Studi universitari – Premialità e disincentivazione

Ripubblico, perché mi sembra ancora attuale, una proposta che avevo avanzato dalle pagine di Zero qualche anno fa….

‘Poli universitari di eccellenza’, ‘valorizzazione delle risorse umane’, ‘formazione continua’. Sono solo alcune delle soluzioni, di volta in volta, avanzate all’annosa questione della così detta ‘fuga dei cervelli’.

Senonchè, nonostante le tante proposte, la fuga di alcuni rischia di trasformarsi in un esodo di massa.

Per questo, seguendo la politica dei piccoli passi, abbiamo confezionato sua proposta di legge. Una proposta che, seppure non costituisce la panacea di tutti i mali, ha l’indubbio merito di non comportare oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato e di essere immediatamente attuabile.

Nell’articolato normativo che segue, si propone di attribuire ai laureati un credito di imposta pari al 75% degli oneri sostenuti per corsi di formazione post universitaria all’estero, in caso di rientro in Italia (art. 1 commi 1 e 2).

Il finanziamento degli studi all’estero resta a carico dei singoli che devono ricorrere al mercato, e quindi alle banche (o a mamma e papa per quelli che possono), per trovare le somme necessarie all’espatrio cultural-formativo.

Lo Stato, però, incentiva tale propensione garantendo una cospicua detrazione e, quindi, riducendo la volatilità e l’incertezza sottesa alla richiesta del finanziamento necessario ad investire sulla propria formazione. La detrazione è solo parziale (comma 1), è condizionata alla permanenza in Italia per almeno tre anni (comma 2). E, stando ai dati disponibili, non è neanche particolarmente onerosa, considerato che potrebbe essere quantificata nella somma di 3,5 milioni di €.

Inoltre, questa soluzione è patrocinata dall’associazione italiana degli MBA all’estero (Nova), ed è stata fatta propria, nel corso di questa legislatura, da Rita Levi Montalcini.

Senonchè, nonostante gli importanti consensi, quella proposta fino ad oggi non è riuscita a divenire legge, perché non si è riusciti a trovare i fondi necessari ad assicurarne la copertura di bilancio.

Per questo, preso atto che, “nell’epoca della redistribuzione”, la cuccagna è finita e, purtroppo, nessun pasto, incentivo o diritto è gratis, si propone di finanziare il rientro in Italia degli studenti che si specializzano all’estero, con un aumento delle tasse universitarie a carico di quelli che si iscrivono al terzo anno fuori corso.

Hanno ragione Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ad annoverare, tra i tanti mali del paese, quello di un’università “che accoglie chiunque” e “non offre alcun disincentivo a prolungare indefinitamente i cd. studi” giustificando giovani di quasi 30 anni che ancora dissimulano pretese universitarie cercando di procrastinare l’ingresso nel mercato del lavoro.

Per questo, per finanziare l’incentivo a rientrare per gli studenti meritevoli, si propone un un disincentivo a carico di quelli che si “parcheggiano” all’università a tempo indefinito. Insomma, due piccioni con una fava.

Beninteso, ci sono anche studenti fuori corso per cause di forza maggiore, come quelli costretti a lavorare per pagare gli studi universitari, quelli che si sono ammalati, o quelli provenienti da nuclei familiari a basso reddito. E per questi sono state previste apposite esenzioni (commi 5 e 6).

Ma ci sembra giusto che tutti gli altri, indolenti, pigri o viziati, comincino a pagare tasse universitarie proporzionali all’anzianità maturata.

Perché, in definitiva, se i padri non pensano ai figli, è bene che almeno i figli più indolenti aiutino a tornare quelli di buona volontà.

Desiderata

Art. 1

1. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai soggetti che hanno sostenuto spese a titolo di tasse e contributi universitari per la frequenza ai corsi di istruzione post-universitaria all’estero è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 70% delle spese sostenute, purché effettivamente risultanti a carico dei soggetti stessi.

2. Il credito d’imposta di cui al comma precedente dovrà essere utilizzato entro i tre anni successivi alla conclusione con profitto del corso post-universitario all’estero. Tale utilizzo dovrà avvenire in quote annuali costanti e di pari importo.

3. Il credito d’imposta di cui al comma 1 non concorre alla formazione della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive ed è utilizzabile in compensazione, ai sensi del Decreto legislativo 9 luglio 1997 n. 241, a decorrere dalla data di sostenimento delle spese.

4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano agli oneri sostenuti a partire dal periodo d’imposta 2005.

5. Alla copertura delle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente articolo, stimate in 3,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2005, si provvede mediante un proporzionale aumento delle tasse universitarie a carico degli studenti che non abbiano completato il ciclo di studi entro il secondo anno fuori corso. Sono esclusi dall’applicazione della presente disposizione gli studenti che non abbiano potuto completare il ciclo di studi per comprovate ragioni di salute o necessità di lavoro.

