Tag Archive for 'FIOM'

ILVA: raggiunto accordo su contratto di solidarietà

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Roma, 14 marzo 2013 – Si è tenuta oggi, 14 marzo 2013, presso il Ministero del Lavoro in via Fornovo, una nuova riunione, presieduta dal Vice Ministro Martone, per l’approfondimento delle questioni sottese alla richiesta di avvio della procedura per la concessione della CIG straordinaria per ristrutturazione presentata dall’ILVA il 18 febbraio 2013 per 6.507 lavoratori.

Alla riunione, hanno partecipato i rappresentanti aziendali e le oo.ss. (FIM CISL, FIOM CGIL, UILM UIL).

All’esito della riunione, azienda e sindacati hanno raggiunto l’accordo e sottoscritto, alla presenza del Vice Ministro, il contratto di solidarietà.

Con questo contratto, azienda e sindacati hanno scongiurato il ricorso alla CIG straordinaria in origine richiesta per 6.507 dipendenti e hanno concordato l’utilizzo della solidarietà difensiva riducendo il numero complessivo di posizioni lavorative coinvolte a 3.749. Grazie alla solidarietà la corrispondente riduzione dell’orario di lavoro verrà distribuita, secondo le modalità previste dall’accordo, tra tutti i lavoratori dello stabilimento. Continua a leggere ‘ILVA: raggiunto accordo su contratto di solidarietà’

La lezione tedesca

La lezione tedesca_Outlook_marzo2011_ConfindustriaModenaDi seguito l’intervista pubblicata su Outlook Modena Mondo, rivista bimestrale di Confindustria Modena.

Scarica il PDF di Outlook Modena Mondo – Numero 2 | Marzo – Aprile 2011

Il vero problema dell’economia italiana consiste nella scarsa produttività delle sue aziende che, come dimostrano i dati Istat, si rivela praticamente ferma da dieci anni e, anzi, nell’ultimo anno è decresciuta; se la produttività diminuisce, il Paese si impoverisce perché vengono meno le risorse, in termini di tasse e contributi, che servono a pagare il costo dei diritti, e la disoccupazione aumenta perché le imprese emigrano all’estero. Ora come dimostra l’esperienza tedesca, per contrastare questo crollo della produttività e ricominciare a creare sviluppo e quindi occupazione gli imprenditori devono trovare il coraggio di fare gli investimenti necessari a migliorare i processi produttivi, e i lavoratori devono avere la capacità di rinunciare ad alcune tutele, come ad esempio alla rigidità di alcuni orari di lavoro, al fine di assicurare la migliore produttività degli impianti.

Continua a leggere ‘La lezione tedesca’

Michel Martone sul caso Fiat per Bloomberg tv

Pubblico un’intervista in inglese sulla Fiat per Bloomberg.

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La vittoria dell’Italia laboriosa

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di martedì 18 gennaio 2011

sole24ore.gifAll’indomani dell’importante risultato di Mirafiori, numerose sono le questioni che rimangono sul tappeto. Perché se la produzione della Fiat rimarrà a Mirafiori, è difficile che,  dopo i risultati del referendum, il nostro sistema di relazioni industriali resti lo stesso e che la Fiom rientri in azienda, almeno fin quando non modererà le sue posizioni. La vertenza di Mirafiori ha, infatti, messo in luce la profonda necessità di nuove regole sulla democrazia sindacale ma anche acuito la profonda spaccatura che divide il mondo del lavoro tra quanti accettano il principio democratico e quanti invece lo rifiutano. Continua a leggere ‘La vittoria dell’Italia laboriosa’

Una debolezza chiamata radicalismo

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di di venerdì 31 dicembre 2010

Secondo i sindacati che si definiscono riformisti, l’accordo di Pomigliano e poi quello di Mirafiori aprono una nuova stagione di modernizzazione delle relazioni industriali. Secondo la Fiom, sono invece “antisindacali” e “antidemocratici” perché mettono a repentaglio, con i diritti dei lavoratori, la libertà sindacale. E, per questo, ha appena proclamato uno sciopero generale di 8 ore per il 28 gennaio.

