Per favore l’anno prossimo non facciamoci del male (ovvero più luglio per tutti!)

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L’articolo è dell’anno scorso ma con questo caldo non resisto a ripubblicarlo e anche se la proposta non ha avuto un gran seguito, visto che a luglio saremo tutti qui a lavorare e studiare,  mi piacerebbe sapere cosa ne pensate…….

 Sono le 15.00 del 22 luglio, il termometro segna 38 gradi all’ombra, il tasso di umidità sfiora l’85% e tu devi tornare al lavoro. Con la macchina ma senza aria condizionata. Perché si è rotta ed il meccanico non può ripararla prima di una settimana. Ha troppi clienti.

Ti fai coraggio ed esci di casa. Sali sulla macchina, è un vero e proprio forno. Scendi dalla macchina e apri i finestrini, pensi che devi smetterla di parcheggiare su quel lato della strada perché ci batte il sole. Ma poi ripensi che la sera prima, per trovare un parcheggio, hai girato per più di mezz’ora e ti rassegni: finché la città non si svuota non ci sono vie di scampo, neanche per il parcheggio.

 15.10

La macchina non si è ancora raffreddata, ma tu devi andare. Sei in anticipo, ma non troppo e poi non si sa mai cosa può accadere per strada in questi ultimi giorni di luglio. Parti, ti distrai e sbagli strada. E, neanche a farlo apposta, ti ritrovi nel traffico bloccato dai tassisti che in corteo stanno andando a prendersi un caffè, all’aereoporto di Fiumicino, per decidere come contrastare la liberalizzazione delle licenze. Nel frattempo, però, paralizzano le strade della tua città. Tu ti indigni, vieni preso da un attacco d’ira. Vorresti reagire come Michael Douglas in quel film che, impazzito dal caldo, impugna il fucile e fa strage in città durante “un giorno di ordinaria follia”. Ma, seppure i tassisti ce la mettono tutta per attizzare i tuoi peggiori istinti, desisti. Fa troppo caldo.

 15.22

Sopraffatto dall’afa, continui a chiederti se è meglio aprire o chiudere i finestrini. Quando sono aperti, l’inquinamento acustico e quello atmosferico ti stordiscono. Quando sono chiusi, ti sembra di stare in una sauna, anzi in un bagno turco per via del tasso di umidità. In ogni caso, sudi, hai attacchi di svenimento ed intolleranza. E, proprio in quel momento, squilla il telefonino: è il tuo capo, è in vacanza alle Maldive già da dieci giorni, ha la voce rilassata ma il tono è deciso e l’imperativo categorico. Per lui non sono più tollerabili il calo di rendimento e le assenze dal lavoro che si verificano ogni anno prima delle vacanze. Gli spieghi che probabilmente è colpa del caldo e lui indispettito ti risponde che tutti lavorano in quel periodo e di contare fino a tre prima di tirare fuori certe giustificazioni. E riattacca infastidito.

 15.28

Avanzi di dieci metri e il telefonino squilla di nuovo. E’ un cliente. Vorresti non rispondere ma devi, se non altro perché ripensi alle parole del tuo capo dalle Maldive. Così rispondi e vieni sommerso dai suoi problemi. Dice che vuole reagire immediatamente e che “pretende” l’atto prima della pausa estiva. Glielo prometti e nel frattempo pensi al monte di lavoro che devi ancora sbrigare prima di poter finalmente scappare dalla città.

