Perchè il paese ha detto no ai professionisti del veto

 

Miracolosamente e in una sola notte, gli italiani, sfruttando gli spiragli offerti della più odiosa tra le leggi elettorali repubblicane, hanno raccolto la sfida del Veltrusconi per realizzare quelle riforme che i politici della seconda repubblica promettevano da quindici anni.

Il Paese aveva bisogno di governabilità e loro, stufi della paralisi degli ultimi anni, hanno detto un secco no ai veto player di tutti gli schieramenti.

Un voto veramente utile che, in un attimo, ha travolto i partiti che erano sopravissuti alle macerie del muro di Berlino come quelli che grazie allo 0,5 per cento dei voti paralizzavano il Parlamento, per realizzare quel bipolarismo semplice che tanto invidiavamo ai paesi anglosassoni

Ora, Berlusconi, che di questa rivoluzione è il principale beneficiario, ha una solida maggioranza parlamentare che gli consentirà di governare per i prossimi anni. Ma deve stare attento a non vanificare l’opportunità offerta dagli elettori perché i risultati delle elezioni, i dati sull’affluenza alle urne, il malcontento giovanile, come il successo della Lega e dell’Italia dei valori dimostrano che, di fronte alla crisi economica, il paese non si accontenterà di un governo che vivacchi nella crescita zero.

Il paese vuole riforme istituzionali, ma anche infrastrutturali, tecnologiche, culturali, energetiche per tornare a crescere. Riforme che saranno dolorose e incontreranno tanti ostacoli perché, come ha avvertito Luca di Montezemolo, se con il voto del 14 aprile sono scomparsi i veto player parlamentari, restano quelli sociali.

Non solo i sindacati, ma anche le associazioni e gli altri gruppi organizzati che, ormai privi di rappresentanza parlamentare, sono pronti a paralizzare le piazze come le autostrade o le fabbriche per dire dire “no” agli inceneritori come alla tav, alla globalizzazione come alla riforma del sistema scolastico e sanitario, all’abolizione dell’Ici come alla detassazione degli straordinari. Come già ha ammonito Guglielmo Epifani.

In più, il sistema istituzionale è logoro e produce inefficienze di ogni tipo che rallenteranno il percorso delle riforme. Mille parlamentari sono ancora troppi, il bicameralismo perfetto paralizza l’approvazione delle leggi dello Stato, il federalismo incompleto determina mille lungaggini, un deficit decisionale ad ogni livello ostacola la buona amministrazione e la realizzazione delle infrastrutture.

Per questo è importante che Berlusconi, nonostante il successo elettorale, dialoghi con l’opposizione per continuare il percorso indicato dagli elettori. Si potrebbe partire dalla configurazione semplice e bipolare del neo eletto Parlamento, per adeguare il sistema istituzionale alle esigenze di un paese chiamato ad affrontare la globalizzazione dell’economia come il riscaldamento globale e la scarsità energetica.

Problemi nuovi richiedono soluzioni nuove, la congiuntura politica è quanto mai propizia ( con questa legge elettorale i neo eletti dovrebbero essero particolarmente sensibili alla disciplina di partito). In più, la Lega vuole perfezionare il federalismo, An la legittimazione costituente, l’UDC il proporzionale alla tedesca, il PD è pronto a dialogare sulla base del proprio programma. E il paese ha un disperato bisogno di una politica che torni a decidere per il bene comune.


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