Queste sono le foto di Pietro Maria Sabella nella sua onirica Palermo… la prova che il dialogo tra culture è sempre possibile, basta cercarlo.
p.s. secondo voi qual’è la più bella?
Una scena di vita quotidiana al mercato Ballarò di Palermo.
Ormai il noto mercato della Vucciria di Palermo è quotidianamente frequentato da moltissimi immigrati e la loro integrazione è massima.
L’incisione su questa colonna della cattedrale di Palermo testimonia un dato storico: la costruzione di questa, come di molte altre cattedrali siciliane, è stata dovuta alla cooperazione tra arabi e normanni nel XII secolo, ed ancora oggi la Sicilia è terra di contatto e comunicazione tra popoli del Mediterraneo.
La targa in marrone indica il nome della via in tre lingue: italiano, ebraico e arabo, a testimoniaza della forte integrazione culturale e religiosa presente nel tessuto sociale di Palermo.
Anche qui.
Scene di vita quotidiana in via Maqueda, una delle vie del centro di Palermo.
Simboloico: via Maqueda è ormai piena di fast food etnici, indiani, arabi, tunisini, che si affiancano ai nostri tradizionali bar e tavole calde.
Molte sono le vie e vicoli con queste indicazioni.











bellissime foto
complimenti pietro!!!
è evidente che non si tratta di un semplice contatto dovuto dalla poco considerevole distanza che c’è tra l’Italia e in particolar modo la Sicilia e gli altri Peasi del mediterraneo…
e allora la cooperazione tra arabi e normanni nel XII secolo, dimostra che ancora oggi la Sicilia è terra di contatto e comunicazione tra popoli del Mediterraneo.
Bellissime! Complimenti all’autore…
Complimenti Pietro! Con le tue foto hai colto dei particolari così significativi … L’integrazione è possibile, lo è oggi così come lo è sempre stata nel passato. E non solo l’integrazione come rispetto e tolleranza ma anche quel livello superiore che è la collaborazione, così come ci hai dimostrato con la foto della cattedrale.
Grazie, sono davvero foto meravigliose.
Ottimo lavoro Pietro..
mi piacciono e tanto perchè, con il fascino di Palermo, dimostrano che un altro mondo è possibile a prescindere dagli steccati e dalle barriere che continuiamo a costruire, si vede la sensibilità del poeta!!!!
Queste foto dimostrano appunto che Palermo è una città dove l’integrazione è possibile, dove le barriere si sono sciolte quasi totalmente, dove vecchie chiese adesso sono adibite a Moschee e tutti i culti sono liberi e tutelati.
Palermo fu definita da Leonardo Sciascia “un caos bellissimo”, ed ancora oggi lo è.
E’ una città dove, nonostante tutte le contraddizioni, è possibile vedere bagliori di modernità e fratellanza.
Un altro mondo è possibile: questo ne è un piccolo esempio.
Grazie
Pietro
foto che testimoniano una città unica
bravo pietro!!!
sono delle foto bellissime
l’integrazione è possibile
basta volerlo da entrambe le parti
l’integrazione è possibile basta solo darli diritti sacrosanti come l’abolizione del crocifisso nelle scuole e qualunque simbolo religioso
il crocifisso nelle scuole è solo uno dei tanti problemi di incomprensione etnica, ma andando oltre questi problemi marginali ve ne sono altri di carattere giuridico di assoluto rilievo come il burqa o la poligamia o in generale il fatto che non si può pensare di andare in uno Stato straniero e pensare di imporre il proprio volere da un giorno all’altro senza rispettare le leggi di quel Paese.
L’integrazione è un processo difficile e va raggiunta gradualmente
festeggio il ritorno di graziano, e con lui non sono proprio convinto che sia necessario rinunciare alla nostra identità religiosa per promuovere l’integrazione….
le foto sono meravigliose e adesso che sono all’estero in erasmus apprezzo particolarmente queste immagini…
probabilmente non è la sezione più adatta dal momento che qui si parla di qualcosa di piacevole e positivo ma è impossibile non ricordare che ieri ci sono stati ancora stragi sul lavoro che potevano essere evitate con qualche accortezza in più…
Caro Prof.,secondo me un processo d’integrazione inteso come coesione sociale e partecipazione attiva alla società di ogni suo singolo membro, che sia giallo, nero, rosso o bianco, è possibile solo attraverso una forma di reciproco rispetto di valori, usi, costumi e tradizioni…ma, nel senso di arricchimento bidirezionale, di “intercultura”.