6. Con Decreto del Ministero delle Finanze, da emanare, consultato il Ministero dell’Università, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo. Nella determinazione delle tasse universitarie di cui al punto 5 si dovrà tenere conto, in maniera direttamente proporzionale, dell’ anzianità universitaria dello studente e dei livelli di reddito del nucleo familiare di appartenenza.

Commenti


  • Riccardo Tordera Ricchi

    entrare nel merito di una riforma universitaria in Italia sembra veramente più difficile che cambiare la Costituzione..ma a parte questo è ovvio che il nostro sistema vada cambiato, visti i pessimi risultati che produce.
    noi del resto nel nostro piccolo abbiamo scelto e meritato un’università diversa, basata sull’incenitivo a chi vale e sul valore della meritocrazia.
    cercare di trattenere i cervelli in Italia è naturalmente un “must” e penso che questa proposta vada nel senso giusto ma sarà attuabile? siamo sicuri che chi oggi può parlare di cultura in Italia senza essere perseguitato dai giornali voglia veramente andare in una tale direzione? io non penso…

  • Sono d’accordo. E’ il merito che va premiato. Se a rimetterci è qualcuno, non è detto che sia necessariamente povero, semplicemente chi non si impegna. Il diritto a studiare va dato a tutti, poi chi se lo merita è anche giusto premiarlo ricco o povero che sia.
    Gli altri che paghino di più ricchi o poveri che siano probabilmente lo studio non fa per loro.

  • Non ho parole per descrivere l’idiozia di questa proposta fatta solo per un 10% di italiani arricchiti e viziati…mentre il resto della popolazione lotta tra un lavoro part-time in un callcenter mentre si studia e il continuo presentarsi ai concorsi…
    Per fortuna le parole le ha trovate Claudio Resentini.
    Egregio Dottore Avvocato MM…ma in che mondo vive Lei?

  • non si può andare avanti con le proposte “robinhoodiane”, bisogna che lo Stato investa nella nostra istruzione, punto e basta. bisogna che l’italia viva un nuovo rinascimento, che valorizzi le sue idee, non che vada avanti a inventare “trucchetti” per salvare il salvabile, voglio una ventata di aria nuova che porti fuori il meglio dal mio paese.
    apprezzo la “bontà” della sua idea, che vuole premiare i migliori…ma non così. così è solo mettere una pezza facendo pagare il 10% che ha i soldi per iscriversi all’università e non dare esami…ma io voglio di più. Lei è giovane, non si lasci immettere nel meccanismo del “mettere pezze per chiudere il buco da dove entra l’acqua”…questo è un meccanismo italiano da cestinare, infatti si vede dove ci ha portati. io ho 25 anni, voglio di più dal mio paese e dalle menti giovani come la Sua.

  • Sono pienamente d’accordo con la proposta,che NATURALMENTE in Italia è impossibile venga attuata.Alcune caricature dipingono il nostro Paese come uno stivale tricolore,io invece lo disegnerei come uno stivaletto malconcio sotto un plaid:l’idea della pigrizia e della svogliatezza. E così sarebbero pure ben rappresentati tutti i parcheggiati delle nostre università. Diritti,diritti,diritti:i nostri studenti hanno paura di chiedere il MERITO perchè bene immaginano la bassissima percentuale a cui questo verrebbe riconosciuto. A differenza di quanto affermato da Claudio Resentini e da GC, un provvedimento del genere,a mio parere, rappresenterebbe finalmente la politica democratica del nostro Paese:diritto alla istruzione superiore e al finanziamento per tutti quelli che vogliono davvero progredire negli studi.Mi sembra molto di più da “Robin Hood al contrario”far pagare tasse a tutti per finanziare la pigrizia dei bamboccioni d’Italia:QUESTO è rubare a parte dei meritevoli per dare agli immeritevoli.

  • mi dispiaccio per l’aggressività di gc, al quale ribadisco che aumentare le tasse a uno studente al terzo anno fuori corso non è così drammatico e si potrebbero anche esentare quelli che non hanno dato esami per motivi di lavoro, il punto è: l’Università può essere un parcheggio a tempo indeterminato?
    anche perchè sono convinto che il merito sia uno strumento di promozione delle classi sociali più deboli, come deboli sono molti di quellli che abbandonano il bel paese alla ricerca di un sistema sociale che riconosca valore al loro studio

  • Premessa: premiare chi si laurea “in corso” è L’Idea giusta e uno Stato responsabile l’avrebbe già attuata, peccato invece stia tagliando i fondi per poterla valorizzare come merita.