Ora, tra i punti più controversi degli accordi ce n’è uno che riguarda proprio la disciplina dello sciopero e che consente di comprendere meglio le ragioni che sono alla base delle profonde divisioni che ormai segnano il mondo sindacale. Ed è quello relativo alle cd. clausole di responsabilità. Ovvero di quelle clausole che sanciscono il principio della tregua sindacale in base al quale i sindacati che sottoscrivono un contratto collettivo s’impegnano, per tutto il periodo di vigenza, a non scioperare sulle materie oggetto dell’accordo. Continua a leggere ‘Una debolezza chiamata radicalismo’

La mossa di Federmeccanica per puntare sulla produttività

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di sabato 11 settembre 2010

Se, per l’attuale sistema di relazioni industriali, la sottoscrizione dell’accordo separato di Pomigliano ha rappresentato una forte scossa sismica, la decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, quello sottoscritto anche dalla Fiom il 20 gennaio 2008, rappresenta un vero e proprio terremoto.Un terremoto di cui è difficile valutare gli esiti ma che ci lascia con la certezza che, d’ora in poi, il nostro sistema di relazioni industriali non sarà più lo stesso. Continua a leggere ‘La mossa di Federmeccanica per puntare sulla produttività’

Regole nuove sulla democrazia sindacale

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di venerdì 27 agosto 2010

Nonostante le tensioni e le polemiche suscitate dall’accordo di Pomigliano, tutti, anche la Cgil, sono ormai d’accordo sul fatto che nel nostro paese c’è un disperato bisogno di regole sulla democrazia sindacale. Perché non si può affrontare la competizione globale con un sistema di relazioni industriali che, per funzionare, ha bisogno dell’unanimità dei sindacati confederali perché consente alle minoranze di vanificare, con scioperi e contenziosi seriali, le scelte dell’azienda accettate dalla maggioranza dei lavoratori. Continua a leggere ‘Regole nuove sulla democrazia sindacale’

I limiti di una cultura conservatrice

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di domenica 4 luglio 2010

Dopo alcuni giorni di preoccupante silenzio, Sergio Marchionne torna a parlare, almeno indirettamente, di Pomigliano d’arco nella prestigiosa weekend interview del Wall Street Journal.Si tratta di una lunga intervista di grande interesse. Perché rappresenta una summa del Marchionne pensiero e della sua etica del lavoro, ma soprattutto perché contiene alcune importanti dichiarazioni sul ruolo e sulla funzione del sindacato. Continua a leggere ‘I limiti di una cultura conservatrice’

Rispettare chi nel lavoro ha la priorità

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di giovedì 24 giugno 2010

Ieri sì è votato a Pomigliano d’Arco e si è trattato di una delle più importanti prove di democrazia industriale degli ultimi anni. I risultati del referendum però sono diversi dalle previsioni di molti e dalle aspettative di altri. Dei quasi 5.000 lavoratori che sono impegnati nello stabilimento campano infatti 1.673 hanno votato per il no e non sono pochi. Sono un po’ di più di quelli che si avvalgono dei permessi quando ci sono le elezioni e rappresentano il 37% della forza lavoro dello stabilimento e praticamente il doppio degli iscritti alla Fiom. Che però ha ben poco da festeggiare. Continua a leggere ‘Rispettare chi nel lavoro ha la priorità’

Sacrifici necessari per competere

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di martedì 15 giugno 2010

Nonostante i richiami di Ministri, politici di maggioranza e di opposizione, e soprattutto degli altri sindacati, la Fiom-Cgil continua a non voler firmare, anche a rischio di mettere a repentaglio l’occupazione dei 5.000 lavoratori che operano nello stabilimento di Pomigliano e degli altri 15.000 che lavorano nell’indotto.

Ora, per giustificare questa posizione tanto ferma quanto nichilista, la Fiom sta adducendo le ragioni più disparate, molte delle quali sono di ordine giuridico. Continua a leggere ‘Sacrifici necessari per competere’

La festa è finita

Con la sottoscrizione del Protocollo del 22 gennaio 2009, il Governo e le parti sociali hanno posto le basi per traghettare le nostre relazioni industriali nel nuovo millennio, affermando, in particolare, il principio, cd. dell’opting out, in base al quale per scongiurare crisi aziendali, aumentare i livelli occupazionali o attrarre nuovi investimenti, i contratti collettivi aziendali possono derogare ad alcune delle tutele previste dai contratti collettivi nazionali.

