Ristrutturazioni aziendali, riduzione del costo del lavoro e nuovi ammortizzatori sociali per superare la crisi

 

La grave crisi produttiva e finanziaria che attanaglia il nostro Paese (e non solo) e che ha spinto il legislatore ad adottare misure di sostegno alle imprese con l’obiettivo di sostenerle in attesa di una ripresa, pone problemi inediti alle aziende nella gestione degli ammortizzatori sociali.

Proprio la crisi, infatti, da un lato palesa squilibri ampiamente noti quali la frammentazione e la stratificazione delle normative del settore che da troppo tempo attendono una riforma complessiva e, dall’altro, la necessità di adattare gli istituti esistenti ad una situazione congiunturale così difficile.

Si è reso, dunque, necessario un ulteriore intervento in materia di ammortizzatori sociali (legge n. 33 del 2009, Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi), modificando di fatto l’impianto già profondamente rinnovato dal decreto anticrisi, convertito nella legge n. 2 del 2009.
Intervento il cui fine ultimo è quello di perseguire un’estrema semplificazione delle procedure amministrative per la concessione, possibilmente in tempo reale, degli strumenti di sostegno al reddito. E che se per molti aspetti non può che essere accolto con favore, per altri continua a mostrare le lacune di un ordinamento che è ancora in attesa di una riforma organica del sistema degli ammortizzatori sociali con la quale, anziché perpetuare la “segmentazione” delle tutele, vengano introdotti strumenti di protezione sociale universalistici.
Sarebbe auspicabile individuare, infatti, uno strumento di tutela del reddito che, in caso di sospensione dal lavoro per crisi dell’impresa riconosca pari dignità ai lavoratori di fronte alla crisi, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, dal settore e dal contratto collettivo applicato.
Ma vi è di più. Vero è che le misure più ambiziose vengono generalmente condotte in periodo di crisi, quando si riesce a trovare quella coesione attorno a strumenti indispensabili per il rilancio dell’economia che non è possibile trovare in tempi “normali”. Ed infatti, con la recente legislazione “dell’emergenza” sono stati reperiti consistenti fondi e previste importanti redistribuzioni delle risorse pubbliche.
Ma è altrettanto vero che si tratta di interventi contingenti che hanno una durata limitata nel tempo e che probabilmente si rileveranno utili per superare la drammatica crisi che ha travolto l’economia globale. Viene, però, da chiedersi, in mancanza di una riforma strutturale e “stabile”, di quali tutele potranno fruire i lavoratori una volta scaduti i termini per le proroghe e la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga.
Tornando all’obiettivo di semplificazione delle procedure per la concessione degli strumenti di sostegno al reddito, deve dirsi che emblematico al riguardo è il comma 1 dell’art. 7 ter della legge n. 33 del 2009. La norma, infatti, anziché pretendere l’anticipazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria da parte del datore di lavoro, autorizza, contestualmente all’autorizzazione della CIGS, il pagamento diretto da parte dell’INPS. Solo in un momento successivo, in sede di verifica ispettiva,nel caso risultasse che l’azienda non presenta difficoltà finanziarie tali da giustificare il pagamento diretto, l’Istituto procederà alla revoca.
In questo modo viene “rovesciata” la prassi finora in uso per cui, il trattamento di CIGS viene pagato direttamente dall’INPS solo nei casi di comprovate difficoltà finanziarie, preventivamente accertate dal Servizio ispettivo territorialmente competente.
Tempestivamente l’Inps, con il Messaggio n. 8530 del 15 aprile 2009 ha comunicato la disponibilità, sul proprio sito internet, di un nuovo prospetto per il pagamento diretto dell’integrazione salariale ordinaria, straordinaria e in deroga.
Stesso deve dirsi per il comma 2 della predetta norma, secondo cui, con riferimento alle sospensioni successive alla data del 1° aprile 2009, e nei casi in cui le imprese richiedano il pagamento diretto da parte dell’INPS, le domande di cassa integrazione straordinaria e in deroga siano presentate entro il termine di 20 giorni dall’inizio della sospensione o dalla riduzione di orario.
Come si ricorderà il vecchio termine di presentazione era 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la contrazione dell’attività lavorativa.