    …vorrei farLe notare che:

    1- una persona fuoricorso non da’ esami perchè nel frattempo LAVORA o comunque mentre non studia STA FACENDO QUALCOS’ALTRO…difficilmente vive solo alle spalle della famiglia (questo vale almeno per l’ 85% delle famiglie italiane, che vivono con un reddito medio. Ma ipotizziamo che alla Sapienza in buona parte vivano di rendita…).

    2- una persona fuoricorso PAGA LE TASSE DI ISCRIZIONE ALL’UNIVERSITÀ e quindi da’ un introito all’Università senza migliorare la propria “posizione accademica”…di conseguenza SI AUTOPENALIZZA. Perchè non potrà mostrare di avere una laurea ad un eventuale colloquio e quindi non può migliorare il suo stipendio. Tutto questo nonostante paghi le tasse universitarie e non usufruisca delle agevolazioni (es- premi di laurea) che vanno giustamente a chi finisce prima di lui. Quindi in questo senso la Sua proposta VIENE GIÀ ATTUATA.

    3- davvero vorrei che riflettesse sul fatto che NON C’È ALCUN LEGAME tra i fuoricorso e l’assenza di meritocrazia nelle Università…che è evidentemente un problema legato ai DOCENTI e alla STRUTTURA AMMINISTRATIVA che sta dietro, e non agli iscritti.

    L’unico legame è che l’università ha meno soldi per premiare i meritevoli e che ci sono delle persone che hanno i soldi per pagare le tasse d’iscrizione senza poi dare neanche un’esame, e quindi chi come Lei sostiene questa proposta si chiede “Ma non potremmo usare questo denaro che gentilmente i bamboccioni elargiscono per premiare i migliori?”.

    La mia risposta è: a me va benissimo essere premiato, anche se in questo modo…diciamo “furbo”, ma il problema principale è che il MIO STATO NON SI STA OCCUPANDO DI MIGLIORARE LA SITUAZIONE, mentre persone come Lei (con tutto il rispetto,davvero) possono solo proporre metodi “collaterali” per risolvere il problema tramite vie traverse, ma non alla base, come solo uno Stato responsabile può fare.

  • Punto fermo della discussione, in cui pare ci sia un minimo di accordo, è che l’università italiana sia in stallo e abbia bisogno di cambiamento. La mia esperienza di un anno alla università di barcellona, mi ha dato la possibilità di vedere e toccare, come un’università pubblica possa funzionare meglio (in termini organizzativi) di una privata.ma questa è un’altra storia.
    Per rispondere al signor claudio resentini il quale dice che “La cosiddetta promozione del merito (così come declinata nella vulgata corrente) non ha evidentemente nulla a che fare con la promozione delle classi sociali più deboli”, vorrei raccontare in due parole una storia di disagio e merito. Un mio amico del liceo è nato a Pianura, a Napoli. il famoso quartiere popolare-abusivo protagonista della telenovela della discarica. Ecco, questo giovane proviene da una famiglia in cui più o meno tutti i parenti, cugini,zii etc sono delinquenti. Chi più chi meno.Nel tuo modo di vedere, il mio amico se non fosse proprio diventato un delinquente, sicuramente non sarebbe arrivato dove è ora. In effetti non è arrivato lontanissimo, ma si è diplomato con 100, e ora si sta laureando in ingegneria aerospaziale alla federico II, in corso e a pieni voti. Questo per dire che il merito è fondamentale, sempre.è la molla per tirare fuori la testa.
    Entrando nel merito, credo che l’idea del prof vada un pò modulata. Anche perchè non credo tra le sue idee ci sia quella di tagliare fuori dall’univ i giovani che lavorano, o che hanno altri impedimenti. E’ pacifico che esistono gradi e circostanze diverse che incidono sulla posizione di ciascun fuoricorso.Come è pacifico che c’è una percentuale di studenti che si inscrive all’univ per aspettare di diventare grandi, o perchè spesso le aspettative della famiglia finiscono inevitabilmente per condizionarne la scelta.ad esempio l’aumento di tasse per gli “universitari a vita” potrebbe proprio servire ad aiutare quelli che sono al primo anno e devono lavorare per mantenersi. Una borsina di studio che riesca a dare l’opportunità a chi lo merita, di evitare di lavorare e di dedicare più tempo allo studio. E poi tre anni senza un esame, non è proprio da studenti universitari.
    resto convinto che l’istruzione abbia bisogno di riforme di più ampio respiro, e sopratutto di investimenti. Ma visto e considerato che almeno per i prossimi cinque anni investimenti non ne sono previsti, anzi, poteva essere una soluzione alternativa con dei possibili risvolti redistibutivi.

    saluti.

  • Anche troppo claudio, anche troppo.

