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La Grecia in fiamme – Brevi divagazioni sulla crisi

Negli anni 90 si diceva che gli Stati si erano troppo indebitati per pagare i welfare nazionali dando ai popoli diritti che non si potevano permettere.

Così, a partire dagli anni 90, è nata la moda delle privatizzazioni e gli Stati per ridurre i debiti hanno venduto le autostrade, le reti telefoniche, le reti energetiche, i fast food, gli autogrill, le società chimiche e tanto altro. La giustificazione sembrava nobile, l’impoverimento era evidente.

Poi è arrivata la crisi del 2008, si è scoperto che le banche avevano fatto investimenti troppo rischiosi, che la finanza si era garantita rendimenti completamente ingiustificati, che il mondo era sull’orlo del baratro. E così gli Stati, che negli anni 90 avevano liberalizzato vendendo i beni reali, sono corsi in soccorso delle banche, hanno comprato i titoli tossici dei finanzieri e sono tornati ad indebitarsi, non più per pagare i diritti dei cittadini, ma per salvare i loro conti correnti messi a rischio da operazioni finanziarie spesso truffaldine.

Le banche sono state salvate ma ora la speculazione internazionale, che ha continuato ad arricchirsi, è tornata ad aggredire gli Stati, cominciando dalla Grecia, per costringerli a ridurre ulteriormente i diritti dei cittadini.

Ora, è probabilmente vero che i greci hanno truccato i bilanci dello stato per entrare nell’Unione Europea e che probabilmente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, ma è altrettanto vero che, se è giustificabile che lo Stato si indebiti per realizzare i diritti dei cittadini, è sicuramente intollerabile che lo faccia per salvaguardare le rendite dei finanzieri.

Intervistando Mikail Gorbaciov

Nonostante la crisi, per me è stata decisamente una settimana fortunata. Grazie al blog avoicomunicare.it, ho avuto l’occasione di fare due chiacchiere con la Storia. Ho incontrato Mikail Gorbaciov per parlare di Russia, Europa, America, globalizzazione, politica, crisi economica e tante altre cose. Quando gli ho chiesto del futuro dei giovani, mi ha risposto più o meno così: “non so, se non pensano loro al mondo di domani, perchè dovrei pensarci io che ho più di 70 anni?”. Era una semplice battuta, ma io continuo a pensarci. Facciamo abbastanza?

Questo è il link alla video intervista