La concessione di ammortizzatori sociali in particolari settori produttivi

Un timido segnale nella direzione di una diffusione delle tutele sembra pervenire dall’estensione della Cigs in deroga a particolari settori, al fine di “coprire” il più possibile i lavoratori che, normalmente, non percepiscono sussidi.
Ed infatti, tra le numerose previsioni contenute nella legge n. 2 del 2009 e dalla legge n. 33 del 2009, destano interesse quelle riguardano la conferma della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per le imprese commerciali con più di 50 dipendenti, per le imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti e per le agenzie di viaggi e turismo con più di 50 dipendenti. La legge n. 2/2009, infatti, proroga, fino al 31 dicembre 2009 i trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria e di mobilità ai dipendenti delle imprese citate, nel limite massimo di spesa di 45 milioni di euro.
In proposito, il 13 marzo 2009 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.M. 45081 del 16 febbraio 2009 con il quale è stata data attuazione all’art. 19 co. 11, del D.L. 185/08 (convertito con modificazioni dalla L. n. 2/09), autorizzando, relativamente all’anno 2009, la concessione dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria e di mobilità ai dipendenti delle predette imprese.
Da apprezzare la tempestiva emanazione della previsione legislativa e provvedimento di attuazione. Negli anni scorsi, infatti, le aziende incorrevano in notevoli problemi derivanti dal fatto che, scadendo il termine il 31 dicembre e venendo successivamente prorogato nel corso dell’anno successivo, vi era un periodo nel quale non venivano versati il contributo di Cigs e di mobilità. Le aziende, infatti, restavano in attesa della proroga che, immancabilmente, dopo qualche mese arrivava, ma, per quel periodo, gli ammortizzatori sociali non potevano essere attivati. In questa occasione, invece, la proroga approvata in anticipo consente alle aziende di muoversi in un quadro di “certezza normativa“.
Come recentemente chiarito dall’Inps, con la Circolare n. 60 del 21 aprile 2009, le aziende destinatarie di tale previsione legislativa sono tenute al versamento della contribuzione di cui all’art. 9 della legge n. 407/1990 (0,90%) e della contribuzione di cui all’articolo 16, comma 2 della legge n. 223 del 1991 (0,30%), a partire dalla denuncia riferita al periodo di paga “gennaio 2009”, senza soluzione di continuità rispetto al 2008.
La legge n. 2 del 2009 ha previsto, inoltre, l’estensione della Cigs e della mobilità anche alle imprese del sistema aeroportuale. Estensione che si è resa necessaria a seguito delle recenti vicende dell’Alitalia che, come noto, si sono concluse con un massiccio intervento di sostegno al reddito dei lavoratori non riassunti dalla nuova compagine societaria.
E’ stato, altresì, disposto uno stanziamento per la concessione di un’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale straordinaria, nonché alla relativa contribuzione figurativa e agli assegni per il nucleo familiare per i lavoratori portuali che prestano lavoro temporaneo nei porti.

La proroga dei trattamenti di integrazione salariale

A ciò si aggiunga la proroga degli interventi in deroga alla normativa vigente per estendere forme di sostegno al reddito in settori che normalmente ne sono sprovvisti.
L’articolo 2, comma 36, della legge 203/2008 e l’art. 19, comma 9, del D.L. 185/2008, infatti, avevano previsto anche per il 2009 (stabilendo un relativo stanziamento) la possibilità di concessione “in deroga” dei trattamenti di integrazione salariale, di mobilità e di disoccupazione speciale, subordinatamente alla realizzazione di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionali, anche con eventuale riferimento a particolari settori produttivi e ad aree regionali, ovvero volti ad assicurare il reimpiego dei lavoratori coinvolti nei medesimi programmi. Tali programmi dovevano essere definiti con specifiche intese stipulate in sede istituzionale territoriale e recepite con accordi in sede governativa.
La suddetta disciplina è stata modificata dall’art. 7 ter, comma 5, della legge 9 aprile 2009, n. 33.
Rispetto al testo previgente, da un lato, si introduce, per la possibile proroga, un limite di durata di 12 mesi e, dall’altro, vengono eliminati i termini temporali finora previsti (intese stipulate in sede istituzionale territoriale entro il 20 maggio 2009 e recepite con accordi in sede governativa entro il 15 giugno 2009).
A causa delle difficoltà legate alla crisi viene anche eliminato il vincolo della riduzione del 10% del numero dei destinatari dei trattamenti scaduti alla data del 31 dicembre 2008.
Importante è poi la circostanza che, a seguito della modifica apportata dalla legge n. 33 del 2009, nell’elencazione dei trattamenti in deroga si fa riferimento alla cassa integrazione guadagni.
Ciò significa che, in mancanza di specificazione che si tratti della cassa straordinaria, anche la Cig ordinaria potrà rientrare tra i trattamenti in deroga, con la importante conseguenza che viene reso più flessibile anche l’utilizzo della Cigo.