    L’idea di Michel ha le sue pecche, ma è certamente una delle cose più interessanti e innovative sentite nell’ultimo periodo.

    Un plauso e uno sprone a continuare nel proprio lavoro.

    🙂

  • Premesso che la proposta del prof. Marone non mi convince pienamente, anche perché coloro i quali possono permettersi una formazione all’estero non sono molti per ovvie ragioni economiche (master, stage mba ecc ecc costano e non poco).Per quanto riguarda invece la tassazione dei fuoricorso, ho francamente trovato l’intervento di Claudio Resentini, che afferma che un tal provvedimento modificherebbe poco “le condizione sociali delle classi più deboli e le relazioni socio-economiche complessive” l’ennesimo tentativo di continuare a proteggere utilizzando l’ovviamente intoccabile diritto allo studio, garantito dall’art 34 della nostra costituzione, fannulloni che indipendentemente dalla provenienza sociale, restano parcheggiati per anni nelle nostre università?tra l’altro i commi 5 e 6 mi sembrano garantire la distinzione tra fuori corso meritevoli e non meritevoli, come da lei sottolineato.

  • per precisare. non tutti gli studenti CAPACI e VOLENTEROSI possono permettersi una formazione post laurea all’estero, quelli che fanno le radici all’università, protetti dall’arrabbiatissimo gc, non ci pensano neanche a crescere facendo esperienze formative in paesi esteri. la laurea per loro, risulta, ove raggiunta, un traguardo che merita un pellegrinaggio a lourdes.

  • Mi permetto di rivolgere delle semplici osservazioni.
    Come si può negare che gran parte della mia generazione sia mantenuta? Indipendentemente dal fatto che questo mantenimento dipenda da un prestito o dagli consistenti averi del papà. Ricchi e poveri in italia hanno un tenore di vita più alto di quello che si possono permettere.L’università è comunque un lusso ,un investimento che troppi italiani affrontano con leggerezza e senza impegno.Un altro dei lussi che anche chi non dovrebbe decide di permettersi. Quanti genitori illusi aspettano di vedere riempito il libretto dei figli da anni? Proviamo a comparare i ventenni italiani a quelli nord europei. La concezione diversa della famiglia che in quei paesi è radicata mette i giovani figli diciottenni fuori dalla porta di casa con un calorosa pacca sulla spalla. L’individualismo che regna nelle economie progredite pone delle sfide che solo pochi giovani con dignità si sentonodi affrontare. Ho studiato all’estero e credo di avere conosciuto e comparato modelli universitari e di vita con miei coetanei di oni parte del mondo.(In Olanda piove spesso e si finisce sempre a chiaccherare!)Il professore ha spesso parlato di egoismo generazionale delle nostre precedenti generazioni.Mi sono sempre chiesto però se quella generazione di spreconi e di egoisti non sia la stessa che adesso con sacrificio e con nulla in cambio mantiene gli studi universitari della mia di generazione. In realtà credo che più che di egoismo si debba accusare quella generazione di mancanza di progettualità. Credo che pressare i fuori corso per sovvenzionare il rientro dei cervelli sia una proposta difficilmente criticabile. Noi universitari,laureandoci il prima possibile, dobbiamo ripagare chi ci ha sostenuto (che sia il povero papà che lo fa rimpinzando un avido istituto finanziario o il vecchio e facoltoso nonno).Smettiamo di illuderci commiserando la miseria di molti che non hanno la possibilità di studiare (pur non negando che ve ne sono e che vanno sostenuti). La possibilità di andare fuori corso deve diventare l’incubo ricorrente per tutti noi studenti. Questo non vuol dire non avere riguardo per chi non completa gli studi in tempo per motivazioni plausibili. Il nostro paese non ha bisogno di avvocatelli ed ingegnerucoli, nè di mediconzi. Ha bisono di eccellenza. Bisogna aiutare i meritevoli come il simpatico costituzionalista supra ricordava,ma quelli e basta. L’Italia è un paese dove la famiglia è ancora un supporto per i più. Non lamentiamoci prima di guardare fuori dal nostro giardino. Tra poco non ci sarà più nemmeno la famiglia a supportare i fuori corso. Cosa succederebbe se domani i fuori corso italiani non potessero più contare su nessuno se non se stessi, come accade nei paesi a cui facevo prima riferimento? Sfruttiamo le nostre oppurtunità e facciamolo con sacrificio. Puntiamo tutto sull’eccellenza come hanno fattopaesi adesso più avanti noi. Vorrei poi solo ricordare che seppur sovvenzionato privatamente dalla famiglia, uno studente fallito è comunque un fallimento per il sistema. Credo infatti che i laureati senza qualità siano comunque dei pericolosi occupa poltrone se supportati tramite meccanismi elusivi del criterio meritocatico. Meglio lasciare spazio in Italia a chi ha già pensato di abbandonarla perchè, alla luce delle proprie qualità, si è sentito sprecato.