 15. 39

Non ce la fai più a stare in coda, hai deciso di non sterminare i tassisti, ma non puoi più subirli supinamente. Vuoi reagire, più avanti c’è un’uscita. Certo, ti allontana ancor di più dalla meta, ma poco importa. Ciò che conta è reagire e imbocchi l’uscita. Ti senti libero, ma dura solo un momento. Perché al semaforo c’è di nuovo una coda, oltre ad un assordante rumore di clacson. Ti sporgi e, dopo aver assaporato, dritta sulla faccia, una potente ventata di scirocco e gas di scarico, scorgi un energumeno che, parcheggiato il motorino proprio nel mezzo della strada per bloccare la viabilità, sta insultando una conduttrice che non gli ha lasciato la precedenza allo stop. Vorresti reagire almeno contro di lui, ma poi lo guardi bene e ti rendi conto che, a meno di non voler ricorrere ad oggetti contundenti, un intervento si risolverebbe in un massacro, per te. E poi neanche gli altri conducenti intervengono ed in fondo la signora che non lascia la precedenza, ha messo la sicura e non ha intenzione di abbassare il finestrino. Sperando che l’energumeno non spacchi il vetro, decidi di aspettare che si sfoghi, pensando che con questo caldo non è il caso di fare gli eroi. Lui prende a calci la macchina e rompe lo specchietto. Per fortuna, dimenandosi si sfoga. Poi, sudato all’inverosimile, risale sul motorino e se ne va. Ma nel frattempo il semaforo è tornato rosso e tu continui ad aspettare.

 15.48

Schiacciato dall’amletico dilemma su come ovviare al guasto dell’aria condizionata, apri e chiudi nervosamente il finestrino. Gusti, in tutta la sua umidità, un’altra ventata di scirocco, “il vento africano”, e osservi i pedoni che attraversano la strada. Il loro ritmo è lento, pesante e accaldato. Ti ricordano i dannati dell’inferno della divina commedia illustrata di tuo nonno. Solo che i dannati di fine luglio, almeno gli uomini, sono costretti ad un ulteriore supplizio: devono portare la giacca, la cravatta, le scarpe di cuoio e la ventiquattrore. Tutti hanno caldo, ma loro di più. Almeno le loro colleghe possono mettersi dei leggeri vestitini e i sandali. Tu, invece, non hai alternative: devi portare la cravatta, le scarpe di cuoio e il massimo spazio concesso alla tua discrezionalità è quello di scegliere tra un completo di lino, uno spezzato di cotone oppure quello splendido vestito in fresco lana che ti dona tanto, ma alza la tua temperatura corporea di altri cinque gradi. Ti sembra un’ingiustizia, un’intollerabile discriminazione di genere ed è comunque una potente fonte di frustrazione. Anche perchè, pensandoci bene, oltre alle tue colleghe che possono permettersi il lusso di lasciare spalle e gambe e piedi scoperti, invidi profondamente anche i turisti, soprattutto inglesi e tedeschi, che vanno in giro in mutande e, persino, gli abitanti dei paesi arabi, perché almeno a loro, emiri e poveracci, è concessa la leggerezza di un kaftano bianco. E, nel frattempo, ripensi a quel maledetto matrimonio che ti aspetta sabato, alle 17.30!

 15.55

Mentre sei assorto da questi importanti pensieri, sei costretto ad inchiodare. Questa volta è colpa di un vigile che, per sbloccare un ingorgo, paralizza tutta una piazza. Anche questa volta, vieni colto dall’ira, ma poi lo guardi bene e prevale la pietà. E’ rintronato dal sole che trapassa anche l’elmetto. E quelle gocce di sudore che solcano la sua fronte, se non meritano il massimo rispetto, sono più che sufficienti per muoverti a compassione. Intanto, la radio ti preannuncia che dopodomani sarà il giorno più caldo dell’anno e tu pensi che coincide proprio con l’ultima giornata di lavoro veramente carica.

 15.58

Squilla di nuovo il telefonino. E’ l’ufficio, sono arrivati i clienti per la riunione, ma tu sei in ritardo. Ti inventi una scusa, parli, confusamente, alla segretaria del traffico e le assicuri che sarai lì in 10 minuti e contestualmente realizzi che sei diventato impresentabile. Per fortuna, hai lasciato una camicia a studio, anche se sai che non basterà per toglierti di dosso quel senso di fastidio per l’afa che hai dovuto subire. E intanto apprendi dalla radio che è già passato il solstizio d’estate, che le giornate si stanno riducendo, che ancora si fanno gli esami nelle università, anche in quelle senza aria condizionata, dove infatti, a causa del caldo, sono appena svenute due studentesse.

