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Michel Martone a Radio Anch’io su produttività e Fiat

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(Adnkronos) Bisogna riconoscere il coraggio delle scelte Fiat di scommettere su Ue e Italia”. Cosi’ il viceministro del Lavoro, Michel Martone, dai microfoni di Radio Anch’io.”Credo che Marchionne abbia una strategia di lungo periodo e non voglia lasciare il presidio europeo, una scelta importante”, conclude. “C’è una situazione di crisi molto difficile, Fiat non ha voluto fare il passo piu’ lungo della gamba, ma c’è una visione, una strategia e questo è importante”, aggiunge Martone. I nuovi impegni di Marchionne rassicurano il governo? “Per sentirsi rassicurati c’è bisogno di un mercato dell’auto che riparta, che torni a crescere. Quella di puntare sull’export potrebbe essere la scelta giusta, mi sembra una scelta importante da parte dell’azienda”, risponde.

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Fiat: “Dagli investimenti all’estero trovi le risorse per rilanciare l’azienda in Italia”

 (ANSA) – ROMA, 22 SET – ”Se é vero che Fiat è importante per l’Italia è vero anche che l’Italia è importante per Fiat”. Lo ha detto il vice ministro del Lavoro, Michel Martone, auspicando che ”come grazie all’Italia Fiat è diventata un’impresa globale, dagli investimenti all’estero trovi le risorse e l’energia per rilanciare l’azienda in Italia dove c’è ancora un grande mercato”. Martone, a margine di un evento Luiss, ha aggiunto che quello di oggi è un ”importante incontro” e non ha voluto entrare nel merito.

Michel Martone sul caso Fiat per Bloomberg tv

Pubblico un’intervista in inglese sulla Fiat per Bloomberg.

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I limiti di una cultura conservatrice

Articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore di domenica 4 luglio 2010

Dopo alcuni giorni di preoccupante silenzio, Sergio Marchionne torna a parlare, almeno indirettamente, di Pomigliano d’arco nella prestigiosa weekend interview del Wall Street Journal.Si tratta di una lunga intervista di grande interesse. Perché rappresenta una summa del Marchionne pensiero e della sua etica del lavoro, ma soprattutto perché contiene alcune importanti dichiarazioni sul ruolo e sulla funzione del sindacato. Continua a leggere ‘I limiti di una cultura conservatrice’

La festa è finita

Con la sottoscrizione del Protocollo del 22 gennaio 2009, il Governo e le parti sociali hanno posto le basi per traghettare le nostre relazioni industriali nel nuovo millennio, affermando, in particolare, il principio, cd. dell’opting out, in base al quale per scongiurare crisi aziendali, aumentare i livelli occupazionali o attrarre nuovi investimenti, i contratti collettivi aziendali possono derogare ad alcune delle tutele previste dai contratti collettivi nazionali.

Il problema è che il sindacato, o meglio la Cgil schiacciata sulle posizioni della Fiom è fermamente contraria a questo principio. Di fronte alla globalizzazione e allo spietato dumping sociale di cinesi, indiani, brasiliani e tanti altri si arrocca nella difesa di un sistema di relazioni industriali costruito sul contratto collettivo nazionale di categoria contrastando, con scioperi e cause seriali, qualsiasi tentativo di stemperare la novecentesca contrapposizione tra capitale e lavoro in nome di punti di incontro più avanzati e partecipativi che consentano alle imprese di competere sui mercati internazionali.
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