  • a tutti quelli che negano l’evidenza.
    siamo in un paese di fannuloni. E solo chi ha gli occhi foderati di prosciutto non vede come l’università italiana va a rotoli; non vede che i fuori corso (tranne poche eccezioni) sono per lo più dei ‘cazzoni’ che predicano bene e razionano male. Sono quelli che per spirito di gruppo manifetano contro leggi che non apprezzano, e come lo fanno? con quel gran senso civico che gli preme, impedendo ai pochi rimasti di seguire le lezioni. Ma come si può difendere gente che vive a spese nostre? Per non parlare poi di tutti quelli che dichiarano un reddito basso per pagare meno tasse (tra le quali universitarie) e che invece hanno i materassi del letto fatti di bligietti da 500, o che stranamente passano più tempo in lussemburgo o liechtestein, che ci sarà mai da fare in quei paesi, proprio non lo sò! o di tutti quelli che dicono ‘na fatica sto sempre a studia’ invece passano il loro tempo al bar a giocare a scopone, o in qualche giardinetto ad ammazzarsi di canne e poi come se non bastasse non fanno altro che lamentarsi del sistema, del professore, del banco, del libro troppo grande… ma ci stiamo prendendo in giro? mi dispiace descrivere un panorama così triste di questa nostra università, ma la realtà a me sembra questa. Una realtà triste che necessita di cambiamento, di regole e durezza, rendere l’università italiana miglior andrebbe solo a nostro vantaggio, ad introdurre in modo finalmente decente gli italiani sul mercato del lavoro ed economico internazionale.
    Siamo alla vigilia dell’anno nuovo, sarebbe bello se facessimo tutti un fioretto, quest’anno che viene cerchiamo di essere più coerenti!

  • un altra piccola cosa, riflettete sul fatto che in italia l’età media dei laureati è 27/28 anni, gli studenti inglese raggiungono il bachelor a 21/22 anni e i francesi ottengono la maitrise a 22/23….

  • …volendo rispondere,mi auguro cordialmente,a chi si firma con GC…mi chiedo se tu viva nel mondo dei sogni oppure,come si dice,se tu “faccia lo scemo per non andare alla guerra”…come non vedere e non rendersi conto che molti di quegli studenti fuoricorso che “fanno qualcos’altro”(per dirla a parole tue)in realtà stanno semplicemente perdendo tempo dedicandosi alla difficile attività nonchè alla parsimoniosa vita tipica di uno studente universitario….nella maggior parte dei casi per di più fuori sede??!!!!???!!!daiii…non prendiamoci in giro…conosciamo tutti lo stile di vita e le abitudini di uno studente lontano da casa e sappiamo benissimo di tutte quelle che sono le distrazioni a cui è soggetto e che solo chi è più responsabile e cosciente riesce ad evitare o,meglio,conciliare con lo studio e con i propri doveri!gente che invecchia nell’università,occupa materialmente i posti dei nuovi iscritti e magari gode pure delle agevolazioni garantite agli studenti lavoratori(diritto del lavoro docet!)…e non ci diamo una mossa????!d’accordissimo con la proposta che,purtroppo,stenta a diventare legge…questa nostra università,oggi soggetta a tagli finanziari,ha bisogno prima di tutto di tagli nella componente studentesca….inutile reclamare il diritto allo studio quando poi lo si concepisce in realtà come un peso,un optional,un hobby da coltivare vita natural durante…ci sono dei tempi per tutto…qui prima che un avvocato si laurei fa cambiare 2 o 3 legislazioni!!!!allora “puniamo” i fanulloni anche nell’università…non si tratta mica di tagliar loro le mani….e poi….un aumento di tasse si presume possa beneficiare anche a loro,sperando sia concepito come un ulteriore sprone allo studio,un modo per invogliarli a profondere maggiore impegno in quello che fanno o,meglio,che dovrebbero fare….!!perciò…a casa gli svogliati,con mammà i bamboccioni…gli studiosi ed i volenterosi nelle facoltà e le buone leggi,come una del genere, in parlamento…..ops…adesso però sono io quella ke sta sognando..!!!!! 🙁