Poi arriva il momento dell’approfondimento che è ovviamente dedicato all'”emergenza caldo”. Parla il medico che, ricordando cosa è accaduto due anni fa in Francia, teme per la salute delle persone in età avanzata. Parla l’ambientalista che, oltre all’effetto serra, attribuisce la colpa di questo “caldo straordinario” ai condizionatori. Parla il metereologo che dice che la “morsa del caldo” comincerà ad attenuarsi con i primi giorni di agosto, quando le giornate cominciano a farsi sensibilmente più corte. E tu pensi che, almeno, il peggio è passato. Poi, parla l’economista che si interroga sulla diminuzione della produttività individuale nel mese di luglio. Parla anche l’intellettuale di sinistra che, invece, descrive quanto sia bella Roma nel mese di agosto, quando non c’è più nessuno, la temperatura diminuisce, i negozi sono chiusi e, certe volte, di sera si indossa anche un maglioncino di cotone, preferibilmente lilla. Infine, arriva il momento del sociologo, dal quale apprendi che in Germania, in Inghilterra ed in molti altri paesi del nord europa il periodo delle vacanze si concentra nel mese di luglio.

 16.09

Per merito di una ventata di aria condizionata che giunge dai finestrini, miracolosamente aperti, della jeep che ti ha appena affiancato, hai un’intuizione folgorante. In un delirio megalomane pensi che, forse, si potrebbe fare qualcosa per alleviare la tortura di questo luglio in città. Forse, pensi sempre tra te e te, non è un caso che luglio sia il mese in cui le giornate sono più lunghe. Forse non è un caso che gli inglesi abbiano scelto proprio questo mese per le vacanze estive. Forse, anticipando la pausa estiva di qualche settimana, si arriverebbe meno stremati alla fine dell’anno lavorativo. Forse andando in vacanza a luglio si sfrutterebbe meglio il riposo natalizio. Forse luglio è il mese più caldo dell’anno.

Poi, proprio mentre stai sviluppando queste geniali intuizioni, prende la parola il politico che, interrogato sul caldo, parla delle colpe di un’opposizione irresponsabile, come quella condotta in Parlamento nel corso di questo afoso mese di luglio. E tu vieni preso dallo sconforto.

Morale della favola: per favore, l’anno prossimo non facciamoci del male. Forse luglio è il mese più caldo dell’anno. Forse sarebbe meglio sfollare il castello quindici giorni prima, quando le giornate sono ancor più lunghe, il caldo insopportabile e l’afa già inquina le menti dei castellani.


Commenti


  • Andare in vacanza ad agosto non è solo estremamente defatigante, ma anche anacronistico. Questo modello di organizzazione delle ferie, come molti altri modelli che vantano un’origine radicata, risulta non essere più attuale in quanto basato su presupposti che, con l’evolversi del clima, sono variati.

    Se fino a mezzo secolo fa agosto era il mese più caldo, adesso si registrano temperature equivalenti, se non maggiori, nelle ultime due decadi di luglio. Ciò che, poi, interviene ad arricchire la comparazione e che risulta decisivo è il tasso di umidità, che a luglio risulta costantemente e sensibilmente più alto che nel mese successivo. Infatti, quest’ultimo incide in maniera rilevante sulla temperatura percepita che, vista la finalità del calcolo, deve essere presa come dato di riferimento.

    Rimanere in città dal clima tropicale fino alla fine di luglio, pianificando le ferie ad agosto, quindi, risulta essere un sillogismo attempato, vano già nelle sue premesse.
    Continuando a ragionare in tali termini, facciamo la fine delle formiche sotto la canicola: sempre in fila, senza conoscere altro che le spalle di chi ci sta di fronte, che sia un automobilista esasperato dal traffico o un vicino di ombrellone a dieci file dalla riva del mare.

