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Tavolo della produttività: “Un’occasione storica per modificare la struttura della retribuzione e valorizzare il merito”

(ANSA) – ROMA, 21 SET – Al tavolo della produttività le parti sociali ”hanno un’occasione storica per modificare la struttura della retribuzione e valorizzare il merito e la produttività, appunto, perché si apre un’importante stagione di rinnovi dei contratti collettivi nazionali e c’è la possibilità di avvalorare l’accordo del 28 giugno”. Lo ha dichiarato il vice ministro del Lavoro Michel Martone questa mattina a Omnibus su La7.

”Questo tavolo – ha detto Martone secondo quanto riferisce una nota – ha una priorità nell’azione di Governo perché la crescita non si fa per legge, ma dipende dagli italiani. Per questo è importante ricominciare dalle imprese dove s’incontrano capitale e lavoro”. Alla domanda se tema che il prossimo Governo possa vanificare gli sforzi fatti dall’esecutivo Monti, Martone ha replicato: ”Penso che il paese sia pronto ad andare avanti, e che il vecchio gioco per cui il governo nuovo disfa ciò che ha fatto quello precedente sia finito”.

La festa è finita

Con la sottoscrizione del Protocollo del 22 gennaio 2009, il Governo e le parti sociali hanno posto le basi per traghettare le nostre relazioni industriali nel nuovo millennio, affermando, in particolare, il principio, cd. dell’opting out, in base al quale per scongiurare crisi aziendali, aumentare i livelli occupazionali o attrarre nuovi investimenti, i contratti collettivi aziendali possono derogare ad alcune delle tutele previste dai contratti collettivi nazionali.

Il problema è che il sindacato, o meglio la Cgil schiacciata sulle posizioni della Fiom è fermamente contraria a questo principio. Di fronte alla globalizzazione e allo spietato dumping sociale di cinesi, indiani, brasiliani e tanti altri si arrocca nella difesa di un sistema di relazioni industriali costruito sul contratto collettivo nazionale di categoria contrastando, con scioperi e cause seriali, qualsiasi tentativo di stemperare la novecentesca contrapposizione tra capitale e lavoro in nome di punti di incontro più avanzati e partecipativi che consentano alle imprese di competere sui mercati internazionali.
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