Iscrizione nelle liste di mobilità per i lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti

L’indennità di mobilità è una misura a sostegno del reddito riconosciuta ai lavoratori licenziati a seguito di una procedura di licenziamento collettivo prevista dalla Legge n. 223/1991. Riguarda imprese non edili e non esercenti attività stagionali con piu di 15 dipendenti (media negli ultimi 6 mesi) oppure imprese commerciali con organico compreso tra 50 e 200 dipendenti, o operatori turistici con piu di 50 addetti.
Inoltre, ai sensi dell’art. 16, comma 1, della legge n. 223/1991 il lavoratore, per aver diritto all’indennità di mobilità in caso di licenziamento per riduzione di personale, deve avere un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, ivi compresi i periodi di sospensione dal lavoro, ferie, festività ed infortuni, in rapporti non a termine. Nel computo complessivo vanno comprese anche le mensilità accreditate dal datore di lavoro alla gestione separata (art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995) in favore dei soggetti (collaboratori coordinati e continuativi) che hanno operato in regime di monocommittenza con un reddito superiore a 5.000 euro per le sopraccitate mensilità.
Anche su tale istituto il legislatore è intervenuto con l’art. 19, comma 13, della legge n. 2 del 2009, prorogando al 31 dicembre 2009 (la Legge n. 244/07 (finanziaria 2008) aveva previsto tale facoltà fino al 31.12.2008) la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità dei lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo da aziende che occupano anche meno di 15 dipendenti, per i quali non ricorrono le condizioni di attivazione per le procedure di mobilità.
Per il finanziamento delle agevolazioni contributive in caso di assunzione, inoltre, la legge ha previsto la copertura dei relativi oneri nella misura di 45 milioni di euro.

Collaboratori a progetto

Come noto, il contratto di lavoro a progetto è una delle novità più importanti della Legge Biagi poiché sostituisce dal 24 ottobre 2003 i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti Co.co.co) che hanno avuto nel corso di questi ultimi anni una grande diffusione.
I contratti devono contenere uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.
Il contratto di lavoro a progetto deve essere redatto in forma scritta e deve indicare, a fini della prova, i seguenti elementi: la durata determinata o determinabile della prestazione di lavoro; il progetto o fase di lavoro, o programma di esso individuato nel suo contenuto nel contratto di lavoro; il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione; le forme di coordinamento del lavoratore a progetto con il committente. Il contratto termina quando il programma o la fase di esso vengono realizzati.
La recente legislazione è intervenuta anche su tale tipologia contrattuale. Il decreto anticrisi, infatti, all’art. 19, comma 2, della legge n. 2/2009, ha previsto, inoltre, in via sperimentale, per il triennio 2009-2011, una somma, liquidata in una soluzione unica, pari al 10% del reddito percepito nel periodo d’imposta precedente a favore dei collaboratori a progetto iscritti in via esclusiva alla Cassa gestione Separata INPS. Ciò significa che se il lavoratore è iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria o è già titolare di pensione non scatta il diritto. Inoltre, il diritto a percepire la predetta somma è subordinato alla previa sussistenza delle seguenti e concomitanti condizioni:

  1. che operino per un solo committente;
  2. che abbiano conseguito, nel periodo d’imposta precedente, conseguito un reddito superiore a 5000 euro e fino a 13800 euro;
  3. che siano stati iscritti alla gestione separata Inps per almeno tre mesi.