Ciò non vuol dire, a parer mio,pretendere di prevaricare o imporre la propria cultura d’origine su quella del paese “ospitante” o”seconda patria” e viceversa, ma soltanto cercare di conoscere l’altro perchè solo nel rispetto delle “differenze” è possibile trovare soluzioni a tanti problemi…
Quanto al simbolo del Crocifisso, è per me simbolo di salvezza, di libertà fraterna, di amore, pace… simbolo talmente eloquente da accogliere la misericordia di chiunque…ed io in questo simbolo racchiudo la mia identità…
cara giusy, sottoscrivo al 100%
Solo “parlando” è possibile comunicare e superare le barriere in un momento come questo di sempre più difficile espressione del proprio pensiero.
la comunicazione non è una attività semplice
Comunicare significa trovare due o più persone predisposte a confrontarsi su una tematica e intente a trovare un punto d’incontro e ad abbandonare le proprie convizioni e fare posto ad una visione comune…
Comunicare è avere il coraggio di rischiare
COMUNICARE è…AVERE CORAGGIO!!!
L’integrazione è un processo difficile e va raggiunta gradualmente
Graziano tu hai ragione, ma occorre determinare delle semplici regole di rispetto e di convivenza reciproca,
senza prevaricare nessuno,
senza essere razzisti,
ma senza nemmeno essere ingenui.
Io non sono per espellere tutti gli stranieri, specialmente quelli che in Italia si sono fatti una famiglia, hanno un regolare permesso di soggiorno e hanno un lavoro onesto,
ma nemmeno per farmi rubare a casa dagli albanesi,
nè per farmi violentare dai ROM,
ed è per questo che io ammiro e rispetto il cervello di un uomo politico come Maroni,
anche se riconosco dei limiti “padani”,
che non digerisco,
giusto l’imitazione che fa di lui Dario Ballantini a Striscia la notizia, che è uno dei migliori trasformisti in Italia, mi fa sorridere, perchè è chic, con quegli occhiali rossi e il fazzoletto verde, vive a Roma, suona la pianola, lavora al ministero, però poi se gli tocchi il Pò si inalbera, e mi pare Borgezio ai tempi d’oro…
Il filosofo diceva che occorre trovare IL GIUSTO MEZZO
SOPRATTUTTO NELLA POLITICA CHE HA L’ARDUO COMPITO DI DISCIPLINARE LA NOSTRA VITA
foto stupende.
soprattutto la prima, e lo sguardo del ragazzo sulla bici. probabilmente a contare gli ultimi cent nelle tasche per acquistare, in una Ballarò che insieme alla pacifica integrazione garantisce ancora a tutti la sopravvivenza.
complimenti Pietro!
Complimenti! Le foto sono bellissime! Una nota positiva dopo le tante notizie di aggressioni a danno di immigrati.
Sì sono d’accordo Maddy! In questi giorni dove l’intolleranza sembra tornata alla ribalta queste foto sono la dimostrazione che l’integrazione e la convivenza sono possibili…
Forse qualcuno dovrebbe vederle per rendersi conto dell’errore di una impostazione fondata su pregiudizi e rifiuto…
Complimenti Pietrooo! Davvero belle e, soprattutto, dense di significato..
scusate la mia tarda risposta ma nn ho avuto la possbilità di venire su internet.
Il crocifisso di per se non è il problema ma era un esempio per integrare gli stranieri! Integrazione non significa piegare le volonta ,solo perchè sono loro a venire nella ‘NOSTRA’ nazione,ma significa incastrare le varie culture e religione o riconoscendole tutte o ‘DISCONOSCENDOLO’ tutte.
Foto meravigliose, sensibilità acuta ed occhio vigile a cogliere momenti di vita quotidiana e normale, in Sicilia infatti l’integrazione non è un problema, fuori da ogni luogo comune.
I problemi sono ben altri….
Bravo PIETRO!
Semplicemente tutto banale , artefatto e strumentale, chissa’ a quale scopo, SCIOCCHEZUOLE INSOMMA