  • Io credo che l’esamino di coscienza se lo debbano fare coloro che continuano in modo radical chic a difendere una generazione che per certi versi è davvero alla frutta. Siamo alle soglie del 2009, pochi ragazzi si impegnano come dovrebbero per superare una competizione globale che ci investirà inevitabilmente.Credo che utilizzare la differenziazione sociale non sia più “un buon paio d’occhiali”, in quanto le dinamiche negative sono ormai ben più complesse;investono la società trasversalmente. Non sono solo i “figli delle famiglie benestanti” a giocare a carte in attesa di godot, ma flotte di ragazzi che non hanno nemmeno il supporto della famiglia su cui contare.Per non parlare del fatto che il ceto medio si sta impoverendo a dismisura. Bisogna creare un deterrente per incentivare gli studenti a dare il meglio laureandosi quanto prima, trattenendo le punte di diamante.(irrilevante siano ricchi o poveri,qualora sia necessario i sussidi non verranno negati). Abbiamo tutti bisogno di una doccia fredda. Vorrei ricordare che i giovani a cui viene “negato il futuro” sono gli stessi che stanno perdendo l’occasione di dimostrare di essere degni di fiducia.La mia generazione ha le sue responsabilità (sebbene non onnicomprensive).Le classi sociali questa volta non c’entrano nulla. Mi dispiace per chi è stato educato ad usare quella chiave di lettura sempre e comunque.

  • Onestamente non avevo pensato che c’è gente nelle università a numero chiuso che “tiene il posto” impedendo ad altri di accedere. I corsi dela mia università per lo più non sono a numero chiuso, quindi non avevo considerato questo problema. In questo caso sono pienamente d’accordo a “liberare” dei posti così mal meritati (se non si danno esami per tre anni).
    Ma per il resto, sinceramente, credo che i vantaggi di questa legge siano davvero pochi e a breve termine. Fatela pure, ma in realtà servirebbe altro.

    ps- Mi dispiace che chi non ha problemi economici rifiuti di vedere i motivi seri che portano a queste chiavi di lettura…sempre e comunque.
    Cara Maria Laura Perrone, ho sentito le favolose storie di studenti fuori sede e dei loro bagordi. Io ho scelto Torino proprio perchè ho sentito quelle voci e volevo evitare di sperperare i miei anni a Roma e a Bologna, dove la gente si dimentica di essere lì per studiare. Ho conosciuto due ragazze siciliane mie coetanee che hanno scelto Milano e hanno già la specialistica e frequentano un master. Che dirti? A questo punto forse è la città.

  • sicuramente la città influisce…di certo è più difficile distrarsi in cittadine o paesoni tranquilli a cui si addice per lo più uno stile di vita monastico ma non è solo quello…è questione di testa,di educazione…c sono genitori che farebbero carte false pur di giustificre i ritardi dei loro figli nello studio,invece di far loro una bella tirata d’orecchie…così come ci sono tante di quelle persone che riescono a trovare l’alternativa ai libri in ogni caso e in ogni modo!!!ovviamente ci sta l’altra faccia della medaglia…non è detto che chi studia a milano o a roma,culle della vita mondana per eccellenza,passi le giornate per locali…sta allo studente saper fare “prima il dovere e poi il piacere”ma nella maggior parte dei casi….i piaceri non mancano,i diritti si chiedono in continuazione e che ne è dei doveri???!!!!per questo secondo me un pò di rigidità e fermezza in più non guasterebbero…poi chiaramente posso sempre sbagliarmi eh…

  • Non entrando nel personale, perchè sarebbe fuori luogo e forse anche inopportuno, ho solo espresso il mio punto di vista, ovvero che la corretta analisi del quadro debba prescindere da una dicotomia sociale tra ricchi e poveri che non è pertinente al tema della qualità dei laureati e delle prospettive di investimento attuali.
    Non sono assolutamente d’accordo a negare i sussidi a chi ha bisogno. Sarebbe fuori da ogni logica. Ho detto soltanto di essere favorevole a disincentivare gli studenti ingiustificatamente lenti supportando il rientro dei cervelli.
    Per il resto posso solo sorridere.

  • ..mi scusi professore…dopo una prima superficiale lettura dell’articolo e del testo della legge,di cui condivido le itenzioni,alla seconda mi è sorto qualche piccolo dubbio…ma in che modo verificare che il detto credito d’imposta sia utilizzato nei tre anni successivi alla conclusione del corso post universitario all’estero(comma 2)??come accertarsi che lo si impieghi per fini congrui alla sua assegnazione???in che modo e con quale metro d giudizio valutare le “comprovate ragioni di salute o necessità di lavoro”(comma 4)che esonererebbero in taluni casi gli studenti dal pagamento di un incremento delle tasse???non sarebbe poi semplice per lo studente fuoricorso immeritevole trovare furbi escamotages o raggiri per eludere la legge in questo senso???mi auguro di aver palesato al meglio i miei dubbi,nella speranza di vederli chiariti!

  • ecco le domande giuste.

  • Complimenti per Fra e per Giorgio Manca, sono in grado di visualizzare una delle più tristi realtà italiane.

    La maggior parte degli italiani è davvero composta da fannulloni.
    Una piccola parte degli italiani tiene in piedi una grande parte.

