Tanguy, avviene veramente.

I genitori si sono rivolti al giudice in tre casi concreti in cui i figli, ancora a casa e dipendenti dai genitori, non ne volevano sapere di andarsene. L’età dei cd. “bamboccioni” oscilla tra i 38  i 40 anni. Le richieste, presentate all’Adico di Mestre, hanno visto le famiglie disperate chiedere un supporto legale per agire contro i figli che, ad uscire di casa e a rendersi indipendenti, non ci pensavano minimamente.

Si arriva poi ad estremi di altro genere: casi in cui il padre, condannato da Tribunale di Trento, si trova a dover mantenere la figlia trentenne fuori corso all’università perché senza un lavoro.
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Nasce Rete Imprese Italia

Oggi all’Auditorium si celebra la nascita di una nuova grande organizzazione rappresentativa delle piccole e medie imprese artigiane a commerciali.
Superando gli steccati ideologici, che non hanno più senso nell’economia globale, le cinque confederazioni, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani, hanno deciso di federarsi per dare una voce unitaria a quelle piccole e medie imprese che fanno la grandezza del nostro sistema economico. Certo non si tratta di una organizzazione unitaria ma, di sicuro, è un primo importante passo.

Rete Imprese Italia vanterà il 60% della forza lavoro italiana con più di due milioni di imprese iscritte, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli sarà il primo vertice della federazione.

Insomma una semplificazione importante per dare forza al nostro sistema economico. Speriamo che funzioni.

Dillinger il think tank per outsider cambia pelle!

Dillinger compie 1 anno e cambia pelle. Grazie a tutti voi, questi i risultati di soli 12 mesi:

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Un importante tesoro di materiali digitali accomunati dal desiderio di cambiamento e dalla voglia di una Politica con la “P” maiuscola. Per valorizzarli abbiamo scelto una nuova grafica e costruito una piattaforma più potente e funzionale.

E dopo tutto questo lavoro, ci siamo resi conto che siamo diventati il primo think tank veramente libero e indipendente della politica italiana.

La Grecia in fiamme – Brevi divagazioni sulla crisi

Negli anni 90 si diceva che gli Stati si erano troppo indebitati per pagare i welfare nazionali dando ai popoli diritti che non si potevano permettere.

Così, a partire dagli anni 90, è nata la moda delle privatizzazioni e gli Stati per ridurre i debiti hanno venduto le autostrade, le reti telefoniche, le reti energetiche, i fast food, gli autogrill, le società chimiche e tanto altro. La giustificazione sembrava nobile, l’impoverimento era evidente.

Poi è arrivata la crisi del 2008, si è scoperto che le banche avevano fatto investimenti troppo rischiosi, che la finanza si era garantita rendimenti completamente ingiustificati, che il mondo era sull’orlo del baratro. E così gli Stati, che negli anni 90 avevano liberalizzato vendendo i beni reali, sono corsi in soccorso delle banche, hanno comprato i titoli tossici dei finanzieri e sono tornati ad indebitarsi, non più per pagare i diritti dei cittadini, ma per salvare i loro conti correnti messi a rischio da operazioni finanziarie spesso truffaldine.

Le banche sono state salvate ma ora la speculazione internazionale, che ha continuato ad arricchirsi, è tornata ad aggredire gli Stati, cominciando dalla Grecia, per costringerli a ridurre ulteriormente i diritti dei cittadini.

Ora, è probabilmente vero che i greci hanno truccato i bilanci dello stato per entrare nell’Unione Europea e che probabilmente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, ma è altrettanto vero che, se è giustificabile che lo Stato si indebiti per realizzare i diritti dei cittadini, è sicuramente intollerabile che lo faccia per salvaguardare le rendite dei finanzieri.