Il comma 8, dell’art. 7 ter della legge n. 33 del 2009 ha modificato il predetto comma stabilendo che a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, in regime di monocommittenza, il cui rapporto si è risolto, è riconosciuta una indennità da corrispondersi in un’unica soluzione, innalzata, in via sperimentale per il 2009, al 20%, con susseguente aumento delle risorse, pari a 100 milioni di euro, a valere sul Fondo di rotazione introdotto, dall’articolo 25 della L. 21 dicembre 1978, n. 845, per favorire l’accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo regionale europeo dei progetti realizzati dalle Regioni. In ogni caso resta fermo il limite dell’ammontare complessivo dei pagamenti a favore del richiamato Fondo, pari a 600 milioni di euro, stabilito dall’articolo 2, comma 36, della legge finanziaria per il 2009 (L. 203/2008).
L’erogazione della somma viene subordinata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale da parte dei soggetti destinatari del beneficio secondo quanto precisato dal decreto con il quale si definiscono le modalità di applicazione dei vari trattamenti e si comunica all’INPS per il monitoraggio delle comunicazioni e informazioni.

Inoltre, si prevede che i decreti di concessione delle misure in deroga possano modulare e differenziare le misure medesime anche in funzione della compartecipazione finanziaria a livello regionale o locale, ovvero in ragione dell’armonizzazione delle misure medesime rispetto ai regimi di tutela del reddito previsti dal precedente comma 1 dell’articolo 19 della legge n. 2 del 2009.
Ad una prima interpretazione della norma, sembrano, pertanto, esclusi tutti i titolari di rapporti di co.co.co. che ad oggi operano prevalentemente nel settore pubblico (centinaia di migliaia di collaboratori).
Modifica, dunque, certamente apprezzabile, ma che in concreto cambia ben poco e che poco incide sulla sorte dei lavoratori precari. Per i collaboratori a progetto, infatti, i requisiti d’accesso sono tali da restringere notevolmente la platea degli aventi diritto, senza considerare che gli importi modesti generabili e soprattutto il carattere non strutturale della misura difficilmente potranno alleviare il disagio economico derivante dal mancato rinnovo del contratto a persone che non hanno diritto ad alcun sussidio di disoccupazione.
L’auspicio è che, innanzitutto, l’aumento della somma al 20%- per ora previsto solo per il 2009 – venga messo a regime, ma, soprattutto, che si creino spazi per un aumento di tutele in futuro.

Contratti di solidarietà

Vi è, infine, un altro istituto che, di recente, registra una nuova attenzione in campo economico e sociale quale utile misura per affrontare la crisi occupazionale e produttiva: il contratto di solidarietà.
Tale contratto, come noto, fa riferimento ad una situazione di crisi aziendale temporanea, per la quale gli orari di lavoro dei dipendenti vengono ridotti e contestualmente si versa loro un contributo, come misura di sostegno del reddito.
Si realizza, in tal modo, una solidarietà tra lavoratori i quali accettano una riduzione dell’orario di lavoro e della corrispondente retribuzione al fine di riassorbire le eccedenze di personale. Ai medesimi viene corrisposto il trattamento di integrazione salariale nella misura di un determinato ammontare della retribuzione persa a seguito della riduzione dell’orario di lavoro.
I contratti sono disciplinati da due diverse normative, a seconda della fattispecie di azienda coinvolta.
La legge 863/84 prevede, infatti, la possibilità, per le aziende industriali rientranti nel campo di applicazione della C.I.G.S., di fare ricorso al trattamenti straordinario di integrazione salariale, a seguito della stipula di un accordo tra le parti (azienda e OO.SS.), finalizzato alla riduzione concordata dell’orario di lavoro per evitare il licenziamento dei lavoratori ritenuti in esubero.