Il problema è che il sindacato, o meglio la Cgil schiacciata sulle posizioni della Fiom è fermamente contraria a questo principio. Di fronte alla globalizzazione e allo spietato dumping sociale di cinesi, indiani, brasiliani e tanti altri si arrocca nella difesa di un sistema di relazioni industriali costruito sul contratto collettivo nazionale di categoria contrastando, con scioperi e cause seriali, qualsiasi tentativo di stemperare la novecentesca contrapposizione tra capitale e lavoro in nome di punti di incontro più avanzati e partecipativi che consentano alle imprese di competere sui mercati internazionali.
Continua a leggere ‘La festa è finita’

La battaglia giudiziaria della Fiom contro il CCNL dei metalmeccanici del 2009

Alla fine di settembre del 2010, per cercare di assicurare la tenuta dell’accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano del 15 giugno 2010 ed evitare che la più grande impresa automobilistica italiana cedesse alla tentazione di uscire dal sistema confederale, le organizzazioni sindacali di categoria, ad eccezione della FIOM, hanno legittimato in sede di contrattazione nazionale l’efficacia derogatoria dell’opting out. Hanno, in particolare, sottoscritto l’art. 4 bis che, modificando il contratto collettivo dei metalmeccanici del 2009, anch’esso privo della firma della Cgil, ha disciplinato le modalità di attuazione dell’art. 16 dell’accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009.

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Alcune considerazioni sull’art. 2112 c.c. e sul ricorso della FIOM contro la FIAT davanti al Tribunale di Torino

Secondo la ricostruzione avanzata dalla Fiom, la scelta della Fiat di costituire un NewCo per dare vita con tutti gli altri sindacati ad un nuovo sistema contrattuale che disciplini il rapporto di lavoro negli stabilimenti Fiat in coerenza con quanto approvato dai lavoratori in occasione di diverse consultazioni referendarie, è antisindacale perché sarebbe determinata dall’esclusivo fine di escluderla dall’azienda. Conseguentemente, la Fiom chiede al giudice di accertare la violazione delle disposizioni sul trasferimento di azienda e di costringere azienda e sindacati sottoscrittori, a tornare ad applicare quel sistema di regole dal quale tutti erano voluti fuggire per evitare di rimanere impantanati nel mezzo della difficile transizione di cui si è detto. In altri termini, vuole continuare a giocare con le regole che a lei maggiormente aggradano, ovvero quelle sui livelli contrattuali del 1993, come quelle sulle r.s.u., o ancora con quelle sancite dal ccnl del 2008. Ma non vuole sottostare a quelle previste dallo Statuto dei lavoratori, che pure si applica nelle tante aziende e settori che non applicano l’accordo interconfederale sulle r.s.u. del 20 dicembre 1993, né tantomeno a quelle sancite dall’accordo sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009. Non è questa la sede per affrontare la questione se, nel caso di specie, la scelta di costituire una New co. invece di fare ricorso alle procedure di cui all’art. 2112 c.c. sia stata determinata da ragioni di carattere organizzativo legate alla strategia di progressiva integrazione delle società del gruppo Fiat con quelle del gruppo Chrysler, di cui la Fiat ha nel frattempo acquisito il controllo, come sostengono alcuni, oppure dalla esclusiva volontà di escludere la Fiom e privarla delle rappresentanze sindacali aziendali. Ai nostri fini è più interessante rilevare che quest’azione giudiziale ripropone la questione del confronto tra due diversi ordinamenti giuridici che è stata risolta nel senso della coesistenza dalle sentenze dei Tribunali di Torino e di Modena.

L’art. 2112 c.c. richiede infatti, per evitare una sovrapposizione di contratti collettivi nella disciplina di rapporti di lavoro all’interno della medesima azienda, che, qualora ci sia stato un trasferimento d’azienda, il contratto collettivo in vigore nell’impresa trasferita si continui ad applicare solamente laddove nella nuova azienda non sia sostituito da un contratto collettivo del medesimo livello. E nel caso in questione esiste un contratto collettivo di livello, se non medesimo, sicuramente simile a quello del 2008 che si applicava nella vecchia Fiat. Il contratto collettivo nazionale di primo livello specifico per il settore automobilistico che è stato sottoscritto dalla Fiat S.p.a. con Fim, Uilm e tutti gli altri sindacati, contiene un’organica disciplina di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro e rappresenta l’architrave del nuovo sistema contrattuale per il settore automobilistico. Pertanto il giudice, qualora dovesse ritenere violata la disciplina dell’art.2112 c.c., dovrà compiere una difficile decisione in ordine a quale disciplina applicare ai lavoratori degli stabilimenti di Pomigliano. Se quella prevista dal ccnl del 2008 ancora voluta solo dalla Fiom o quella voluta nel 2011 dall’azienda, da tutti gli altri sindacati e ratificata dai lavoratori degli stessi stabilimenti. Con l’avvertenza che in questo caso il giudice non potrà esprimersi nel senso della coesistenza dei contratti collettivi, perché lo stesso art. 2112 c.c. riconosce che, per assicurare l’efficacia di un’organizzazione del lavoro e la tutela dei lavoratori, è necessaria una sola disciplina collettiva del rapporto di lavoro per tutti i dipendenti. Non ci possono essere figli e figliastri e, per questo, l’art. 2112 c.c. richiede espressamente che il giudice scelga quale contratto applicare.Anche per questo è auspicabile che il Tribunale di Torino, nell’esercizio della sua discrezionalità, assegni il dovuto rilievo alla circostanza che il contratto collettivo cd. specifico di primo livello, seppure secondo alcuni non può essere considerato del medesimo livello del ccnl del 2008 perché è stato sottoscritto e applicato solamente da aziende della galassia Fiat, è comunque dotato di un grado di legittimazione ben maggiore di quello di cui chiede l’applicazione la Fiom. Nel compiere questa difficile scelta, il giudice è infatti soggetto solo alla legge e nel caso di specie l’unica disposizione di legge applicabile non dice in base a quali criteri selezionare il contratto collettivo del “medesimo livello”. Pertanto, la decisione in ordine alla scelta del contratto collettivo da applicare finisce per essere rimessa alla sua valutazione discrezionale.