  • Decisamente Il caldo di luglio non è più tollerabile di quello di agosto. Tanto meno le idee che ci ronzano in testa continuamente aiutano da parte loro: “pochi giorni e si va in vacanza”,oppure “dai, ancora una settimana e finalmente si dorme” e ancora “basta, da quando vado in vacanza solo infradito!” Non è così forse? Che sia il lavoratore in ufficio, che sia il commerciante in negozio, che sia, vuoi il professore, vuoi lo studente, a ritrovarsi a luglio a sostenere esami, l’uno interrogando e l’altro interrogato, forse non tutti almeno una volta lo abbiamo pensato? E qui mi permetto di domandare, solo una volta peraltro?!

    Ho tanto volte letto di cali di rendimento e assenteismo che caratterizzano questo periodo dell’anno, ma in realtà quando si considera l’aumento della produttività la risposta, questo non dovrebbe essere incentivato?

    Se ci si trova a lavorare in condizioni che rasentano il livello di tollerabilità fisica, come si può biasimare il lavoratore che rende meno, o lo studente che mentre aspetta di fare l’esame ha un mancamento o rasenta lo svenimento prima di essere chiamato?
    Mi rendo conto che il clima non è controllabile da nessun datore di lavoro, né da rettori, né da sindaci, ma in fondo non si potrebbero studiare soluzioni per rendere meno gravose le ore lavorative nel periodo estivo? Parliamo delle ferie, renderle più flessibili ad esempio? Permettere alle persone di gestire al meglio il loro tempo, così da non ritrovarsi vacanzieri di nuovo tutti in massa proiettati verso località turistiche che riproducono in scala i problemi della quotidianità, dalla fila al supermercato, all’ingorgo in auto.

    Per farla breve, fateci andare in vacanza prima, luglio non permette di alzare i livelli di produttività, anzi credo sia proprio il periodo che porta verso il basso il valore medio. Vedrete che una fetta non indifferente di stress e tensione spariranno per lasciar spazio nelle menti di studenti e lavoratori, all’attenzione e la voglia di produrre e, ultimo ma non meno importante, all’interesse per quello che si sta facendo, senza questi non si va da nessuna parte.

  • chissà cosa ne pensano gli altri studenti?

    un caro benvenuto a simona
    il prof.

  • Di fronte a questo articolo, che mi ha strappato più di un sorriso davanti allo schermo, depongo le armi della vis polemica, per concordare non solo nell’ “animus” ma anche nell’invito… non facciamoci del male…andiamo in vacanza… a luglio (possibilmente prima della sua fine!!).
    Nessuna speculazione climatica né sociale, è evidente che questa canicola fa evaporare la concentrazione, fa sciogliere la voglia di studiare e lavorare e l’unica cosa che si abbassa, ahimè, non è il termometro ma il rendimento!
    E te ne accorgi quando di fronte ad un non troppo entusiasmante ( concedetemi l’eufemismo) capitolo titolato “la cambiale”, il cervello inizia elucubrazioni tutte sue, e cerca, poverino, di rievocare l’immagine del mare come una tavola, la sensazione della sabbia sotto i piedi, l’odore del gelsomino nel giardino di casa. Poi, doppiamente poverino, torna faticosamente alla realtà, al paragrafo 1 che lo attende: “cambiale tratta e vaglia cambiario”.
    Allora sempre lui, il cervello, si chiede quale suo altro simile, probabilmente sadico, abbia potuto rimandare un esame di diritto commerciale di 10 giorni, facendolo slittare oltre la metà del mese!
    Infine, il cervello, ormai rassegnato, cerca come sempre di pensare positivo…in fondo c’è più tempo per assimilare tutte queste nozioni… e così torna a studiare, poverino!
    Marta

  • non potendo far altro che convenire e sulle difficoltà di concentramento dovute al caldo,e sul calo di rendimento che l’afa porta con sè,mi voglio complimentare per la capacità narrativa del Nostro Professore..per qualche istante mi è sembrato di esserci io in quella macchina!
    purtroppo xò,finita la lettura dell’articolo, sono svanite le rabbie dovute al traffico,l’ansia del ritardo e anche la “paura” dell’energumeno..ma non il caldo asfissiante!
    con il miraggio di un agosto al sole,predisposto ad affrontare il caldo armato di semplice costume,torno nel mio “girone dantesco”