L’ammontare del trattamento di integrazione salariale, determinato dalla predetta legge nella misura del 50% del trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario, è attualmente, ai sensi dell’art. 6, comma 3, della legge 608/96, pari al 60% del medesimo trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario. Il contratto di solidarietà può essere stipulato per un periodo non superiore a 24 mesi, ai sensi della legge 863/84, e può essere prorogato, ai sensi della legge n.48/88, per un massimo di 36 mesi nelle aree del Mezzogiorno e per un massimo di 24 mesi nelle altre aree.
Con la legge 236/93 art. 5, commi 5 e 8, inoltre, è stato esteso l’istituto del contratto di solidarietà anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione. La legge in questione prevede per il lavoratore di un’azienda in difficoltà occupazionali, al quale viene ridotto l’orario di lavoro, la possibilità di beneficiare di un contributo. Il contributo è pari al 25% della retribuzione persa ed è corrisposto in uguale misura anche all’azienda. Il contratto non può superare i 24 mesi.
Proprio con riferimento a quest’ultima fattispecie, la legge n. 2 del 2009 ha prorogato, per tutto il tutto il 2009 la possibilità per le imprese escluse dalla Cigs di stipulare contratti di solidarietà difensivi a norma dell’art. 5 della legge n. 236/1993 e successive modificazioni per la durata massima di 2 anni. Il contratto, all’atto della stipula, necessita di istanza da presentare alla Dpl di zona, e comporta l’erogazione all’azienda di un contributo del 50% di cui la metà da destinare ai lavoratori.
La novità del provvedimento in esame, è, dunque, l’allargamento del campo di applicazione prevedendo che si possa ricorrere al contratto di solidarietà non solo per evitare o ridurre le eccedenze del personale nel corso di una procedura di licenziamento collettivo (almeno 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni), ma anche al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo.
Tali aziende potranno, dunque, fare ricorso ai contratti di solidarietà anche qualora i licenziamenti inizialmente programmati siano inferiori a cinque (ma comunque più di uno) e riconducibili a ragioni inerenti l’organizzazione del lavoro e l’attività produttiva.
Ed infatti, da segnalare è “il boom” che si sta verificando in questo periodo. Infatti, il numero delle aziende che ha fatto domanda per accedere a questa forma di sovvenzione nei primi tre mesi dell’anno è più che raddoppiata rispetto all’inizio del 2008. In un solo trimestre le istanze, già 145 alla data del 31 marzo, si avvicinano al numero complessivo registrato per l’intero 2008 (196). Nel mese di marzo 2009, inoltre, nelle Marche si è registrato il maggior numero di imprese in stato di difficoltà che hanno chiesto contratti di solidarietà (11), ma anche Veneto (6) e Lombardia (7) si sono trovate a far fronte ad un rallentamento degli ordini e quindi della produzione. Proprio quest’ultima regione nel 2008 ha chiesto il maggior numero di sovvenzioni (33), seguita da Puglia (26), Sicilia e Campania (25).

Commenti


  • Sono d’accordo. Benchè siano sempre apprezzabili misure contingenti per affrontare le emergenze, sarebbe auspicabile una vera riforma strutturale del sistema degli ammortizzatori sociali per garantire maggiori tutele a chi trae il proprio sostentamento dal lavoro e rischia di perderlo o lo perde.

  • @ Luca

    ma perchè sei così arrabbiato?

    credi che studiare e scrivere non sia un lavoro?
    perchè non lasci stare la zappa (che credo tu non abbia mai preso in mano) e non prendi un libro?

    prima di attaccare anche me, io la zappa l’ho presa e non vivo in un mondo di cristallo ma lotto tutti i giorni, quindi cerca altri argomenti

  • Luca per parlare con questa granitica certezza mista anche a parecchia supponenza devi essere un principe del foro, un professore laureato ad harvard e specializzato a oxford come minimo!!!

    ma va là…sei un pagliaccio

  • Caro Luca,
    innanzitutto non capisco il perchè di tanto astio.
    In secondo luogo, non mi pare che il Prof. Martone voglia una “guerra tra poveri”, anzi!!!
    Mi sembra che l’ispirazione di fondo dell’articolo sia un’altra.
    Secondo Martone “sarebbe auspicabile individuare uno strumento di tutela del reddito che, in caso di sospensione dal lavoro per crisi dell’impresa riconosca pari dignità ai lavoratori”.
    Nell’articolo, inoltre, viene criticato il carattere non strutturale di alcune misure, benchè apprezzabili in questo momento di crisi, previste dalla leggi n. 2 e n. 33 del 2009 (ad esempio l’una tantum per i lavoratori a progetto). E si auspica una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali “che attribuisca tutele non più “settoriali” e, soprattutto, non eccezionali ma “stabili” “.
    Mi viene da pensare che l’astio non ti abbia fatto da leggere con la dovuta lucidità l’articolo.

  • Se questo peaese del cazzo và a picco è per gente come lei, caro lUCA. Polemica, polemica e ancora polemica. Prendila in mano te la zappa, che oltre a fare qualche copia incolla scommetto che non hai fatto una minchia nella vita; questo perchè passi troppo tempo a rosicare e a fare polemica. Non conosco la tua età ma attivati…life is short…

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