    Questo è da combattere e ribaltare, per avere finalmente un circolo virtuoso.

  • @ maria laura
    1. perchè il credito lo puoi esercitare nei tre anni successivi,
    2. ne usufruisci su ciò che guadagni facendo il lavoro che preferisci,
    l’importante è che torni a produrre, studiare, insegnare in italia,
    3. le ragioni di salute saranno individuate secondo i criteri delle circolari applicate dagli uffici delle università, sotto il controllo dei giudici contabili
    4. dipende da noi se riusciremo ad impedire gli escamotages dei tanti furbetti che approfittandosi dei diritti penalizzano tutti gli altri,

    detto ciò è una proposta di anni fa ed è emendabile e migliorabile, magari con i vostri consigli, internet serve a questo…..

    purchè si trovi una soluzione per riformare l’università, che non va, a costo zero, perchè non ci sono risorse, e anzi le vogliono diminuire,

    detto ciò mi dispiace che le critiche provengano di superficiali egualitaristi che non si rendono conto che le loro posizioni servono a difendere il sistema con la più bassa mobilità sociale dei paesi occidentali

  • premessa..ringrazio per le risposte che mi sono state date!:)…ciò detto…qui secondo me si perde di vista il nocciolo della questione,sconfinando quasi in una lotta classista!!!a me pareva che la proposta avanzata,di cui sopra,non avesse nè colore politico nè ceto sociale(anzi mi sembrava questa legge potesse in qualche modo favorire ed incentivare quelle menti illuminate,ma con risorse limitate,al rientro in italia…in questo modo si accrescerebbe anche la concorrenza per noi “studenti borghesi,privilegiati e fortunati,con il futuro già in tasca,un’occupazione certa nel cassetto e,dulcis in fundo,portatori della degenerazione del senso omune”,o no??se questa non è una spinta verso la mobilità sociale allora non ci ho capito proprio niente!)… ogni volta però ci si ostina a ricondurre tutto all’inconciliabile binomio ricco-povero,risparmiandosi una valutazione di più ampio respiro sui problemi a cui si dovrebbe dar soluzione….in più,da quando esser professore universitario è diventata una colpa???e se le opinioni del professore risultan”viziate da un elitarismo non troppo raffinatao”,non sarà mica che quelle di claudio siano dettate da un sottile velo d’invidia o risentimento nei nostri confronti???mi domando,senza voler fare polemica…se anche lei,e risponda sinceramente, si trovasse ad occupare una cattedra universitaria parlerebbe allo stesso modo???

  • No, no, ma il Resentini dice che riesuma Lenin e prendono a legnate Martone assieme. Che se crepa Martone la crisi rientra.

  • le idee ci ciascuno sono ben accolte da tutti. la velata arroganza di chi si ostina a rifiutare l’idea che il problema di cui si parla è diventato una cancrena del sistema universitario (per questo risulta necessario un intervento dello stato) e a creare necessariamente le due fazioni ricchi-poveri, radicato a clichès preistorici che non forniscono soluzioni, risulta al contrario fortemente irritante…

  • Va comunque fatto un complimento innegabile a MM: il suo è uno dei pochi e rarefatti blog dove non vige la censura.

    Ogni persona può dire quel che vuole, nei limiti del possibile e del “comune senso del pudore” si intende, e questo fa onore certamente a MM, sia che lo si apprezzi, che lo si detesti, che infine ci si senta a lui indifferenti.

    Va in questo senso ritenuto un grande risultato, quello di aver capito che per portare avanti le proprie opinioni sono inutili censure e/o attacchi verbali e/o etc etc.

  • Ho letto molti commenti che non vedono nulla di buono nella proposta.Io la trovo,se non(come anche detto dallo stesso Professore)la panacea di tutti i mali,almeno un importante punto di partenza per risolvere il problema che al momento mi sembra evidente:cattiva gestione e distribuzione delle risorse pubbliche nel settore della scuola e dell’università.
    La proposta fatta mi sembra possa venire incontro,seppur parzialmente,a questi problemi,volendo essa trovare le risorse attingendole direttamente da coloro che possono definirsi i “fannulloni” dell’università.
    Nell’Italia ingenuamente buonista e promotrice del massimo sviluppo del principio di uguaglianza,a mio avviso,si è perso di mira uno di quei principi che dovrebbe(ed in molti Stati è)cardine del sistema socio-economico,il merito.
    Il merito va premiato ed è il primo pensiero al quale questo governo ed i futuri dovranno pensare.
    Non mi azzardo a dare conclusioni o giudizi in merito nè mi riferisco a nessuno in particolare,ma probabilmente le critiche sono mosse dalle stesse persone che il sistema corrotto delle raccomandazioni ha portato ad essere quello che sono o da quelle che,sapendo di avere alle spalle una famiglia importante,pensa che sia questo il suo merito.
    La proposta potrebbe funzionare,certamente,anche come incentivo allo studio od all’abbandono di un percorso non proprio.
    Avrei ancora da dire che i “fannulloni” dell’università dopo 10/15 anni di università passati,se non a poltrire,quantomeno studiando davvero pochissimo,si laureeranno versando poi le “lacrime da coccodrillo” rendendosi conto di non essere all’altezza del mondo del lavoro.
    La realtà attuale italiana deve perire per lasciar spazio alla meritocrazia,unico vero strumento di ascesa sociale,unico vero strumento di eugenetica intellettuale.