  • scusate per non essermi firmato nel mio intervento appena inviato, ma non sono ancora pratico del blog.
    un saluto

  • ancora una volta è tempo di confronti e paragoni con i nostri colleghi europei che facendo parte di un “sistema universitario” basato sulla concretezza e l’immediatezza, “chiudono bottega” al più gli ultimi giorni del mese di giugno!
    ma perché, mi chiedo io, la spagna che gode di un clima analogo al nostro può applicare questa regola, con buona pace dei professori, dei funzionari, degli studenti e di tutti gli attori del sistema università, mentre noi prolunghiamo l’anno accademico addirittura fino ai primi di agosto?
    ebbene sì, molti studenti della facoltà di ingegneria della mia città, vincolati da scadenze e subordinati ai capricci di professori assenteisti o temporeggiatori, strenuamente resistono fino all’ultimo…fino ad agosto, giornalisticamente considerato “il mese più amato dagli italiani”.
    anche io ritengo anacronistico tutto questo perpetuarsi di abitudini, ritmi, termini che magicamente scandiscono la vita italiana durante il mese di agosto fin dai mitici anni 60, quando il boom economico fece scoprire agli italiani la vacanza sotto l’ombrellone preferibilmente sulla costa romagnola.
    ora i tempi son cambiati e pure agosto ha perso la sua identità, la sua genuinità: la folla, i servizi imprecisi e scarsi, gli affitti triplicati dal bilocale al residence, il mare che ha perduto il luccichio delle giornate di giugno…per non parlare del rischio piogge e temporali che rovinano le giornate votate alla tintarella.
    provocatoriamente lancerei lo slogan: più luglio per tutti!

  • più luglio per tutti! mi sembra un bellissimo slogan,

    allora, per passare dalla teoria alla prassi, mi chiedo qualcuno di voi può indagare sul web quando finiscono gli esami nelle migliori università straniere?

    il prof.

  • Un esempio su tutti: Harvard.

    MAY 2-17, 2009 Spring Exam Period for All Students

    Non aggiungo altro…

  • facendo una rapida ricerca,sicuramente invidiabili sono le date della sessione estiva nelle università americane:alla yale law school la sessione estiva va dall’11 al 22 maggio,a princeton l’ultimo appello è il 23 maggio,l’11 invece per la ucla. tornando invece nel “vecchio continente” alla sorbona gli esami terminano il 14 giugno.
    termino questo piccolo excursus con l’università di teramo,dove la sessione estiva termina con l’esame diritto amministrativo…il 25 luglio!il gap è notevole..

  • Sante parole: PIU’ LUGLIO PER TUTTI

    Sarebbe necessario che in ogni università si creasse una piccola organizzazzione che portasse avanti l’opera di persuasione.

    missione PIU’ LUGLIO

  • Alcuni esempi di calendari accademici di università in giro per l’Europa rendono l’idea … Mi per metto di dire … Brutta storia ragazzi!

    K.U.Leuven (Belgio): 9 giugno- 5 Luglio.

    LSE London School of Economics and Political Science (Gran Bretagna): Ultima data il 28 giugno, ma il grosso della sessione è tra metà maggio e giugno.

    CBS Copenhagen Business School (Danimarca): 20 giugno ultimo giorno del semestre, sessione prevista tra metà maggio e fine giugno.

    Insomma qui siamo messi male. Quando va bene ci sono 20 giorni di differenza tra la fine della nostra sessione e il resto d’Europa, in alcuni casi anche più di un mese.

    Oggi Galimberti mi ha ispirato, anche qui vorrei lasciare un brano che mi ha colpito tratto da “L’ospite inquietante”:
    “E che dire di una società che non impiega il massimo della sua forza biologica, quella che i giovani esprimono dai quindici ai trent’anni, progettando, ideando, generando, se appena si profila loro una meta realistica, una prospettiva credibile, una speranza in grado di attivare quella forza che essi sentono dentro di loro e poi fanno implodere anticipando una delusione per non vedersela di fronte?”