Una valutazione che il Tribunale di Torino dovrà condurre, al di là dei formalismi, avendo ben presente che la ratio dell’art. 2112 c.c., come si evince dalla stessa rubrica dell’articolo, è quella di assicurare, in occasione dei trasferimenti di azienda, il “mantenimento dei diritti dei lavoratori”, non quella di proteggere le prerogative dei sindacati dissenzienti, che peraltro sono comunque tutelate, nelle aziende e nei settori in cui non si applica il protocollo sulle r.s.u., dal titolo secondo dello Statuto dei lavoratori che da quarant’anni protegge i sindacati che non fanno parte della cd. “triplice confederale”. Pertanto, il giudice dovrebbe scegliere di applicare il contratto collettivo che meglio tutela i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano e quindi dovrebbe assegnare rilievo dirimente al fatto che quei lavoratori hanno già deciso quale disciplina considerano maggiormente confacente con i loro interessi in occasione di ben tre diversi referendum. Ma anche alla circostanza che, seppure non è ancora scaduto, nessuno – né i sindacati riformisti, né la Federmeccanica, né tanto meno la New co. – vuole continuare ad applicare il ccnl del 2008. Tant’è vero che per modificare i termini dell’accordo hanno prima sottoscritto il ccnl del 2009 e poi il contratto di primo livello specifico per il settore automobilistico che evidentemente considerano migliorativo. Magari perchè ritengono che, se per aumentare la produttività dello stabilimento rende più pesanti i turni e più brevi le pause, comunque assicura gli investimenti necessari al rilancio della produzione, alla salvaguardia dell’occupazione e alla fine della cassa integrazione guadagni, oltre ad alcuni miglioramenti retributivi. Uno scambio virtuoso, dotato di una forte legittimazione tra sindacati e lavoratori, che individua più avanzati punti di incontro tra le ragioni della produttività e quelle della tutela dei lavoratori per rilanciare la produzione nella competizione globale. Un accordo che non merita di essere sacrificato sull’altare dei diritti e delle prerogative sindacali della Fiom, quantomeno in un ordinamento che si fonda sul rilievo costituzionale dei principi della libertà sindacale e dell’iniziativa economica privata ed è chiamato a fronteggiare la concorrenza globale.

Alcune considerazioni sul perverso rapporto tra Media e Lavoro

Pubblico di seguito l’intervento al convegno organizzato dalla Uil Nazionale, dalla Uilcom e dalla Luiss Guido Carli, intitolato “Il racconto del lavoro nel lavoro che cambia”, tenutosi il 27 gennaio 2011.

Programma del convegno

Non siamo noi che dobbiamo andare alla ricerca della globalizzazione perché, come ha dimostrato anche la vicenda Fiat, è la globalizzazione che viene a cercare noi. Non si tratta, quindi, di discutere se la globalizzazione sia buona o cattiva o di chiederci se e come proiettare il nostro paese sui mercati internazionali. Perché la globalizzazione è ovunque. E’ diventata un elemento ineliminabile delle nostre vite. Possiamo riconoscerla o meno, ma di certo non possiamo sfuggirle. E per questo, almeno secondo me, è meglio affrontarla.

Ciò posto vorrei subito dire che il titolo del convegno è assolutamente riuscito. Ci dà alcuni spunti importanti per valutare la vicenda di Mirafiori che a sua volta ci offre importanti spunti per riflettere sul rapporto che intercorre tra il Lavoro e i Media. Continua a leggere ‘Alcune considerazioni sul perverso rapporto tra Media e Lavoro’