  • Non mi si fraitenda se ho utilizzato l’espressione “eugenetica intellettuale”,volendola io intendere come una selezione e classificazione dell’eccellenza che permetta a chi lo merita di andare avanti e non vedersi precludere nessuna possibile strada.

  • Mi permetto di dirle che questa sua proposta va sulla giusta direzione per due motivi: 1. trova delle risorse per premiare il merito e le capacità all’ interno del nostro Paese; 2. incentiva la serietà e lo studio all’interno delle nostre università. La situazione economico-sociale italiana comporta delle decisioni ragionevoli, serie e rigorose. E’ importante dare segnali di cambiamento e questo lo è sicuramente.

  • Interessante l’idea di disincentivare coloro che si “parcheggiano” negli atenei, soprattutto mediante una seria selezione svolta dai titolari dei singoli insegnamenti. Infatti, il problema finanziario degli atenei spesso induce a valutazioni troppo “morbide”, al fine di evitare la fuga dei giovani studenti (e di conseguenza degli introiti derivanti dalla loro presenza) molti dal punto di vista numerico, ma molto poco motivati perchè spesso chi li parcheggia sono i genitori.

  • Buonasera!
    Sono daniela ed e’ la prima volta che scrivo qui’.
    Leggevo a proposito dell’aumento delle tasse per gli studenti iscritti al terzo fuori corso;
    se posso permettermi,vorrei poter dire la mia!
    Partendo dal presupposto che la condizione di studente fuori corso,non e’ uno status che permette di essere gente serena o spensierata,tutt’altro!
    Chi tenta di conciliare studio,disagi pratici che ahime’ la vita puo’ presentare(il piu’ delle volte senza preavviso),non per forza e’ lo sfigato di turno,o il fannullone,.Magari dietro ce’ davvero un grande desiderio di riscatto,silenzioso,ma non per questo meno importante!
    Mi chiedo: il fallimento di uno studente fuori corso(dunque di un non meritevole) va ascritto alla responsabilta’ esclusiva del singolo studente coinvolto,o magari “ad un metodo di studio” che non per forza ogni docente trasmette nell’attimo in cui tenta di insegnare la sua di disciplina?
    Ci sono realta’ in cui il contatto con un docente e’ un’ utopia,e’ perdere i primi anni nello smarrimento e’ pressocche’ fisiologico.E solitamente quando poi arriva la maturita’ giusta per valutare quello che accade,si e’ gia’ impegnati a riparare al danno prodotto!
    E la colpa di chi e’ allora?
    Spero di non apparire troppo dura,ma e’ quello che penso!

  • e’ demoralizzante vedere che gente che studia come ” MM ” sia totalmente incapace di una analisi REALE: tu dici che i FUORI CORSO per motivi seri (es. malattia e LAVORO) non verrebbero penalizzati… beh ma tu sai che proprio chi è fuoricorso per motivi di LAVORO nel 90% dei casi LAVORA CON CONTRATTI DI COLLABORAZIONE OCCASIONALE (che occasionale non è ovviamente)… ed allora come DIMOSTRARE CHE SI E’ FUORI CORSO PERCHE SI LAVORA? NON SI PUO! se ti vai a vedere le condizioni che ci vogliono, in base al manifesto degli studi di ogni università, per accedere allo STATUS DI STUDENTE LAVORATORE ti accorgerai che ci vogliono condizioni che da BOLOGNA IN GIU SONO IRREALI!!!
    Sveglia!

  • ps: CONCORDO pienamente CON DANIELA!!!

  • dimenticate che molti fuoricorso sono studenti lavoratori..che per aiutare la famiglia e se stessi sono costretti a lavorare..invece i figli di papà sono coperti e hanno molto più tempo per studiare..sono i più poveri ad essere penalizzati..non tutti i fuoricorso sono stupidi o svogliati..nelle università-soprattutto del sud-il contratto funziona male ed è difficile usufruire dell’opzione “studente lavoratore a contratto”

    studentessa facoltà di medicina

  • ps:concordo con te,mauro.

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