  • non mi resta che dire che quella delle niversità italiane è cattiveria pura!!!se tutto va bene la maggior parte di noi avrà il piacere di assaporare il gusto delle vacanze tra non meno di 20 giorni quando (sempre nella migliore delle ipotesi) i nostri colleghi americani ,e non solo, avranno già ampiamente deliziato i loro sensi.Ancora una volta la parola chiave è CAMBIAMENTO!!!

  • cambiamento che secondo me, deviando un po’dal tenore dell’articolo, dovrebbe riguardare anche i programmi(ormai logori e caduti in desuetudine!) di alcuni insegnamenti…
    ma perché non siamo filoamericani quando si tratta di comparare il contenuto dell’apprendimento? mi spiego:sono giunta alla conclusione che è parimenti anacronistico riservare al post-laurea in giurisprudenza la c.d.pratica, continuando ad introdurre nei piani di studio alcune materie la cui rilevanza concreta nella formazione di un giurista è esigua, dubbia.
    insegnamenti che purtroppo vengono inseriti per accontentare le velleità didattiche di alcuni professori, per dare loro il contentino retributivo mentre noi studenti allunghiamo il percorso universitario senza acquisire delle effettive conoscenze su alcuni aspetti del sistema giuridico.
    quindi mi piacerebbe pensare ad un’università che ci dia anche qualche erudizione pratica, facendoci capire ad esempio come si producono materialmente certi atti, come si svolgono delle procedure, come “funzionano i diritti sostanziali”…mentre arriviamo alla laurea con un bagaglio conoscitivo di tutto rispetto ma come sappiamo, oggi questo non è più sufficiente!

  • concordo pienamente con alessandra.
    ci fanno studiare delle materie, non dico inutili perchè comunque è cultura, ma del tutto irrilevanti per il nostro futuro professionale
    e dopo 5 anni sui banche delle università dobbiamo fare 2 anni di pratica e l’esame da procuratore, cosa che non avviene ad esempio in spagna.
    perchè la pratica non viene fatta in itinere anche perchè son o del parere che nn si impara sui libri a fare l’avvocato, ma solo lavorando negli studi legali.
    per quanto riguarda il fatto di andare in vacanza a luglio
    sarebbe giustissimo, io lavoro e studio e con questo caldo non faccio come vorrei nessuna delle 2 cose.

  • sinceramente,
    concordo sul fatto che nell’insegnamento del diritto serva introdurre con la teoria anche la prassi, per prepararvi meglio al mercato del lavoro che vi aspetta,
    amo il realismo anglosassone che abitua a trovare la regola partendo dallo studio della prassi

    ma sono anche convinto che un pizzico di teoria accademica e molti degli insegnamenti che dovete affrontare servano anche per diventare grandi avvocati,
    oltre a formarvi come persone pensanti, vi e insegnano quella disciplina allo studio e all’approfondimento dei grandi dossier che si può imparare solo sui banchi di un’università, quando si ha ancora il tempo di studiare senza essere presi dalla frenesia dell’affermazione professionale

    insomma non credo che il problema sia quello di studiare meno,
    è piuttosto necessario studiare meglio

    p.s. per quelli che hanno dovuto subire le tre riforme dell’ordinamento didattico e hanno dovuto affrontare quasi quaranta esami, quanto detto non vale perchè tutti quegli esami sono effettivamente troppi
    ma la responsabilità è dei ministri che, presi dalla frenesia riformatrice, se li sono dimenticati

  • Sono pienamente d’accordo con la necessità di un cambiamento del sistema universitario,cercando di individuare delle misure x evitare il crollo psicofisico dello studente che,arrivato al 20 luglio e trovandosi ancora col “muso” sul libro,sotto al sole giaguaro ( usando un termine del grande Italo Calvino), ha come unico desiderio quello di mandare al diavolo,l’esame,il professore e gli appunti per una fuga immediata verso il mare…x cui mi aggiungo anke io…PIù LUGLIO PER TUTTI!

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